Caratteristiche circuito delle Americhe: GP F1 degli USA

Profondamente diversi per cultura e mentalità nel modo di intendere le corse e non solo, La F1 e gli Stati Uniti incrociano i rispettivi dna con il Gp degli Usa che da quattro anni si corre sul circuito delle Americhe di Austin rinnovando una tradizione che si rinnova dal 1959.

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Europa e Usa, due mondi a parte, in tutto, ma che in F1 s’incontrano fin dalla sua istituzione nel 1950. Europa fino ad un certo punto in quanto il Circus, da molto tempo, è sempre più internazionale calcando palcosenici territoriali totalmente inesplorati, fino a diversi anni fa. In ogni caso quando la F1 arriva in America, ogni anno, è sempre un momento significativo, in quanto si tratta di un crocevia tra due culture profondamente differenti ma che si rispettano con gli Usa che, fin dagli albori delle corse, hanno la loro gara-simbolo e i loro campionati a parte. Austin è il circuito-novità delle ultime stagioni, che ha rimpiazzato Indianapolis, la cui celebre 500 miglia dal 1950 fino al 1960 era stata inserita nel calendario del campionato di F1 per creare una maggiore integrazione tra i due “blocchi” sportivi. L’obiettivo era quello di incoraggiare la partecipazione dei piloti europei alla gara sul famoso catino ma le presenze furono sempre scarse e sporadiche. La pista di Austin, piuttosto lunga, si presenta attraente e difficile, due ingredienti che i piloti apprezzano sempre durante le fasi di guida. Con i suoi saliscendi, infatti, la sequenza di curve veloci e a gomito oltre alle grandi frenate, mette a dura prova la loro abilità e l’equilibrio telaistico delle monoposto, a cui su questo tracciato è richiesta una maggiore maneggevolezza e grip, soprattutto nelle curve più lente. Ad Austin si può sorpassare con una certa facilità (grazie anche al drs) alle due staccate delle curve 1 e 12. Nel primo caso la manovra è molto più complessa perché, subito dopo il traguardo, la pista procede in salita rendendo piuttosto difficile capire il momento giusto della frenata della curva 1, a causa della precaria visibilità. Qui, inoltre, la macchina tende a perdere aderenza e tutto si complica ulteriormente lasciando pieno spazio a due qualità fondamentali che un bravo pilota deve avere: sensibilità e abilità. Alla curva 12, invece, la difficoltà sta nel gestire la fortissima decelerazione a cui si è sottoposti nell’abitacolo giungendo a piena velocità da un lungo rettilineo da oltre 300 km/h. Uno dei punti più interessanti del circuito delle Americhe è la bellissima serie di curve consecutive nella parte iniziale che ricorda un po’ l’alternanza Maggots, Becketts, Chapel di Silverstone.

A ciò si aggiunge il lungo curvone prima del rettilineo di arrivo, in leggera discesa da percorrere quasi in pieno. Ma è proprio il “quasi” a fare la differenza. Nella storia del Gp degli Usa di F1 non mancano eventi da copertina, a partire dalla prima gara del 1959 a Sebring, che registrò il primo successo nel Circus di Bruce Mclaren, trionfatore al volante della Cooper. Due anni dopo ecco un’altra “prima volta” negli Stati Uniti, quella di Innes Ireland con la Lotus a Watkins Glen. Fino al 1968, il Gp degli Usa rappresentò un feudo britannico con i tanti successi di Jim Clark, Graham Hill, Stirling Moss e Jackie Stewart. Poi emerse anche la scuola sudamericana con i vari Emerson Fittipaldi e Ayrton Senna ma nel frattempo il pericoloso circuito di Watkins Glen falciò le vite di due piloti a distanza di un solo anno: François Cevert nel 1973 ed Helmut Koinigg nel ’74, stagione in cui la gara statunitense si rivelò decisiva per l’assegnazione del titolo iridato in una sfida a due tra Fittipaldi su Mclaren e Clay Regazzoni su Ferrari, che vide prevalere il campione brasiliano.

Rossa di nuovo protagonista nel 1981 a Long Beach dove si correva il Gp degli Usa Ovest quando Gilles Villeneuve portò al debutto la Ferrari a motore turbo. Sempre a Long Beach l’anno successivo ritornò alla vittoria Niki Lauda, che ad inizio anno rientrò in F1 con la Mclaren dopo il ritiro del 1979. Nel Gp degli Usa disputato ad Indianapolis nel 2005, invece, un episodio curioso: il forfeit delle vetture gommate Michelin al termine del giro di ricognizione per problemi di sicurezza legati alla tenuta delle coperture nella percorrenza della curva sopraelevata. Ciò generò la partecipazione alla gara delle sei macchine con coperture Bridgestone e la facile vittoria delle due Ferrari di Schumacher e Barrichello.

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Indicazioni Geografiche del Circuito delle Americhe:

L’impianto è stato costruito ad hoc per la F1 dalla HKS inc. con la finalità, quindi, di diventare un circuito permanente. Sorge nello Stato del Texas, ad Austin, nella Contea di Trevis.

Numeri e statistiche del Circuito delle Americhe:

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Lunghezza circuito: 5,513 Km

Giri in Gara: 56. Km totali: 308,728 Km.

Record sul Giro:

In Gara: Sebastian Vettel con 1’39”347 alla media di 199,772 km/h nel 2012.

In Prova: Sebastian Vettel con 1″35”657 alla media di 203,027 km/h nel 2012.

Sulla Distanza: Lewis Hamilton, 56 giri in 1h35’55”269, alla media di 192,911 km/h nel 2012.

Albo d’oro Gran Premio degli Usa di F1

1959 Sebring Bruce Mclaren Cooper

1960 Riverside Stirling Moss Cooper

1961 Watkins Glen Innes Ireland Lotus

1962 Watkins Glen Jim Clark Lotus

1963 Watkins Glen Graham Hill Brm

1964 Watkins Glen Graham Hill Brm

1965 Watkins Glen Graham Hill Brm

1966 Watkins Glen Jim Clark Lotus

1967 Watkins Glen Jim Clark Lotus

1968 Watkins Glen Jackie Stewart Matra

1969 Watkins Glen Jochen Rindt Lotus

1970 Watkins Glen Emerson Fittipaldi Lotus

1971 Watkins Glen François Cevert Tyrrell

1972 Watkins Glen Jackie Stewart Tyrrell

1973 Watkins Glen Ronnie Peterson Lotus

1974 Watkins Glen Carlos Reutemann Brabham

1975 Watkins Glen Niki Lauda Ferrari

1976 Watkins Glen James Hunt Mclaren

Long Beach Clay Regazzoni Ferrari

1977 Watkins Glen James Hunt Mclaren

Long Beach Mario Andretti Lotus

1978 Watkins Glen Carlos Reutemann Ferrari

Long Beach Carlos Reutemann Ferrari

1979 Watkins Glen Gilles Villeneuve Ferrari

Long Beach Gilles Villeneuve Ferrari

1980 Watkins Glen Alan Jones Williams

Long Beach Nelson Piquet Brabham

1981 Long Beach Alan Jones Williams

1982 Long Beach Niki Lauda Mclaren

Detroit John Watson Mclaren

1983 Long Beach John Watson Mclaren

Detroit Michele Alboreto Tyrrell

1984 Detroit Nelson Piquet Brabham

Dallas Keke Rosberg Williams

1985 Detroit Keke Rosberg Williams

1986 Detroit Ayrton Senna Lotus

1987 Detroit Ayrton Senna Lotus

1988 Detroit Ayrton Senna Mclaren

1989 Phoenix Alain Prost Mclaren

1990 Phoenix Ayrton Senna Mclaren

1991 Phoenix Ayrton Senna Mclaren

2000 Indianapolis Michael Schumacher Ferrari

2001 Indianapolis Mika Hakkinen Mclaren

2002 Indianapolis Rubens Barrichello Ferrari

2003 Indianapolis Michael Schumacher Ferrari

2004 Indianapolis Michael Schumacher Ferrari

2005 Indianapolis Michael Schumacher Ferrari

2006 Indianapolis Michael Schumacher Ferrari

2007 Indianapolis Lewis Hamilton Mclaren

2012 Austin Lewis Hamilton Mclaren

2013 Austin Sebastian Vettel Red Bull

2014 Austin Lewis Hamilton Mercedes

2015 Austin Lewis Hamilton Mercedes

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Carlo M.

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Responsabile editoriale, appassionato di Sport (Calcio - F1 - MotoGp)
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