Esclusiva – Zoff: “Euro1968 e Mondiali1982 con l’Italia, Juventus e Napoli: vi racconto tutto! Su Donnarumma e Meret…”

Stadiosport.it ha intervistato in esclusiva Dino Zoff, ex calciatore di Juventus, Napoli, Mantova e Udinese, Campione d’Europa e del Mondo con la Nazionale Italiana.

Come si è avvicinato al Mondo del Calcio?
Z: “Una volta si giocava al calcio, era lo snodo principale dei bambini, io ho sempre giocato, ero bravino e ho fatto una scalata normale”.

Lei debutta in Serie A con la maglia dell’Udinese, cosa si ricorda di quegli anni?
Z: “Beh ricordo anche delle difficoltà perché all’inizio è una prassi legata alle cose che si fanno che possono essere buone o cattive al momento però nella sostanza ho sempre progredito”.

Successivamente passa al Mantova nell’estate del 1963 e tra le varie partite che lei ha disputato c’è una che costa lo scudetto alla Grande Inter e in questa partita il suo Mantova batte l’Inter, se la ricorda?
Z: “Sì, l’ultima giornata del 67 e quindi vincemmo noi 1-0 e quindi l’Inter perse il campionato a scapito della Juventus, me la ricordo benissimo, è stata una grande partita, siamo stati bravi e un pò fortunati, l’Inter non è riuscita a fare gol e quindi è finita 1-0”.

Tra l’altro quell’estate si vociferava di un suo trasferimento al Milan, ma poi approdò al Napoli, quell’estate che cosa è successo?
Z: “E’ successo che ero dato al Milan da molti mesi, Milan e Mantova non si accordarono sulla cifra e quindi si inserì il Napoli e fui preso dal Napoli a mezzanotte del termine dell’ultimo giorno di passaggio tra una squadra e l’altra”.

L’anno dopo debutta in Nazionale in una gara di qualificazione all’Europeo del 1968, che emozione ha provato nell’indossare la maglietta azzurra per la prima volta?
Z: “Ma sai, maglia azzurra, sul campo dove giocavo con il Napoli, con il pubblico napoletano, quindi tutte le componenti di gioia e responsabilità”.

Tra l’altro lei era considerato in quel periodo con Albertosi il miglior portiere del mondo, tra voi com’era vissuta questa rivalità in Nazionale?
Z: “Era certamente rivalità, eravamo un po’ diversi caratterialmente, la lotta per il posto era nelle regole, tra due ottimi portieri”.

Quell’Europeo del 1968 viene vinto proprio dall’Italia, cosa ricorda di questo straordinario trionfo?
Z: “Devo dire che questo è stato uno dei primi trionfi che coinvolse veramente la coreografia del pubblico, a fine partita ci fu una manifestazione di entusiasmo che ricordo molto volentieri”.

Due anni dopo, nei Mondiali messicani l’Italia sfiora la vittoria, lei crede che senza quei tempi supplementari contro la Germania si poteva battere il Brasile?
Z: “Il Brasile era difficile, infatti il risultato è stato chiaro, il Brasile era una grandissima squadra con Pelé e quindi non era semplice, noi venivamo dai tempi supplementari con la Germania e un po’ di stanchezza c’era, però insomma, con quel Brasile era difficile”.

In quel periodo si parlava del dualismo in campo Rivera-Mazzola, per lei potevano coesistere tutti e 2?
Z: “In quei frangenti è successa quella diatriba, però tante partite della Nazionale prima di arrivare in Messico le fecero insieme in campo”.

Tra i due se lei ne dovesse scegliere uno, chi sceglierebbe nella sua squadra ideale?
Z: “Erano due giocatori diversi, Mazzola arrivava da essere attaccante, Rivera è sempre stato centrocampista. Con diversità, ma veramente grandi tutti e 2”.

Per lei che ha affrontato grandi campioni, chi era il più forte tra Pelé, Maradona, Cruijff e Platini?
Z: “Senza dubbio Pelè e Maradona erano un gradino sopra gli altri, un po’ diversi, Maradona più artista, Pelè più completo su tutto, i due più grandi erano loro. Poi c’erano Cruijff con cui ho giocato contro tante volte e Platini che erano pure bravi”.

Come giudica complessivamente la sua esperienza al Napoli?
Z: “Straordinaria, sotto tutti gli aspetti, sono arrivato, ho avuto grande considerazione, ho giocato in Nazionale, direi veramente un grande ricordo”.

Nell’estate del 1973 c’è il trasferimento alla Juventus, a quale trionfo è più legato?
Z: “Oltre la Nazionale, nella quale sono l’unico che ha vinto Europeo e Mondiale, nell’ambito delle squadre di club sia stata la Coppa Uefa 1976/77 dove eravamo una squadra tutta italiana, l’unica squadra italiana di tutti i tempi a vincere una coppa così, era anche uno dei primi trofei a livello internazionale della Juventus”.

Nel 1974 l’Italia si presenta come una delle favorite al Mondiale Tedesco, lei tra l’altro viene da un record di imbattibilità che in Nazionale dura da due anni. Cosa non funzionò?
Z: “Eravamo in un momento di cambiamento generazionale, magari ad alcuni mancava qualcosa e ad altri qualcos’altro”.

Nel Mondiale del 1982 l’Italia trionfa, eppure prima di quella manifestazione, la Nazionale fu accompagnata mediaticamente da molte critiche, come riuscì Bearzot a tenere il gruppo compatto?
Z: “Con l’onestà e la la bravura che noi riconoscevamo al condottiero. C’erano pre concetti legati alle critiche, bastava valutare in modi differenti per capire che era più una presa di posizione sul tecnico e di conseguenza anche alla squadra. Però con un generale così vincere era possibile”.

C’è il curioso aneddoto legato alla partita a carte sull’aereo, chi sbagliò a dare il famoso 7?
Z: “Sbagliò Pertini che giocava con me e mi fece perdere e lo ammise qualche tempo dopo”.

Tra i suoi compagni c’era Pietro Anastasi, perché ad un certo punto venne ceduto dalla Juventus all’Inter?
Z: “Sono scelte della società, facevano quello che era nelle regole di una società. Scambiarono Anastasi con Boninsegna ecc”.

Tra i suoi maestri lei ha avuto Bearzot e Trapattoni, in cosa si assomigliavano e in cosa differivano?
Z: “Trapattoni è un lavoratore, entusiasta, Bearzot era allenatore della Nazionale, quindi ruolo diverso, era un po’ più generalista ecco, con meno possibilità di lavorare giornalmente, però due grandi”.

Lei diventa allenatore e con la Juventus nella stagione 1989/90 conquista Coppa Italia e Coppa Uefa, cosa ricorda di queste due importanti conquiste?
Z: “Due prestazioni straordinarie, Coppa Uefa per aver vinto in Europa, con la Coppa Italia, aver battuto il grande Milan degli olandesi in casa del Milan, una cosa non di poco conto”.

Lei successivamente entra nella Lazio e conosce Sergio Cragnotti, come descriverebbe quella squadra e Sergio Cragnotti?
Z: “Io entrai un po’ prima di Cragnotti, era un’altra Lazio quando arrivò lui ma creò dei presupposti importanti, infatti si è arrivati a vincere il campionato ecc. L’entusiasmo e la voglia di vincere di Cragnotti sono stati determinanti”.

Tra i portieri italiani che stanno giocando chi le piace di più?
Z: “E’ un periodo buono per i portieri, c’è Donnarumma, che gioca già da tempo. Insieme a Meret sono i due rappresentati giovani con grande avvenire”.

Nella corsa Champions League oltre all’Inter chi conquisterà gli altri piazzamenti?
Z: “Lì è una bella lotta, ci sono 4/5 squadre che si lottano il posto, anche la Lazio ha la possibilità di inserirsi. Sarà bella da vedere in questo periodo”.

Tra i vari calciatori che ha affrontato c’era qualcuno con un tiro difficile da parare che le toglieva il sonno la notte?
Z: “Io ho giocato con i migliori in assoluto in Italia e in Europa, non è che non dormivo per gli attaccanti. Magari quando c’era la partita era meglio, dormivo di meno ed ero più pronto”.

Il comico, imitatore e autore Roberto Valentino con il suo Gruppo Facebook “Pes Graffiti” sta rigiocando il Campionato 1979/80 e ha rigiocato quello 1969/70. Il gruppo sta ottenendo visualizzazioni e consensi, lei crede sia un bel modo per ricordare quel calcio che fu dei numeri dall’1 all’11?
Z: “Guardi non sono molto addentrato, però sicuramente far ricordare quei momenti e quei ricordi è molto bello”.

Luca Meringolo © Stadio Sport

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