Roma-Napoli 1-4: troppo Napoli. Europa sempre più lontana per la Roma

Sotto i fischi di un Olimpico deluso e arrabbiato, la Roma si arrende al cospetto di un Napoli capace di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. 

I giallorossi hanno bisogno di punti ma visto l’atteggiamento privo di carattere e fame di rivalsa non sembrano capirlo a pieno. Sempre più lontano il famigerato quarto posto. Attenzione anche per l’Europa League

Ancelotti e i suoi blindano il secondo posto con un’ottima prestazione.

Le scelte

Con Zaniolo titolare assente dell’ultimo minuto per un virus intestinale, Ranieri opta per il 4-2-3-1 con Cristante alle spalle di Dzeko e i ritorni di De Rossi, Kolarov e Manolas, preferito a Marcano.

Primo tempo

Avvio in salito per i giallorossi. Neanche due minuti e i capitolini già sono costretti ad inseguire: Verdi innesca con uno scavetto Milik che aggancia di tacco in corsa e si gira bucando Olsen sul primo palo. 

In attesa della reazione della Roma, che ancora una volta mette in evidenza i suoi limiti, il Napoli ha la chance per quello che poteva essere il colpo del k.o. Mertens mette al centro dove c’è Verdi, sprecone nel calciare dritto per dritto e centrando in pieno Olsen.

Timida replica giallorossa con Perotti che di testa non trova la porta sul cross teso di Dzeko.

Cinque minuti dopo raddoppio Napoli con il solito Milik annullato per fuorigioco millimetrico. 

All’ultimo secondo del recupero rigore per la Roma per fallo di Meret su Shick. Perotti pareggia con la sua solita freddezza.

Per quanto visto, il pareggio può essere tranquillamente considerato come un regalo divino. 

Secondo tempo

In cinque minuti il Napoli mette in cassaforte il risultato. Ad inizio ripresa traversone basso di Callejon, Olsen buca l’uscita bassa lasciando la porta sguarnita per Mertens. Terza rete che nasce da una ripartenza velocissima, partenopei rapidi nell’arrivare in area con due semplici passaggi, di cui l’ultimo fondamentale di Fabian Ruiz trova Verdi, perdonato per l’errore del primo tempo (54′) 

Eloquente è l’immagine di De Rossi che prova a motivare i suoi ma trova solo sguardi bassi.

Al 67′ Milik cerca la tripletta su punizione da 30 metri, Olsen risponde presente. 

Il tiro centrale di Cristante viene respinto non perfettamente da Meret, palla a Nzonzi che di testa colpisce la traversa (73′).

Ancelotti perde Mertens per una contusione. Al suo Younas, autore di uno splendido stop che fa ripartire il Napoli in velocità: assist di Callejon per Milik, salva tutto l’intervento di Manolas.

Sostituzione anche in casa Roma. Fuori uno Schick fischiato e pesantemente criticato per Zaniolo accolto dagli applausi.

Sugli sviluppi di un corner, Olsen respinge la prima conclusione di Younes ma niente può sulla ribattuta (81′).
Nel finale Cristante prova a rendere meno amaro il boccone con una conclusione dal limite dell’area, neutralizzata da Meret in due tempi.

 

 

Che amarezza

Sapevamo che quella di oggi fosse una partita difficile ma non fino a questo punto. 

La sconfitta ci stava, era messa in preventivo, manca quello che tutti noi vogliamo vedere. La voglia e il carattere. Ormai è la rassegnazione a farla da padrone. La rassegnazione di chi sa che al primo gol subito, si inizia ad andare a zonzo per il campo. La rassegnazione di chi deve subirsi determinati giocatori ed atteggiamenti ogni volta. Di chi ormai conosce le misere ambizioni e i soliti proclami.

Guai però a parlare di motivazioni tattiche, anche se un briciolo di gioco non sarebbe male.

Siamo stati costretti ad accettare errori tecnici inaccettabili per questi livelli da parte di una Roma troppo brutta per essere vera.

Uomini siate e non pecore matte

Partendo dalla porta troviamo Olsen, inadatto per certi livelli. In difesa si salvano Manolas e Kolarov, presenti contro i dolori fisici, con le solite dormite di Fazio e l’insolenza di Santon.

A centrocampo DDR resiste per quel che può tra età e acciacchi vari. Dispiace sia parte di questo scempio. Nzonzi più propositivo del solito ma sempre lento come dopo un pranzo da Nonna. Cristante timido. Perotti porta più vivacità. Peccato per quel colpo di testa.

Capitolo attacco. Dzeko non incanala la rabbia nel giusto modo e non segna, per l’ennesima volta in campionato. Sbaglia molte sponde prendendosela con i compagni. Sia mai sia lui qualche volta.

Schick continua ad essere troppo molle con un atteggiamento al limite della provocazione verso i tifosi.

È quasi una regola scritta: dopo un cambio di allenatore, qualsiasi squadra ha uno scatto d’orgoglio. La Roma invece no. Fa eccezione anche in questo.  Cosa vuol dire? Che potranno susseguirsi allenatori e direttori sportivi ma finché non si cambia la mentalità, questi saranno i risultati e le prestazioni. 

Il piazzamento Champions è sempre più lontano

Se stasera la Lazio- in attesa del recupero con l’Udinese- dovesse vincere in trasferta con l’Inter, salirebbe a 48 punti, uno in più della Roma e metterebbe in forte discussione anche un’eventuale partecipazione all’Europa League.

Da qui saranno nove partite a determinare il futuro. Conoscendo la Roma, si fa appello alla sua “magia”, positiva e negativa, che la contraddistingue da anni e anni. 

Per la partità di mercoledì con la Fiorentina, evocatrice di pessimi ricordi, attendiamo un colpo di cosa, senza riservare grandi speranze. 

La rivoluzione che si invoca da mesi deve essere degna di essere chiamata così perché con qualcuno in campo e fuori, non è aria di andare in paradiso. 

Le dichiarazioni

Puntuali come sempre le dichiarazioni da oltre oceano del presidente Pallotta:

Tutti sanno cosa è andato storto quest’anno e per questo abbiamo dovuto cambiare. Ma il tempo delle scuse è finito. La partita con la SPAL è inaccettabile, quella di oggi è stata anche peggiore. I giocatori devono lottare e mostrare che hanno le palle. Nessuno ha più alibi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Roberto Gentili

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Cresciuto a pane, calcio e sport.
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