Chievo Verona: dal “Miracolo” alla retrocessione

Mancano oramai poche settimane al termine del campionato di Serie A. Tralasciando la lotta per l’ accesso alle prossime competizioni continentali, una buona parte delle attenzioni si focalizzerà anche su quella per la salvezza. A questa, però, non prenderà più parte il Chievo Verona. Difatti, in seguito alla sconfitta riportata ieri contro il Napoli, la compagine allenata da mister Di Carlo è automaticamente retrocessa in B, a 17 anni dal famoso “Miracolo”.

L’ impresa e la permanenza in massima serie

Sono trascorsi quasi due decenni dall’ incredibile stagione in cui gli allora uomini di Del Neri stupirono l’ intero popolo calcistico italiano. Approdati per la prima volta in A dopo vari trascorsi in cadetteria e serie inferiori, riuscirono ad ottenere un ottimo quinto posto finale e la qualificazione alla Coppa Uefa, competizione poi soltanto accarezzata in conseguenza dell’ eliminazione riportata al primo turno contro la Stella Rossa.

Il tandem Marazzina-Corradi, il metronomo Corini e le frecce Manfredini ed Eriberto (poi diventato Luciano ed invecchiato di quattro anni) composero la spina dorsale di quel 4-4-2 tanto semplice quanto efficace che lanciò la piccola compagine veneta in prima posizione per un terzo di stagione. In seguito, le sconfitte riportate contro Milan e Roma sancirono l’ inizio di una pur comprensibile discesa in classifica, ma il risultato finale conseguito fu comunque straordinario.

Successivamente i clivensi non riuscirono a ripetersi, se non fatta eccezione per il campionato 2005/2006, quando raggiunsero la quarta piazza per effetto delle sentenze riguardanti Calciopoli. In quell’ anno raggiunsero addirittura la Champions League, dove però ottennero una nuova eliminazione anticipata per mano del Levski Sofia.

Dopo essere retrocessi al termine della stessa stagione, impiegarono una sola annata per risalire e mettere definitivamente le radici in Serie A. Da allora hanno galleggiato tra le zone di metà e bassa classifica, togliendosi ogni tanto qualche soddisfazione (soprattutto con Maran al timone). Tuttavia, negli ultimi mesi qualcosa sembra esser andato storto. Il copione è cambiato.

La discesa annunciata

Uno scarno mercato estivo, che ha visto la partenza di Castro e alcun movimento in entrata di valore (esclusi i riscatti di Giaccherini e Stepinski). I 3 punti di penalizzazione inflitti a causa delle plusvalenze fittizie, arrivati come un macigno ad aggravare una situazione che appariva complessa già da settembre. I presentimenti della disfatta erano già percettibili, l’ allarme risuonava (quasi) insospettabile nel silenzio.

Sin da inizio campionato il Chievo non ha mai alzato la testa uscendo sconfitto da quasi tutti i campi. L’ unica gioia è arrivata contro il Frosinone, con un gol su punizione. mentre per il resto si sono susseguiti soltanto pareggi e sconfitte dal sapore amaro. Ed ora si ritrova a dover salutare in anticipo i grandi palcoscenici italiani. Troppi i 20 punti da recuperare per salvarsi, troppo pochi i 6 turni rimanenti.

Di questa sfortunata squadra, però, resterà il ricordo di quei due vecchietti che, nonostante la carta d’ identità scolorita, sono stati gli unici a non gettare la spugna. Pellissier abbandonerà a fine stagione, Sorrentino forse no. Se così fosse, ripartire da quest’ ultimo per aspirare ad una repentina risalita e quindi ad un nuovo piccolo “miracolo” non sarebbe follia.

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