Esclusiva Stadiosport- Crisi Italia, l’opinione di Gianluca Savoldi : “Bisogna ripartire dal basso. Troppi stranieri? Sono soltanto scuse”

L’ex bomber di Reggina e Napoli, attualmente allenatore dei Juniores della Pro Sesto, ha voluto dire la sua dall’alto della sua esperienza sulla crisi che sta vivendo il calcio italiano, specie dopo la mancata qualificazione della Nazionale azzurra al mondiale. Secondo Gianluca Savoldi, il problema non nasce tanto dalla Federazione, ma dal fatto che oggi i ragazzi italiani fanno pochissimo sport, ad esempio non giocano più nei cortili o sulla strada come si faceva una volta, ancor di più preoccupante lo è nelle scuole, dove magari l’ora di Educazione Fisica viene sottovalutata, mentre prima la si faceva con una certa attenzione. Le colpe di tutto ciò, sono da attribuire anche alle famiglie di questi ragazzi, che li viziano troppo e di conseguenza non hanno quella voglia nel voler praticare attività sportiva, sprecando il loro tempo a poltrire sul divano. Savoldi inoltre risponde a chi crede che la causa del fallimento calcistico italiano sia causato dai troppi stranieri, su questo l’ex bomber va controcorrente rispetto anche a tanti suoi colleghi che alimentano questa tesi, spiegando che sono soltanto scuse di chi non ce l’ha fatta ad andare avanti. La verità, ribadisce l’ex bomber, è che gli stranieri sono più pronti e motivati  dei nostri ragazzi, i quali faranno sempre per i motivi spiegati in precedenza, poi per fortuna esistono anche le eccezioni.

Ciao Gianluca, che idea ti sei fatto su questa disfatta del calcio italiano dopo la mancata qualificazione degli Azzurri al mondiale, secondo te di chi sono le colpe e da dove bisogna ripartire?

“Il problema è che oggi ci manca il cortile, dove i bambini non ci giocano più rispetto a prima e quindi di conseguenza non fanno pratica, poi capisco che non sono più i tempi di una volta, ma bisogna fare in modo di consentire a questi ragazzi di poter fare sport. E’ inutile comunque guardare altri modelli, dobbiamo basarci su quella che è la nostra cultura, poi è giusto cambiare i vertici della federazione, il fatto però è che sul campo non ci va Tavecchio o  il suo successore, quindi bisogna ripartire dal basso, perché attualmente la realtà è che ci sono genitori, i quali lasciano poltrire i propri figli sul divano, invece di fargli fare sport, perciò stiamo crescendo una generazione incapace anche dal punto di vista motorio, poi non c’è da lamentarsi se il livello tecnico in Italia è basso, poi è chiaro che per fortuna ci sono le eccezioni. Un altro problema presente nei settori giovanili, è che i ragazzini  già a 5-7 anni non vengono lasciati liberi di giocare con il pallone, solo perché a qualche allenatore piace specchiarsi, ma vengono troppo pressati,  quando a quella età non hanno bisogno di un allenatore.”

A proposito proprio dei settori giovanili, non pensi che ci vorrebbe gente più qualificata e competente per lavorare con i nostri ragazzi ?

“Io non sono contro chi non ha mai giocato a calcio, perché per allenare non basta essere stati dei calciatori anche se è un buon presupposto, ma servono diverse altre caratteristiche, infatti Mourinho è l’espressione massima pur non avendo mai giocato, ha capito tante cose, è chiaro che se non sai fare due palleggi difficilmente puoi insegnare un gesto tecnico ad un ragazzo, quindi nei settori giovanili comunque sarebbe preferibile affidare i ragazzi a gente di campo, ci  sono poi allenatori che correggono l’esercizio e non insegnano il calcio “.

Secondo te non sarebbe meglio mettere a capo della Federazione ex calciatori, invece di puntare su persone che hanno poco o nulla a che vedere con il calcio?

“Non è detto che chi è stato un grande giocatore professionista sia altrettanto un bravo manager, però avere certe figure ai vertici della Federazione può aiutare, anche se potrebbe non bastare. Il problema da noi è più culturale che dei vertici, dovremmo lavorare meglio nei settori giovanili, curando di più i singoli ragazzi in modo da farli crescere gradualmente, dandogli quegli strumenti necessari senza condizionarli”.

Molti affermano che nei settori giovanili sia dia più importanza al risultato e meno alla crescita del ragazzo, tu cosa ne pensi ?

“Non sono molto d’accordo su questa affermazione, il risultato fa parte del gioco. Se tu chiedi ad un ragazzo di voler fare muro col pallone oppure la partitina, ti risponderà sempre che vuole fare la partitina, di conseguenza quando gioca vuole vincere, quindi di cosa parliamo, questo non pregiudica la crescita del ragazzo, anzi la competizione lo motiva a far meglio e crescere”.

Un’altra delle motivazioni più gettonate sulla crisi del nostro calcio, secondo molti è dovuta anche alla presenza di troppi stranieri, specie nei settori giovanili, sei anche tu dello stesso avviso ?

“Questa storia degli stranieri è una grossa cavolata, anzi se loro giocano e i nostri no c’è da farsi qualche domanda. Danno colpa agli stranieri chi non è bravo, chi non ce l’ha fatta, quindi devono inventare queste stupide scuse, non è colpa degli stranieri se i nostri ragazzi non sono all’altezza, mentre gli stranieri sono più pronti e motivati, quindi è giusto che vadano avanti. La Germania, il Brasile, il Belgio, la Francia, hanno tanti giocatori di origini diverse eppure sono al mondiale”. 

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Rocco Calandruccio

Informazioni sull'autore
Docente e opinionista radiofonico, collaboro con StadioSport da maggio 2016. Il calcio è la mia filosofia di vita, pratico Calcio a 5 con amore e passione, ma adoro scrivere tutto ciò che riguarda lo sport più bello del mondo.
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