MotoGP, non realistico il ritorno della vecchia regola sui rookie

Nella prossima stagione, in MotoGP, avremo ben 6 case ufficiali, ovvero le nipponiche Yamaha, Honda e Suzuki, le italiane Ducati e Aprilia e la new entry, l’austriaca KTM, che ha fatto il suo esordio nella gara finale del 2016, a Valencia. Secondo Lin Jarvis, intervistato da crash.net, tutto ciò segnala l’ottimo momento del Motomondiale ma, al contempo, un ulteriore allargamento potrebbe seriamente danneggiare i team satelliti.

Lin Jarvis, direttore generale Yamaha Racing (foto da: iwanbanaran.com)
Lin Jarvis, direttore generale Yamaha Racing (foto da: iwanbanaran.com)

Avere più costruttori è sicuramente positivo, soprattutto per tifosi e piloti” – dice Jarvis – “I primi avranno uno spettacolo migliore e più marchi da seguire, i secondi avranno gli stipendi aumentati. In passato, se un pilota voleva un contratto con un costruttore ufficiale, aveva a disposizione solo sei posti. Al giorno d’oggi sono il doppio, dodici. Ciò non influenzerà troppo il prezzo dei piloti, ma creerà molti problemi ai team satelliti nell’attrarre giovani piloti, visto che, di norma, i team ufficiali hanno molti più soldi“.

Questo è l’aspetto più problematico” – prosegue il direttore generale di Yamaha Racing – “Ma è anche ovvio che i migliori talenti graviteranno sempre attorno ai team più vincenti e competitivi. Questo non cambierà. Prima, dal 2010 al 2012 c’era la regola che impediva ai rookie di firmare subito per un team ufficiale, proprio per salvaguardare i team satelliti“.

Prosegue Jarvis: “Ripristinare adesso questa regola non sarebbe realistico. All’epoca andava bene, ma oggi con tutte queste case ufficiali sarebbe limitativo per i piloti al primo anno. I tempi cambiano e anche le cose devono cambiare“.

Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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