Esclusiva – Andrea Todisco: “Vi racconto tutti i segreti della F1”

Intervistiamo Andrea Todisco, ex pilota di grande talento che ha anche fatto parte del team ufficiale di Formula 1 di quella che fino all’anno scorso chiamavamo Toro Rosso, attualmente “Alpha Tauri”. Lui ci porterà per mano all’interno della sua incredibile esperienza in circuito, dapprima da pilota e poi come parte integrante dei team di F1, F2, F3, F4 e GT.

Andrea Todisco al lavoro sulla Toro Rosso. Fonte: Andrea Todisco

Intervista ad Andrea Todisco

Gli occhi di Andrea si illuminano quando racconta della sua vita, avventurosa e piena di emozioni ad alta velocità. Una vita in un circuito, con la frenesia della gente, l’emozione che si taglia a fette e l’adrenalina che vola come un fil rouge attraverso ogni cosa che accade, accarezzando la ruggente melodia dei motori in prova e calpestando il tappeto di voci in diverse lingue, mentre tutto scorre veloce in quell’attimo eterno che precede una gara. Quello che per molti di noi è un sogno, per Andrea Todisco è la normalità. Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Andrea, com’è iniziata la tua passione per il motorsport?

“È stato mio padre a trasmettermela. Mi ha comprato lui il mio primo kart , per gioco. Poi abbiamo iniziato ad andare in giro spendendo il minimo possibile con il nostro furgone, metà albergo e metà officina: di giorno ci lavoravamo e di notte dormivamo lì dentro.

Ad undici anni ho vinto il Campionato Italiano, battendo Davide Valsecchi. Sono passato di categoria e poco dopo sono diventato pilota ufficiale per Birel Motorsport per 4 anni. Dopodichè ho guidato per CRG per altri 4 anni. Ho fatto diverse gare importanti, principalmente internazionali, ottenendo ottimi risultati, sempre nella Top Ten. Quando non avevo gare ho iniziato a seguire mio padre sulle piste e lavorare come meccanico nel suo team già a 13 anni. In seguito mi sono preso una pausa e ho lavorato per l’officina di famiglia. Risultato: mi mancava l’adrenalina, avevo bisogno di nuovi stimoli.”

Chi hai incontrato nella tua carriera come pilota che poi è entrato in F1?

“Beh, ne ho incontrati diversi. Ti dicevo di Valsecchi ma anche Buemi, Hulkenberg, Sebastian Vettel… Avevo come avversario AIguersuari e ho conosciuto anche Kubica , che correva in un’altra categoria in quanto più grande, c’era un bel rapporto. Non di F1 ma DTM ma ho incontrato anche Witmann . Il più tosto? Ovviamente Hulkenberg, aveva una forza mentale davvero incredibile.”

I tuoi maggiori risultati in pista?

“Sono arrivato primo al Campionato Italiano, 4 all’ Europeo Junior, ho vinto il Trofeo Margutti contro Buemi, la Coppa Costruttori… Sono arrivato sempre in ottime posizioni.”

Come sei arrivato in F1? In che ruolo?

“Ho seguito un corso formativo a Monza, come “Meccanico di Motorsport”. Ho iniziato con Trident in GP3 e poi sono passato in GP2. Poi ho lavorato in F1, per la Toro Rosso, nel test team, con l’occasione di andare in gara.

Ero meccanico nel test team. Dopo ogni gara smontavo le macchine perchè andassero a revisione e preparavo i pezzi per portare avanti il lavoro dei ragazzi del race team, di circa il 15-20%. In gara ricoprivo il ruolo che serviva.”

Al Circuito di Baku. Fonte: Andrea Todisco

Che aria si respira in un paddock prima e durante un GP?

“La F1 è ineguagliabile: porta tutto all’estremo. Alla base c’è un budget economico alto che ti permette di goderti appieno l’esperienza, assaporando culture diverse e visitando luoghi che altrimenti non avresti visitato. La cosa più bella è il pubblico, che crea un’atmosfera magica.

Quando lavori ti concentri al massimo, niente è lasciato al caso. L’aspetto particolare è che non capisco come sia possibile ma appena iniziata la gara, lo stress cala invece di salire. Forse è perchè scarichi in pochi istanti tutta l’adrenalina che hai, con la concentrazione e l’attenzione al massimo. Ecco perchè in tv si vedono i meccanici che dormono durante la gara fino a poco prima di ogni pit-stop!”

Andrea al circuito di Montmelò Fonte: Andrea Todisco

Ci racconteresti l’esperienza più particolare che hai vissuto?

“Quando avevo 14 anni volevo passare in una categoria superiore in cui potevi accedere solo a 15 anni e a me mancavano pochi mesi. Trovammo un certificato di nascita reale ma con la data sbagliata: io sono di aprile e lì risultavo di gennaio, così usammo quello per farmi correre. In finale, parto 11 a causa di noie tecniche e inaspettatamente vinco la gara. Un mio avversario, però, era stato mio compagno di squadra ed i genitori fecero notare il “trucco”, così mi venne sospesa la licenza per otto mesi. Anni dopo, ero in diverse vesti ed ero a pranzo con Emanuele Pirro il quale, non sapendo che si trattava di me, mi racconta la mia storia. Era stato suo padre ad avermi sospeso la licenza! Non solo, la parte divertente è che mi ha raccontato che anche suo padre quando era piccolo aveva fatto la stessa cosa con lui.”

Come si prepara dall’interno un GP?

“La maggior parte del lavoro si prepara a casa. A casa, infatti, prepari il più possibile per agevolare il lavoro in pista, tenendo conto che spesso si presenta qualche imprevisto che rallenta i piani previsti. Ogni piccola cosa va visionata nel dettaglio, dietro un singolo pezzo ci sono diverse persone. I passaggi che creano un pezzo di F1 fra cui: progettazione, produzione e montaggio finale. Inoltre, c’è una sequenza precisa nell’assemblaggio delle varie componenti che va assolutamente rispettata.

Nel mio campo ci sono diverse persone che si occupano della meccanica della macchina: il capomacchina, che lavora e supervisiona il lavoro altrui, un anteriorista, addetto al montaggio in-board e out-board dell’avantreno e dell’abitacolo, poi un posteriorista che si occupa dell’assemblaggio di mozzi, leve e posteriore dell’auto in generale ed un altro, che è sistemista che si occupa dei collegamenti dei radiatori e dei tubi. Poi c’è l’idraulico, che assebla i componenti sia singolarmente che in macchina ed il cambista che si occupa del cambio dall’interno e poi lo consegna a chi di dovere perchè venga montato in macchina.”

La magia del pit-stop: dare il massimo in pochi secondi, perchè è determinante per la gara. Come si prepara il pit-stop perfetto e come si regge la pressione?

“Abbiamo un Personal Trainer che ci segue sempre in pista e a volte a casa, altrimenti andiamo in palestra. Inoltre, facciamo riscaldamento anche prima di una prova di pit-stop. é il Team Manager che dispone di noi come pedine, decidendo chi fa cosa.

Il pit-stop perfetto si crea grazie alla completa sintonia con gli altri: lavori su te stesso per loro e alla fine ogni movimento viene naturale perchè si lavora sempre con le stesse persone. Ci sono tre persone su ogni ruota: uno toglie la ruota, l’altro mette su e il terzo è il “pistolero”.”

Andrea in Messico durante una prova di pit.-stop. Fonte: Andrea Todisco

Com’è la vita “on the go” fra un circuito e l’altro?

“È la passione a fare la differenza. Deve piacerti quello che fai, immensamente, altrimenti sarebbe dura fare tutte quelle ore di volo, con il jet-leg che ti assale e stare in piedi ogni giorno a lavorare anche per 12 ore però se c’è la passione che ti sostiene al 100% è davvero pazzesco.”

Cosa ti manca e cosa no della Formula 1?

“L’adrenalina del pit-stop e soprattutto vedere i posti che con altre categorie non vedi. Nonostante lavori molto intensamente, riesci a respirare le diverse situazioni e si crea un’atmosfera particolare, indescrivibile a parole, come quella che ho vissuto a Montreal o in Messico. Non c’è proprio niente che non mi manchi, l’unico rimpianto è di non aver trascorso l’intera stagione in trasferta.”

Progetti per il futuro?

“Al momento sono concentrato sul mio ruolo attuale ma ho qualche idea per il futuro.

Io ho passato tutta la mia vita in un circuito, conosco bene tutta la strada che ti conduce fino in cima, sia come pilota che come parte di team importanti e mi piacerebbe essere la figura che a me è mancata, la linea – guida che conduce il pilota sia nelle Formule che nei GT.”

Si conclude qui il nostro passaggio in quell’auto velocissima a 300 km/h che è la vita di Andrea Todisco, una storia che continuerà ad arricchirsi sempre di più di emozioni e lo ringraziamo molto per essersi aperto con noi, con una sincerità disarmante ed avere condiviso con noi la sua storia.

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Silvia Giorgi

Informazioni sull'autore
Classe 1990, mi sono laureata in Lingue a Bari (ne parlo 4) e appassionata di sport da sempre (ho fatto equitazione per un bel po'). Sin da bambina ho sempre avuto il sogno di diventare una giornalista sportiva. Gli sport che amo di più sono equitazione, pattinaggio su ghiaccio e il motorsport a 360 gradi. Il mio preferito? La Formula 1, ovviamente.
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