Serie A 2019-20, Juventus campione d’Italia per la nona volta consecutiva

È stata forse la vittoria più sofferta di tutte, ma anche quella che certifica al meglio l’inossidabilità di un gruppo che non conosce più confini: la Juventus batte la Sampdoria per 2-0 e si aggiudica il nono Scudetto consecutivo, trentaseiesimo della sua storia, migliorando un record di vittorie relativo ai cinque top campionati europei che già le apparteneva dallo scorso anno. È stato un anno difficile e pieno di incognite che, in alcuni momenti, ha rischiato di tramutarsi in un completo fallimento. La Signora è stata però ancora una volta la squadra più continua di tutte, e ora può fregiarsi di questo ulteriore alloro.

Juventus campione d’Italia: foto celebrativa dello Scudetto caricata sul profilo ufficiale Twitter della Società

Juventus, uno Scudetto sofferto nell’anno della rivoluzione

Ci piace battezzarlo lo Scudetto della “solidità”: può sembrare un paradosso definire solida una squadra che ha incassato la bellezza di 36 reti, score peggiore degli ultimi nove anni, ma la prima Juventus sarriana ha dimostrato di essere una squadra “tosta”, capace di reagire meglio delle altre ai momenti di difficoltà. E momenti di difficoltà ce ne sono stati come indica il numero dei punti persi, 22, quando mancano ancora tre giornate al termine del campionato. La Juventus ha cambiato modo di giocare, ha modificato se stessa, cercando un compromesso tra il miglioramento estetico del suo essere e la sua natura pragmatica cannibale di vittorie e di trofei.

Quando Sarri è sbarcato nell’universo bianconero lo scorso 19 giugno gli si chiedeva proprio questo: continuare a vincere cercando anche di divertire. Alla fine è stato più l’adattamento del mister alla filosofia bianconera che quella della squadra ai suoi principi di gioco: “Vincere è l’unica cosa che conta” e allora ecco la difesa a cinque con Rugani terzo centrale, una vera abiura, in un momento nel quale c’era la necessità di difendere a spada tratta tre punti di vitale importanza contro la Lazio.

Eppure anche Sarri ha ricevuto lo stesso trattamento dei propri predecessori nel precedente passato: un mercato sontuoso, con gli arrivi di Ramsey e Rabiot a centrocampo e l’acquisto di Matthjis De Ligt, semplicemente il miglior under 21 al mondo, per la cifra “monstre” di 150 milioni. Per il resto, l’ex tecnico di Napoli e Chelsea ha dovuto fare di necessità virtù: si è trovato con le corsie laterali indebolite dalle uscite, a dover trarre il meglio dal materiale che aveva a disposizione. Ecco che, nel 4-3-3, in veste di terzino destro è stato adattato anche Cuadrado mostrando un’evidente crescita in fase difensiva.

Lo specchio del nuovo modo di fare calcio da parte della Juventus può forse essere considerato il 4-3 della seconda giornata contro il Napoli: bianconeri devastanti nel primo tempo, avanti tre gol, con un possesso palla a sfiorare il 70%. Poi, difesa troppo alta e distratta, un calo fisiologico dovuto ai pochi minuti nelle gambe, e Napoli che recupera fino al 3-3 prima di “suicidarsi” con un autogol di Koulibaly alla fine. Già da quella gara si era capito che le cose sarebbero state più complicate del previsto: la Signora avrebbe dovuto affrontare un presente di rinnovamento, ma anche un passato ben conosciuto e più insidioso che mai: quell’Antonio Conte che era stato artefice della rinascita e che, in estate, si è seduto sulla panchina degli eterni rivali dell’Inter con la dichiarata intenzione di interrompere l’egemonia cui aveva lui stesso dato inizio. Lo scontro diretto di San Siro, alla settima giornata, è servito però a sottolineare ulteriormente la supremazia bianconera. D’altronde poche squadre, pochissime anche in Europa, possono permettersi un parco attaccanti con Douglas Costa e Higuain a fare riserve. Proprio il “pipita” decide con l’istinto del “killer” la sfida contro i nerazzurri in uno dei tanti intrecci curiosi che il calcio sa regalare: proprio con un gol a San Siro, due anni prima, Higuain aveva salutato la Juventus regalandole lo Scudetto e strappandolo al Napoli del suo “maestro” Sarri. Il “pipita” toglie, il “pipita” dà: quando si dice il destino.

Da quel momento la strada sembra in discesa, ma prima un pareggio a sorpresa contro il Lecce, poi un blackout contro Sassuolo e Lazio, (nuova rivale a sorpresa per il titolo), certificano il fatto che ci sarà da soffrire. La Juventus alterna vittorie convincenti come il 4-0 contro il Cagliari, a tonfi inaspettati come quello di Verona, che la portano ad avere un solo punto di vantaggio sulla Lazio quando, al termine della ventiseiesima giornata, il campionato si ferma a causa della pandemia.

Alla ripresa gli interrogativi sono tanti, accresciuti anche dalla sconfitta in finale di Coppa Italia contro il Napoli, che nega a Sarri il secondo trofeo stagionale dopo la Supercoppa persa contro la Lazio. Invece, accade l’imponderabile: la Lazio crolla inspiegabilmente e, dopo la vittoria nel derby col Torino, la Juventus scappa a più sette. Un vantaggio che si rivela decisivo e che nemmeno l’ennesima amnesia stagionale, con due punti totalizzati tra Milan, Atalanta, Sassuolo e, in ultimo, Udinese, riesce a scalfire. La Juventus batte la Sampdoria e si laurea campione d’Italia per la trentaseiesima volta nella sua storia, la nona consecutiva.

Juventus campione d’Italia: i top dello Scudetto

Paulo Dybala: voto 10

10 come il suo numero di maglia. Paulo Dybala, mai come quest’anno, si merita la palma di migliore per come ha vissuto la stagione: in estate le sirene del Tottenham e dello United si sono fatte sempre più allettanti, ma lui ha scelto di rimanere alla Juventus al netto di alcuni malumori tra i quanti volevano monetizzare da una sua cessione. Con la sua classe si è caricato spesso sulle spalle la squadra come in occasione della gara vinta 1-0 contro l’Atletico, decisiva per la vittoria nei gironi. Una stagione difficile segnata anche dalla paura per il Covid-19 che ha colpito il campione argentino e la sua compagna, Oriana Sabatini, costringendoli a un lungo periodo di isolamento e ansie. Per fortuna si è tutto risolto per il meglio e la “joya” è tornata a deliziare il pubblico con le sue giocate. Stasera un potenziale infortunio che mette in apprensione tutto il mondo bianconero in vista delle gare di Champions, tanto per far capire l’imnportanza di questo ragazzo: un lusso.

Cristiano Ronaldo: voto 9

35 anni e non sentirli. Il fenomeno di Madeira ha migliorato i numeri della passata stagione e si appresta ad aggiungere altri record alla sua carriera monumentale: un primo titolo di capocannoniere, (se la giocherà gol a gol con Immobile), il record di gol in un singolo campionato con la maglia bianconera (31, eguagliato stasera Felice Borel) e magari, perché no, il record assoluto di gol in un solo campionato (36, fissato da Higuain). Serve altro? Forse sì: per meritarsi il 10 dovrà trascinare la Juventus alla vittoria della Champions: semplicemente infinito.

Rodrigo Bentancur: voto 8,5

Il calciatore che ha subito la maggior evoluzione: Sarri lo ha utilizzato sia come mezzala che come vice Pjanic e lui ha risposto sempre presente: qualità, visione di gioco, tanta corsa e recuperi. Rodrigo si sta trasformando in un centrocampista “trotale” e sta dando ragione all’investimento di Paratici: il tuttofare.

De Ligt: voto 8

La scelta dell’ultimo MVP ricade per forza su di lui. Eleggiamo l’olandese perché, se hai 20 anni e ti prendi una responsabilità come quella di sostituire l’infortunato Chiellini sin da inizio campionato, vuol dire che non hai solo grande qualità, ma hai anche personalità da vendere. Dopo le prime incertezze, l’olandese ha capito che doveva giocoforza crescere e ha convinto tutti.: ragazzino a chi?

Juventus campione d’Italia: la flop tre dello Scudetto

Adrièn Rabiot: voto 5

Se il campionato fosse iniziato dopo il lock-down, il francese avrebbe forse meritato un posto nella top tre, ma prima del gol capolavoro contro il Milan, c’è stato un rendimento troppo discvontinuo per non farlo finire dietro la lavagna. Spesso svogliato, il francese non è riuscito ad esprimere il proprio potenziale, con l’aggravante di aver creato non pochi malumori per le continue ingerenze della madre-agente nel lavoro del mister. In questo finale di stagione sembra aver imboccato una strada diversa: che il lungo stop gli abbia fatto bene? Se il buongiorno si vede dal tramonto…

Aaron Ramsey: voto 4,5

Tutto sommato, almeno dal punto di vista realizzativo, la sua stagione non è del tutto negativa con quattro gol messe a segno. Il problema è che gioca poco e non dà garanzie sufficienti dal punto di vista fisico. Nell’ultimo periodo è poi apparso assolutamente fuori forma, costringendo Sarri a relegarlo spesso in panchina: rimandato a settembre.

Federico Bernardeschi: voto 4

La scelta era tra lui e Rugani. Decidiamo di punire Federico perché è il giocatore alla costante ricerca di un salto di qualità che non c’è. È il giocatore meno incisivo del reparto offensivo, l’unica gioia in campionato, gli serva da parziale attenuante, la trova nella serata del trionfo. Sarri ne elogia il lavoro in fase di ripiegamento ma, visti i 40 milioni spesi, è lecito aspettarsi molto di più: tempo scaduto?

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