Calciomercato Milan: trattative cinesi con Galatioto e la proposta dei piccoli azionisti

Milan, possibili acquirenti grazie a Galitoto ed il caos degli azionisti all’assemblea

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Il Milan, ormai da qualche anno, è in vendita: il presidente Silvio Berlusconi, però, a dispetto delle parole e dichiarazioni di rito, non ha ancora accettato nessuna offerta ufficiale. L’ultimo acquirente quantomeno interessato alla società rossonera, dopo la scomparsa di Mr. Bee a conferma del fatto che si era trattato soltanto di un affare pubblicitario e speculativo, pare essere una cordata asiatica molto potente che si è fatta aiutare nelle trattative dalla Galatioto: andiamo a scoprire chi è.

Salvatore Galatioto è un ex banchiere della Lehman Brothers che, con il suo advisor, la Galatioto Sports Partners, sta discutendo da qualche tempo con Fininvest circa l’acquisizione del Milan mettendo sul piatto un’offerta di circa 650 milioni di euro, la quale ovviamente risulta di gran lunga inferiore a quella prospettata dal thailandese Bee ma che, tuttavia, appare oggettivamente più realisitica.

Questa società, dunque, farebbe soltanto da tramite nei confronti di  acquirenti molto potenti che provengono dalla Cina in particolare e che hanno già esperienza nel mondo del calcio della loro nazione: basti pensare, ad esempio, che Jack Ma è a capo del Guanzghou, compagine che in estate ha acquistato a suon di milioni Jackson Martinez e Alex Texeira strppandoli ai rispettivi top club ed anche qusta estate è pronto a fare sfracelli nel calciomercato.

A supporto dello stato avanzato della trattativa basterebbe ricordare il fatto che la Galatioto difficilmente esce allo scoperto così apertamente: ne sono la prova le vendite da parte di questa società numerosi club di sport americani come i Chicago Cubs (845 milioni di dollari), dei Charlotte Bobcats a Michael Jordan (275 milioni) e dei Golden State Warrios (450 milioni).

In queste tre trattative prese in esame abbiamo sicuramente notato due costanti: la prima è sicuramente il fatto che questo advisor non si muove se la cifra in questione è di poco conto e, dunque, anche con il Milan non pensiamo accada diversamente. La seconda, assai più importante, è che tutte queste cessioni hanno riguardato il pacchetto di maggioranza, fatto che anche tra i rossoneri molto probabilmente accadrà.

Andiamo ora a tracciare una breve biografia dei possibili acquirenti.

Milan, i possibili acquirenti

Il primo è sicuramente Jack Ma, definito “l’imperatore di Alibaba” un vero e proprio gigante dell’e-commerce nonchè a capo di un colosso da quasi 180 miliardi di dollari di fatturato annui.

Jack Ma

Questo personaggio è molto conosciuto negli ambienti della borsa in quanto nel 2014 si è reso protagonista del più grande collocamento di azioni della storia mondiale della finanza: insomma, il denaro certo non gli manca tanto da essere definito il secondo uomo più ricco della Cina: Alibaba, infatti, vanta ricavi monstre come 4,36 miliardi di dollari di vendite.

Nel calcio, inoltre, possiede già il 38% del Guanghzou Evergrande, club allenato anche da Marcello Lippi: una sua acquisizione del Milan potrebbe far tornare l’ex tecnico della nazionale in Italia? Al momento appare lui in netto vantaggio sulla concorrenza.

Il secondo nome è quello di Li Ka Shing, amministratore delegato di Cheung Kong Holdings, gruppo che controlla colossi del calibro di Whampoa, azienda leader nel settore delle telecomunicazioni ed autore, in Italia, della fusiona tra Wind e 3.

Li Ka Shing

Per lui, ormai 87enne, si parla di ricavi anni pari circa ad 8,5 miliardi di dollari, fatto che lo colloca al ventesimo posto tra gli uomini più ricchi al mondo stilata da Forbes. Sarebbe, inoltre, un neofita in quanto nel calcio non ha mai messo piede.

robin lì

Il terzo ed ultimo nome è quello di Robin Lì, 48 anni e fondatore del motore di ricerca Baidu, nonchè presidente di un colosso dell’energia rinnovabile. Il suo patrimonio ammonterebbe a circa 10,4 miliardi di dollari ma in netta ascesa in questo periodo.

Milan, proposta shock degli azionisti: Cda formato da ex giocatori

E’ successo di tutto nell’assemblea degli azionisti del Milan svoltasi ieri. I piccoli azionisti, infatti, si sono davvero accaniti contro quelli di maggioranza, Galliani in primis, tartassando di domande e chiarimenti non solo lui ma anche Barbara Berlusconi tanto da dover interrompere per un’ora e mezza l’assemblea per rispondere in merito, fatto che è accaduto con una sorta di comunicato.

Nel mirino degli attacchi in primis i risultati sportivi degli ultimi tempi, con un azionista addirittura ha chiesto le dimissioni di Adriano Galliani; in secondo luogo il bilancio. Esso, infatti, è stato consolidato in perdita, poi ripianata da Fininvest, di 89,3 milioni di euro. Infine, ma non meno importanti, numerosi altri attacchi sono stati sferrati nei confronti del mancato stadio del Portello, sui benefici economici di Casa Milan soltanto presunti e sulla poca trasparenza degli agenti Fifa e sui loro costi spropositati in mediazione.

La risposta dell’ad è arrivata, sebbene dopo molto tempo: Casa Milan, sottolinea Galliani, ha portato a 6,4 milioni di fatturato e che lo stadio è stato interrotto a causa di ragioni che vanno al di là della volontà dei rossoneri.

Ad un certo punto la proposta scioccante di alcuni azionisti: in tono piuttosto provocatorio, infatti, è stata proposta la formazione di un Cda alternativo con nomi di vecchie glorie rossonere quali Clarence Seedorf, Gianni Rivera, Demetrio Albertini, Paolo Maldini e Boban. Manco a dirlo, la proposta è stata rifiutata: ma nel Milan è sempre più caos.

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