F1 GP Azerbaijan 2019, Analisi Gara – La Mercedes continua a macinare record

Non c’è niente da fare. Anche a Baku, nel terzo Gran Premio d’Azerbaijan della storia, la Mercedes fa piazza pulita, domina e si regala la quarta doppietta consecutiva dall’inizio del campionato, evento mai successo prima nella storia della Formula 1. Le Frecce d’Argento fanno quello che vogliono, con un Valtteri Bottas che precede Lewis Hamilton per la seconda volta in stagione, riprendendosi la vetta nel Mondiale Piloti. Agli altri, praticamente, solo le briciole. La Ferrari, frastornata, non può far altro che raccogliere i cocci ed accontentarsi del gradino più basso del podio con Sebastian Vettel, pur non mancando, ancora una volta, l’ormai solita strategia cervellotica con Charles Leclerc, costretto al 5° posto (con il brodino del giro record. Non qualcosa di cui andare particolarmente fieri, vero presidente Elkann?). In mezzo una Red Bull da vorrei ma non posso, con Max Verstappen 4° e Pierre Gasly ritirato, dopo la sua miglior gara di questo difficile avvio di 2019. Passiamo a sviluppare i vari temi di questo weekend azero.

La stretta di mano tra Lewis Hamilton e Valtteri Bottas al termine del Gran Premio d’Azerbaijan, chiuso rispettivamente al 2° ed al 1° posto (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

MERCEDES, NON SI SBAGLIA UN COLPO. AVVIO DA RECORD E VALTTERI UNICO AVVERSARIO DI LEWIS

Nel 2014, dopo 4 gare la Mercedes vantava 154 punti, +97 sulla Red Bull; nel 2015 i punti erano 159, con un +52 sulla Ferrari; nel 2016, invece, 157 punti e un +81 sempre sulla Ferrari. Inutile dire come la situazione fosse diametralmente opposta nel 2017 (136 punti e appena un punto di margine sulla Ferrari) e un anno fa (minimo dell’era ibrida con 110 punti, -4 stavolta dalla Rossa). Quest’anno la Mercedes sta battendo ogni record: senza eliminare la regola del punto per il giro record (ottenuto dal solo Bottas in Australia), il team anglo-tedesco ha addirittura 173 punti (su 176 disponibili), con un margine sempre sulla Ferrari di +74. Un’enormità, considerando anche il fatto che, se la Ferrari è a -15 rispetto al 2018, la Mercedes registra un pazzesco +63.

Quarta gara dell’anno e quarta doppietta stagionale per la Mercedes. Mai nessuno come loro (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

Poco da aggiungere. Il team Campione dal 2014 sta vivendo un’avvio di stagione semplicemente perfetto, con un ingranaggio che, tra team, monoposto e piloti, ha ormai raggiunto un livello d’infallibilità che, anziché diminuire dopo tanti anni di dominio, sembra addirittura aumentare. E tanti saluti agli avversari. La W10 finora si è mostrata una macchina da guerra, evidentemente ‘nascosta’ fino alle qualifiche (e non succede solo da quest’anno…), che poi sprigiona la sua forza (sicuri sia tutta?) solo il sabato pomeriggio e in gara. Valtteri Bottas (5° vittoria in carriera) sembra davvero trasformato e deciso a rendere quantomeno dura la vita al plurititolato team-mate. Autore della pole, il finlandese non è partito benissimo, ma si è difeso con i denti (e correttamente) dall’assalto nelle prime due curve di un Lewis Hamilton che forse se lo aspettava più arrendevole.

Il podio del Gran Premio d’Azerbaijan 2019 (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

Sin da subito, Valtteri ha impresso un ritmo indemoniato; forse troppo, visto il calo avuto dalle soft poco prima del giro 10, che ha spinto i due della Mercedes a fermarsi prima delle previsioni (giro 12 Valtteri, giro 13 Lewis). Da lì in poi, la gara è stata sempre saldamente nelle mani delle Frecce d’Argento. Pur con Leclerc in testa, non c’è quasi mai stata la sensazione di un risultato diverso dall’ennesimo 1-2. I due hanno gestito il ritmo a piacimento, tenendo facilmente a bada Sebastian Vettel e provando a giocarsela tra di loro nel finale, a suon di giri record. Lewis arriva anche in zona DRS, ma all’inizio dell’ultimo giro, la presenza della Williams di Russell permette al finlandese di usare a sua volta l’ala mobile, mettendo al sicuro una vittoria che lo riporta in vetta alla classifica, seppur con un solo punto di margine sul bicampione in carica (87 a 86). E ora rotta su Barcellona: ultima spiaggia per altri, probabile nuova tappa di dominio per Wolff e i suoi.

FERRARI, E ORA? MACCHINA E MURETTO SONO PROBLEMI PIU’ CHE EVIDENTI

Altra gara, altro giro, altra scoppola. Può riassumersi così il weekend azero per la Ferrari che, arrivata con non poche speranze nel paese ex sovietico, rimpolpate dalle ormai croniche e menzognere prove libere. Il botto di Leclerc in Q2 è solo l’avvisaglia di un nuovo fine settimana in affannosa difesa, incapaci di opporre una resistenza adeguata ad un avversario forte come mai nella storia. La delusione delle qualifiche (Seb 3° a +0.302, con errore ex post non di poco conto nel lanciarsi per primo nell’ultimo time-attack) è seguita da una gara nella quale le Rosse non hanno mai dato veramente l’impressione di potersi inserire nel discorso per la vittoria. Il primo stint di Vettel con le soft è stato a dir poco negativo, come sostenuto dallo stesso pilota tedesco; un dato su tutti, dopo 6 giri, il gap da Bottas era di 9″ (!!!). Volontà di preservarle o enorme difficoltà nel farle funzionare? Stando sempre alle dichiarazioni post gara, direi 10-90.

Sebastian Vettel, nella suggestiva cornice del castello di Baku. Il tedesco e la Ferrari si sono dovuti accontentare del gradino più basso del podio (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

Meglio, invece, è andato Leclerc che, dopo aver perso qualche posizione nei primi chilometri, pagano l’atteso scotto delle medie, una volta portatele nella giusta finestra di funzionamento è risalito velocemente. Il monegasco, 6° al 5° giro, passa Verstappen in avvio di 9° giro e si lancia all’inseguimento dei primi, recuperando un bel pò di terreno ad ogni tornata. Dopo il pit dei primi, il monegasco si ritrova con circa 13.4″ di margine su #77 della Mercedes; gap che si erode man mano, fino al sorpasso di Valtteri in avvio di giro 32. In breve anche Lewis e Sebastian passano Charles, che si ferma al giro 34, montando le Soft. Ma la gara dell’ex Sauber è ormai finita: rientrato in pista subito dietro alla Red Bull di Gasly, liberatosene, Leclerc si ritrova troppo lontano da Verstappen, decidendo (come da lui stesso confermato a fine gara) di tirare i remi in barca e di pensare solo a fare il giro record, agguantato al penultimo giro (1:43.009), non prima di aver effettuato anche un terzo cambio gomme. Più avanti, invece, Vettel non è mai in grado di portare un attacco a Hamilton, dovendosi per forza di cose accontentare del gradino più basso del podio.

Cosa porta a casa la Ferrari di questo Gran Premio d’Azerbaijan? Ben poco, a parte un gran mal di testa e una Mercedes involata dopo appena quattro weekend. L’inverno ‘rosso’ è ormai da archiviare come un’illusione acclarata. Quella monoposto che sembrava disegnare magie al Montmelò si è vista soltanto in Bahrain, finendo male causa affidabilità ed errori. Nelle altre uscite sono state botte da orbi (quelle rifilate dalla Mercedes s’intende). Quel che ormai sembra evidente è la difficoltà della SF90 di riuscire ad utilizzare le Pirelli nella loro giusta finestra di funzionamento, con un comportamento della monoposto bollato in maniera poco confortante da Vettel come ‘un cubo di Rubik. A ciò si aggiunge ancora una volta un muretto che, a livello di strategie, continua a commettere errori (o presunti tali, dipende dai punti di vista).

Charles Leclerc, durante il terzo ed ultimo pit stop, dopo il quale ha ottenuto il giro record. Una gara, quella del monegasco, conclusa con un deludente 5° posto (foto da: twitter.com)

Ora, ok che la strategia di Charles era giocoforza condizionata dall’esser partito con le ‘gialle’ (a proposito, in Q2, con le temperature in calo anche causa stop per incidente di Kubica, ex post si è rivelato un azzardo), ma c’era davvero bisogno di farlo marcire con quelle gomme per 34 giri, condannandolo ad un finale di gara con l’unico misero obiettivo del giro record? Vero, si temeva che le Soft non avrebbero potuto coprire una ventina di giri, e diciamo che Rueda&co hanno puntato ‘sul sicuro’ (i team radio sono emblematici al riguardo); altrettanto vero che la dura non l’ha provata nessuno. Sorge però una domandina: date queste premesse, perso per perso, non valeva la pena fermare Charles subito prima o subito dopo il sorpasso di Bottas, in modo da ritrovarsi poco dietro Verstappen e non a 20″ (e pure dietro a Gasly) come poi accaduto? Si poteva azzardare montando la bianca; poteva andar male, ma poteva anche girarti bene e garantirti un finale all’attacco. Chissà. Meglio sbagliare rischiando che sbagliare andando conservativi (sempre mio modestissimo parere eh). Intanto, tornando alle cose più importanti, la Mercedes saluta, andando verso il sesto titolo di fila. Barcellona non è l’ultima spiaggia? Penso proprio il contrario invece. La stagione o la si gira adesso, oppure sarà sangue amaro; ancora una volta.

RED BULL, VERSTAPPEN SEMPRE SOLIDO. GASLY SFORTUNATO

Weekend positivo ma non troppo per la Red Bull in riva al Mar Caspio. Da un lato abbiamo un Max Verstappen che, dopo delle buonissime qualifiche, ha badato più che altro a portare a casa il massimo risultato possibile, ovvero il terzo 4° posto di fila. Nel finale, a dir la verità, l’olandese sembrava in grado di insidiare il gradino più basso del podio di Vettel; ma, dopo il problema che ha portato al ritiro di Gasly, il muretto Red Bull gli ha consigliato di tirare i remi in barca e di non rischiare. Gasly, appunto, ha vissuto un weekend finalmente di buon livello, sebbene la disattenzione a fine PL2, quando ha mancato le operazioni di peso della monoposto, sia grave ed abbia comportato la partenza dalla pit lane. Detto ciò, Pierre è riuscito a risalire dal fondo fino alla 6° posizione abbastanza velocemente, mettendosi in condizione di giocarsi la 5° posizione con Leclerc. Il problema al semiasse, però, lo ha tolto di mezzo. In generale una Red Bull che, come da previsioni, ha sofferto sul lunghissimo rettilineo di Baku, non brillando però particolarmente nemmeno nel guidato.

Max Verstappen durante la bagarre del primo giro, affiancato dalla Racing Point di Sergio Perez. L’olandese ha fatto il massimo anche a Baku, portando a casa il 4° posto (foto da: twitter.com/redbullracing)

GLI ALTRI: SORRISI (E PUNTI) IN CASA RACING POINT E MCLAREN. KIMI ARTIGLIA IL 10° POSTO. GIORNATA NO PER TORO ROSSO, HAAS E RENAULT.

Sono Racing Point e McLaren le vincitrici della gara ‘degli altri’ in quel di Baku, chiudendo con tutte le macchine, tra l’altro, a pieni giri. Sergio Perez, da vero specialista di questo circuito cittadino, dopo l’ottima qualifica, conduce la sua Racing Point ad un ottimo 6° posto, dopo aver passato tutta la gara alle spalle dei big (e qualche giro davanti a Verstappen, nelle prime fasi). Bene i due di Woking, che confermano il buon inizio di 2019 andando a punti sia con Carlos Sainz (7°, prima soddisfazione personale della stagione) sia con Lando Norris (8°). L’aria di Baku fa bene anche a Lance Stroll, che si rifà dopo due gare deludenti con un discreto 9° posto. Quarto arrivo nei 10 su quattro per Kimi Raikkonen: il finlandese si conferma il valore aggiunto per un’Alfa Romeo ancora non in piena forma, rimontando dal fondo dopo la partenza in pit lane e cogliendo un punticino che fa morale.

Ottimo risultato per Sergio Perez, che arriva 6° a Baku. Bene anche Lance Stroll, che chiude in 9° posizione (foto da: twitter.com/RacingPointF1)

Fuori dai punti giunge la Toro Rosso, che aveva ben altre aspettative, soprattutto dopo la 6° piazzola conquistata da Daniil Kvyat. Il russo, però, è sfortunato ed incolpevole nell’attimo di follia di Daniel Ricciardo che, finito lungo in curva 2 per attaccare proprio il russo, mette la retro senza avvedersi della STR14, centrandola in pieno. Risultato: entrambi ritirati e l’ex Red Bull che a Barcellona dovrà scontare una penalità in griglia di 3 posizioni. Subito fuori dai punti è arrivato Alexander Albon (11°), che ha preceduto un Antonio Giovinazzi (12°) in ripresa ma condizionato (si sapeva) dalle 10 posizioni di penalità in griglia. Domenica nera per la Haas, che continua a faticare maledettamente la domenica, cogliendo un misero 13° posto con Kevin Magnussen, mentre Romain Grosjean si è dovuto ritirare precauzionalmente per dei problemi ai freni. Male più in generale la Renault, dato che Nico Hulkenberg, unico al traguardo per la Losanga, porta a casa un 14° posto, avanti solo ai due della Williams, George Russell e Robert Kubica, rispettivamente 15° e 16° a due giri di ritardo. Un weekend da tregenda per il moribondo team di Grove, con il tombino che ha sfasciato la monoposto di Russell (ah, gli organizzatori del GP pagheranno i danni) e il botto di Kubica in Q1.

La Formula 1 tornerà in pista nel weekend del 10-12 Maggio al Montmelò di Barcellona per il Gran Premio di Spagna.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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