F1 Messico 2019, Analisi Gara – Hamilton vince, ma per il titolo appuntamento ad Austin

Nonostante la prima fila tutta Ferrari, seguita alle polemiche e alla penalizzazione inflitta sabato a Max Verstappen, all’Hermanos Rodriguez di Città del Messico vince ancora Lewis Hamilton, che sfrutta il non degrado delle Pirelli sul circuito messicano (oltre che un ritmo leggermente migliore della concorrenza) e si avvicina tantissimo al sesto titolo. Il 3° posto di Valtteri Bottas, preceduto da Sebastian Vettel, impedisce infatti all’inglese di avere una matematica che, però, con tutta probabilità arriverà domenica prossima ad Austin, Texas. Intanto, la Mercedes raggiunge la tripla cifra, toccando quota 100 vittorie. La Ferrari si mangia le mani per una strategia una volta di più discutibile, che ha messo fuori dai giochi per il podio Charles Leclerc, solo 4° al traguardo. Ma si rammaricano anche in casa Red Bull: non tanto per Alexander Albon, buon 5°, quanto per Max Verstappen, 6° dopo aver dovuto rimontare dal fondo a causa di un avvio che più tribolato non si poteva.

La gioia di Lewis Hamilton che, con il successo in Messico, è ormai ad un passo dal titolo 2019 (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

MERCEDES, HAMILTON FIRMA LA 100.ESIMA VITTORIA DELLE FRECCE D’ARGENTO

Il sigillo del ‘quasi’ esacampeon arriva a Città del Messico e, pur non bastando ancora per far partire la fiesta (giusto per restare in tema con il luogo), regala un’altro esempio della sua forza e della sua bravura. All’Hermanos Rodriguez Lewis Hamilton, di strategia e di nervi (saldissimi i suoi), si prende la 10° vittoria stagionale, portandosi a quota 83 (-8 da Michael Schumacher), e quest’anno, dopo aver vinto la gara #1000 della storia della Formula 1, si toglie lo sfizio di mettere il proprio nome anche sulla vittoria #100 della Mercedes come costruttore. Dicevamo che questo successo non basta per avere la matematica del titolo, visto il 3° posto di Valtteri Bottas; ma tant’è, dato che ad Austin all’inglese, visto il +74 in classifica, basterà non perdere più di 23 punti dal finlandese ovvero, in caso di vittoria e giro record di Valtteri, a Lewis basterà chiudere 9° la gara texana. Una formalità dunque.

Il momento nel quale Lewis Hamilton taglia il traguardo del Gran Premio del Messico 2019, 83.esima vittoria in carriera per l’inglese (foto da: youtube.com)

La gara messicana non è cominciata benissimo per Hamilton, che prima si vede la strada sbarrata da Vettel subito dopo il via e poi, tra curva 1 e 2, ha un paio di contatti un pò troppo ravvicinati con la Red Bull di Max Verstappen, rimediando un piccolo danno alla parte del fondo vicino la posteriore destra e ritrovandosi in 5° posizione, dietro oltre che alle Ferrari anche ad Albon e alla McLaren di Sainz. Liberatosi dello spagnolo, il #44 non ci mette molto a riavvicinarsi ai primi; ma la strategia, in questa prima fase, è d’attesa, fino almeno al momento del primo pit stop (che poi si rivelerà essere l’unico). Fermatisi Albon prima e Leclerc poi, in Mercedes richiamano ai box Hamilton al giro 23, passando alle Hard e palesando la loro tattica ad una sosta. Bottas, rimasto intruppato nelle prime curve dopo lo start, non avendo vita facile nel passare nei primi giri Norris e nel difendersi dall’arrembante Verstappen (dal quale subisce anche un sorpasso quasi umiliante al tornantino nello stadio, con tanto di contatto tra i due e foratura per l’olandese), invece prosegue, evidentemente tenendo nel mirino Vettel.

L’abbraccio tra Lewis Hamilton e Valtteri Bottas, al termine della gara di Città del Messico (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

Lewis, dopo qualche giro ‘a cannone’, pensando ad un pit immediato di Vettel e al possibilissimo undercut, poi si acquieta, dato che il tedesco prosegue quasi ad oltranza. Il degrado delle Pirelli, infatti, si dimostra estremamente meno accentuato che rispetto a venerdì e l’unica sosta, che nei primi team radio al britannico sembrava quasi un azzardo, diventa la strategia vincente. Bottas viene fermato al giro 36, imitato subito dopo da Vettel, con Hamilton che eredita quindi la leadership della gara. Questa fase non sembra favorevole al leader del mondiale, che pare faticare nel contenere il ritorno del trio Albon (prossimo però al secondo pit, che si verificherà al giro 44), Vettel e Bottas. Ma Lewis è in gestione: quando infatti la situazione si stabilizza, riuscirà a tenere sempre Vettel a non meno di 2″ (decimo più decimo meno), non sbagliando nulla, né in termini di guida né in termini di doppiaggi, e portando a casa una vittoria possiamo dire meritata. Bottas, dal canto suo, non riesce ad attaccare Sebastian (troppo veloce sul dritto la SF90), ma questo è un podio comunque positivo, soprattutto dopo l’incidente di sabato negli ultimi istanti di Q3.

FERRARI, PERPLESSITÀ SULLA STRATEGIA. VETTEL 2°, LECLERC SOLTANTO 4°

Seguendo la gara di ieri, riguardo la Ferrari è viva la sensazione sgradevole di aver gettato via dalla finestra un’altra chance di vittoria. Dando uno sguardo alle statistiche, sinceramente ai voglia a collezionare pole (9) e prime file monopolizzate (4), ad eguagliare primati che resistono da mezzo secolo praticamente (6 pole di fila nella stessa stagione come nel 1952, 1953, 1961 e 1974), se poi non concretizzi. Quanto detto, se alla fine vinci solo tre volte, sprecando almeno altre otto possibilità, più o meno nitide, per le più svariate motivazioni (tecniche, errori dei piloti o di strategia), non può rendere il tuo bilancio positivo. In Messico, dopo la penalità a Verstappen di sabato, le due Rosse si sono trovate a partire l’una di fianco all’altra davanti a tutti per la quarta volta in questo 2019, con la 7° pole per Charles Leclerc. Visti i precedenti (e le feroci polemiche scaturitene), c’era ben poco da star tranquilli. Eppure stavolta tutto va come deve: Charles scatta benissimo, Seb un pò meno ma di cattiveria riesce a chiudere Hamilton, garantendosi la possibilità di arrivare appaiato al compagno in curva 1; qui nessuno fa stronzate e da curva 3 si esce con le due SF90 comodamente in 1° e 2° posizione.

Il momento che probabilmente è costato a Sebastian Vettel la possibilità di giocarsi concretamente la vittoria con Lewis Hamilton. Giro 36, Carlos Sainz e Pierre Gasly, in lotta tra loro, ci mettono tanto a togliersi dalle scatole, facendo perdere al tedesco all’incirca 4 secondi (foto da: youtube.com)

Sin dai primi giri, però, si nota come le risultanze del venerdì siano grossomodo confermate. Le Ferrari non riescono a fare il vuoto, anzi; Albon tiene il passo tranquillamente, mentre Hamilton ci mette poco a rifarsi sotto, dopo l’avvio problematico di cui sopra. I primi restano molto vicini e si attende trepidanti il momento delle prime soste. Ad inaugurare il primo giro è Albon (al 14°); la Ferrari, temendo un possibile undercut dell’anglo-thailandese, commette quello che ex post si rivelerà l’errore che inguaia la gara del monegasco, richiamato ai box il giro dopo (15°), restando sulle ‘gialle’. In teoria non si tratta di un errore, dato che secondo la Pirelli la strategia più veloce è proprio quella M-M-H, mentre evidentemente le due Mercedes, e di rimando anche Vettel (per diversificare), vanno per la sosta unica (M-H). Il problema di fondo, come sottolineato prima parlando di Hamilton, è che il degrado evidente visto nelle prime libere non c’è più, così come il graining, grazie alle temperature più elevate. In più, nel secondo stint Leclerc procede a sprazzi, alternando giri inspiegabilmente lenti ad altri più veloci, tenendo comunque grossomodo il passo di chi lo precede, ma con medie con molti più giri sul groppone.

Le due Ferrari di Charles Leclerc e di Sebastian Vettel approcciano appaiate la prima curva, dopo lo start del Gran Premio del Messico 2019 (foto da: twitter.com)

Davanti Vettel gestisce benissimo le sue Pirelli con la spalla gialla e bisogna dire che, in più di un’occasione, s’impone sul muretto di Maranello, optando per non fermarsi; emblematico quello che succede al momento della sosta di Hamilton (giro 23), quando il tedesco decide di continuare, sentendo ancora bene i suoi pneumatici e volendo provare qualcosa di diverso rispetto al rivale. E la strategia di Seb sembrerebbe anche funzionare, dato che il gap su Bottas, che lo segue, pur a fatica resta intorno ai 6″, mentre quello su Hamilton resta invariato, se non anche aumenta di qualche decimo (tra i 17 ed i 18 secondi). Purtroppo per il #5, a rovinare i piani arrivano Carlos Sainz e Pierre Gasly: i due sono in lotta tra loro, molto accesa tra l’altro, e si apprestano ad essere doppiati; lo spagnolo ed il francese, però, badano poco agli specchietti retrovisori, facendo perdere un sacco di tempo a Vettel, che quasi tampona la McLaren tra curva 4 e curva 5. Questa situazione costa al nostro all’incirca 4″, che non esitano a dimostrare i loro nefasti effetti: il ferrarista effettua la sosta al giro 37, una tornata dopo Bottas (che a sua volta perde tempo ancora con Sainz, lasciata la pit lane), ma torna in pista alle spalle di Albon e a circa 8″ da Hamilton. Lapalissiano che, senza quell’intoppo, il tedesco sarebbe rientrato davanti alla Red Bull #23 e con un gap quantomeno dimezzato dalla Mercedes #44.

Sebastian Vettel, vanamente inseguito da Valtteri Bottas per tutta la seconda parte di gara in Messico (foto da: youtube.com)

Torniamo a Leclerc. Le speranze di rientrare almeno in lotta per il podio subiscono un durissimo colpo al momento del secondo pit (giro 43), che dura oltre 6″ a causa delle difficoltà di fissaggio della posteriore destra; Charles rientra si davanti ad Albon (a sua volta in difficoltà con dei doppiaggi subito dopo la sosta), ma molto staccato da Bottas (almeno una decina di secondi). Si entra nell’ultima fase di gara con Vettel che prova disperatamente a riprendere Hamilton e con Leclerc che, ancor più alla disperata, spinge al massimo per ricongiungersi con i primi. In questo GP, però, riaffiora un fantasma che tanti guai ha provocato ai ferraristi soprattutto nella prima metà di stagione, ovvero i problemi di consumo del carburante. Sia a Seb che a Charles viene infatti chiesto di portare la power unit a modalità più risparmiose, oltre ad effettuare del lift&coast. Questo ovviamente rallenta i rispettivi tentativi di rimonta, che però vengono definitivamente frustrati il primo dalla guida impeccabile di Hamilton, il secondo da un lungo in curva 4 che fa desistere definitivamente il monegasco. Va detto che, pensando alle difficoltà pre sosta estiva, questo spezzone di campionato potrebbe essere come oro colato per la Ferrari; ma i troppi errori, le troppe chance gettate al vento, ripeto, devono far riflettere, soprattutto in ottica 2020.

RED BULL, VERSTAPPEN, CHE OCCASIONE SPRECATA… BENE ALBON

Illusione e delusione. Questi due termini, a nostro parere, riassumono bene il weekend messicano vissuto dalla Red Bull. Partito con molti meno proclami rispetto alle ultime due edizioni, il Gran Premio del Messico 2019 resterà forse il più grande what if della stagione del team anglo-austriaco. Alexander Albon e Max Verstappen finiscono al 5° ed al 6° posto, al termine di due gare molto diverse. L’anglo-thailandese si è prodotto nella sua miglior prestazione da quando corre per la Red Bull (e non solo, probabilmente), uscendo indenne dal caos iniziale e producendosi in due terzi di gara davvero notevoli, capace di tenere tranquillamente il ritmo di Ferrari e Mercedes e dando un bel segnale in vista di una sua possibile riconferma a Milton Keynes. Alla fine, anche nel suo caso la strategia a due soste, errata, paga il conto, facendolo finire a 21″ dalla vetta. Ma certamente il buon Albon può archiviare il weekend con il sorriso.

Ottima gara per Alexander Albon in Messico, 5° con la sua Red Bull dopo aver battagliato a lungo con Mercedes e Ferrari (foto da: twitter.com/redbullracing)

Discorso decisamente diverso per l’olandese, nel bene e nel male il protagonista dell’Hermanos Rodriguez. Partiamo prima dagli aspetti positivi. In Qualifica, rovesciando tutti i pronostici che vedevano una Ferrari super favorita, Verstappen centra quella che sarebbe la sua seconda pole in carriera, guidando in modo magistrale nei due settori guidati e venendo aiutato molto dalla power unit Honda nel primo, dove perde molto meno del previsto dalle velocissime Rosse. In gara, poi, Max rimedia in parte ad una primissima fase di gara davvero sfortunata. Alla prima staccata, il #33 attacca Hamilton; i due si toccano ma ad avere la peggio è lui, visto che riparte 8°. Poco dopo, il nostro s’inventa un sorpasso da spellarsi le mani al tornantino nello stadio ai danni di Bottas; peccato che nell’occasione l’ala anteriore della Mercedes pizzichi quel tanto che basta la posteriore destra della Red Bull da forarla. Dopo un intero giro su tre ruote, Max riesce a tornare ai box e a ripartire, montando le hard. E qui Verstappen mostra quelle che potevano essere le potenzialità della sua RB15, guidando come una furia, sorpasso dopo sorpasso, scalando la classifica fino al 6° posto e con un ritmo davvero invidiabile, anche nel finale nonostante degli pneumatici che, in definitiva, conteranno addirittura 66 giri di utilizzo.

Max Verstappen, con la posteriore destra forata dopo il contatto con Valtteri Bottas ad inizio gara (foto da: youtube.com)

Ma c’è anche il lato oscuro, tornato alla ribalta nella giornata di sabato dopo un lungo periodo di calma. Succede che, com’è noto, Bottas si schianti all’ultima curva negli ultimi secondi di Q3; Verstappen, che aveva già il miglior tempo, a differenza di Hamilton e soprattutto di Vettel non rallenta, nonostante la Mercedes incidentata sia ben visibile a bordo pista e con una bandiera gialla a sventolare, migliorandosi ulteriormente, con tanto di record del circuito (1:14.758). La rilevanza dell’accaduto sembra evidente, ma il collegio dei commissari della FIA ci metterà addirittura tre ore per addivenire ad una decisione che sarebbe potuta essere presa in poco tempo. Viene su una situazione tragicomica, nella quale nessuno degli attori fa una figura decente. In sintesi (e incredibilmente), Masi&co sono inizialmente propensi a lasciar correre, o al massimo a togliere a Max l’ultimo tentativo, lasciandogli il primo, di suo bastevole per la pole. Nella conferenza stampa post qualifiche, però, ecco che Verstappen, in versione Tafazzi, si martella i gioielli di famiglia ammettendo, con sfrontatezza ed arroganza, di aver visto si Bottas, ma di aver tirato bellamente dritto, infischiandosene. Un autogol clamoroso, che tra l’altro ridicolizza la FIA stessa, che reagisce; i commissari, infatti, riaprono un caso che stava per chiudersi e, convocato il pilota, decidono di sanzionarlo con 3 posizioni di penalità in griglia e 2 punti in meno sulla Superlicenza. Un teatro dell’assurdo del quale, una volta di più, avremmo fatto volentieri a meno.

GLI ALTRI #1: PEREZ SI METTE IN EVIDENZA. PUNTI PER LE RENAULT E GASLY

Il Gran Premio del Messico sorride al pilota più acclamato dal numeroso e calorosissimo pubblico messicano. Sergio Perez, partito 11°, ha tagliato il traguardo in 7° posizione, al termine di una gara che l’ha visto sia spingere che gestire gli pneumatici, con tanto di attacco di forza a Kvyat e difesa strenua dagli assalti dell’arrembante Daniel Ricciardo, tenendolo alla fine dietro per poco più di un secondo. La Renault, almeno in parte, riscatta la delusione della squalifica di Suzuka cogliendo un doppio arrivo a punti. L’italo-australiano è 8° e ultimo dei non doppiati, mentre Nico Hulkenberg riesce ad arpionare un punticino, con un 10° posto confermato nel post gara; all’ultimo giro, infatti, il tedesco viene toccato e spinto contro le barriere da Daniil Kvyat (11°) in uscita dallo stadio, tanto che Nico taglia il traguardo senza ala posteriore. La sanzione di 10″ che colpisce il russo della Toro Rosso gli restituisce il punto iridato. Tra le due R.S.19 giunge Pierre Gasly, il quale corona un weekend molto positivo per la scuderia di Faenza, portando a casa un bel 9° posto condito da tante battaglie (su tutte quella con Sainz). Il rovescio della medaglia è la classifica Costruttori, dato che la Racing Point (Lance Stroll 12°) opera l’aggancio al 6° posto (64), con entrambe adesso a -9 dalla Renault.

Buon 7° posto per l’idolo di casa Sergio Perez, Racing Point (foto da: twitter.com/RacingPointF1)

GLI ALTRI #2: MCLAREN SPARITA. MALE ALFA ROMEO E HAAS

La delusione di Città del Messico è la McLaren, almeno per quel che riguarda la gara. Dopo le qualifiche, con le due MCL34 in quarta fila e titolari di un passo secondo solo ai top team, sembrava una conseguenza prevedibile un bel bottino di punti per il duo di Woking; ancor di più dopo la partenza e tutto quello che è successo nelle prime curve, con Sainz e Norris a ritrovarsi 4° e 6°. E invece, prima il rookie inglese si ritrova in fondo al gruppo dopo un disastroso primo pit stop, per poi ritirarsi (giro 48); poi lo spagnolo fa il gambero, sprofondando nello stint finale con la media (prima S-H) fino ad un deludente 13° posto. Confermano l’andazzo negativo degli ultimi tempi Alfa Romeo e Haas. Il team di Hinwil vede Kimi Raikkonen ritirato (giro 58) ed Antonio Giovinazzi 14°, con la gara rovinata da un problematico pit stop, con l’italiano a ripartire quando la posteriore destra non era stata ancora nemmeno completamente infilata. Sempre più disastro per il team statunitense che, dopo aver a stento tenuto dietro la Williams di George Russell (16°) in Qualifica, in gara ha raccolto un 15° posto con Kevin Magnussen e un 17° con Romain Grosjean. Quest’ultimo, alla fine, finisce dietro la FW42 del rookie inglese che, dopo aver battagliato con Robert Kubica (18°), si toglie questo piccolo sfizio.

Gara nera per la McLaren in Messico. Carlos Sainz è solo 13°, Lando Norris (in foto mentre viene spinto indietro verso la propria piazzola ai box dopo un pit problematico) si ritira (foto da: youtube.com)

L’ultimo back-to-back stagionale si completerà il prossimo weekend con il Gran Premio degli Stati Uniti, al COTA di Austin.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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