Esclusiva Stadiosport- Enrico Buonocore : “Oggi nel calcio mancano i valori. Messina sempre nel mio cuore, a Cosenza e Ravenna stagioni importanti”

In esclusiva ai microfoni di Stadiosport.it, Enrico Buonocore, ex attaccante con la fantasia al potere fino a meritarsi il soprannome “Il poeta d’Ischia”.

Nel corso della sua carriera si è affermato in maniera importante in Serie B e C, vestendo diverse maglie di squadre importanti, ma quelle dove ha avuto l’exploit sono senz’altro Ravenna, Cosenza e Messina, tutte piazze prestigiose a cui ha dato e ricevuto tantissimo. Prima di appendere gli scarpini al chiodo ha militato in diverse società dilettantistiche tra queste l’Ischia, squadra della sua città. Oggi fa l’allenatore e l’ultima sua esperienza purtroppo non fortunata è stata come vice del suo amico Salvatore Marra proprio a Messina, dove hanno trovato una realtà lontana da quella di quando erano giocatori. Con Buonocore comunque abbiamo parlato oltre che della sua carriera calcistica e degli allenatori avuti anche di altre tematiche riguardanti il mondo del calcio e ci ha raccontato davvero molte cose interessanti, ribadendo grande attaccamento ai veri valori morali e sportivi.

Ciao Enrico, chi ti ha attribuito il soprannome “Il poeta di Ischia” ?

“Questo soprannome mi fu dato da un mio amico verso fine carriera a 34 anni quando giocavo ad Ischia. Questo mio amico mi disse “tu sei l’uomo che detesta l’ovvio”(sorride),riferendosi alle mie qualità tecniche”.

La tua affermazione in Serie B è stata nella stagione 94-95 con il Cosenza di Alberto Zaccheroni, sfiorando una storica promozione in Serie A, che tipo di squadra era ?

“Quel Cosenza era fortissimo, avevamo giocatori straordinari in tutti i reparti basti pensare a gente come Zunico, Vanigli, Ziliani, Napolitano, Monza, De Paola, Miceli, Marulla, Negri, il quale in quella stagione fece benissimo segnando 23 reti, poi a gennaio arrivò Palmieri dal Bologna, che era un grande attaccante. Mister Zaccheroni arrivò a Cosenza dopo essere stato reduce da una serie di esoneri, ma da quell’anno in poi dimostrò tutta la sua bravura, diventando poi un tecnico molto importante. In quella stagione se non avessimo avuto la penalizzazione di 9 punti sono certo che saremmo andati tranquillamente in A”.

        

Bisogna anche considerare che quella Serie B non è paragonabile a questa di oggi, sei d’accordo?

“Si decisamente, quella Serie B era di un livello molto più alto rispetto a questa di oggi, dove vedi più corsa e meno qualità. I giocatori che c’erano a quel tempo oggi giocherebbero tranquillamente titolari in A, basti pensare a gente come Francioso che ha giocato con me a Ravenna, Agostini, Flachi, Dolcetti, un anno in B ci fu anche la Fiorentina con Batistuta, senza poi dimenticare Muzzi, il quale era retrocesso col Pisa e fece successivamente una grande carriera. Le squadre erano fortissime e il livello era altissimo, oggi invece non è così. Il livello comunque si è abbassato in tutte le categorie, oggi un giovane gioca perché lo impone il regolamento, ma non perché sono pronti, c’è anche da dire che prima c’erano più soldi.Io a Messina ho vinto a 30 anni un campionato di Serie C contro squadre come Ascoli, Palermo e Catania, che erano davvero fortissime”.

Quello che tu giustamente dici, pensi che sia anche dovuto all’eliminazione di una categoria come quella della Serie C2 ?

“Io penso che in questi anni si è lavorato male nei settori giovanili, purtroppo si penalizza un ragazzo bravo tecnicamente ma meno dotato fisicamente invece si preferisce puntare su giocatori più dotati fisicamente e con meno qualità, questo lo trovo sbagliato. Nella Nazionale di oggi non mi identifico in nessuno mentre una volta avevamo i vari Baggio, Zola, Totti, campioni che ti emozionavano davvero. Tra C1 e C2 c’erano cinque gironi però con più qualità, oggi senza la C2 c’è di conseguenza un numero minore di giocatori e quindi avrebbe dovuto esserci più qualità, invece non è così”.

Pensi che Lorenzo Insigne può essere accostato a quei campioni del nostro calcio che tu hai citato ?

“Insigne quest’anno ha fatto bene nel Napoli ed è fortissimo, poi lui essendo napoletano non è facile, quindi è stato bravo, mi ha davvero sorpreso. Lui rispetto ai campioni che ho menzionato gioca più esterno nel 4-3-3. Per come gioca il Napoli, un attaccante è avvantaggiato poi è chiaro che devi avere anche delle qualità”. 

Visto che parliamo del Napoli, ti piace il tipo di calcio del tecnico partenopeo, Maurizio Sarri ?

“E’ un allenatore che ricordo quando ero giocatore, infatti ne parlavo molto con i miei compagni, all’epoca guidava l’Arezzo, oltre ad essere bravo e a fare un bel calcio, è uno che si è fatto dal nulla nonostante non abbia mai giocato, comunque mi piace molto il modo con cui fa giocare le sue squadre”.

Nel corso della tua carriera da calciatore, quanto è stato importante Walter Novellino?

“Novellino è stato molto importante per me, l’ho avuto al primo anno di B a Ravenna con cui ero reduce dal campionato vinto in Serie C, eravamo una bella squadra, con il mister si faceva un bel calcio e in quella stagione sfiorammo anche la promozione in A. In quella squadra oltre a me c’erano anche giocatori di qualità come Zauli e Scwhoch. Tra gli allenatori avuti non dimentico neanche Del Neri e Guidolin, i quali mi hanno insegnato tanto quando ero giovane”.

   

Novellino successivamente ti volle in Serie A  al Venezia, visto il tuo grande talento cosa ti è mancato per affermarti nella massima serie ?

“Sono arrivato in A grazie a lui all’età di 28 anni, per la mia mancata affermazione avrà influito anche il fatto di avere un procuratore che poi ha avuto tanti giocatori, ma all’epoca non era importante. Ho pensato spesso, come mai altri giocatori che in B avevano fatto meno bene di me poi riuscivano ad essere ingaggiati nella massima serie mentre io ho sempre avuto molto mercato solo in Serie B, infatti mi cercarono in quell’anno squadre importanti come Brescia, Lecce e Reggina, che dopo quella stagione andò in A, però essendo richiesto solo nella serie cadetta ho preferito alla fine restare a Ravenna, dove ero di casa, stavo bene e inoltre disputavamo campionati importanti, poi anche per essere riconoscente al presidente Corbetta”.

Tu hai dimostrato durante la tua carriera di fare scelte dettate dal cuore, cosa che oggi purtroppo non avviene più. Quando parliamo di cuore non posso che rifermi ai tuoi anni trascorsi al Messina, piazza che ti ha amato tanto e a cui tu hai regalato tante gioie, che ricordi hai di quei tempi ?

“Io a Messina ci ho giocato per quattro stagioni e aldilà dei campionati vinti c’era un ambiente fantastico, eravamo una famiglia e la città inoltre stava bene a livello economico, tutte le volte che sono tornato è come se non me ne fossi mai andato”. 

Parlando sempre del Messina, facciamo riferimento alla tua ultima esperienza da tecnico. Sei tornato in giallorosso insieme al tuo amico Salvatore Marra, che difficoltà avete trovato durante la vostra permanenza in panchina ?

“Io e Salvatore siamo amici da una vita, mi propose di affiancarlo in questa nuova avventura e non potevo dire no, poi entrambi siamo molto legati a questi colori avendoci giocato. Siamo arrivati a pochi giorni dall’inizio del campionato, trovando una situazione davvero difficile, con una società totalmente assente, senza stipendi, giocatori arrivati in quei giorni per giunta fuori condizione. C’erano anche giocatori che volevano andar via perché non venivano pagati e io insieme a Marra siamo riusciti nel farli rimanere. Durante la nostra permanenza di due mesi e mezzo, siamo stati bravi a non far uscire nulla dallo spogliatoio, non ci siamo mai nascosti dietro gli alibi quando i risultati non arrivavano, inoltre siamo stati sfortunati in alcune gare che purtroppo non abbiamo vinto pur giocando bene. Sicuramente avremmo anche fatto i nostri errori, ma abbiamo dato il massimo purtroppo le difficoltà erano troppe”. 

    

Tu pensi che il Messina con la nuova proprietà potrà un giorno tornare grande ?

“Io lo spero di cuore anche se oggi per vincere servono i soldi , interessante comunque l’idea di voler tornare a giocare allo stadio Celeste, però Messina ha l’obbligo di essere protagonista nel calcio che conta. In Lega Pro bisognerebbe prendere esempio dal Francavilla, una squadra forte, società ricca e che fa un calcio pulito, vedrai come nel giro di 2-3 anni andranno in B”.

Nel corso della tua vita calcistica le scelte che hai fatto sono state prevalentemente dettate dal cuore, oggi invece viviamo in un calcio dove il denaro la fa da padrone, basti vedere recentemente la vicenda legata a Donnarumma, qual’è il tuo pensiero?

“I valori per me sono fondamentali, purtroppo oggi è cambiato tutto e a me così non piace, ho ammirato quest’anno Enrico Nicolini che  essendo Sampdoriano nel cuore ha detto no al Genoa per andare a fare il vice di Mandorlini, questo ti dimostra l’attaccamento alla maglia. Purtroppo ora è tutto basato sugli interessi economici, io anche ho conoscenze nel mondo del calcio, ma non andrei mai ad allenare scendendo a dei compromessi del tipo portare sponsor nelle società o cose del genere come purtroppo accade, non riuscirei a entrare in uno spogliatoio, per me il calcio è passione. Riguardo Donnarumma, non so quali siano i motivi effettivi del suo rifiuto però sicuramente è un predestinato e diventerà il portiere più forte al mondo anche restando al Milan, che a 16 anni ha avuto il coraggio di lanciarlo in A”.

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Rocco Calandruccio

Informazioni sull'autore
Docente e opinionista radiofonico, collaboro con StadioSport da maggio 2016. Il calcio è la mia filosofia di vita, pratico Calcio a 5 con amore e passione, ma adoro scrivere tutto ciò che riguarda lo sport più bello del mondo.
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