Valencia-Juventus 0-2: dominio bianconero, anche senza CR7, ingiustamente espulso

Dominio assoluto della Juventus in casa del  Valencia per il debutto stagionale in Champions League.

Debutto che, a dispetto della ottima prestazione con annesso risultato, potremmo definire quantomeno ‘agrodolce’, data l’amarezza per l’assurda espulsione di Cristiano Ronaldo, la prima in carriera in Champions per l’ex Real-alla 154esima presenza…: il debutto europeo da juventino per CR7 finisce già al 29’, quando l’arbitro, il tedesco Felix Brych, su suggerimento del giudice di porta, lo caccia dal campo per il gesto, sicuramente antipatico, di aver leggermente tirato i capelli all’ex interista Jeison Murillo, considerata condotta violenta, decisione decisamente esagerata da parte dei giudici di gara.

Il copione non cambia per i bianconeri, il cui dominio rimane immutato.

La banda di Allegri è fortissima in tutti i reparti e si esalta sulle fasce, in particolare quella sinistra dove si alternano Alex Sandro, Bernardeschi e, ovviamente prima d’esser buttato fuori, anche lo stesso CR7, a riprova della grande intercambiabilità dell’undici bianconero.

Dalla sinistra arrivano quindi i principali pericoli per i padroni di casa, peccato che la mira imprecisa dei vari Mandzukic, Khedira , Matuidi  e Cancelo- traversa-rendano vane alcune incursioni bianconere.

Era comunque inevitabile che ad un certo punto la difesa valenciana crollasse, messa così tanto sotto pressione, è così che vengono generati i due penalty decisivi, entrambi realizzati da Miralem Pjanic, rigorista top della Juve, l’unico dell’attuale rosa bianconera a non aver mai fallito dal dischetto: nel primo tempo Parejo, numero 10 del Valencia, rifila una involontaria ma pericolosa scarpata in faccia a Joao Cancelo, nella ripresa, su azione da calcio d’angolo, duello fra difensori, lo stesso Murillo affossa a terra Leonardo Bonucci.

Davvero ben poco Valencia, se non fosse per l’altro calcio di rigore, quello assegnato proprio ai padroni di casa per il contrasto fra Rugani e Paulista,  ma Szczesny non fa rimpiangere Buffon, esaltandosi respingendo da campione il tiro dal dischetto di Parejo, il portiere polacco, inoperoso fino a quel momento-come l’intero reparto arretrato bianconero-, diviene il simbolo di una Juve che non vuole lasciare nemmeno le briciole all’avversario.

Salvatore Sabato

Informazioni sull'autore
Laureando in chimica industriale. Da sempre devoto alla cultura e al sapere. In generale, sapere, qualunque cosa, ritengo sia sempre importante. Una grande passione per il giornalismo. Anche - ma non solo - sportivo. Fiero di collaborare ormai da tempo a questo progetto.
Tutti i post di Salvatore Sabato