F1 Giappone 2017 Analisi – Hamilton, le mani sul Mondiale. Vettel ancora ko

Lewis Hamilton ha ormai messo in bacheca il suo quarto titolo mondiale, il terzo nelle ultime quattro stagioni. E’ questo il verdetto di un Gran Premio del Giappone al contrario amarissimo per Sebastian Vettel e la Ferrari, il cui sogno iridato finisce male nell’alba nipponica, frustrato dall’ennesimo problema che ha martoriato questa trasferta asiatica del Cavallino. Il pilota della Mercedes, insidiato solo nel finale da un comunque ottimo Max Verstappen, trionfa per la quarta volta nelle ultime cinque gare e, allungando a +59 in classifica sul ferrarista, allunga in modo definitivo. Ad Austin sia Lewis che la Mercedes avranno il primo match-point per chiudere il discorso. La Red Bull conferma la sua crescita, portando sul podio anche Daniel Ricciardo, davanti a Valtteri Bottas e a un Kimi Raikkonen che, dopo un errore in avvio, risale fino al 5° posto finale.

Il podio del Gran Premio del Giappone 2017 (foto da: twitter.com)

MERCEDES, HAMILTON INFALLIBILE. BOTTAS SI SACRIFICA

Ormai a Brackley stanno preparando le bottiglie di champagne. Nel Gran Premio degli Stati Uniti, che si terrà ad Austin tra due settimane, sia Lewis Hamilton che la Mercedes potranno festeggiare i rispettivi titoli mondiali. Dopo la grande pole di sabato, che ha disintegrato il vecchio record di Suzuka, anche stavolta Hamilton si è trovato praticamente da subito con la strada spianata. Stavolta è stata una candela d’accensione ad infrangere le velleità di Vettel, che ha dovuto alzare da subito bandiera bianca. Come a Singapore e in un certo qual modo a Sepang, al nativo di Stevenage non è restato far altro che amministrare gara e mezzo meccanico, tenendo a bada un comunque sempre pericoloso Max Verstappen, salvo tremare un pò negli ultimi chilometri, per delle vibrazioni sospette alla power unit, che potrebbero spingere per precauzione Mercedes a tornare alla PU3 per Austin e Città del Messico. Per il britannico si tratta della 61.esima vittoria in carriera.

Ancora vincitore, Lewis Hamilton è ad un passo dal suo quarto titolo mondiale (foto da: liberation.fr)

Lewis Hamilton ha raccolto l’ennesimo assist (involontario ovviamente) fornitogli dai rivali e, come i grandi sanno fare, ha concretizzato e ringraziato, vedendo vicinissimo il traguardo del quarto iride, che gli consentirà di eguagliare proprio Vettel ed Alain Prost. Un Hamilton e una Mercedes che nulla hanno sbagliato in questa fase topica della stagione; fortunati si, ma anche forti di una solidità conclamata, con una W08 Hybrid che si conferma una volta di più affidabilissima, arma perfetta in mano ad un pilota capace, quest’anno, di ridurre al minimo gli errori.

Meno brillante è stata la domenica di Valtteri Bottas. Incapace, stavolta, di recuperare posizioni al via, il finlandese ha sfruttato i guai di Vettel nei primissimi giri ma, una volta infilato di slancio Ocon, non è riuscito ad andare all’attacco di un Ricciardo leggermente più veloce nel primo stint. A negargli il podio, poi, ci si è messo anche il muretto Mercedes il quale, con un eccesso di zelo, ha chiesto al finlandese, poco prima della sua sosta, di fare da tappo ai danni di Verstappen, che nei primi giri seguenti il cambio gomme stava arrivando su Hamilton. Secondi preziosi, quelli persi da Bottas a metà gara, che alla fine gli hanno impedito di portare l’assalto alla Red Bull #3, spingendolo ad accontentarsi di un 4° posto che comunque lo conduce a soli 13 punti da Vettel.

FERRARI, UNA CANDELA SPEGNE IL SOGNO. MA BISOGNA ESSERE FIDUCIOSI

Doveva essere un’alba rossa, quella di ieri. Per riaprire il Mondiale, serviva una domenica come quella di 17 anni fa, che riportò l’iride in Italia dopo una vita passata ad ingoiare rospi e a sospirare al termine di (tante) annate di vacche magre. Purtroppo, al contrario, è stata più un’alba sulla falsariga di un’altra, ben più traumatica a dire il vero, di 11 anni fa, quando un motore che non si rompeva da anni 6 tradì sul più bello il Kaiser, allora lanciato verso una vittoria che lo avrebbe con tutta probabilità proiettato verso l’8° titolo. Ancora una volta la Ferrari è stata messa ko da un dettaglio: a Sepang era stato un collettore di collegamento fra compressore e motore crepato a tagliare le gambe prima a Vettel poi a Raikkonen, nemmeno partito; qui a Suzuka, invece, è stata la rottura di una banale candela a spegnere sul nascere i propositi bellicosi del tedesco, costretto al ritiro al termine del 4° giro.

L’ennesimo ritiro fa calare definitivamente il sipario sul sogno iridato di Sebastian Vettel (foto da: kurierverlag.de)

Un guaio, l’ennesimo di questo periodo sulla SF70-H #5, palesatosi nel giro di schieramento, con i meccanici immediatamente messisi al lavoro in modo frenetico per venire a capo del problema. Un déjà-vu da far raggelare il sangue ai tifosi di Maranello. Inizialmente pare che tutto si fosse risolto, ma nel giro di ricognizione ecco che Sebastian si ritrova con una PU con soli 5 cilindri funzionanti. Dopo la partenza, pur buona, è stato subito ovvio che Vettel risultasse lentissimo, sverniciato da tutti in rettilineo, fino allo scontato, triste epilogo. Una domenica non rischiarata da Kimi Raikkonen. Partito sa metà gruppo con l’intenzione di non far danni, un largo alla Spoon nel tentativo di passare all’esterno Hulkenberg lo fa precipitare in 15° posizione. La successiva rimonta si ferma fino alla 5° posizione, con un’ultima parte di gara noiosa e in solitario, dato che gli altri big erano troppo lontani. Nel suo caso, l’errore alla Degner nella PL3 e una qualifica poco brillante hanno pesato come macigni sul resto del weekend.

In un momento di sconforto, pieno di critiche (spesso e volentieri gratuite, di pancia, senza costrutto), ci si chiede cosa resta di questo 2017. Ebbene, innanzitutto mancano ancora quattro gare e, pur considerando realisticamente perso il Mondiale, Vettel e la Ferrari hanno tutto per poter attaccare e cercare di rimpinguare il bottino stagionale, che vede il tedesco fermo a quota 4 vittorie dall’Ungheria. In generale, l’annata della Rossa non può considerarsi negativa, sarebbe folle. Non bisogna dimenticare il clima pesante che circondava all’alba di questa stagione una silenziosa Ferrari, praticamente ermetica. Il gap da recuperare era enorme, guardando alla fine del Mondiale 2016, eppure… Eppure a Maranello sono riusciti in un miracolo sportivo, annullando la gran parte di quel divario già ad inizio stagione, con Vettel installatosi in vetta alla classifica sin da Melbourne, rimanendoci tra tanti alti e pochi bassi fino a Monza.

Dopo esser finito anche in 15° posizione, Kimi Raikkonen risale fino alla 5° posizione (foto da: facebook.com/ScuderiaFerrari)

I recentissimi problemi fanno arrabbiare, imprecare, disperare. Ma la Ferrari è riuscita in una cosa alla quale non eravamo più abituati da tempo: ci ha fatto tornare a sognare i massimi traguardi. Il non farsi prendere dallo sconforto, come e più per i tifosi, vale ancor di più all’interno della squadra. C’è un patrimonio derivante da questa stagione, a tutti i livelli, che non può e non dev’essere sprecato. E’ la base sulla quale costruire un 2018 nel quale andare all’assalto, forti e consapevoli, del bersaglio grosso. Nel momento topico, alla Ferrari sono mancati i dettagli, fondamentali per carità, ma non l’affidabilità tout court (avete mica visto qualche propulsore saltare in aria no?). E pure se fosse stato, concordo assolutamente con quanto affermato da Cesare Fiorio, ovvero che l’affidabilità è importante, ma lo è ancor di più la prestazione. Se quest’ultima c’è, l’affidabilità si potrà trovar dopo. Negli ultimi anni, spessissimo, la Ferrari sfornava monoposto che non avevano problemi, ma erano lente, inermi nei confronti degli avversari. Soprattutto, mancava cronicamente la capacità di sviluppo nella seconda fase di stagione. Stavolta no, il vento è cambiato, e lo ha dimostrato il trend delle ultime settimane. Il presente fa male, concordo. Ma all’orizzonte il futuro prossimo non è più così nebuloso. 

RED BULL, ANCORA UN DOPPIO PODIO. VERSTAPPEN IN SCIA A HAMILTON

Continua il momento positivo della Red Bull, che lascia il Giappone con entrambi i piloti sul podio, oltre ogni più rosea aspettativa. Dopo la vittoria della Malesia, Max Verstappen si produce in un’altra gara convincente, scavalcando subito al via Ricciardo ed infilando un Vettel in difficoltà al tornantino. L’olandese prova a mettere pressione a Hamilton, che lo tiene a pochi secondi di distanza. Subito dopo la prima ed unica sosta, Max sembra averne per provare l’assalto, ma trova sulla sua strada un Valtteri Bottas in versione stopper, che consente al team-mate di guadagnare un paio di secondi fondamentali. Rimasto lì, Max si riavvicina negli ultimissimi giri; ma anche stavolta trova qualcuno a disturbarlo, con Fernando Alonso prima e Felipe Massa poi che, in modo improvvido, ostacolano il doppiaggio, permettendo a Lewis di allungare definitivamente.

Max Verstappen e Daniel Ricciardo, entrambi a podio in quel di Suzuka (foto da: f1maximaal.nl)

Più tranquilla la gara di Daniel Ricciardo, bravo nel portare a casa il nono podio della sua ottima stagione. La partenza, però, non è da ricordare per l’australiano, passato da Verstappen e da Ocon. Il francese gli resiste una decina di giri, arrendendosi solo dopo la prima VSC. A questo punto, non vantando lo stesso passo dei primi due, Ricciardo prosegue in solitaria per gran parte del gp, dovendo alla fine guardarsi dal tentativo di remuntada di Bottas, risoltosi in un nulla di fatto. Una Red Bull che conferma un indubbio miglioramento nell’ultimo periodo, che l’ha portata ad avvicinarsi molto a Mercedes e Ferrari. Per fare un esempio, in quel di Silverstone, nel primo stint e a parità di mescola, Verstappen si trovava a pagare praticamente un secondo al giro di media; a Suzuka, tre mesi dopo, il divario è sceso a 2/3 decimi. Ciò comporta che i bibitari potranno puntare a dire la loro in queste ultime gare, tornando ad affacciarsi pericolosamente in ottica 2018.

GLI ALTRI: FORCE INDIA CONSOLIDA IL 4° POSTO. BENE LE HAAS. UN PUNTO ANCHE PER MASSA

Ennesima prestazione solida del duo Force India, che conclude a punti sia con Esteban Ocon (6°) che con Sergio Perez (7°). Il francesino è autore di un ottimo avvio, tanto da installarsi in 3° posizione nelle primissime fasi di gara, salvo poi dover cedere il passo ai più veloci Ricciardo e Bottas. Dopo la sosta perde la posizione anche a favore di Raikkonen, ma riesce a portare a casa il risultato senza sbavature. Sempre alle sue spalle Sergio Perez che, dopo esser stato superato da Raikkonen in avvio di giro 20, passa tutto il resto della sua domenica in 7° posizione. Nel finale raggiunge Ocon ma il team, memore di quanto combinato in passato, congela le posizioni. Ritrovano il sorriso in casa Haas, con entrambi i piloti che finiscono in top-10. Prestazione convincente di Kevin Magnussen (8°) che, dopo una gara sempre nei primi 10, mette la classica ciliegina sulla torta con il sorpasso di forza ai danni di Felipe Massa (10°) in curva 2, al giro 42, che permette tra l’altro anche a Romain Grosjean (9° e autore di una buona prova dopo il botto in qualifica) di passare.

Esteban Ocon, davanti a Sergio Perez. Le due Force India lasciano il Giappone con un convincente 6° e 7° posto (foto da: facebook.com/forceindiaf1)

Chiude la zona punti Felipe Massa. Il brasiliano della Williams, dopo un positivo primo stint, che lo vede anche 7°, va in difficoltà nella seconda metà di gara, venendo infilato dalle due Haas e difendendo a fatica la posizione dal ritorno di un arrembante Fernando Alonso (11°), partito ultimo e arrivato ad un soffio dai punti. Entrambi, però, macchiano il finale con una condotta ostruzionistica ai danni di Verstappen, impedendogli di fatto di provare un attacco ai danni di Hamilton. Se Alonso ‘paga’ con una reprimenda e due punti in meno sulla patente, Massa nemmeno è stato messo sotto indagine, pur avendo bloccato l’olandese per oltre un settore. Gara deludente in casa Renault: mentre Palmer chiude 12° la sua ultima gara in giallo-oro, tanta è la delusione per Nico Hulkenberg, ritiratosi per un guaio all’ala posteriore (giro 40) mentre si trovava ampiamente in zona punti. Ancora una prova senza danni ed errori per Pierre Gasly (13°), a differenza di Carlos Sainz, che saluta in malo modo la Toro Rosso, andando a sbattere dopo poche curve.

Prestazione nel complesso deludente per Stoffel Vandoorne (14°), vista soprattutto la posizione di partenza. Un contatto con Raikkonen, a detta del belga, lo fa precipitare in fondo, non riuscendo più a ritrovarsi. Ultimo dei classificati è Pascal Wehrlein (15°), mentre il suo compagno, Marcus Ericsson, è finito a muro alla Degner durante l’8° giro. Si è preso un bello spavento, infine, Lance Stroll, volato fuori in curva 3 ad inizio 46.esimo giro a causa dell’improvvisa foratura dell’anteriore destra.

Prossimo appuntamento dal 20 al 22 Ottobre ad Austin, Texas, dove il Circuit of the Americas ospiterà il Gran Premio degli Stati Uniti.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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