Nuovo CT Italia: il nome a sorpresa per la Nazionale

Nuovo CT Italia, svolta Malagò: il ritorno a sorpresa che nessuno si aspettava!

La Nazionale italiana è ancora senza una guida tecnica definitiva, ma la settimana decisiva promessa da Giovanni Malagò sta entrando nel momento più caldo. Il nuovo presidente della FIGC lavora su due tavoli paralleli: prima la scelta del direttore tecnico, poi quella del nuovo CT dell’Italia. E proprio qui arriva la possibile svolta: Paolo Maldini si allontana dal ruolo dirigenziale, mentre Roberto Mancini sembra guadagnare terreno per il ritorno sulla panchina azzurra.

Per giorni il piano più ambizioso era sembrato chiaro: Maldini direttore tecnico e Antonio Conte commissario tecnico, una coppia forte, simbolica, costruita per ridare credibilità a una Nazionale ferita dalla terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale. Ma il calcio italiano, ancora una volta, deve fare i conti con incastri difficili, disponibilità personali, costi, ruoli da definire e tempi strettissimi.

Malagò non vuole sbagliare la prima grande scelta della sua presidenza federale. Dopo il crollo dell’Italia, l’obiettivo non è soltanto nominare un allenatore, ma rifondare l’intera area tecnica azzurra. Per questo il nome del CT dipende inevitabilmente da quello del direttore tecnico: due figure diverse, ma destinate a lavorare insieme fin dal primo giorno.

Nuovo CT Italia, Mancini torna in pole?

Il nome che nelle ultime ore sta tornando con forza è quello di Roberto Mancini. L’ex CT azzurro, già alla guida dell’Italia dal 2018 al 2023, conosce l’ambiente, ha vinto Euro 2020 e rappresenta una soluzione meno traumatica rispetto ad altre. Il suo ritorno sarebbe una scelta forte, ma anche controversa, perché arriverebbe dopo anni segnati da grandi emozioni e profonde delusioni.

Mancini ha già dimostrato di saper ricostruire un gruppo. Quando arrivò dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2018, prese una Nazionale depressa e la portò fino al trionfo europeo di Wembley. Allo stesso tempo, però, il suo ciclo si è chiuso con la grande ferita della mancata qualificazione a Qatar 2022 e con un rapporto interrotto in modo brusco.

Proprio per questo il suo eventuale ritorno dividerebbe i tifosi. Da una parte c’è il ricordo della notte di Wembley, dall’altra il peso di un progetto che non era riuscito a garantire continuità. Ma in un momento di emergenza tecnica, esperienza, conoscenza del gruppo e capacità di muoversi dentro la macchina federale possono diventare fattori decisivi.

Conte resta il grande sogno, ma ci sono ostacoli

Antonio Conte resta il nome più forte dal punto di vista tecnico e mediatico. Sarebbe il profilo ideale per dare immediatamente identità, aggressività e disciplina a una Nazionale da ricostruire. Conte conosce già Coverciano, ha guidato l’Italia tra il 2014 e il 2016 e ha lasciato un ricordo positivo soprattutto per l’Europeo francese, quando una squadra non ricchissima di talento arrivò fino ai quarti giocando con organizzazione e personalità.

Il problema è che l’operazione Conte non è semplice. Serve un progetto forte, un contratto adeguato, garanzie tecniche e soprattutto una struttura federale chiara. Per un allenatore abituato a incidere in modo totale sul lavoro quotidiano, la Nazionale può essere una sfida affascinante ma anche limitante. Non ci sono allenamenti ogni giorno, non c’è mercato diretto, non c’è la possibilità di modellare la squadra come accade in un club.

In più, la FIGC deve valutare la sostenibilità economica dell’operazione. Conte sarebbe una scelta di altissimo profilo, ma anche impegnativa. Ecco perché la pista Mancini può diventare sempre più concreta se il nuovo assetto federale dovesse orientarsi verso una soluzione più gestibile e immediata.

Maldini verso il no: cosa cambia per la FIGC

Il nodo principale resta però Paolo Maldini. Malagò aveva individuato nell’ex capitano del Milan e della Nazionale il profilo ideale per ricostruire l’area tecnica azzurra. Non un semplice dirigente, ma una figura di riferimento, capace di dare prestigio, competenza internazionale e credibilità al nuovo corso.

Il ruolo pensato per Maldini sarebbe stato molto ampio: direttore tecnico e possibile guida del Club Italia, una posizione centrale nella gestione della Nazionale e nella costruzione del percorso verso il futuro. Ma più passano le ore, più cresce la sensazione che il sì non sia così vicino.

Le difficoltà non sarebbero soltanto tecniche. Il ruolo richiederebbe presenza costante, responsabilità federale e probabilmente anche uno spostamento di vita a Roma. Maldini sta riflettendo, ma la FIGC deve correre. Malagò ha già fatto capire di avere un piano alternativo, parlando di una possibile “sorpresa” per il nome del direttore tecnico.

Costacurta, Albertini, Bergomi e Zola: i nomi per il ruolo di DT

Se Maldini dovesse dire no, la FIGC dovrà scegliere rapidamente un’alternativa. Tra i profili più discussi ci sono Alessandro Costacurta e Demetrio Albertini, entrambi ex azzurri con esperienza, credibilità e conoscenza delle dinamiche federali. Più defilati, ma comunque considerati, anche Beppe Bergomi e Gianfranco Zola.

La scelta del direttore tecnico è fondamentale perché orienterà anche quella del CT. Malagò vuole evitare di nominare un allenatore senza aver prima definito chi dovrà coordinarlo, supportarlo e rappresentare la linea tecnica federale. È una differenza importante rispetto al passato: la nuova Italia non vuole limitarsi a scegliere un nome per la panchina, ma costruire una struttura.

Dopo anni di fallimenti, il problema non può essere soltanto l’allenatore. Serve una visione su vivai, scouting, rapporto con i club, Under 21, convocazioni, identità di gioco e gestione dei giovani. Il nuovo direttore tecnico dovrà essere il ponte tra la federazione e il campo.

Perché Malagò vuole decidere in fretta

Il tempo è il vero nemico della FIGC. La Nazionale deve ripartire subito, perché dopo l’ennesima esclusione dal Mondiale non può permettersi mesi di incertezza. Malagò ha indicato questa settimana come decisiva e vuole arrivare a una soluzione entro il weekend o comunque a stretto giro.

La fretta non deve però trasformarsi in improvvisazione. Il nuovo presidente federale sa che la prima scelta tecnica della sua gestione verrà giudicata duramente. Scegliere Mancini significherebbe puntare sull’usato sicuro e sulla memoria del trionfo europeo. Scegliere Conte vorrebbe dire alzare l’asticella dell’ambizione, ma anche affrontare un’operazione più complessa. Scegliere prima un DT forte vorrebbe dire provare a cambiare metodo.

La frase di Malagò sui piani B e C racconta bene la situazione: la FIGC aveva un piano, ma non può restare bloccata. Se Maldini non accetterà, bisognerà passare a un’altra soluzione senza perdere altro tempo.

Nuovo CT Italia, cosa può succedere ora

Lo scenario più probabile è che la FIGC chiuda prima la questione direttore tecnico e poi annunci il nuovo CT. Se Maldini dovesse accettare, il progetto potrebbe tornare verso l’idea più ambiziosa, con Conte ancora candidato forte. Se invece l’ex Milan dovesse rifiutare, Malagò potrebbe accelerare su un profilo alternativo per il ruolo dirigenziale e aprire la strada al ritorno di Mancini.

In ogni caso, la Nazionale italiana è davanti a un bivio. Dopo tre Mondiali consecutivi vissuti da spettatrice, non basta più un nome prestigioso per cancellare la crisi. Serve una scelta coerente, una struttura forte e un progetto che abbia il coraggio di cambiare davvero.

Il nuovo CT dovrà ricostruire risultati, identità e fiducia. Ma prima ancora, la FIGC deve decidere chi guiderà la rinascita tecnica dell’Italia. Maldini resta il grande interrogativo, Conte il sogno di rottura, Mancini la soluzione che avanza. Malagò è chiamato alla prima vera decisione del suo mandato: ridare una direzione alla Nazionale.

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