Andriy Shevchenko Day: il Re dell’Est che conquistò Milano

Oggi è il compleanno di Andriy Shevchenko: riviviamo insieme la sua carriera 

Shevchenko vs Buffon (Fonte: Skysport)
Shevchenko vs Buffon (Fonte: Skysport)

In pochi conoscevano il suo nome, ma per tutti coloro che lo conobbero divenne assolutamente indimenticabile. La storia di Andriy Shevchenko è la palese esaltazione di un talento, un fuoriclasse che ha scritto pagine importanti della storia del calcio internazionale. E continuerà a scrivere altri capitoli della propria storia, visto che il Re dell’Est è pronto a confermarsi in un altro ruolo. 

Una storia che comincia nella lontana Kiev, quando un ragazzino giocava con i propri compagni tra la volontà di diventare portiere e quel dna da goleador impossibile da non assecondare. Perché c’è un destino scritto per ognuno di noi, che non può essere cambiato. Il Fato decise di regalare un talento incredibile a Shevchenko, che si scontrò anche con la volontà paterna di diventare un soldato. Il richiamo del campo e l’attrazione per il pallone erano troppo grandi, troppo inebrianti. 

La famiglia dovette abbandonare temporaneamente la propria casa e trasferirsi lungo la costa per sfuggire agli effetti della contaminazione nel disastro di Cernobyl. All’epoca, Sheva, come tutti lo chiameranno, aveva solo nove anni. L’anno dopo ebbe subito la possibilità di entrare nelle giovanili della Dinamo Kiev, ma non riuscì a superare una prova di dribbling. Una vera parodia, si potrebbe dire, visto che l’ucraino diventerà famoso per la sua capacità di saltare sistematicamente l’uomo. Ma, meno male per tutti gli amanti del calcio, un talent scout decise comunque di tesserarlo, dopo averlo visto giocare in un torneo giovanile.

Entro il 1994, l’attaccante ucraino era già diventato il giocatore più forte dei settori giovanili, forse il migliore nella storia del calcio ucraino, tanto da conquistarsi la vittoria della Ian Rush Cup e diventando capocannoniere dei campionati giovanili. L’esordio in prima squadra ci fu l’8 novembre contro lo Shakhtar Donetsk e il primo gol il 1 dicembre contro il Dnipro. Da lì, Shevchenko prese il volo, arrivando a segnare 136 gol in 267 presenze ufficiali tra tutte le competizioni con la Dinamo Kiev, dove chiuse la carriera nel 2012, vincendo cinque campionati, tre Coppe d’Ucraina, una Supercoppa d’Ucraina, ma soprattutto diversi titoli da capocannoniere. 

La chiamata del Milan arrivò nel 1999, quando i rossoneri sborsarono ben 25 milioni di dollari per quel ragazzo capace di portare la Dinamo Kiev nell’élite del calcio europeo e entrando nella top three per il Pallone d’Oro. Con il club meneghino ci fu l’apoteosi del fuoriclasse. Non solo 175 gol in 322 partite, ma anche nominato tra i capitani della squadra di Carlo Ancelotti, con il quale riuscì ad ampliare la sua bacheca con uno Scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa Italia e l’indimenticabile sguardo prima del calcio di rigore decisivo nella finale di Champions League all’Old Trafford di Manchester contro la Juventus nel 2003, grazie al quale vinse una Supercoppa Uefa e un Pallone d’Argento

Per il Pallone d’Oro bisognerà aspettare il 2004. Questione di destino, perché quello stesso gioco di sguardi fallì nella famosa finale di Istanbul nel 2005 contro il Liverpool, anno in cui vinse il Golden Foot. Quel deludente fallimento ferì terribilmente l’animo buono, gentile ed educato di Shevchenko. Il fuoriclasse ucraino decise di dire addio alla squadra con la quale divenne grande e uomo. In realtà, ebbe un ruolo decisivo la moglie Kristen Pazik, che voleva trasferire la famiglia a Londra, accelerando quindi il trasferimento al Chelsea per circa 44 milioni di euro nell’estate del 2006.

Peccato, però, che non riuscì mai a scoppiare l’amore tra Shevchenko e i Blues. In poco più di due anni, l’attaccante ucraino segnò solo 22 gol in 77 partite, quasi inesistente il suo aiuto per la squadra in campionato, mentre spesso ancora decisivo in Champions League, riuscendo comunque a migliorare la propria bacheca con una Coppa d’Inghilterra, una Coppa di Lega e una Community Shield. Addirittura, nel luglio del 2008 fu etichettato come il peggior acquisto da parte delle squadre della Premier League negli ultimi dieci anni. 

Un vero affronto per Shevchenko che, come accennato, chiuse la carriera in crescendo nella Dinamo Kiev. Ma non prima di disputare da protagonista assoluto l’Europeo casalingo nel 2012 con prestazioni quasi strappalacrime. La storia con la nazionale ucraina è da brividi: 48 gol in 111 partite ufficiali e totem dell’Ucraina. Una storia che venne esaltata dalle onorificenze: Eroe dell’Ucraina per l’eccellente risultato atletico e per l’eccezionale contributo personale allo sviluppo del calcio ucraino per migliorare l’immagine dell’Ucraina nel mondo nel 2004; Ordine di Merito I, II e III Classe; e Ordine di Coraggio di III Classe nel 2006. 

Oggi, Shevchenko è il ct della nazionale ucraina, ma ha provato anche con la carriera politica subito dopo il ritiro dal calcio giocato. Non gli è andata bene. Forse, meglio così, perché Sheva ha ancora tanto da dare al calcio, anche se ora solo dalla panchina. 

Il fuoriclasse ucraino sarà ricordato sempre come una leggenda del calcio internazionale, grazie al suo fiuto per il gol, la sua propensione al sacrificio, la sua classe palla al piede. Uno stacanovista, Shevchenko, lavoratore fino al midollo, forse anche perché nato e cresciuto in un calcio operaio, dove bisogna conquistarselo il posto. Un attaccante completo, capace di segnare con entrambi i piedi, di testa e gol anche impensabili, come quello a Gigi Buffon in un Milan-Juventus nel dicembre 2001. Un centravanti mobile, capace di saltare l’uomo, grande progressione palla al piede, ma anche di assistere i compagni.

Il più forte attaccante del Milan, dopo Marco Van Basten. Questo è stato, è e sarà sempre Shevchenko, il Re venuto dall’Est alla conquista di Milano e di una tifoseria, per la quale sarà sempre ricordato come un grande fuoriclasse e un uomo di valori, l’ultimo zar dell’antico Impero della Madre Russia.  

Benito Letizia

Informazioni sull'autore
Direttore di Stadiosport. Giornalista Pubblicista, Laureato in Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. "Il calcio è vita".
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