Champions League, l’avversario della Juventus: tutti i segreti del Monaco

Da quando nel maggio del 2014 l’imprenditore russo Dmitrij Rybolovlev è stato protagonista del divorzio più caro del secolo, con il quale si è impegnato a pagare la cifra di 3,2 miliardi di euro (ridotti da una successiva sentenza a 564 milioni di euro) alla ex moglie Elena Rybolovleva, il modo di pianificare le stagioni sportive del Monaco è cambiato radicalmente. Da nuovo PSG, con un budget infinito e la possibilità di strapagare qualsiasi giocatore, a modello finanziario moderno. Così la squadra del Principato è tornata ad essere una grande realtà del calcio francese, e sorprendentemente è entrata fra le prime 4 squadre d’Europa in questa edizione della Champions League.

Risultati importanti, che potrebbero portare quest’anno la squadra monegasca ad uno storico double, che devo comunque passare dagli scontri con PSG per il titolo nazionale e con Juventus (ed eventualmente una delle due squadre di Madrid) per il titolo europeo.

LA POTENZA DEI GIOVANI

Dal 2014 le sorti della prima squadra sono nelle sapienti mani di Leonardo Jardim, nato nella Barcelona venezuelana, ma cresciuto in Portogallo, calcisticamente e non. Dopo le buone esperienze con Olympiakos e Sporting Lisbona, il tecnico ha portato la sua filosofia del bel gioco anche nel principato, dimostrando la propria natura di gran lavoratore, ma anche di recuperatore di talenti persi, nonché ricercatore di nuovi.

Così ha finalmente riportato Radamel Falcao ai vecchi fasti, facendolo tornare in doppia cifra per gol dopo 3 lunghissimi anni, ma ha anche fatto rendere al meglio giocatori che ben conosciamo, come Raggi e Glik, di sicuro non due fra i centrali difensivi più forti d’Europa, che tuttavia guidano la retroguardia di una squadra che giocherà in semifinale di Champions. Inoltre, grazie all’aiuto della lungimirante dirigenza, il Monaco si è attivato in maniera convincente anche dal punto di vista dello scouting, così può annoverare oggi di una serie di talenti incredibili: su di tutti ovviamente il classe ’98 Mbappè, ma anche Bernardo Silva, Bakayoko, Lemar, Dirar, Sidibè, Mendy.

Un progetto giovani che sta dando i suoi frutti. Si parla di un’offerta del Manchester United di 50 milioni per Silva, mentre per Mbappè si scatenerà di sicuro un’asta al rialzo che potrebbe toccare i numeri che solo con Pogba si sono toccati.

Il tutto con grande merito di Jardim, che sapientemente ha saputo adattare le sue idee ai giocatori a disposizione, creando per loro l’habitat naturale per crescere e mostrare tutto il loro potenziale. Ma come gioca il Monaco?

COME ATTACCA IL MONACO

Non è più un mistero che il Monaco abbia l’attacco migliore d’Europa per numero di gol realizzati: 92 in campionato, una media di 2,8 a partita. Un’enormità, se si sommano anche le altre 51 reti fatte nelle altre competizioni che portano a un totale di 143. Se si va però a vedere quanti tiri servono, a partita, al Monaco, per realizzare tutte queste reti il dato che salta alla mano è sorprendente: 13,9 ogni 90 minuti, dei quali 6,2 verso lo specchio della porta. Considerando i campionati europei più importanti il Monaco è al 24esimo posto. Un dato che è significativo, e che spiega come la squadra di Jardim non segni così tanto semplicemente perché tiri in porta tanto: ad essere decisivo è il modo di attaccare dei terribili monegaschi.

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Terzini larghissimi, esterni di centrocampo più stretti, vicini ai due attaccanti. Il modo migliore per occupare tutti i corridoi verticali.

Il Monaco ha una doppia pelle: innanzitutto sa giocare bene quando domina il possesso, soprattutto in casa contro le squadre di minor caratura tecnica, ed occupa tutti i corridoi in verticale, per scompaginare al massimo la difesa avversaria, non creare punti di riferimento e dominare il gioco. Il modo principale con il quale Jardim decide di attaccare gli avversari è quello di creare delle continue sovrapposizioni sulle fasce, con Sidibè e Mendy in moto perpetuo, pronti a mandare palloni verso l’area, che viene sovraccaricata di uomini. La sola presenza di un rapace dell’area di rigore come Falcao creerebbe molti pensieri alle difese avversarie, ma al portoghese non basta questo, vuole più uomini possibili dentro l’area, in modo da confondere le difese avversarie, ed arrivare primi sulle seconde palle. Molti gol, anche in Champions, sono nati da rimpalli confusi, in cui sono proprio i giocatori biancorossi ad arrivare per primi, quasi come una conseguenza ovvia.

È impossibile marcare a uomo i giocatori del Monaco, difficilissimo riuscire a difendere contemporaneamente in ampiezza e in profondità, il tutto riuscendo a mantenere il giusto spazio fra i reparti.

A seguirle tutte insieme queste azioni, sembra quasi di rivedere un esercito di cavalieri medioevali che scende da una collina e si abbatte sugli avversari puntando tutto sull’onda d’urto.

 

Il Monaco tuttavia non è pericoloso solo quando ha il controllo della palla, diventa ancora più pericoloso quando sono gli avversari ad attaccare, e l’unico modo per far male è partire in contropiede, o con più precisione, con le transizioni positive. Lemar, Bernardo Silva, Mbappè, lo stesso Bakayoko, e ovviamente gli instancabili terzini, sembrano quasi tutti creati per giocare così. Per questo la crescita di Mbappè è diventata improvvisamente esponenziale, con la sua facilità di corsa l’esterno (o punta) francese è impossibile da fermare negli spazi larghi, e negli spazi stretti Lemar e Silva sono bravi a districarsi e a servire le punte.

Come sempre, però, ci sono pregi e difetti: questo stile di gioco oltre ad essere dispendioso alla lunga, è pure poco organizzato. A volte l’eccessivo entusiasmo con il quale i monegaschi fanno partire le loro transizioni diventa letale per gli equilibri della squadra, si creano infatti degli spazi fra i reparti che con intelligenza la squadra di Allegri potrà aggredire.

COME DIFENDE IL MONACO

In fase di non possesso il Monaco non è perfetto, in Champions League concede precisamente 10 a partita, comunque meno delle due squadre di Madrid, ma non ai livelli della Juventus (8.8), ed ha delle difficoltà a difendere sugli esterni, dove per forza di cose le sovrapposizioni di Mendy e Sidibè creano negli scompensi in fase difensiva. Sul lato destro della difesa, quando la squadra attacca, molte volte si allarga Fabinho (che prima di Jardim faceva proprio il terzino) a tentare le marcature preventive, ma è chiaro che la vulnerabilità dei monegaschi stia proprio lì.

Tanti problemi nelle transizioni negative, ma anche tanti errori (anche banali) individuali.

 

È difficile che il Monaco faccia giocare centralmente. La squadra di Jardim alterna momenti di pressing furioso, a momenti in cui preferisce lasciare che gli avversari impostino con i centrali difensivi, ed impostando una sorta di esagono difensivo composto dai due attaccanti, i due esterni e i due mediani, creato per imbottigliare il gioco centrale, e obbligare la squadra avversaria ad affidarsi alle fasce laterali. Di conseguenza il modulo di riferimento diventa un 4-2-2-2, quattro linee ben delineate, che inoltre sono utili a controllare gli halfspaces.

 

PROSPETTIVE

La doppia faccia della squadra di Jardim potrebbe dunque mettere in difficoltà la Juventus più di quanto ci si attenda. Anche la formazione di Allegri ha saputo dimostrare di essere una squadra completa, capace di interpretare le gare seguendo vari registri (dal gioco difensivo contro il Barcellona, alternato a momenti di pressing alto, al gioco ultra offensivo contro il Porto), ed è dunque un dilemma, a pochi giorni prima della partita, pensare chi proverà a comandare il gioco. Probabile che a Montecarlo la squadra di Allegri forzi le giocate dei francesi, li stimoli ad impostare i non ancora perfetti meccanismi del gioco di posizione, per poi ripartire e basare tutto sulle difficoltà difensive della retroguardia monegasca. 

Saranno di vitale importanza i due mediani, all’andata probabilmente Pjanic e Marchisio, che nel costruire il gioco dovranno stare attenti al meccanismo di pressione degli avversari. Allegri, inoltre, potrebbe mettere ancora più in difficoltà Jardim, provando ad alzare a sua volta i terzini (Dani Alves e Alex Sandro), provando a prendere i mezzo i “colleghi” dirimpettai ed obbligandoli ad una partita più di sacrificio, che di corsa.

Monaco-Juventus non sarà una partita scontata. I francesi hanno dimostrato di meritare il posto in cui stanno, sia in campionato che in Champions League, e adesso faranno di tutto per raggiungere la finale, dopo la deludente sconfitta del 2004 contro il Porto di Mourinho, ma è indubbio che la Juventus sia la favorita, e con la propria forza difensiva potrà comandare le sorti del doppio confronto.

 

 

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Benedetto Greco

Informazioni sull'autore
Match analyst Longomatch e Osservatore calcistico ROI Italia.
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