Esclusiva Stadiosport.it — Ciccio Graziani: “Non era colpa di Di Francesco. Mazzarri? Dipende dall’Europa. Italia e Mancini? Aspettiamo”

In esclusiva, ai microfoni di Stadiosport.it è intervenuto Ciccio Graziani.

Ex calciatore, allenatore e dirigente sportivo, Ciccio Graziani ha rilasciato, al nostro inviato Teodoro Carlucci, diverse dichiarazioni. Insieme hanno parlato di Torino e Roma, due delle principali piazze nelle quali l’ex attaccante ha militato, passando alla Nazionale, alla sua esperienza come allenatore del Cervia, squadra protagonista del programma televisivo Campioni, il sogno e dell’Italia del 1982.. Con la maglia dei granata ha conquistato uno scudetto nell’anno 1975-1976 e il titolo di capocannoniere la stagione successiva. Tanti sono stati i traguardi della sua carriera ma sicuramente essere Campione del Mondo con la maglia della Nazionale Italiana nel 1982 è stato il più significativo. Ma andiamo a scoprire insieme cosa ha detto ai nostri microfoni!

Buonasera Mister. Nella sua carriera ha giocato spesso al fianco di Paolo Pulici e insieme siete stati soprannominati “i gemelli del gol”. Attualmente c’è una coppia d’attacco nella quale rivede il vostro feeling?
“Mah, onestamente direi proprio di no. Molto dipende dai moduli che usano le squadre che giocano con una sola punta centrale e due esterni, come fa la Juventus, il Milan, l’Inter o il Napoli. In passato ci hanno un po’ accostato a Vialli e Mancini ma anche lì erano due giocatori un po’ diversi.”

Passiamo al Torino, piazza dove ha vinto uno scudetto e un titolo di capocannoniere. Oggi i granata sognano un posto in Europa, riusciranno a centrare il proprio obiettivo?
“Le probabilità ci sono. Mancano 10 domeniche e gli attuali 44 punti sono un buon punteggio. La concorrenza è tanta perchè c’è la Roma, la Lazio, l’Atalanta quindi diventa difficile un po’ per tutte queste squadre. Più defilata c’è anche la Sampdoria e il Torino ha sicuramente le carte in regola per centrare quest’obiettivo. Sarà molto importante in queste ultime 10 partite non sbagliare come è successo nell’ultima partita in casa contro il Bologna. Staremo a vedere però il fatto che quest’anno ci siano i presupposti per lottare per quell’obiettivo vuol dire aver centrato la stagione giusta.”

Quindi Mazzarri è l’uomo giusto per la panchina del Torino?
“Non lo so se è l’uomo giusto o l’uomo sbagliato. Purtroppo per gli allenatori contano soltanto ed esclusivamente i risultati; in questo momento devo dire che la posizione in classifica è buona ma certamente bisogna fare i conti alla fine della stagione: se a fine campionato il Toro avrà centrato l’Europa, sarà stato sicuramente un ottimo campionato. Al contrario se non dovesse arrivare l’Europa, non credo ci possa essere grande soddisfazione.”

Passando all’altra piazza importante della sua carriera, la Roma, lei crede che il problema dei giallorossi fosse davvero Di Francesco?
“No, non l’ho mai creduto e non lo credo ancora oggi. Io credo che l’allontanamento di Di Francesco sia stato molto prematuro. Nel senso che io avrei continuato con lui fino al termine della stagione e poi vedere quello che succedeva. Gli allenatori hanno le loro responsabilità ma alla fine le responsabilità maggiori le hanno i giocatori che scendono in campo. L’anno scorso Di Francesco è stato uno degli allenatori più bravi che avevamo nel nostro campionato e che aveva avuto la Roma, quest’anno purtroppo è successo il contrario, non ci sono i risultati e quindi automaticamente l’allenatore viene preso come capo espiatorio. Lui ha le sue percentuali di responsabilità, ma la maggior parte delle colpe le hanno i calciatori.”

A livello di spogliatoio e societario è successo qualcosa secondo lei, visto la lite Dzeko-El Shaarawy e la diatriba Monchi-Pallotta?
“Una lite tra compagni non cambia nulla, sai quante volte io ho litigato con alcuni miei compagni? Pensa che poi diventavamo addirittura più amici di prima. Le discussioni sono normali, ci sta che si possa avere idee diverse, ci può essere un attimo di nervosismo ma il problema della Roma è la discontinuità che, quest’anno più che mai, si è visto nell’arco della stagione. Non si possono perdere punti importanti come ha perso la Roma con squadre di livello assolutamente inferiore: ha perso punti con il Bologna, con la Spal, con il Cagliari. Ecco, io dico che i troppi alti e bassi non ha permesso a questa squadra di avere quei quattro, cinque, sei gol in più che oggi gli permetterebbero di avere una classifica completamente diversa rispetto a quella di oggi. Sulla discussione Monchi-Pallotta invece credo che il presidente abbia detto la verità, nel senso che ha affidato la responsabilità tecnica a Monchi come direttore sportivo che non può ritene positivo il suo bilancio. Insomma, gli arrivi di Pastore, Marcano, Karsdorp, N’zonzi e Schick sono arrivati ma non hanno dato niente di importante all’interno della squadra. Io ho l’impressione che il suo lavoro, se uno dovesse valutarlo per quello che sono i calciatori acquistati, siamo al di sotto della sufficienza. Quindi il presidente ha ragione a dire che tutti quei soldi sono stati spesi forse inutilmente e con quei soldi si poteva fare molto meglio.”

Ciccio Graziani

Passiamo al capitolo Italia, le prime impressioni sono state positive ma a lei che sensazioni dà questa nuova Italia?
“Buone, positive. Nel senso che adesso bisogna rimanere con i piedi per terra perché naturalmente vincere con Finlandia e Liechtenstein mi sembrava doveroso e scontato. Finalmente abbiamo giocato un bel calcio, però la differenza tecnica era enorme tra le squadre. Adesso bisognerà aspettare organici un po più completi e di livello. Se dovessi guardare al futuro, devo dire che c’è da essere molto ottimisti perché i ragazzi giovani stanno crescendo, stanno maturando, stanno facendo esperienza e quindi se dovessimo andare avanti in questo modo, pensando che abbiamo alcuni ragazzi come Romagnoli, Spinazzola, Caldara, Chiesa, Zaniolo, Bernardeschi, Barella, Donnarumma, Kean che a soli 19 anni abbiamo appena scoperto, Tonali, possiamo essere ottimisti.”

Se il buongiorno si vede dal mattino, Mancini è l’uomo giusto per la Nazionale?
“Dipende dai risultati che ottiene. Adesso non è che due vittorie contro Finlandia e Liechtenstein possiamo pensare di essere tornati ad essere fenomeni, no! Staremo a vedere nel 2020 quando andremo a questi Europei che tipo di Nazionale avremo, quale forza e quale compattezza avremo. A quel punto potremo dare un giudizio sull’incidenza dell’allenatore.”

Passando al Ciccio Graziani allenatore, mi viene in mente il grande Cervia. Per molti, me compreso, è stato un ottimo strumento di avvicinamento al calcio e che faceva sognare ad occhi aperti. Cosa le è rimasto di quell’esperienza?
“Intanto ho messo a disposizione di questi ragazzi la mia esperienza, il mio entusiasmo, la mia voglia di insegnargli il calcio. Ma la cosa più bella è aver dato, a dei ragazzi sconosciuti, la possibilità attraverso un programmo televisivo e una squadra di calcio vera, di mettersi in mostra e magari di giocarsi qualche carta in più. Gli abbiamo e vi abbiamo regalato un sogno e siccome non è facile nella vita avere dei sogni, penso che quel programma per tanti ragazzi sia stato qualcosa di veramente importante perché hanno fatto vivere in maniera fantastica l’esperienza che hanno fatto.”

Un’ultima domanda: diventare Campioni del Mondo con la maglia della propria Nazionale è il sogno di ogni bambino. Cosa si prova e come ci si sente ad essere Campioni del Mondo?
“Provare a raccontare le emozioni non è mai facile però ci si sente molto gratificati. Per chi fa questo lavoro, inizia tutto come un gioco, poi diventa una professione e poi ti poni degli obiettivi. Certamente da ragazzo io sognavo di giocare in Serie A. Una volta lì, guardavo la maglia della Nazionale come un altro sogno quasi irragiungibile, mi dicevo: ‘chissà se un giorno vestirò quella maglia’, sognavo di essere convocato e di vestirla. Poi l’esordio, un’emozione unica che ti gratifica tanto, perché pensi ai tuoi genitori e alle persone che ti vogliono bene perché giocare nella Nazionale significa essere tra i 22 giocatori più forti della tua nazione, quindi già questo ti regala delle emozioni pazzesche, meravigliose. Poi vai a fare un campionato del Mondo e lo vinci beh, è difficile anche da esternare la soddisfazione che uno si porta dentro. Le emozioni sono tante e a volte, ancora oggi quando ci penso, non ci credo. Arrivare a quei livelli è cosi difficile e non mi sembra vero di aver vinto quella Coppa.”

Ci manda un saluto ai lettori di Stadiosport?
“Certo, un saluto a tutti. Grazie e alla prossima.”

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Teo Carlucci

Informazioni sull'autore
Nato a Foggia il 19/12/1997, studente di Scienze delle Attività Motorie e Sportive all'Università degli studi di Foggia, sono un amante del calcio e dello sport in generale. Tifoso dei colori della mia città e dell'Inter, ambisco a diventare un giornalista sportivo a livello nazionale.
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