Analisi Tattica Juventus – Barcellona 3-0 – Champions League 2016/17

27 giugno 2016, Saint-Denis, Parigi. L’Italia di Antonio Conte sconfigge per 2-0 la Spagna di Del Bosque. La vittoria non è larghissima nel risultato, ma tatticamente è etichettata soprattutto dall’opinione pubblica italiana come una vera lezione di calcio, mentre in Francia e in Spagna si parla più di casualità, di stanchezza degli spagnoli, dei soliti “italiana catenacciari”. Antonio Conte non lo sa, ma ha tracciato la strada per sconfiggere il grande nemico iberico, il grande calcio spagnolo che ha fatto incetta di trofei a livello di club e nazionali, soprattutto utilizzando il possesso palla ed il gioco di posizione. Quel pomeriggio a Parigi, ad aprire le marcature ci pensa Giorgio Chiellini, l’uomo che invece ha segnato il 3-0 nella partita dello Juventus Stadium di ieri sera. Come un cerchio che si chiude, quasi naturalmente, la Juve batte il Barcellona nell’andata dei quarti di Champions, mettendo una serie ipoteca sul passaggio alla semifinale.

IDEE INIZIALI

La Juventus conferma il 4-2-3-1 creato e collaudato per tutti i mesi precedenti proprio per arrivare ad appuntamenti di questa importanza, Allegri decide di schierare tutto il potenziale offensivo possibile: Higuain, Dybala, Cuadrad, Mandzukic, Pjanic in regia accanto a Khedira, e la difesa a 4 con i due terzini più di spinta, Alex Sandro e l’ex-Dani Alves.

Qualche problema di formazione abbastanza grosso, invece, per Luis Enrique, che decide di risolvere il rebus Busquets (squalificato) avanzando Mascherano di qualche metro, e inserendo Mathieu come centrale sinistro, Umtiti al centro, e Piquè a destra. Le grafiche della UEFA danno il Barcellona schierato con un 4-3-3, ma da ormai qualche mese Enrique ha sperimentato ed ottenuto buoni risultati con il 3-4-3, di memoria cruijffiana, con il rombo a centrocampo. Il problema è che nel sistema creato dal tecnico spagnolo Busquets è il vero ago della bilancia, con la sua intelligenza tattica sa coprire e sostenere i compiti di regia, ed è Messi il primo a beneficiarne, giocando più centralmente (come vertice alto del rombo) e ricevendo molti palloni interessanti dal mediano blaugrana.

10 MINUTI DI ORDINARIA FOLLIA

Il rombo di centrocampo c’è, ma è cambiato il vertice alto, non più Messi, che è defilato sulla destra. Una posizione che lo limita troppo.

I primi minuti della gara sono la cartina di tornasole dell’intero match. Il Barca non riesce a far partire una sola azione, asfissiato da un pressing organizzato nei minimi dettagli da Allegri, e da un’aggressività esasperante per gli uomini di Enrique. I blaugrana non hanno modo di iniziare un’azione in maniera fluida, si limitano a far circolare il pallone fra i tre centrali. Quando deve difendere il Barça invece non è organizzato come sempre, alza la pressione in maniera scriteriata. L’azione del primo gol della Juventus nasce da un fallo abbastanza velleitario fatto da Mathieu su Cuadrado a palla coperta.

 

Paradossalmente il vantaggio della Juventus arriva con un’azione che parte dal basso, proprio come nessuno si aspettava, una manovra che viene rifinita sulla sinistra. Il Barcellona è troppo pigro in fase di non possesso, non accorcia bene le marcature, e fa l’errore di lasciare troppo spazio fra le linee, e successivamente troppo spazio per Cuadrado sul lato debole. Il colombiano riceve la palla, tiene lontano Mathieu con un doppio passo e serve Dybala in area, il resto lo fa l’argentino, con una prodezza.

 

Fino al gol di Dybala il tridente dei blaugrana ha toccato appena 3 palloni, il Barca ha completato a malapena 27 passaggi, risultando totalmente inoffensivo. Complice di tutto questo ovviamente l’atteggiamento difensivo della Juventus, che alterna momenti di pressing alto, ed asfissiante, a momenti in cui si difende davanti l’area, con i reparti stretti, concentrando molti uomini al centro del campo, ma complici anche le scelte di Luis Enrique. Messi è facile da controllare se parte largo a destra, e troppo distante da Iniesta e Neymar, con i quali potrebbe creare gioco in maniera più incisiva, così è veramente semplice per la Juve semplicemente scivolare di volta in volta da destra a sinistra, e viceversa, cercando di orientare il pressing verso il lato destro del Barcellona, obbligando i blaugrana a giocare molti palloni su Mathieu, che puntualmente sbaglia quasi tutto.

 

Nonostante le gravi difficoltà, il Barcellona ha comunque dei campioni di livello così alto da poter ribaltare le partite da un momento all’altro. Un aspetto che la Juventus dovrebbe considerare anche in vista del ritorno al Camp Nou, così, nel deserto generale, Leo Messi inventa un filtrante perfetto per Iniesta al 20′, il fuoriclasse spagnolo a colpo sicuro indirizza la palla sul secondo palo ma uno straordinario Buffon manda in calcio d’angolo.

 

6 giocatori saltati con un solo passaggio. La definizione di “packing rate”, più volgarmente “imbucata”, data da sua maestà Messi.

 

DOPO “LA GRANDE PAURA”

Gol “sbagliato“, gol subito. Un classico del calcio. La Juventus dopo aver rischiato di mandare in fumo tutto il lavoro ben fatto in 20 minuti perfetti, risponde con una transizione positiva perfetta, il Barcellona ha portato addirittura 8 uomini nella metà campo della Juve, nel tentativo di recuperare subito la palla, e così libera lo spazio per scatenare la Juve. La transizione parte da un gran lavoro di Higuain, che con una sponda appoggia a Pjanic. 

Il bosniaco allarga sulla sinistra per Mandzukic, che trova un Dybala ancora colpevolmente libero fra le linee. Il sinistro è ancora una volta chirurgico.

 

Il doppio vantaggio, più che meritato, mette la Juventus nelle condizioni ideali per difendere più bassa ed abbassare il ritmo ogni volta che ha la palla, ma a dir la verità l’atteggiamento snervante degli uomini di Enrique, facilita ancora di più il lavoro ai bianconeri. Il giro palla spagnolo è lento, una ricerca dello spazio che si limita solo a mandare la palla nella zona di Messi, o Neymar, e sperare che i due fuoriclasse inventino qualcosa. 

MESSI AL CENTRO

A inizio secondo tempo Luis Enrique toglie Mathieu, per inserire Andrè Gomes. Mascherano torna in difesa, sul centro destra, Piquè si sposta al centro, e Umtiti a sinistra. Il centrocampista portoghese appena entrato dovrebbe fare il vice-Busquets, con Messi che questa volta torna molto più al centro del gioco, con Rakitic largo sulla destra.

I risultati delle mosse si vedono subito, il Barcellona scende con un piglio diverso nella ripresa, aumenta la coesione fra i reparti, e con il 5 volte Pallone d’Oro al centro di tutto, più vicino alle linee di passaggio di Iniesta e Neymar, la Juve passa una decina di minuti difficili. 

Metti Messi e Neymar vicini, e potrebbe succedere questo, più volte.

 

Ancora una volta però, la Juventus, quando sembra che stia per capitolare, risponde in maniera decisiva. Al 54′ su calcio d’angolo Chiellini stacca quasi indisturbato (più che discutibile la scelta di farlo marcare da Mascherano, più basso di 13 cm) e realizza il 3-0. Il centrale della nazionale corona una prestazione da antologia, 8 spazzate, 1 intercetto, 1 tiro respinto, 5 duelli aerei vinti, il tutto commettendo un solo fallo.

La partita perfetta della Juventus annichilisce il Barca, che non ha più nessun’arma per colpire i bianconeri. Ancora una volta al 66′ grazie ad un’invenzione fantascientifica di Messi i blaugrana potrebbe accorciare, e portare al Camp Nou un risultato decisamente più abbordabile, ma Suarez, totalmente spaesato, sbaglia clamorosamente. 

Il 4-4-2 di Allegri è perfetto, con Dani Alves sempre un po’ più largo dei compagni, pronto a raccogliere tutti i lanci verso Neymar, e pronto ad accorciare sul connazionale (ed amico) ogni volta che prende palla per provare a ricamare gioco.

Così, quasi tutto il secondo tempo diventa un assedio sterile dei campioni di Spagna, che non vanno mai realmente vicini alla rete e chiudono nel peggiore dei modi l’ennesima trasferta europea negativa. 

 

PROSPETTIVE PER IL RITORNO

Immagine della gara: siamo al 16′, stai sotto di uno a zero, fuori casa, puoi ribaltarla quando vuoi, vincerla anche 6-1, ma se il tuo leader difensivo prende palla, e fa questi gesti, è già chiaro come andrà…

La Juventus non è il PSG, il Barcellona deve affrontare un’altra gara con un handicap pesante, e psicologicamente fare uno sforzo sovrumano per ribaltare tutto, il tutto 4 giorni prima del Clasico, che sarà decisivo per il futuro della Liga. Se gli uomini di Luis Enrique dovessero riuscire in quest’ulteriore impresa epica, riuscendo a realizzare addirittura 4 reti alla miglior difesa d’Europa (in Champions i numeri sono chiari) e senza subirne neanche uno, allora staremo parlando di una squadra da iscrivere all’albo delle migliori della storia.

Questo Barcellona, però, sembra lontano da quegli standard. Confuso tatticamente, senza idee, ha sofferto troppo l’assenza di Busquets, e probabilmente anche di Rafinha, e inoltre soffre ancora di più i momenti “vuoti” dell’altro fuoriclasse, Neymar, che a volte incappa in prestazioni piene di nervosismo e di numeri inutili e fini a sé stessi.

La Juventus, invece, chiude il cerchio aperto a Giugno a Saint Denis. Con il suo calcio fatto di difesa posizionale, mista a pressing altissimo, di contropiedi perfetti, e momenti di controllo del gioco, ha annichilito i maestri blaugrana, salendo l’ultimo gradino che la teneva lontana, almeno idealmente, dalle tre grandi del calcio europeo (le due spagnole e il Bayern). Tutto questo, almeno fino al ritorno al Camp Nou, luogo in cui, si sa, può succedere tutto.