Esclusiva Stadiosport – Elmar Bergonzini: ”Ancelotti obbligato a vincere al Bayern Monaco. Draxler? PSG o Arsenal”

Elmar Bergonzini, giornalista della Gazzetta dello Sport, collaboratore di Fox Sports e corrispondente in Italia per Kicker, ha commentato in esclusiva ai microfoni di Stadiosport.it i casi Carlo Ancelotti al Bayern Monaco e Julian Draxler al Wolfsburg, consigliando alla Fiorentina la chiave per superare il Borussia Mönchengladbach in Europa League

Nell’ultimo mese la Bundesliga è stata teatro di grandi polemiche e casi. Il primo ha coinvolto Carlo Ancelotti, criticato dopo tre partite senza vittoria con il Bayern Monaco. Il secondo, invece, ha avuto come protagonista Julian Draxler, che ha chiesto la cessione al Wolfsburg ed è stato messo fuori rosa dal tecnico Valérien Ismaël, sostituto di Dieter Hecking

Noi di Stadiosport.it abbiamo chiamato un grande esperto di calcio tedesco, Elmar Bergonzini, giornalista della Gazzetta dello Sport, collaboratore di Fox Sports e corrispondente in Italia per Kicker, che si è espresso in questi termini in esclusiva ai nostri microfoni. 

Il Bayern Monaco è tornato in testa alla classifica della Bundesliga. E’ la rivincita di Ancelotti oppure credi che le critiche dei tedeschi erano legittime?
«E’ un po’ presto per essere la rivincita, come erano premature le critiche. Credo che Ancelotti abbia l’obbligo di vincere con il Bayern Monaco. E’ la difficoltà di assumere l’incarico e sedersi sulla panchina di questi top club europei, dal Bayern alla Juventus, dal Barcellona al Real Madrid, che sei condannato a vincere. Quindi, nel momento in cui sei secondo, le critiche sono comprensibili, anche se, oggettivamente, anticipate e frettolose, perché va ricordato che Ancelotti è l’unico allenatore nella storia del club bavarese ad aver vinto le sue prime 8 partite. Il precedente record era di Otto Rehhagel che, però, si era fermato a 7. Sono nel mezzo, non si può parlare di rivincita, perché è a pari punti con una neopromossa, ma è sbagliato giudicare il suo lavoro, perché ha preso in mano una squadra molto forte, ma plasmata da Guardiola. Di conseguenza, ha bisogno di un po’ di tempo per lavorare».

Quali sono i segreti del Lipsia e dell’Hoffenheim, rivelazioni di questo campionato?
«Sono due società molto ben strutturate. Il Lipsia è tra le prime 3-4 squadre che ha speso di più in Germania quest’estate e ha alle spalle la Red Bull con Dietrich Mateschitz. L’Hoffenheim ha alle spalle Dietmar Hopp, che è il padre-padrone della SAP, un’azienda multimiliardaria. Quindi, hanno alle spalle dei colossi. Il fatto che, storicamente, non siano dei grandi club, non vuol dire che non lo possano diventare un futuro. Non si può parlare di sorprese, secondo me, ma si deve parlare di società molto ben organizzate e che puntano con decisione al futuro».

Dove possono arrivare?
«Credo che il Lipsia, se non reagirà male a questa prima sconfitta, e stanno reagendo abbastanza male a dir la verità, se il 21, quando ci sarà lo scontro diretto con il Bayern Monaco, non dovesse uscirne troppo male, magari anche perdere ma giocandosela, sia una delle favorite per un posto in Champions League, probabilmente anche diretto, 2° o 3° posizione, dando per scontato la 1° al Bayern Monaco. L’Hoffenheim, secondo me, non ha una squadra da Europa, a me sorprenderebbe molto. Da Kevin Volland, che l’anno scorso sembrava potesse essere un campionato e ora sta faticando al Bayer Leverkusen, a Niklas Sule, che quest’anno sembra essere il nuovo campione, secondo me, tutti i giocatori sono sopravvalutati dallo splendido lavoro che sta facendo Julian Nagelsmann, tatticamente esaltati dalle sue abilità, nonostante tecnicamente non siano da prime 5-6 in Germania, se pensiamo che comunque ci sono anche Borussia Dortmund, Schalke 04, Borussia Moenchengladbach. Quindi, teoricamente, loro non dovrebbero rientrare in Europa. Se ce la faranno, e ce la possono fare, però il merito sarà solo di Nagelsmann e dallo studio maniacale della tattica. Nagelsmann è proprio ossessionato dalla tattica, tanto da ispirarsi a Thomas Tuchel e Pep Guardiola, che, per un tedesco, credo che siano i due allenatori più maniaci che esistano al mondo. Quindi, gli effetti positivi si riflettono sui propri giocatori. A me l’unico che veramente piace dell’Hoffenheim è Steven Zuber, che, paradossalmente, non è titolare fisso, proprio perché è troppo talento, ha troppa tecnica e individualità, è troppo esuberante. Si sacrifica anche per la squadra, ma non è un uomo tattico».

bergonzini

La Fiorentina ha pescato il Borussia Mönchengladbach. Come si batte?
«Si batte nella partita in casa, perché il Borussia Moenchengladbach nelle ultime due stagioni in Bundesliga, esclusa quella attuale, nelle 34 partite in casa è secondo in classifica, dietro solo al Bayern Monaco di Guardiola. E’ una macchina da punti e da gol, ha una media realizzativa spaventosa. In trasferta, invece, negli ultimi 15 mesi ha vinto solamente una partita, l’ultima giornata dello scorso campionato contro il Darmstadt già salvo. Quindi, è una squadra a doppia faccia. Ovviamente, vanno preparate bene tutte e due le partite. Però, secondo me, si vince riuscendo a non perdere male in Germania (partita d’andata, ndr), perché un 2-0 con il ‘Gladbach è recuperabile a Firenze. Loro in trasferta sono molto molto carenti».

Quali sono i motivi del caso Draxler?
«Purtroppo, Wolfsburg è una città brutta e noiosa, non intrigante, così come la società, perché non ha storia. In Germania, come dimostra anche il caso Lipsia, danno molta importanza alla storia delle società. Fino a quando, 2 stagioni fa, il Wolfsburg vinceva, perché chiude il 2015 con più trofei del Bayern Monaco di Guardiola, grazie alla Coppa di Germania e la Supercoppa di Germania rispetto ai bavaresi, che hanno vinto ‘solo’ il campionato, era una squadra intrigante. Ora che non vince più ha perso quel fascino momentaneo, come dimostra gli addii di Kevin De Bruyne, Ivan Perisic e Bas Dost, così come le richieste di cessione, come appunto quelle di Julian Draxler, Ricardo Rodriguez e Vieirinha. Il motivo è sempre quello, perché il Wolfsburg non è una squadra che dà stimoli e può competere ad alti livelli».

Quale può essere il suo futuro, all’estero o sempre in Germania?
«Secondo me, all’estero, perché se ne andrà via a gennaio. Credo che lui vorrebbe andare molto volentieri al Bayern Monaco e il Bayern Monaco lo vorrebbe molto volentieri. Però il discorso è che dubito che a gennaio il Bayern Monaco faccia un investimento da 30 milioni di euro, circa, dopo che la scorsa estate, benché abbiano comprato solo due giocatori, Renato Sanchez e Mats Hummels, sia stata quella più dispendiosa per il mercato in entrata (circa 70 milioni, ndr). Dubito che a gennaio mettano di nuovo mano al portafoglio in questi termini. Secondo me, andrà al PSG o all’Arsenal, mentre al Real Madrid non credo».

E’ possibile un futuro Italia per Draxler?
«Lui è interessato solamente alla Juventus. Però, non so se la Juventus sia nelle condizioni o abbia la possibilità di spendere 30 milioni a gennaio. Lui in altre squadre non ci va. Credo che abbia capito l’errore che ha fatto, cioè di farsi attrarre dal fascino momentaneo del Wolfsburg, da una squadra che non era solida, non era ben organizzata, ma semplicemente aveva appena vinto per una ‘congiunzione astrale’. La squadra era stata creata in un certo modo e per certi obiettivi e, improvvisamente, i giocatori hanno reso tutti più di quello che ci si potesse aspettare, perché De Bruyne e Perisic erano stati cacciati a calci da Chelsea e Borussia Dortmund, Dost non si sapeva chi fosse, Caligiuri veniva dal Friburgo e si è inventato una stagione da 7-8 gol e vari assist, Vieirinha è risbocciato, Rodriguez si è confermato a grandissimi livelli, Benaglio ha giocato l’ultima grande stagione della sua carriera. Quindi, quella è stata la miglior stagione del Wolfsburg (dopo la Bundesliga vinta nella stagione 2008-2009, ndr) e Draxler si è fatto intrigare troppo da quella stagione e non ha dato importanza alla solidità societaria. Quindi, secondo me, ha imparato da questo errore e, se dovesse arrivare una squadra come Milan, Inter, Roma o Lazio, lui sa che sono società che hanno storia e tradizione, a differenza del Wolfsburg, in taluni casi pagano anche bene, ma sono società che in un breve termine non sono destinate a vincere. Oggi nel calcio le squadre che vincono sono poche, 4-5 in tutta Europa, rispetto al passato, quando si alternavano più società. Quindi, i giocatori vogliono andare lì, solo in quelle».

E’ lo stesso discorso di Sule, che non vuole andare al Milan o all’Inter, nonostante i contatti?
«Sì, con la differenza che, secondo me, Sule sbaglia clamorosamente, perché non credo sia ancora pronto per quel passo. Draxler stiamo parlando comunque di un giocatore che ha portato quasi da solo il Wolfsburg ai quarti di finale di Champions League l’anno scorso e che ha fatto bene agli ultimi Europei, giocando la Champions League con lo Schalke in passato. Mentre Sule ha giocato soltanto le Olimpiadi, il cui livello non è altissimo, sinceramente, tra l’altro sbagliando la finale con il Brasile».

Benito Letizia © Stadio Sport

Riproduzione consentita solo previa citazione della fonte Stadiosport.it

Benito Letizia

Informazioni sull'autore
Direttore di Stadiosport. Giornalista Pubblicista, Laureato in Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. "Il calcio è vita".
Tutti i post di Benito Letizia