Emergenza Coronavirus, clamoroso: ISS, Ministero della Salute e Castellacci contrari alla ripresa del calcio

In questi giorni difficili, con l’emergenza coronavirus che non tarda a placarsi ci s’interroga sulla prosecuzione del campionato di Serie A.

Logo della Serie A. Fonte: Facebook Serie A

La Lega ha già fatto capire che è loro intenzione riprendere a giocare il prima possibile, sempre osservando l’evolversi della situazione. Lo fa anche sulla spinta della UEFA decisa a portare a termine anche le sue competizioni, la Champions e l’Europa League.

A mettere i cosiddetti bastoni tra le ruote ci ha pensato il direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Giovanni Rezza, oltre che componente del Comitato tecnico scientifico.

Ad una precisa domanda ricevuta in una conferenza stampa di cui è stato ospite nella giornata di ieri ha risposto in maniera inequivocabile. Su una probabile ripresa della Serie A nel mese di giugno ha voluto precisare come lui sia contrario, in accordo con il comitato scientifico.

Inoltre ha voluto precisare come la decisione ultima spetti alla politica. Lui il suo parere lo ha espresso ed è proprio deciso ad interrompere questa stagione senza tentennamenti.

La sua motivazione è presto spiegata. Il fatto che il calcio sia uno sport in cui si privilegiano i contatti non rappresenta un punto a favore per la ripresa delle ostilità. Il monitoraggio stretto dei calciatori, test quasi quotidiani, sembra che siano misure un po’ avventate, sempre secondo il numero uno delle Malattie Infettive dell’ISS.

Dello stesso parere anche l’ex medico della nazionale Castellacci, che per un quotidiano nazionale ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“In Cina nonostante due o tre mesi di vantaggio sull’emergenza, non si parla ancora di riapertura del campionato. Le linee guida della commissione tecnico scientifica della Figc, sono tutte giuste e ineccepibili nella teoria. Ma tutte le società possono mettere e mantenere in sicurezza i centri sportivi? Ci sono strutture per creare tanti piccoli spogliatoi? Che staff medico servirebbe per controllare tutti i giorni giocatori, tecnici e persone a contatto con la squadra e ogni quattro fare i tamponi? In A forse, anche se esistono realtà territoriali diverse. In quasi tutta la B e in C no. Medici sportivi? Sono stato inondato da una marea di messaggi che dicono: ‘Non siamo in grado’. Non ci si rende conto delle problematiche”.

Questa dichiarazioni non fanno altro che mettere delle benzina sul fuoco, allarmare ancora di più i club italiani. Di certo quelli medio-bassi rischiano seriamente il fallimento, qualora non si ponesse una soluzione tampone per questo finale di stagione.

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Lorenzo Carrega

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Giornalista Pubblicista. Esperienze in ambito giornalistico locale, non solo di sport, ma anche di cultura e tempo libero. La scrittura è la mia passione
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