Esclusiva – Marco Priora: “I Groundsman non sono riconosciuti in Italia”

Oggi per Stadiosport vi proponiamo un’intervista con Marco Priora, uno dei pochi groundsman in Italia, con lettera di referenza di merito da groundsman inglesi, veri e propri consulenti della UEFA. Che cosa significa precisamente Groundsman e quali sono le sue differenze con un normale giardinerie ce lo spiegherà lui stesso.

Una delle tante attività dei Groundsman di S.Siro. (foto Esclusiva Stadiosport.it per gentile concessione di Marco Priora e Giovanni Taverna) ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ciao Marco, piacere di conoscerti. Puoi spiegare ai nostri lettori chi sei e cosa fai precisamente?

Ciao a tutti, mi chiamo Marco Priora, ho 53 anni e da sei anni circa ricopro il ruolo di groundsman presso lo stadio San Siro. Mi dedico esclusivamente a questo terreno di gioco, 7 giorni su 7, 8/10 ore al giorno, sotto pioggia, gelo, ma anche in condizioni di caldo. Le belle giornate non mancano comunque.

Mi occupo di tutte quelle attività che servono per rendere il campo piacevole alla vista, senza buche ed in condizioni buone per giocare una partita. Tra le tante attività che svolgiamo, ad esempio, ce n’è una che si chiama “Divot Fork”, termine coniato dall’inglese per indicare quel particolare lavoro con le forche utile a riparare i buchi nei campi. Questo genere di lavoro è di notevole importanza per evitare superflui infortuni.

Inoltre durante la stagione invernale il campo va assolutamente illuminato con lampade in grado di coprire 4000 metri quadri. C’è assolutamente bisogno di luce e mancando quella naturale è ovvio che la tecnologia ci viene incontro. Questo è uno di tanti altri strumenti che noi non conosciamo ancora e che solo il collegamento con il mondo inglese può darci!

Attività a bordo campo di un Groundsman prima di una partita ufficiale
(foto Esclusiva Stadiosport.it per gentile concessione di Marco Priora e Giovanni Taverna) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ecco cosa sta facendo GrassMed, quest’associazione cura anche i contatti con il mondo estero per carpire da loro innovazioni importanti!

Utilizziamo solo erba naturale, in rotoli nel pre-campionato e sementi microterme durante tutto l’anno con le periodiche trasemine. Inoltre siamo aiutati dall’impianto di riscaldamento che mantiene una temperatura costante intorno ai 16°C.

Questo calore ci aiuta molto anche nella prevenzione delle malattie crittogamiche; occorre una paziente opera di cucitura detto appunto RINFORZATO con fibre sintetiche spesse 1 mm, profonde 20 cm e distanti tra loro 2 cm tale da poter permettere l’ancoraggio delle zolle al terreno!

Queste attività sono completamente diverse e più impegnative a livello di tempo e di capacità rispetto ad un normale giardiniere! Quest’ultimo interviene su di un terreno già adattato alla potatura e fioritura delle piante, con prati poco calpestati e cadenze di tempo che vanno dai 2 ai 3 mesi.

Mentre un groundsman si occupa anche della sistemazione del terreno, nella creazione di tutte quelle condizioni perché possa crescere in maniera sana e senza possibilità di deturpamento vistoso nel tempo.

C’è una rigorosa scelta tra le sementi più resistenti al calpestio, resilienti e adattate alle basse temperature, fatti con test e prove in campo. Questo perchè i campi sportivi non sono tutti uguali, anzi oserei dire che ogni campo ha le sue peculiarità, date dalle proprie variabili.

Poi la grande differenza è il fatto che si trova sempre a contatto con il campo, 7 giorni su 7, quindi può osservare meglio quali sono le sue zone buie, i suoi deturpamenti, le zone più soggette di altre allo stress e così avere la possibilità di un pronto intervento in maniera rapida ed efficace!

Nel corso degli anni hai mai avuto modo di vedere degli infortuni causati dal terreno di gioco, oppure sono situazioni casuali che c’entrano con le condizioni fisiche dei giocatori?

Sono 7 anni che svolgo questo mestiere, prima ho fatto il referente per società quotate come il Milan. Mi sono creato un mio spazio in questo campo sportivo con tenacia e passione, ora mi ritengo un groundsaman di San Siro. Sono in uno dei campi Pro più frequentati d’Italia, di alto livello (quasi tre partite a settimana)!

Ci dobbiamo occupare di tutto mantenendo corrette le tre regole ferree : sicurezza, performance, visibilità.

Ebbene in questi sette anni qui a San Siro non ho mai avuto esperienza di un infortunio. Per questo dico che sono soprattutto situazioni casuali, dettate dal gioco di contatto ad alta velocità.

Il vostro impianto ha dei contatti con le scuole? Parlate spesso con i ragazzi, offrendo loro l’opportunità di conoscere questa attività?

Su questo aspetto dobbiamo ancora stabilire un tramite con esse. Ma per farlo la mia idea sarebbe quella di organizzare dei corsi, che dividiamo in due parti.

La prima è più teorica, con spiegazioni riguardanti il ruolo del groundsman, lesue responsabilità e abilità utili per tenere sotto controllo un campo da calcio.

La seconda, invece, è svolta direttamente sul campo, per esempio S.Siro, dove io come tutor/docente mi vorrei impegnare a dare loro una linea guida, creata da mie ed altrui esperienze. Poi i ragazzi, una volta imparate, le trasferiranno nei campi sportivi di loro appartenenza territoriale. Per un giovane è uno stimolo importante sapere che calcherà un campo leggendario, dove si è fatta la storia del calcio! Nel 2016 abbiamo ospitato la finale di Coppa Campioni affidandoci a dei consulenti internazionali come la PROPitch. Da loro ho appreso moltissimo, è stata un’esperienza formativa!

Lo stadio S.Siro, teatro della finale di Champions League 2015-16.
(foto Esclusiva Stadiosport.it per gentile concessione di Marco Priora e Giovanni Taverna) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Per adesso noi abbiamo, oltre ad Antonio Di Nunzio con cui lavoro insieme come Groundsman manager, quattro ragazzi provenienti da istituti agrari. Tra di loro ho scovato un piccolo talento, Andrea Poletti, il quale mi sta dando soddisfazioni riguardo al lavoro svolto. Ha una grande passione e altrettanta volontà di apprendere.

Ma questa sensibilizzazione dovrebbe interessare anche le alte cariche. In questo caso sembra che a nessuno importa di poter avere un professionista aggiunto nei campi sportivi! Noi restiamo fiduciosi, la cultura ha i suoi tempi.

I corsi di formazione stiamo pensando di farli iniziare già a partire dai prossimi mesi. Sto notando insieme a Giovanni Taverna (un membro dell’Associazione Grassmed) un afflusso cospicuo di interessati da tutta Italia. Questo è un aspetto positivo, significa che vogliono sfruttare questa occasione! Sono mossi dalla fiducia che in Italia, come in altri Paesi sta già accadendo, intervengano le Federazioni di competenza.

Io gli sto dando una mano perchè credo in questa nuova figura professionale, abbiamo bisogno di riconoscere il groundsman come un vero e proprio professionista del verde. In Italia questa concezione ancora non c’è… Eppure è già presente nella scrivania del Presidente FIFA Gianni Infantino un abbozzo di riforma in questo settore. L’annuncio dovrebbe essere fatto a breve, dove si promuoverà il bisogno di un “direttore del verde” nei campi UEFA e non solo.

Vi siete chiesti quali sono i motivi di cosi poco riconoscimento del groundsman? Le società sportive considerano queste attività come poco importante, perché secondo voi?

Le società sportive, come i comuni proprietari dei terreni sportivi, sono da sempre costrette ad appaltare questo genere di lavori verso ditte esterne.

Queste aziende intervengono in maniera straordinaria a supporto del personale volontario non specializzato. Di più non possono permettersi.

In alternativa sono le ditte stesse che, con il loro personale professionale e con tutto il parcheggio macchine, sono a fare il grande lavoro di arieggiatura, bucatura, top dressind over seeding. Vendono alle società sportive prodotti e servizi, ma tutto questo a fasi alterne, oserei dire stagionale. Non possono avere la costanza di essere in campo 365 giorni l’anno, 7 giorni su 7. Questo vale sia per la Serie A, ma anche per la B e così via. Quindi potete immaginare quali siano le condizioni dei campi sportivi a livello dilettantistico!

Quali sono gli obiettivi dell’associazione Grassmed per il prossimo futuro?

L’associazione Grassmed si batte da anni per diffondere una cultura del mantenimento e della ristrutturazione di campi sportivi. L’obiettivo di questa associazione è quella di far crescere una professione e nello stesso tempo permettere un certo risparmio alle stesse società sportive.

Avere un professionista che si occupa tutto l’anno di un terreno di gioco, permette di risparmiare eventuali lavori che occorrerebbero quando la manutenzione è svolta con meno regolarità. C’è una grossa differenza tra la manutenzione ordinaria e quella straordinaria, che si ripercuote in un risparmio di tempo e denaro nello svolgimento delle attività.

Solo con il riconoscimento professionale saremo in grado di poter istituire dei corsi che permettono di preparare i giovani al mestiere di groundsman. Finché non ci sarà maggiore attenzione a queste tematiche, sarà difficile avere il giusto riconoscimento. Bisogna assolutamente parlare di queste nuove possibilità, ci sarebbe l’opportunità di creare nuovi mestieri per i giovani.

L’Italia è attanagliata da precarietà e lavori saltuari, ma questo sarebbe un mestiere dal sicuro avvenire e ricco di soddisfazioni!

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Lorenzo Carrega

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Giornalista Pubblicista. Esperienze in ambito giornalistico locale, non solo di sport, ma anche di cultura e tempo libero. La scrittura è la mia passione
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