Francia imbattibile al Mondiale 2026? Galletti favoriti per il titolo

Francia imbattibile al Mondiale 2026? Galletti favoriti per il titolo

C’è davvero un modo per fermare la Francia al Mondiale 2026? Dopo il successo per 2-0 contro il Marocco, la nazionale di Didier Deschamps ha conquistato la terza semifinale mondiale consecutiva e ha confermato una sensazione sempre più forte: in questo momento i Bleus sembrano la squadra più completa e difficile da battere del torneo.

La Francia è arrivata tra le prime quattro del mondo dopo le semifinali già raggiunte nel 2018 e nel 2022, dimostrando di essere nel pieno della propria generazione d’oro. La squadra di Deschamps ha equilibrio, qualità, fisicità, profondità della rosa e un potenziale offensivo che nessun’altra nazionale sembra possedere allo stesso livello.

I numeri spiegano bene il dominio francese. I Bleus hanno il miglior attacco del torneo, sono la squadra che crea più occasioni e guidano anche la classifica dei legni colpiti. In più, hanno subito appena due gol in sei partite, mantenendo la porta inviolata in quattro occasioni. Sulla carta, è una nazionale quasi perfetta, costruita per controllare ogni tipo di partita.

Quasi, appunto. Perché anche una squadra così forte può nascondere un dettaglio da studiare. Non un vero difetto strutturale, ma una zona del campo che le prossime avversarie potrebbero provare ad attaccare con più convinzione: la fascia sinistra difensiva della Francia.

Il lato sinistro può essere la chiave per mettere in difficoltà la Francia

Nel corso del Mondiale, Lucas Digne è diventato il titolare sulla fascia sinistra della difesa francese. All’inizio del torneo, però, il primo riferimento era Theo Hernandez, poi finito fuori dalle scelte principali per un rendimento non all’altezza. Il terzino era apparso il punto più vulnerabile della squadra, sia nella gestione del pallone sia nella fase difensiva.

La partita d’esordio contro il Senegal è stata quella in cui la Francia ha sofferto di più, pur vincendo 3-1. Nel primo tempo, i senegalesi avrebbero potuto anche portarsi avanti, ma Nicolas Jackson e Ismaila Sarr hanno sprecato due occasioni importanti in contropiede. Il gol del Senegal è arrivato soltanto nel recupero, a risultato ormai indirizzato, ma non è un dettaglio secondario: l’azione si è sviluppata proprio sul lato sinistro della difesa francese.

Digne garantisce più affidabilità difensiva rispetto a Theo Hernandez, ma non ha le stesse qualità fisiche di Jules Koundé, titolare sulla corsia opposta. È meno dominante nei duelli, ha meno struttura e può soffrire quando viene isolato nell’uno contro uno. Lavora molto in pressione e rientra con generosità in transizione, ma se lasciato da solo contro esterni rapidi e tecnici può diventare il bersaglio più logico da attaccare.

Per questo motivo, chi affronterà la Francia dovrà guardare con attenzione a quella zona. Attaccare la corsia destra offensiva, cioè il lato sinistro difensivo dei Bleus, può essere il modo più concreto per creare problemi alla nazionale di Deschamps.

Mbappé, Doué e il lavoro senza palla: il dettaglio da osservare

Il discorso non riguarda soltanto Digne. Davanti a lui, la Francia ha giocatori straordinari in fase offensiva, ma meno naturali nel lavoro difensivo continuo. Kylian Mbappé, pur avendo dato buoni segnali in alcune situazioni di pressione, non è un esterno nato per coprire la fascia per novanta minuti. Lo stesso vale per Désiré Doué, talento enorme con il pallone, ma meno solido quando la squadra deve difendere bassa o gestire lunghe fasi senza possesso.

Adrien Rabiot ha spesso aiutato a proteggere quella zona, mentre William Saliba ha dovuto bilanciare la difesa dell’area con l’attenzione agli half-spaces, cioè quei corridoi intermedi che gli avversari possono attaccare tra terzino e centrale. Finora, però, nessuna squadra è riuscita davvero a colpire con continuità quel lato.

Dopo il Senegal, che nel primo tempo era riuscito a giocare bene in possesso, la Francia non ha più incontrato un’avversaria capace di sviluppare un piano così preciso. La squadra che si è avvicinata di più è stata la Svezia nei sedicesimi, soprattutto grazie ad Anthony Elanga, l’esterno più incisivo nell’uno contro uno affrontato finora dai Bleus.

Elanga ha vissuto una partita altalenante e non è riuscito a dominare con continuità, anche perché la Svezia non ha avuto la struttura necessaria per isolarlo spesso contro Digne. La squadra svedese ha chiuso con appena il 39% di possesso, ma il dato resta interessante: Elanga ha registrato 19 conduzioni palla, quasi tutte sulla corsia destra offensiva, avanzando complessivamente di 89 metri con il pallone tra i piedi.

Perché Paraguay e Marocco non hanno davvero testato Digne

Dopo la Svezia, la Francia ha affrontato un Paraguay che ha praticamente rinunciato al possesso e un Marocco che ha interpretato quella zona in modo diverso. I Leoni dell’Atlante hanno usato Brahim Diaz partendo da destra, ma spesso per accentrarsi e creare gioco dentro al campo, lasciando la sovrapposizione ad Achraf Hakimi.

La scelta marocchina aveva una logica tecnica, ma non era il modo migliore per aggredire direttamente il lato di Digne. Hakimi è un terzino straordinario per corsa, spinta e presenza, ma non è un dribblatore puro da continui uno contro uno frontali. Inoltre, spingere tanto da quella parte ha finito anche per esporre il Marocco sul lato di Mbappé, dove la Francia può diventare devastante appena recupera campo.

La conclusione è chiara: il lato sinistro difensivo francese non è stato ancora messo davvero sotto stress in questo Mondiale. Potrebbe succedere in semifinale, soprattutto se l’avversaria dovesse essere la Spagna.

La Spagna può avere l’uomo giusto: Lamine Yamal

Una possibile semifinale contro la Spagna sarebbe affascinante proprio per questo motivo. Gli spagnoli avrebbero a disposizione un esterno capace di attaccare l’uno contro uno con continuità e qualità: Lamine Yamal. Un duello tra Yamal e il lato sinistro francese potrebbe diventare una delle chiavi decisive della partita.

La Spagna, a differenza di molte avversarie affrontate finora dalla Francia, può provare a controllare il gioco attraverso il possesso. E questo cambierebbe radicalmente il tipo di partita per i Bleus. Finora la Francia non è stata costretta per lunghi tratti a difendere vicino alla propria area contro una squadra capace di far girare il pallone, occupare il centrocampo e costringerla a rincorrere.

Il blocco difensivo francese in 4-4-2 non è stato ancora testato davvero a lungo. Questo è anche merito della pressione alta dei Bleus, che ha impedito agli avversari di costruire con pulizia. Nelle prime cinque partite, la Francia ha recuperato otto palloni con la pressione alta trasformandoli in tiri, segnando anche due gol da queste situazioni.

Ma contro una squadra dominante nel palleggio, la concentrazione di talento offensivo potrebbe avere un costo nella fase difensiva organizzata. Se la Spagna riuscisse a portare più uomini in mezzo al campo, la Francia potrebbe trovarsi in inferiorità numerica e sarebbe costretta ad abbassarsi.

Lo spazio tra le linee: un altro piccolo segnale da non ignorare

Un altro possibile punto da osservare riguarda lo spazio tra i reparti. La Francia è una squadra costruita sull’intensità fisica, sulla pressione e su attaccanti che amano aggredire e accelerare appena si apre campo. Quando però sceglie di difendere con un blocco medio o basso, può lasciare qualche spazio tra centrocampo e difesa.

Finora si è trattato di un problema minimo, quasi mai pagato davvero. Ma contro un’avversaria più tecnica e più abile a ricevere tra le linee, quel dettaglio potrebbe diventare pericoloso. Una squadra come la Spagna, per caratteristiche, sarebbe perfettamente attrezzata per sfruttarlo.

I dati difensivi restano comunque impressionanti. Nessuna avversaria affrontata dalla Francia nella fase a eliminazione diretta è riuscita a superare quota 1 negli expected goals. La Svezia si è fermata a 0.7 xG, il Paraguay a 0.2 xG e il Marocco addirittura a 0.1 xG. Numeri che confermano quanto sia stato difficile creare vere occasioni contro la squadra di Deschamps.

Anche il Belgio può avere un’arma: la pressione alta

Se invece in semifinale dovesse arrivare il Belgio, il discorso cambierebbe. I Red Devils non rappresenterebbero lo stesso tipo di test tecnico della Spagna, ma potrebbero provare a mettere in difficoltà la Francia con un’altra arma: il pressing.

Il Belgio ha mostrato una pressione molto aggressiva durante il torneo. Guida la competizione per pressioni totali, con 41, per pressioni che hanno portato a un tiro, con 15, e per gol nati da recuperi alti, con quattro reti. È un dato importante, perché finora nessuna squadra ha pressato la Francia con quel livello di intensità.

La nazionale di Deschamps è stata quasi sempre in controllo, ha avuto campo, ha recuperato palla in avanti e ha evitato di essere soffocata nella propria costruzione. Una squadra capace di aggredire alto e con continuità potrebbe costringerla a giocare più velocemente, aumentare gli errori tecnici e ridurre il tempo a disposizione dei suoi talenti offensivi.

La Francia resta favorita, ma non è inattaccabile

La Francia resta la squadra da battere al Mondiale 2026. Ha l’attacco più forte, una difesa solidissima, un portiere affidabile, centrali dominanti, centrocampisti fisici e una quantità di talento offensivo che può decidere qualsiasi partita in pochi minuti. Il 2-0 contro il Marocco lo ha confermato: anche quando non sblocca subito il risultato, la squadra di Deschamps sa restare dentro la partita e colpire appena trova l’occasione giusta.

Eppure, il torneo non è finito e le prossime avversarie potrebbero avere armi più adatte per metterla in difficoltà. La Spagna potrebbe testare davvero il lato sinistro francese con Lamine Yamal e il possesso palla. Il Belgio potrebbe provare a soffocare i Bleus con un pressing feroce.

Fermare questa Francia resta complicatissimo. Ma se esiste una strada, passa da lì: attaccare con coraggio il suo lato sinistro, costringerla a difendere più bassa e impedire ai suoi campioni di giocare sempre in campo aperto.

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