F1 GP Stati Uniti 2019 – Anteprima ed Orari Diretta TV

Volge verso la sua conclusione il Mondiale 2019 di Formula 1. L’ultimo back-to-back stagionale si completa con il Gran Premio degli Stati Uniti, che giunge alla sua 41.esima edizione, l’8° ospitata presso il Circuit of the America di Austin, Texas. Il terzultimo appuntamento di questa lunga annata è quello che, con tutta probabilità, consegnerà a Lewis Hamilton il sesto titolo mondiale. Dopo la vittoria di domenica a Città del Messico, al #44 della Mercedes basterà infatti appena un 8° posto, nel caso Valtteri Bottas, staccato di 74 punti in classifica, dovesse centrare vittoria e giro veloce. Il britannico proverà ovviamente a festeggiare al meglio, ovvero vincendo; ma gli avversari saranno molto agguerriti. Oltre al finlandese, riflettori puntati sui ferraristi e su Max Verstappen i quali, ognuno per varie ragioni, avranno di che riscattarsi sull’impegnativo circuito statunitense.

Suggestiva vista dall’alto del circuito di Austin (foto da: seatingchartview.com)

F1 GP STATI UNITI 2019: IL CIRCUITO DI AUSTIN

Il Circuit of the Americas (COTA) di Austin è stato progettato dallo studio di Hermann Tilke ed inaugurato il 21 Ottobre 2012, con Mario Andretti a compiere i primi giri al volante della Lotus 79 con la quale si laureò Campione del Mondo nel 1978, ed è sito ad Elroy, nella periferia sud-est della città texana. Completato al termine di un iter cominciato il 27 Luglio 2010, il circuito misura 5.513 m, per un totale di 20 curve (8 a destra e 12 a sinistra). Tracciato medio-veloce, Austin presenta alcune caratteristiche peculiari: accentuati dislivelli altimetrici; la presenza di curve di diverso tipo, ispirate a sezioni famose di altri circuiti; la carreggiata che, in più di una staccata, si allarga, con l’intento di fornire ampie scelte di traiettoria per favorire i sorpassi.

Fervono i preparativi al COTA di Austin, che questo weekend sarà teatro della 41.esima edizione del Gran Premio degli Stati Uniti (foto da: twitter.com/COTA)

La prima curva del COTA è davvero particolare: ispirata alla Spielberg-Auspuffkurve di Zeltweg, i piloti affrontano una ripida salita (con pendenza superiore al 10%), trovando in cima una curva a gomito a sinistra, seguita da un’immediata discesa, che porta a curva 2 (a destra). Dopo un allungo, si entra nella zona del circuito più spettacolare ed apprezzata dai piloti, ovvero la veloce sezione 3-4-5 (sinistra-destra-sinistra ispirato chiaramente alla Maggots-Becketts-Chapel di Silverstone), seguita da un lungo curvone a destra (curva 6) e dal cambio di direzione sinistra-destra (7-8), che dovrebbe ricordare la “S do Senna” di Interlagos. Dopo aver affrontato curva 9 (a 90° a sinistra), si torna a salire velocemente, per poi scollinare in corrispondenza della veloce curva 10 e giungere, dopo un breve rettilineo in discesa, al tornantino (curva 11), posto nuovamente in salita.

Il layout del COTA di Austin (foto da: en.espnf1.com)

A questo punto, i piloti si lanciano sul lunghissimo rettilineo di un chilometro (ondulato all’inizio e in discesa alla fine) che conduce alla staccata di curva 12, una piega a sinistra a 90°. Un ulteriore breve rettilineo porta ad una sezione tortuosa, che nella mente degli ideatori dovrebbe ricordare lo Stadium di Hockenheim: dopo curva 13 e 14 (entrambe a destra e medio-lente), i piloti devono affrontare un punto insidioso e di non facile interpretazione, ovvero la doppia a sinistra formata dalle curve 15-16, nel quale non è semplice trovare il punto di corda. In uscita si torna leggermente a salire verso la replica della famosa “curva 8” dell’Istanbul Park, in questo caso un’interminabile curvone a destra con quattro punti di corda (curva 17-18), seguito subito dopo da un allungo in discesa che porta alle ultime due curve (19 e 20), entrambe a sinistra ed a 90°, dopo le quali si torna sul rettilineo dei box.

F1 GP STATI UNITI 2019: IL PRONOSTICO

Come e più di Città del Messico, i riflettori saranno puntati su Lewis Hamilton, veramente ad un passo dal sesto iride. Il britannico ha davanti un compito sulla carta molto semplice, ovvero guadagnare almeno quattro punti; come detto in apertura, se Valtteri Bottas dovesse fare bottino pieno (26 punti, vittoria+giro record), al #44 basterà un 8° posto per stappare lo champagne e portarsi a -1 da Michael Schumacher. C’è da dire che il pronostico per Austin è molto incerto, in linea bene o male con le ultime gare; una Ferrari che potrebbe essere la grande favorita per la pole (viene da 6 di fila e punta al record di squadra), mentre potrebbe soffrire un pò in configurazione gara, dove invece Red Bull e soprattutto Mercedes potrebbero fare la differenza, sebbene non enorme. Hamilton nel Gran Premio degli Stati Uniti vanta sei vittorie, cinque delle quali ad Austin, con sette podi, quattro pole ed un solo giro record. Bottas, invece, non è mai salito sul podio al COTA, con tre 5° posti in gara (2014, 2017, 2018) ed tre 3° posti in griglia (2014, 2017, 2018) come migliori risultati.

L’abbraccio tra Lewis Hamilton e Valtteri Bottas, al termine della gara di Città del Messico (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

In Casa Ferrari c’è tanta voglia di concretizzare meglio le ormai tante belle qualifiche ottenute negli ultimi tempi. Il bottino di nove pole e sole tre vittorie non può soddisfare, per cui il team di Maranello andrà all’attacco. Sebastian Vettel ha vinto qui una sola volta (2013), a fronte di quattro podi, due pole e cinque giri record; per quel che riguarda Charles Leclerc, un anno fa in Alfa Romeo arrivarono un 9° posto in qualifica e un ritiro in gara. Voglia di riscatto anche in Red Bull, consapevoli di aver sprecato una grande chance in Messico, prima con i fatti del sabato e l’errore di Max Verstappen, poi con i contatti di inizio gara con le Mercedes. Mentre Alexander Albon è al debutto sulla pista statunitense, Verstappen da queste parti ha un 4° posto in qualifica (2016) e un gran 2° posto lo scorso anno in gara (dopo esser partito 18°).

Le due Ferrari di Charles Leclerc e di Sebastian Vettel approcciano appaiate la prima curva, dopo lo start del Gran Premio del Messico 2019 (foto da: twitter.com)

Aria di verdetti per quanto riguarda le scuderie del midfield. Innanzitutto la McLaren che, reduce dalla gara orrenda di Città del Messico, vuole rifarsi mettendo definitivamente in ghiaccio il 4° posto nei Costruttori; il margine sulla Renault è confortante (+38) e un piazzamento a punti, assolutamente nelle corde sia di Sainz che di Norris. Il team di Enstone, a sua volta, farebbe meglio a guardarsi alle spalle piuttosto che avanti. All’inseguimento del team della Losanga troviamo infatti Toro Rosso e Racing Point, appaiate a quota 64, e quindi a -9 dalla squadra che al momento occupa la 5° posizione. Più indietro, Alfa Romeo e Haas, le due grandi delusioni di questa fase di campionato, si giocano l’8° posto, divise da 7 punti in favore del team di Hinwil (35 a 28); l’Alfa ha Kimi Raikkonen la cui vittoria dello scorso anno è ancora nella mente di tutti, con anche una pole, tre podi complessivi e un giro record. La Haas, invece, ha un Romain Grosjean con un podio nel 2013. Per finire con la Williams, George Russell e Robert Kubica saranno come sempre chiamati a portare in primis le macchine a casa senza danni.

F1 GP STATI UNITI 2019: ORARI TV

Il Gran Premio degli Stati Uniti reca una buona notizia per coloro i quali non hanno l’abbonamento a Sky. Il weekend di Austin sarà trasmesso in diretta non solo sul satellite, ma anche su TV8.

F1 GP STATI UNITI 2019 SKY (Diretta)

Venerdì 1° Novembre 2019

Prove Libere 1: 17:00 – 18:30
Prove Libere 2: 21:00 – 22:30

Sabato 2 Novembre 2019

Prove Libere 19:00 – 20:00
Qualifiche: 22:00

Domenica 3 Novembre 2019

Gara: 20:10

F1 GP STATI UNITI 2019 TV8 

Sabato 2 Novembre 2019

Qualifiche: 22:00

Domenica 3 Novembre 2019

Gara: 20:10

F1 GP STATI UNITI 2019: PNEUMATICI E METEO

Per l’appuntamento del COTA la Pirelli porta le stesse mescole viste in Messico, cioè C2 (dura), C3 (media) e C4 (morbida). Si distingue tra i big Leclerc (Ferrari), che potrà scegliere tra nove treni di ‘rosse’, tre di ‘gialle’ ed uno di ‘bianche’ (idem per Grosjean (Haas), Raikkonen (Alfa Romeo), Kvyat (Toro Rosso) e Kubica (Williams)). Con otto treni di soft, tre di medium e due di hard abbiamo Hamilton (Mercedes) e Vettel (Ferrari), insieme ai due della McLaren (Sainz e Norris). Con otto treni di soft, quattro di medium ed uno solo di hard, invece, Bottas (Mercedes) e la coppia Red Bull (Verstappen ed Albon). Ben dieci i treni di morbide per i due della Renault, Ricciardo (con due di medie ed uno di dure) e Hulkenberg (con uno di medie e due di dure). Infine, nove treni di ‘rosse’, due di ‘gialle’ e due di ‘bianche’ i due della Racing Point (Perez e Stroll), per Magnussen (Haas), per Giovinazzi (Alfa Romeo), per Gasly (Toro Rosso) e per Russell (Williams).

Le mescole selezionate dai piloti in vista del Gran Premio degli Stati Uniti 2019 (foto da: twitter.com/pirellisport)

Queste le dichiarazioni di Mario Isola, responsabile Racing Car della Pirelli: “Austin è una gara sempre molto entusiasmante, sia in pista che fuori. Quest’anno poi sarà particolarmente significativa, perché per la prima volta i Team proveranno i pneumatici 2020 durante le prove libere del venerdì. Ciascun pilota avrà a disposizione due set di mescola C4 2020 prima di testare l’intera gamma nel corso dei due giorni di test collettivi previsti come sempre ad Abu Dhabi dopo il Gran Premio. Austin è un circuito particolarmente rappresentativo per la tipologia di asfalto e le curve piuttosto diverse tra loro, ed è quindi particolarmente adatto per provare per la prima volta i pneumatici del prossimo anno“. Va sottolineato che la Pirelli, in PL1 e PL2, fornirà ai team due treni della specifica C4 2020 (uno per sessione).

L’anteprima Pirelli del Gran Premio degli Stati Uniti 2019 (foto da: twitter.com/pirellisport)

Il Circuit of the Americas è una pista che richiede un carico aerodinamico di livello medio, risultando decisamente esigente per quel che riguarda gli pneumatici. I due aspetti a stressare maggiormente le coperture sono le sollecitazioni laterali, a causa del numero elevato di curve in appoggio, e le escursioni termiche, visto che, varie volte in passato, si sono avuti sbalzi anche di 20 gradi tra una sessione e l’altra. Medio è, invece, il livello di grip ed abrasività dell’asfalto. Inoltre, la presenza di tre rettilinei di rilevante lunghezza porta a raffreddare gli pneumatici, rendendo più complicato gestire la finestra giusta di utilizzo degli stessi. Per quanto riguarda i freni, il COTA è catalogato come criticità media, con la staccata più importante in curva 12. Passiamo al meteo: venerdì cielo poco o parzialmente nuvoloso, con temperature tra i 10 C° del mattino e i 14 C° del pomeriggio; cielo sereno o poco nuvoloso sabato, con temperature intorno ai 17 C° sia per le PL3 che per le Qualifiche; domenica ancora cielo poco nuvoloso, con il termometro che non dovrebbe andare oltre i 16 C°.

F1 GP STATI UNITI: ALBO D’ORO

Come sottolineato in apertura, l’edizione 2019 del Gran Premio degli Stati Uniti sarà la #41 nella storia dell’evento, la #8 ospitata nel circuito texano, che raggiunge come numero di edizioni Indianapolis (l’inner circuit ovviamente). La Formula 1 ha avuto molti problemi ad attecchire in suolo americano nel corso della sua storia e il Gran Premio ha avuto la bellezza di otto sedi diverse. In breve, la prima edizione si disputò nel 1959 sullo storico circuito di Sebring, mentre l’anno dopo (1960) ci si spostò in California, a Riverside. Nel 1961 si sbarcò in quella che per un ventennio divenne la casa della Formula 1 negli Stati Uniti, ovvero Watkins Glen, circuito tanto bello quanto pericoloso, che fu sede dell’evento fino al 1975. Dopo la parentesi dei Gran Premi degli Stati Uniti Est ed Ovest (1976-83), la denominazione ufficiale fece il suo ritorno al fianco del Gran Premio di Dallas del 1984, mentre il cittadino di Detroit ospitò la gara dal 1985 al 1988, per poi lasciare il testimone a Phoenix, nel triennio 1989-91.

Lo scorso anno, dopo oltre cinque anni e mezzo (nove con la Ferrari), Kimi Raikkonen tornò sul gradino più alto del podio, imponendosi ad Austin (foto da: youtube.com)

Dopo quasi un decennio di assenza, il Circus tornò negli States nel 2000, avendo come scenario il mitico catino d’Indianapolis, pur usando un circuito ricavato al suo interno. Chiusa anche questa parentesi nel 2007, nel 2012 si aprì quella attuale, che vede il COTA di Austin come sede del Gran Premio. Passando alle statistiche, il pilota più vincente di sempre è Lewis Hamilton, con 6 successi (1 ad Indianapolis (2007) e 5 ad Austin (2012 e 2014-17)), mentre è Ayrton Senna a comandare come pole position (5, 1985-86 e 1988 a Detroit, 1989 e 1991 a Phoenix). Due tedeschi, quindi, guidano le classifiche relative ai giri record (Sebastian Vettel a quota 5) e ai podi complessivi (Michael Schumacher a quota 7, insieme a Hamilton). Per quel che riguarda i Costruttori, abbiamo una Lotus davanti a tutti sia come vittorie che come pole position (10 in entrambi i casi), mentre la Ferrari comanda come giri record (11) e come podi totali (25).

(1959) – Sebring – Bruce McLaren (NZL, Cooper-Climax)

(1960) – Riverside – Stirling Moss (GBR, Lotus-Climax)

(1961) – Watkins Glen – Innes Ireland (GBR, Lotus-Climax)

(1962) – ” ” – Jim Clark (GBR, Lotus-Climax)

(1963) – ” ” – Graham Hill (GBR, BRM)

(1964) – ” ” – Graham Hill (GBR, BRM)

(1965) – ” ” – Graham Hill (GBR, BRM)

(1966) – ” ” – Jim Clark (GBR, Lotus-BRM)

(1967) – ” ” – Jim Clark (GBR, Lotus-Ford Cosworth)

(1968) – ” ” – Jackie Stewart (GBR, Matra-Ford Cosworth)

(1969) – ” ” – Jochen Rindt (AUT, Lotus-Ford Cosworth)

(1970) – ” ” – Emerson Fittipaldi (BRA, Lotus-Ford Cosworth)

(1971) – ” ” – François Cevert (FRA, Tyrrell-Ford Cosworth)

(1972) – ” ” – Jackie Stewart (GBR, Tyrrell-Ford Cosworth)

(1973) – ” ” – Ronnie Peterson (SWE, Lotus-Ford Cosworth)

(1974) – ” ” – Carlos Reutemann (ARG, Brabham-Ford Cosworth)

(1975) – ” ” – Niki Lauda (AUT, Ferrari)

(1984) – Dallas – Keke Rosberg (FIN, Williams-Honda)

(1985) – Detroit – Keke Rosberg (FIN, Williams-Honda)

(1986) – ” ” – Ayrton Senna (BRA, Lotus-Renault)

(1987) – ” ” – Ayrton Senna (BRA, Lotus-Honda)

(1988) – ” ” – Ayrton Senna (BRA, McLaren-Honda)

(1989) – Phoenix – Alain Prost (FRA, McLaren-Honda)

(1990) – ” ” – Ayrton Senna (BRA, McLaren-Honda)

(1991) – ” ” –  Ayrton Senna (BRA, McLaren-Honda)

(2000) – Indianapolis – Michael Schumacher (GER, Ferrari)

(2001) – ” ” – Mika Hakkinen (FIN, McLaren-Mercedes)

(2002) – ” ” – Rubens Barrichello (BRA, Ferrari)

(2003) – ” ” – Michael Schumacher (GER, Ferrari)

(2004) – ” ” – Michael Schumacher (GER, Ferrari)

(2005) – ” ” – Michael Schumacher (GER, Ferrari)

(2006) – ” ” – Michael Schumacher (GER, Ferrari)

(2007) – ” ” – Lewis Hamilton (GBR, McLaren-Mercedes)

(2012) – Austin – Lewis Hamilton (GBR, McLaren-Mercedes)

(2013) – ” ” – Sebastian Vettel (GER, Red Bull-Renault)

(2014) – ” ” – Lewis Hamilton (GBR, Mercedes)

(2015) – ” ” – Lewis Hamilton (GBR, Mercedes)

(2016) – ” ” – Lewis Hamilton (GBR, Mercedes)

(2017) – ” ” – Lewis Hamilton (GBR, Mercedes)

(2018) – ” ” – Kimi Raikkonen (FIN, Ferrari)

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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