Juventus, Allegri ha cancellato Conte: non perderlo, è un fuoriclasse

Primo in classifica in campionato, ipotecato il passaggio del turno in Champions League e in semifinale di Coppa Italia per l’ennesima stagione da sogno per la Juventus, grazie al genio di Allegri 

Questa non è una storia come le altre, perché dietro ad un grande allenatore ci sono sempre tanti aneddoti. Ma, in questo caso, più che retroscena, ci sono tanti mugugni, critiche ingiuste e parole senza senso. 

Perché è facile parlare, ma lo è ancora di più saltare sul carro dei vincitori e dimenticare ciò che si è detto. Purtroppo, fa parte dell’uomo, proprio ciò che c’è alla base di Massimiliano Allegri, che ha sempre dimostrato di avere coraggio, oltre ad intuizione e intelligenza, spirito camaleontico e tanta, ma davvero tanta, umiltà. 

Non tutti sono come il Conte Max. Pochi sono capaci di adattarsi a ciò che si ha, ma non per questo perdendo competitività. E, forse, quasi nessuno riesce ad essere sempre così convincente e vincente, migliorandosi di mese in mese, di anno in anno, contro tutti e tutto. 

Contro tutti coloro che lo avevano bollato come fortunato ai tempi del Milan nella prima stagione. Perché, in fondo, era facile vincere un campionato con quella squadra, con i vari Alessandro Nesta, Thiago Silva, Mark Van Bommel, Clarence Seedorf, Andrea Pirlo, Gennaro Gattuso, Robinho, Zlatan Ibrahimovic, Antonio Cassano, Pippo Inzaghi e chi più ne ha più ne metta. 

Contro tutti coloro che poi lo avevano criticato, addirittura etichettandolo come sopravvalutato dopo la clamorosa perdita del secondo scudetto, il primo della nuova Juventus, per intenderci, quello di Antonio Conte del post settimo post per due anni consecutivi. 

Molti, poi, avevano ritrattato subito dopo il miracolo del terzo posto dopo l’esodo e la rivoluzione dei rossoneri, mugugnando, però, per qualche scelta infelice nel finale di stagione. Tanti, infine, avevano gioito nel momento del suo esonero, ma sappiamo tutti come è andata a finire con gli allenatori successivi a testimonianza di una crisi del Milan tutto, non certo per colpa di Acciughino

Ma Allegri non ha mai perso quel suo physique du role, quella sua signorilità che lo ha sempre contraddistinto, quella sua pacatezza, quella sua tranquillità che troppo spesso ricorda un altro grande allenatore, forse il più grande tecnico italiano degli ultimi 15 anni, al secolo Carlo Ancelotti

Questione di atteggiamento verso le avversità. Forse, questione di voglia di smentire tutti e tutto, ma mai se stessi, riuscendo a costruire anche laddove l’ambiente ti è contro e quando hai attorno il rumore dei nemici, oltre ad un certo scetticismo. 

E’ quello che è accaduto quando ha firmato per la Juventus. Quando ha dovuto sostituire il totem Conte. Quando ha dimostrato tutta la sua intelligenza, non cambiando sistema di gioco, ma solo l’atteggiamento in campo, donando più tranquillità e maggiore fantasia alla squadra, per poi riadattandola ai suoi principi di gioco e modificandola con il suo tanto amato rombo.

Il risultato è stato il double del primo anno con l’accoppiata Scudetto-Coppa Italia e la finale persa solo contro il Barcellona degli extraterrestri della MSN. Un trouble sfiorato nel rumore di quel tifo primo avverso, poi altrettanto intelligente. Perché, si sa, tutto dipendeva solo ed esclusivamente dai risultati. 

Le lacrime e il pianto liberatorio durante la festa del primo anno davanti ai cori del pubblico dello Juventus Stadium è forse l’immagine più bella di un uomo prima di un tecnico, che ha fatto la gavetta ed è stato capace di conquistarsi tutto solo grazie a se stesso. 

Non gli è stato mai regalato niente ad Allegri, che ha dovuto conquistarsi il secondo titolo consecutivo e il secondo double consecutivo l’anno scorso con una rimonta davvero incredibile. Anzi, impensabile, visto che quella squadra era orfana di gente del calibro di Pirlo e Arturo Vidal, Carlos Tevez e Fernando Llorente, tutti artefici dei grandi successi precedenti. 

E’ stato anche in questo caso un vero e proprio esodo, una vera e propria rivoluzione. Ma la Juventus è stata brava a credere in Allegri, perché alla base di un progetto vincente c’è sempre una società vincente, una dirigenza intelligente e scelte ponderate non solo sulla base della tanto odiata matematica, ma di una vera e propria radiografia di tutto. 

Il resto è solo storia, che continuerà ad essere vincente. I bianconeri continueranno a vincere anche quest’anno, al 90% si ripeteranno in campionato, entrando nella storia con il record del sesto titolo consecutivo, che sarebbe il terzo di Allegri, che supererebbe definitivamente Conte nel palmares

Ma l’apoteosi dell’Allegri tecnico e prima di tutto uomo è nelle scelte coraggiose. Prima, la capacità di far crescere i giovani con le giuste tempistiche, come dimostra ciò che è accaduto ad Alvaro Morata, Paulo Dybala, Alex Sandro e, perché no, il prossimo potrebbe essere Marko Pjaca

Seconda, quella voglia irresistibile di mettere davanti a tutto e tutti i valori di un gruppo, l’essenza stessa di una squadra, la storia di un club, rispetto alla riconoscenza e alla consapevolezza della leadership di un singolo giocatore.

Perché, inutile girarci attorno, mettere da parte Leonardo Bonucci dopo quella lite alla vigilia della partita più importante del mese è da pochi. Anzi, nessuno l’avrebbe mai fatto, soprattutto in quelle condizioni, con la pressione del favorito, del dover vincere per forza e con due acciaccati, come Giorgio Chiellini e Andrea Barzagli.

E’ stata brava la società ad assecondare la decisione di Allegri. E’ stato bravo Allegri a mettere davanti a tutto un qualcosa di così astratto, ma indispensabile, come lo è appunto il rispetto dei ruoli, dei compagni, della squadra, della dirigenza e del club. 

Il resto è storia, la vittoria di Oporto solo il capolavoro di un tecnico troppo sottovalutato, al quale andrebbe solo un grande plauso e un ringraziamento speciale per aver dato un senso al calcio italiano e all’Italia tutta in una competizione, quale la Champions League, in cui adesso davvero possiamo dire la nostra e tornare a lottare per la vittoria della coppa dalle grandi orecchie.

Le voci e le indiscrezioni di questi mesi vogliono Allegri sempre più vicino all’Arsenal per sostituire un altro santone come Arsene Wenger. Sarebbe sicuramente una scelta giusta per il club londinese, ma la Juventus ha il dovere e l’obbligo di trattenerlo, perché è il suo più grande fuoriclasse, colui che è stato capace di ‘cancellare’ Conte, superarlo e dare una dimensione internazionale ad una squadra quasi derisa in Europa negli anni del suo predecessore.  

Benito Letizia

Informazioni sull'autore
Direttore di Stadiosport. Giornalista Pubblicista, Laureato in Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. "Il calcio è vita".
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