F1 Singapore 2016 Analisi – Rosberg, che prova di forza! Ferrari, un po’ di luce

F1 Singapore 2016 Analisi – La domenica di Singapore ha regalato un Rosberg scintillante che, pur dovendo tenere a bada un ottimo Ricciardo, ha offuscato e superato in classifica Hamilton. Ferrari giù dal podio, ma con onore 

Come più volte accaduto da quando è stato inserito in calendario, il GP di Singapore ci ha lasciato in eredità non pochi spunti di discussione e una gara, diciamolo senza remore, la quale benchè abbia praticamente rispettato l’ordine in griglia, ci ha lasciato sul filo fino agli ultimi metri. E questo elemento, l’incertezza, spesso e volentieri è andato a mancare negli ultimi tempi. Nella notte di Marina Bay, con buona pace dei suoi tanti detrattori, abbiamo assistito, se possibile, alla consacrazione di Nico Rosberg, che in un sol colpo si prende vittoria e leadership del campionato, mandando un chiaro messaggio ad un Hamilton svagato e falloso. La Red Bull conferma il pronostico, anche se solo a metà: da una parte, un Ricciardo sontuoso spaventa Nico fin sotto la bandiera scacchi; dall’altra Verstappen, complice una partenza deficitaria, deve sgomitare per arpionare una comunque deludente 6° posizione. E la Ferrari? Decisamente meglio del previsto, anche se il podio è sfumato. Discussioni sulla strategia del muretto a parte, sia Kimi che Seb hanno dato tutto in pista, riuscendo a spremere tutto il potenziale (…) della SF16-H. Degne di menzione, infine, la prova d’orgoglio di Kvyat nel duello con Verstappen, e la solita caparbietà di Fernando Alonso.

Il podio del GP di Singapore (foto da: vgezone.com)
Il podio del GP di Singapore (foto da: vgezone.com)

 

 

Mercedes: Nico c’è e si vede, Lewis un po’ meno 

Sembrava spacciato Nico Rosberg. Prima della pausa estiva, le sei vittorie in sette gare di Lewis, il vantaggio di 43 punti letteralmente evaporato, gli episodi del Red Bull Ring e di Hockenheim; tutto lasciava presagire l’ennesimo crollo del nativo di Wiesbaden. E invece no, stavolta no. Da Spa in poi è tornato in pista un Rosberg diverso, cattivo, concreto e concentratissimo. Tra Belgio, Italia e Singapore sono arrivate tre vittorie e due pole, permettendogli un controsorpasso in classifica (273 a 265) sul quale, un mese fa, nessuno avrebbe scommesso un euro. Contrariamente a quanto successo a Hamilton in quel di Monza, Rosberg ieri ha concretizzato in gara la pole fenomenale di sabato (ah se l’avesse fatta Lewis, chissà cosa avremmo letto in giro), con una prestazione attenta e senza la minima sbavatura. Certo, nel finale Ricciardo un po’ di strizza gliel’ha fatta venire (anche se nel retro-podio, rivolto al simpatico Daniel, Nico ha risposto in “italiano”: “Ma che cacchio dici?! Tutto controllato!“), ma è il risultato quello che conta.

Il team Mercedes festeggia i risultati di Singapore (foto da: chinadaily.com.cn)
Il team Mercedes festeggia i risultati di Singapore (foto da: chinadaily.com.cn)

 

 

Dall’altra parte abbiamo un Lewis Hamilton di azera memoria. Era da Baku, in effetti, che non vedevamo il nostro compiere tanti errori in un weekend dove, sinceramente, non è che ci abbia capito poi molto. Una gara in sordina sin dal via, quella del bicampione in carica, incapace di tenere il passo non solo di Rosberg, ma anche di Ricciardo. Poi l’errore che gli stava per costare il podio, subendo il sorpasso da Raikkonen. A questo punto, dal muretto gli dicono di passare al “Plan B“, ovvero di spingere al massimo effettuando anche una terza sosta. Una mossa che ravviva il finale ma che, a conti fatti, permette a Lewis solo di riprendersi il terzo gradino del podio. Un contentino, insomma. Evidentemente, la fase estiva del campionato aveva lasciato la sensazione, in primis nello stesso Hamilton, di una strada decisamente in discesa verso il quarto iride. Rosberg, invece, gliel’ha praticamente urlato in faccia: dovrà sudarselo (speriamo noi) fino all’ultima curva di Yas Marina. 

 

Ferrari, almeno c’è la reazione: Kimi tirato a lucido, Seb di rimonta 

Dopo un sabato da tregenda, con Raikkonen che fa il massimo possibile ma si ritrova in terza fila a quasi un secondo, e un Vettel che passa in un anno dalla pole all’ultima posizione in griglia, a causa dell’ennesimo problema meccanico di una stagione a dir poco tribolata sotto questo aspetto, non è che le aspettative fossero chissà quali, anzi. Tutti aspettavano al varco la Scuderia. Certo, il podio non è arrivato (quinta volta nelle ultime sei) e per un team come la Ferrari un 4° ed un 5° posto dovrebbero essere bollati a priori come risultati deludenti. Ma la prestazione messa in pista dai piloti del Cavallino è stata da sufficienza piena. Raikkonen, dopo un avvio morbido, ha trovato un gran ritmo nello stint con le Supersoft, tanto da piombare alle spalle di Hamilton, per poi superarlo alla grande in seguito ad un suo lungo (giro 34). Dopo aver tenuto la posizione a seguito del secondo cambio-gomme, Kimi l’ha persa per colpa dell’undercut attuato da Lewis dopo la terza ed imprevista (per gli altri) fermata. A quel punto, il finnico ha provato in tutti i modi a tenere il passo della Mercedes #44, ma si è dovuto accontentare.

 

F1 GP Singapore 2016: Il sorpasso di Raikkonen su Hamilton  

https://youtu.be/dWXeqpRBSEI

 

Nel post-gara si sono sprecate le critiche al muretto Ferrari, reo di un ennesimo errore strategico, oltre che di scarso coraggio, per non aver tenuto in pista Raikkonen, seguendo quindi la scelta di Rosberg. Premesso che Kimi non avrebbe avuto il passo di Nico con Soft molto usurate (la SF16-H non è la W07 nella gestione degli pneumatici), il ferrarista avrebbe avuto ben poche chance di difendersi dal ritorno di Hamilton. Singapore è si un cittadino, ma ha ben poco da spartire con Monaco, visto che qualche punto dove provare il sorpasso esiste eccome. In più, la monoposto di Kimi è sembrata carente in velocità di punta, tanto da faticare tantissimo, anche con DRS aperto, ad avvicinarsi alla Mercedes, quando si è ritrovata alle sue spalle. Ma tant’è, la stessa “gogna mediatica” ci sarebbe stata anche in caso contrario.

Nonostante sia partito ultimo, Seb è giunto 5° al traguardo. Ma per riprendere la Red Bull serve, chiaramente, altro (foto da: gazzetta.it)
Nonostante sia partito ultimo, Seb è giunto 5° al traguardo. Ma per riprendere la Red Bull serve, chiaramente, altro (foto da: gazzetta.it)

 

 

Passiamo a Vettel. Che dire? Meglio del previsto. Ci si aspettava un Seb capace di risalire, al massimo, fino alla 7° posizione; e invece il tedesco, senza safety car ed altre situazioni particolari ad aiutarlo, è giunto 5° a “soli” 19.6 secondi dal podio. Vero, si dirà che non era così impossibile la rimonta, vantando comunque una macchina decisamente superiore a 8/11 della griglia. Ma il ferrarista ha dimostrato grinta e determinazione, con sorpassi aggressivi e decisi (splendido quello ai danni della coppia Sainz-Gutierrez) e tanto ritmo quando aveva pista libera. Ciò, unito ad una buona strategia, gli ha permesso di risalire fino alla top-5, quasi una vittoria per come si era messa la gara. In ottica secondo posto Costruttori, però, non basta. La Red Bull ha allungato, seppur di poco (316 a 301). La sensazione, in pista, è che i Bibitari siano ormai la seconda forza e molte delle piste che mancano sembrano favorevoli alla RB12. La rimonta, quindi, è difficile, ma in Ferrari hanno l’obbligo di provarci.

 

F1 GP Singapore 2016: Vettel supera Sainz e Gutierrez

https://youtu.be/I_CxZE7aisg

 

Red Bull: a Ricciardo per poco non riesce il miracolo. Verstappen, che duello con Kvyat 

C’è andato vicino così, Daniel Ricciardo. Poco più di 4 decimi l’hanno separato da Nico Rosberg e, forse, con un giro in più, chissà come sarebbe finita. Un circuito, quello di Marina Bay, dove non solo la Red Bull, ma anche il ragazzo di Perth si trova molto bene. Come un anno fa, 2° in qualifica; come un anno fa, 2° alla fine, mettendo pressione al vincitore di turno fino all’ultimo metro. Nel 2015 fu Vettel a non riuscire a scrollarsi di dosso Daniel; quest’anno è toccato a Rosberg, che ha visto il suo margine di 23 secondi dissolversi in appena 12 tornate. Un Ricciardo che ha dato tutto in quell’ultimo stint con le Supersoft, riuscendo innanzitutto a tenere a bada Hamilton, per poi andare in caccia dell’altra Freccia d’Argento. Un filo di rammarico può esserci, è normale. Ma Daniel può riacquistare tutto il suo sorriso di fronte ad un altro dato: sono 5 gare di fila che arriva sistematicamente avanti a Verstappen (4-1 in qualifica).

Il sorriso di Daniel Ricciardo sul podio di Singapore. Per l'italo-australiano si tratta del quinto podio del 2016 (foto da: f1fanatic.co.uk)
Il sorriso di Daniel Ricciardo sul podio di Singapore. Per l’italo-australiano si tratta del quinto podio del 2016 (foto da: f1fanatic.co.uk)

 

 

Ecco, Verstappen. Dopo la buona qualifica, si aspettava tutta un’altra domenica. Una partenza al rallentatore lo costringe ai margini della top-10, ma gli va pure bene, poiché Hulkenberg, toccato da Sainz, gli si gira davanti, sfiorandolo per questione di centimetri. Una circostanza inevitabile, secondo Max, che nel dopo gara ha spiegato come dal box lo avessero informato di alcuni problemi alla frizione, che non gli avrebbero permesso di partire bene. In affanno per gran parte della gara, il gp del figlio di Jos è stato caratterizzato da un altro episodio, forse il più bello: parliamo ovviamente del duello con Kvyat. Alle spalle del russo sin dal 7° giro, Max non è riuscito ad attaccarlo nel primo stint, andando poi all’assalto dopo la prima sosta. Ma le cose non sono andate come previsto, perché Daniil aspettava da tanto una simile occasione, sin dal GP di Spagna, quando venne retrocesso in Toro Rosso per far spazio al giovanissimo ingombrante, tra l’altro subito vincitore con quella che, fino alla gara prima, era stata la sua monoposto. Il pilota della Toro Rosso, allora, ha fatto appello a tutta la grinta e l’orgoglio di cui disponeva, a tutta la voglia di dimostrare a Marko e soci di non essere un pilota da cestinare, di non poterlo essere a 22 anni. E ha respinto colpo su colpo, in maniera corretta, gli attacchi dell’avversario, che si è anche lamentato via radio, quasi implorando un ordine di scuderia. Certo, verso la fine i due si sono ritrovati a contatto; ma la situazione gomme era molto diversa e sbilanciata a favore di Max, che ha avuto, stavolta, vita facile, conquistando un 6° posto comunque deludente. Kvyat, riconquistata la sua dignità di pilota, ha portato a casa un bel 9° posto.

 

F1 GP Singapore 2016: il duello Kvyat-Verstappen

 

Gli altri #1: cuore Alonso, Perez salva la Force India. Male la Williams 

Cosa aggiungere su Fernando Alonso? Lo spagnolo si conferma il solito cagnaccio da gara, abile a sfruttare ogni situazione e, soprattutto con la McLaren attuale, difendere quanto conquistato con le unghie e con i denti. Nando, dopo una gran partenza che lo ha visto passare in 5° posizione, ha fatto il possibile, con ritmo e attenzione, inchinandosi solo a Vettel e Verstappen, ancora fuori scala per la sua MP4-31. Il 7° posto finale è il giusto premio per un pilota mai domo e che sarebbe bellissimo rivedere con una vettura competitiva. Poca gloria per Button, out al giro 43 (freni) dopo una gara nelle retrovie, a causa del contatto iniziale con Bottas.

Autore di una gran partenza, Alonso ha concluso la gara in 7° posizione (foto da: f1fanatic.co.uk)
Autore di una gran partenza, Alonso ha concluso la gara in 7° posizione (foto da: f1fanatic.co.uk)

 

 

Sorride la Force India. Grazie allo “0” delle Williams, il team anglo-indiano, a punti con Perez (8°), si riappropria nuovamente del 4° posto Costruttori (112 a 111). Il messicano, partito 18° dopo le penalizzazioni subite ieri, ha guadagnato posizioni su posizioni allungando il primo stint sulle Soft; nel finale, dopo esser stato passato da Verstappen, ha difeso la posizione dagli assalti di Kvyat. Sfortunato Hulkenberg, finito a muro al via dopo esser stato preso a sandwich tra le Toro Rosso, nella mischia creata dalla partenza lenta di Verstappen. Gara no, come da attese, per la Williams. Bottas, in fondo dopo il contatto al via con Button (foratura della posteriore sinistra), si è ritirato al giro 35 (surriscaldamento); Massa ha provato a fare il possibile, ma non è andato oltre la 13° posizione.

 

F1 GP Singapore 2016: l’incidente al via

https://youtu.be/Mmh1tBNAl_I

 

Gli altri #2: sorrisi a metà in Toro Rosso. Gioia Magnussen, rammarico Haas 

Detto di Kvyat, buon 9°, in Toro Rosso c’è da registrare la gara difficile di Sainz (14°), soprattutto per com’era partito. Ma il contatto con Hulkenberg gli ha danneggiato alcuni elementi aerodinamici sulla fiancata destra, al punto da costringere i commissari ad esporgli la bandiera nera con cerchio arancio. Costretto a fermarsi in anticipo, a quel punto la corsa del figlio d’arte è risultata compromessa. Finalmente una gioia in casa Renault: per la seconda volta in stagione, Kevin Magnussen porta la “giallona” in zona punti, conquistando un 10° posto che fa tanto morale. Meno bene è andata a Palmer (15°), la cui gara è stata danneggiata da una foratura nelle fasi iniziali causata da un detrito. Sesta gara consecutiva fuori dai punti per la Haas: Grosjean non è nemmeno riuscito a partire, a causa della rottura del brake-by-wire; Gutierrez, invece, è arrivato ad un soffio dai punti, dovendosi accontentare del quarto 11° posto personale della stagione.

A distanza di quattro mesi e mezzo dalla prima volta, la Renault, ancora con Magnussen, ritorna in zona punti (foto da: thecheckeredflag.co.uk)
A distanza di quattro mesi e mezzo dalla prima volta, la Renault, ancora con Magnussen, ritorna in zona punti (foto da: thecheckeredflag.co.uk)

 

 

Gli altri #3: poca visibilità per Sauber e Manor 

Non c’è molto da dire sulla gara delle scuderie di Hinwil e di Dinnington. Il team diretto dalla Kaltenborn ha visto Nasr chiudere con un discreto 13° posto, mentre Ericsson ha terminato 17°; per entrambi uno stint con le Soft molto lungo (35 giri per il paulista, 36 per lo svedese), ma che non ha evidentemente pagato. Su una pista sfavorevole, non è stato completamente da buttare il weekend della Manor, in particolare con Wehrlein (16°), bravo a tenersi dietro almeno una Sauber. Ultimo, infine, Ocon (18°), la cui gara è stata segnata da una penalità subita per un sorpasso effettuato in regime di safety car e da un problema di fissaggio con una ruota durante il primo pit.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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