F1 2018 GP Belgio, Analisi – Vettel e la Ferrari fulmini sulle Ardenne

Il Gran Premio del Belgio di ieri, tredicesima prova del Mondiale 2018, va in archivio con una certezza indiscutibile: Sebastian Vettel e la Ferrari ci sono eccome, e daranno battaglia a 360° da qui alla fine a Lewis Hamilton e alla Mercedes, adesso davvero spaventati. E si, perché la Rossa ammirata presso l’Università della Formula 1 ha espresso una superiorità indiscutibile, sotto tutti i livelli, che ha allungato oltremodo il muso nel box anglo-tedesco. Un Vettel che, con la vittoria di ieri, è sempre alle spalle del rivale, che lo precede di 17 lunghezze; ma adesso arriva Monza, che promette di diventare come la ‘miglior’ bolgia dantesca, per spingere il Cavallino ad un altro trionfo. C’è però l’altro lato della medaglia in Ferrari, ovvero Kimi Raikkonen, con il quale la sfiga ci vede come al solito benissimo, colpito dall’onda lunga del pazzesco botto iniziale e costretto ad un mesto ritiro che, unito al 4° posto di rimonta di Valtteri Bottas, consente a Mercedes di allungare a +15 nei Costruttori. Da sottolineare il 3° posto di Max Verstappen davanti alla ‘sua’ marea Oranje, così come il doppio arrivo a punti della ‘nuova’ Racing Point Force India e della Haas.

Sebastian Vettel festeggia sul podio di Spa-Francorchamps la quinta vittoria stagionale (foto da: twitter.com/F1)

VETTEL E LA FERRARI: UNA FRECCIA ROSSA SQUARCIA IL CIELO DI SPA

E’ stata una vittoria bella, importante e soprattutto di forza, quella conquistata da Sebastian Vettel ieri, nel mitico scenario di Spa-Francorchamps, primo successo del Cavallino Rampante qui dal 2009. Una vittoria, la 52.esima in carriera (terzo pilota più vincente di sempre, staccando Alain Prost), quinta stagionale (13.esima in Rosso), nonché 234.esima per la Ferrari, dal valore simbolico e pratico indiscutibile. Innanzitutto, serviva reagire in maniera decisa agli schiaffi patiti a Hockenheim e Budapest prima, e sabato in qualifica poi; rovesci che rischiavano di avere risvolti preoccupanti nell’animo di team e pilota. In pista, e sull’asciutto, non c’è stata storia. Vero, la ‘spec-3’ montata a Spa dalla Ferrari è sembrato un ulteriore e tangibile upgrade, anche rispetto alla controparte Mercedes. Ma sarebbe riduttivo limitare solo a questo aspetto la bontà di una SF71-H che, globalmente, rappresenta probabilmente la miglior monoposto partorita dalla fabbrica di Maranello dal 2008 a questa parte.

A Sebastian è bastato uno scacco in tre mosse per assicurarsi un Gran Premio che lo ha visto in testa dal primo giro alla fine per la 15.esima volta in carriera (meglio di lui in questa statistica, a quota 19, solo Ayrton Senna). Primo, la partenza. Il tedesco scatta leggermente meglio di Hamilton, affiancandolo in approccio alla Source; l’inglese prova a spingerlo il più esterno possibile, anche nel tentativo di permettere ad una delle Force India, eventualmente, di potersi infilare all’interno. Vettel, però, mantiene la calma e si accoda, lanciandosi verso l’Eau Rouge-Raidillon. Una volta scollinati e con un tempismo perfetto (giusto una manciata di secondi prima che Whiting mandasse in pista Maylander per il caos avvenuto a centro gruppo alla prima staccata), senza ausilio del DRS, toglie letteralmente la vernice dalla W09 di Hamilton, sfrecciandogli accanto come un jet, per poi proteggere la staccata da Ocon a Les Combes.

Immagine suggestiva del primo passaggio sul Kemmel, con le monoposto di Ocon, Vettel, Hamilton e Perez quasi appaiate (foto da: twitter.com/F1)

Altro momento importante è stata la ripartenza dalla Safety Car. Lewis si è avvicinato molto in approccio alla Bus Stop, ma è anche arrivato lungo, sfiorando quello che sarebbe stato un clamoroso tamponamento. Sfruttando anche questa circostanza, Seb è ripartito al meglio, non dando chance al rivale, gestendo poi il gap fino alla sosta ai box. In Mercedes, con un gap intorno ai 3″, provano l’undercut, richiamando Hamilton al giro 21, passando alle Soft. La replica del muretto Ferrari è fulminea, fermando Vettel una tornata dopo. Sono istanti di tensione e il gap potrebbe anche non bastare, visto che Hamilton sta spingendo al massimo, provando ad emulare Bottas in Cina. Però, grazie forse anche al leggero disturbo di Verstappen, sicuramente per un pit perfetto dei meccanici (1.9″), Vettel riesce a tornare in pista in prima posizione.

Da lì in poi non ce n’è più per nessuno. Con le Soft, Seb scappa via con facilità e, quando Lewis tira i remi in barca, con un margine che sale velocemente anche sopra i 10″, può rilassarsi e gestire fino al traguardo. Una vittoria spazza-nubi e nervosismo, dopo un sabato bagnato e da amaro in bocca, che però non deve indurre ad abbassare la guardia. Al contrario. L’avversario resta comunque fortissimo e pericolosissimo per cui, citando Arrivabene, testa bassa e lavorare. Tornando alla SF71-H, dicevamo che non si può ridurre solo alla power unit (bestiale e fantastica) il punto di forza di un pacchetto competitivo e in apparenza senza punti deboli, forse annoverandone uno per quanto riguarda la reattività della stessa monoposto in condizioni di bagnato.

Sebastian Vettel taglia vittorioso il traguardo el Gran Premio del Belgio 2018 (foto da: twitter.com/F1)

A Spa la SF71-H ha schiantato la concorrenza. Velocissima sul dritto, aiutata si dalla power unit ma anche da un livello di drag sicuramente ottimale, sorprendendo (rispetto a quanto visto in precedenza nel weekend), la Rossa si è, fatta assolutamente valere anche nel misto del T2, dove Mercedes sembrava fino a sabato poter contare di un margine anche di 3-4 decimi. Ancora una volta gentile nel trattare le Pirelli (sulla monoposto #5 non si è praticamente vista ombra di blistering), la SF71-H ha fatto la differenza anche in trazione, come evidente da quanto accadeva puntualmente, ad ogni giro, tra il Bus Stop e la Source, con Vettel che guadagnava di media 3-4 decimi al giro solo lì. Con un quadro del genere, le attese per Monza sono ovviamente ai massimi livelli. A Vettel e al team il compito di tradurre la potenza in atto.

P.S. Sul web ho notato non poche polemiche sul fatto che la Ferrari non abbia apertamente dedicato a Sergio Marchionne la prima vittoria dopo la sua dipartita, parlando di scarsa o nulla sensibilità, poco tatto e tendenza a relegare tutto al passato troppo in fretta. Non per voler fare l’avvocato difensore della Scuderia, che giusto per dire ha ricordato in modo discreto e giusto la tragedia di Genova, ma la memoria del Presidente va onorata solo in UN modo. E alla GES ne sono perfettamente consapevoli. Quando, dopo la débacle di Monza dello scorso anno, Marchionne parlava di voler togliere il sorriso dalla faccia di Wolff&co, intendeva di certo toglierglielo a fine campionato, non al termine di una tappa parziale, per quanto significativa. A Maranello lo sanno, e ci sarà tempo per dedicare a colui che ha fatto risorgere la Ferrari, sportivamente parlando, il massimo obiettivo.

FERRARI #2: A KIMI NON NE VA DRITTA UNA NEMMENO PER SBAGLIO…

Il weekend belga di Kimi Raikkonen è stato caratterizzato da una sfortuna nera, derivata però da errori precedenti (non suoi per intenderci). Dopo esser partito molto bene nelle libere, primeggiando nelle PL2 e mostrando un passo, sia sul giro singolo che in configurazione gara, molto simile a quello del suo compagno di box, le Qualifiche hanno rappresentato l’inizio dei guai per il finlandese. La pioggia caduta tra Q2 e Q3 ha mandato in tilt il box rosso, mandando in pista Kimi con benzina insufficiente per restar fuori fino alla fine. Una volta rientrato, con estrema amarezza il Campione 2007 ha dovuto constatare che non c’era tempo a sufficienza per effettuare il rabbocco di carburante, restando così fregato e dovendosi accontentare della 6° posizione in griglia.

Kimi Raikkonen, con la posteriore destra distrutta dopo il contatto con Daniel Ricciardo nelle prime fasi (foto da: ibtimes.com)

Una situazione che, vista la forza della SF71-H e la pista asciutta, sembrava ampiamente rimediabile. Se non fosse per la concatenazione di eventi che ha portato Kimi al suo terzo ritiro stagionale. Partito non benissimo, subendo il sorpasso all’interno sia da Verstappen che da Magnussen, il nativo di Espoo viene colpito al posteriore da Ricciardo, a sua volta centrato dalla McLaren di Alonso. Raikkonen si ritrova così con la posteriore destra forata e, come spesso accade a causa dei brandelli di gomma, con parte del fondo danneggiata. Grazie alla Safety Car, però, Kimi effettua la sosta, ritrovandosi 14°.

Il ferrarista, però, non è convinto e non ha buone sensazioni dalla macchina. Cattivi presagi che si palesano tutti dopo la ripartenza quando, via radio, Kimi lamenta una gran difficoltà nel tener dritta la sua SF71-H anche in rettilineo. Come se non bastasse, ci si aggiunge anche un DRS che si apre da solo, rendendo il tutto anche estremamente pericoloso. Circostanza della quale nessuno si accorge subito al box. Dopo esser rientrato al giro 7 per delle regolazioni all’anteriore, il ritiro avviene una tornata dopo. Non per salvaguardare la power unit, ma per la pericolosità del correre con l’ala mobile aperta. Un ritiro costato in soldoni cinque punti nei Costruttori alla Ferrari (+15 Mercedes). Va ribadito per l’ennesima volta: se si vogliono inseguire entrambi i titoli, un Kimi davanti e capace di lottare e sottrarre punti a Hamilton è fondamentale. Senza, tutto diventa più difficile.

MERCEDES: HAMILTON COSTRETTO SULLA DIFENSIVA. BOTTAS DI RIMONTA E ‘GRAZIATO’

Il Gran Premio del Belgio ha il sapore di un cazzotto improvviso nei denti per il team Mercedes. Per la prima volta nell’era ibrida, infatti, il team di Brackley si trova a passare da lepre ad inseguitore. Spa, per quanto non in termini esagerati come qualcuno vorrebbe far credere, ha segnato il definitivo sorpasso da parte della Ferrari, che ha violato un altro di quelli che sembravano, fino a poco tempo fa, terreni di caccia privilegiati delle Frecce d’Argento. Vero è che le classifiche parlano ancora di una Mercedes avanti nei Costruttori, allungando anzi grazie al 4° posto di Bottas e al ritiro di Raikkonen (375 a 360), mentre in Classifica Piloti è ancora Hamilton a farla da padrone (231 a 214). Ma la gara di ieri ha reso evidente quello che già si mormorava dopo il back-to-back teuto-ungarico.

Lewis Hamilton, secondo ieri nel Gran Premio del Belgio 2018 (foto da: twitter.com)

La doppietta importantissima di Hamilton tra Hockenheim e Budapest, oltre che di bravura indubbia dell’inglese in condizioni di asfalto viscido e/o bagnato, è stata frutto di un mix di fortuna, casualità ed errori da parte della Ferrari e di Vettel. Anche a Spa Giove Pluvio era sembrato accorrere in provvidenziale aiuto, per il terzo weekend di fila. Sul bagnato, infatti, il margine della Rossa si è annullato e, al contrario, è stato un Lewis Hamilton al solito letale in quelle condizioni a centrare la pole. Un risultato, va detto per onestà intellettuale, aiutato anche dalla differenza di assetti delle due protagoniste del Mondiale, con una W09 più carica a livello aerodinamico.

In gara, però, non c’è stato niente da fare per arginare Vettel e la SF71-H. Le parole di Hamilton e di Wolff a fine gara sono emblematiche e preoccupanti, dal punto di vista Mercedes. “Il sorpasso di Vettel? Forse hanno trovato qualcosa di magico, nemmeno l’ho visto. Ce l’ho messa tutta, ma oggi ero impotente. Non potevo farci nulla“, dice sconsolato Lewis a fine gara. Anche se, ancora una volta, volente o nolente, fa danni quando apre bocca, visto che quel ‘trick‘ nelle sue dichiarazioni ha scatenato un putiferio, soprattutto Oltremanica. Ci ha provato Wolff a gettare acqua sul fuoco: “La Ferrari ha un vantaggio di potenza, che si può notare sia in rettilineo che in uscita di curva. Non è un trucco, penso sia relativo al modo in cui viene gestito il motore, quindi si, hanno un leggero vantaggio e questo si aggiunge alle nostre debolezze“.

Davvero Hamilton ha potuto poco o nulla, vedendosi subito superato in maniera imbarazzante dal rivale, rischiando anche la seconda posizione a Les Combes dalle due Force India, che forse (?) un pò il piede l’hanno alzato. Dopo l’errore in ripartenza dalla Safety Car, il primo stint ha visto Lewis restar abbastanza vicino al tedesco; fallito l’undercut, però, non c’è stata trippa per gatti, e Hamilton ha dovuto mestamente alzare bandiera bianca, con anche un timore sui consumi nel finale. E’ andata bene in fin dei conti, visti i soli 7 punti persi. Lewis si conferma un grande incassatore (Lauda docet), ma tutto ciò, con una Ferrari così, rischia di non bastare.

Istantanea della partenza di ieri, con Lewis Hamilton e Sebastian Vettel che approcciano la Source davvero vicini… (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

Passiamo a Valtteri Bottas, protagonista di una rimonta positiva dalla 17.esima posizione di partenza alla 4° del traguardo; risultato che, come detto, ha permesso alla Mercedes di allungare sulla Ferrari, mentre consente al finnico di portarsi a -2 dal connazionale Raikkonen (144 a 146). Valtteri ha fatto il suo, vista la differenza di prestazioni con il resto della compagnia. Ma ha anche nobilitato la sua risalita con un sorpasso da urlo ai danni della Toro Rosso di Brendon Hartley, superata con una magnifica manovra all’Eau Rouge-Raidillon nel corso del 7° giro. Bottas, però, richiama all’attenzione, ancora una volta, l’incongruenza nelle decisioni del collegio dei commissari. Dopo le chicche degli ultimi weekend, anche a Spa Whiting e compagnia cantante hanno dato sfoggio della loro incompetenza. E non fatevi ingannare dalla giusta sanzione inflitta a Nico Hulkenberg, ieri in versione The Shunt (10 posizioni di penalità in griglia e -3 punti sulla Superlicenza). Diamine, ogni tanto una dovranno pur imbroccarla, no?

Dopo le follie degli ultimi giri di Budapest, anche sulle Ardenne il finnico d’argento non è stato esente da cappellate. Soprattutto in PL3 quando, non avvedendosi minimamente del tentativo di sorpasso del povero Vandoorne, lo spinge per prati in pieno Kemmel e a 300 km/h, per un 360° da strizza pura che solo per fortuna non ha provocato seri danni. Per una manovra del genere, i commissari se ne sono usciti con una RIDICOLA reprimenda; a rendere il tutto ancora più assurdo, il fatto che a Valtteri non gli siano stati decurtati punti sulla Superlicenza. Ora, a chi sottolinea che il pilota Mercedes (guarda un pò) fosse già gravato dal dover partire in fondo per la sostituzione completa della power unit, si può tranquillamente replicare che ciò non è un lasciapassare per fare in pista quello che si vuole.

Valtteri Bottas ha concluso la sua rimonta dal fondo in 4° posizione (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

Ok, Bottas doveva già partire in fondo? Bene, si pensa ad una sanzione nei primi giri (drive through o stop&go di 10″) oppure ad un tot di secondi da aggiungere al tempo finale di gara. Finanche qualche posizione di penalità in griglia a Monza, vista la situazione, non sarebbe stata eccessiva. O si vuol far credere che quanto successo in Austria tra Vettel e Sainz sia stato più pericoloso e meritevole di sanzione? Ma non è tutto. Alla prima staccata, nel mentre Hulkenberg scatenava il caos, Bottas entrava bellamente nel posteriore di Sirotkin. Un errore (ammesso dal pilota, così come per quanto accaduto in PL3) che non è stato subito investigato (come poteva tranquillamente essere) e che è stato ‘punito’ con 5″ in più sul tempo finale e 2 punti in meno sulla Superlicenza (eh beh, stavolta proprio non potevano esimersi). Poco da aggiungere, insomma. Ah, che diano anche una controllatina a quell’ala posteriore, già che ci sono. Non si sa mai… 

RED BULL: VERSTAPPEN FA IL MASSIMO. RICCIARDO OUT

La Red bull era sbarcata a Spa con poche chance di poter battagliare per la vittoria. Una sensazione divenuta praticamente certezza sin dalle prime libere, visto il gap che separava le due RB14 da Ferrari e Mercedes. La pioggia caduta in Q3 poteva apparire quasi salvifica per i Tori, ma non è stato così. Come la Ferrari con Raikkonen, anche il box Red Bull è stato tutt’altro che perfetto, al punto che, nel momento decisivo, in pista c’erano solo Vettel, Hamilton e le Force India. Condannando Verstappen e Ricciardo a partire dalla quarta fila. In gara, i due piloti hanno vissuto destini diametralmente opposti.

Il sorriso di Max Verstappen sul podio di Spa-Francorchamps (foto da: twitter.com)

Ricciardo ha avuto subito l’ala posteriore tranciata dalla McLaren di Alonso, finendo poi addosso alla Ferrari di Raikkonen, che lo precedeva. Tornato in pista con un giro di ritardo, l’agonia dell’italo-australiano, ormai separato in casa dopo l’annuncio del suo passaggio in Renault per il 2019, è terminata al giro 28. Verstappen, al contrario, ha disputato una gara comunque gagliarda, soprattutto nel primo stint, avendo modo di esaltare la folla di tifosi olandesi giunta in Belgio.

In 5° posizione dopo il via, Max ha infilzato Ocon a Les Combes con una bella finta (esterno poi interno) al giro 7; altri tre passaggi ed è stato il turno dell’altra Pantera Rosa, quella di Perez, superata in modo più agevole, permettendogli di conquistare quella che poi sarebbe stata la sua posizione finale, ovvero la 3°. La seconda parte di gara, invece, è tutta impostata sul gestire la macchina fino al traguardo, trovandosi Max nella terra di nessuno tra Hamilton e le Force India. Alla fine, un podio (il 5° in stagione) importante, che permette all’olandese anche di superare Ricciardo in classifica (120 a 118). Ora Monza, un altro appuntamento critico per il team di Milton Keynes, in attesa di puntare tutto su Singapore.

HALO: DOPO LE CRITICHE FEROCI, ARRIVA IL RIPENSAMENTO?

Che spavento si è vissuto ieri a Spa. In un indesiderato remake di quanto accaduto al via dell’edizione 2012, Nico Hulkenberg, partito dalla 18.esima casella, ha cannato completamente la frenata alla Source (il diretto interessato ha categoricamente escluso qualsiasi problema tecnico), tamponando in modo molto violento la McLaren di Fernando Alonso. La MCL33 #14, intraversandosi, finisce sul posteriore della Sauber di Charles Leclerc, spiccando il volo e ricadendo ancora sulla Sauber, non prima di aver tranciato l’ala posteriore della Red Bull di Daniel Ricciardo, che finisce a sua volta contro Kimi Raikkonen.

Le condizioni dell’Halo di Charles Leclerc, dopo che la McLaren di Fernando Alonso ci è finita sopra (foto da: twitter.com/F1)

I primi replay mostrano una dinamica agghiacciante, con la McLaren che finisce sopra l’abitacolo e, insieme al roll-bar, anche l’Halo, per la prima volta dalla sua contestatissima introduzione, ha svolto effettivamente (e fortunatamente) il proprio compito. Il profilo ufficiale della Formula 1 mostra la foto dell’Halo della Sauber del monegasco, segnato e anche crepato sia nella parte anteriore che in quella destra, sintomo del peso e della forza dell’impatto che ha dovuto sostenere. Premessa: io ho da subito criticato l’introduzione di questo dispositivo, sia per motivazioni estetiche che pratiche, giudicando troppo esigue le casistiche coperte. Nonostante continui a non piacermi, non posso fare a meno di fare marcia indietro sulla sua utilità, nonostante in molti abbiano minimizzato la sua importanza nell’incidente di ieri.

https://youtu.be/tC6ZcYfH7FQ

Io stesso attribuivo una percentuale maggiore al rollbar. Prima almeno di visionare l’on-board camera di Brendon Hartley. Dal video si nota chiaramente che la McLaren, dopo esser decollata sulla fiancata destra della Sauber, cominci in aria un movimento rotatorio in senso orario, che si arresta solo quando l’anteriore destra impatta con la struttura dell’Halo, provocando la rottura dello schema sospensivo e l’innalzamento del muso della MCL33, che poi finisce la sua corsa oltre la C37. Senza Halo, forse la ruota avrebbe solo sfiorato il casco di Charles, ma il muso e l’ala anteriore? Temo proprio che le cose sarebbero andate decisamente peggio. Sinceramente? Per quanto brutto, meglio averlo l’Halo che non averlo, come sottolineato ai diretti interessati…

GLI ALTRI: BRILLA LA RACING POINT FORCE INDIA. BENE LA HAAS. PUNTI PER TORO ROSSO E SAUBER

La marcia d’avvicinamento della Force India alla gara di Spa è stata una sorta di via Crucis. Prima il regime di amministrazione controllata, poi il passaggio di proprietà, con l’acquisto della cordata guidata da papà Stroll. Quindi lo scialbo cambio di denominazione (Racing Point Force India) che, unito al resto, porta alla nascita di un nuovo team, perdendo i 59 punti conquistati finora nei Costruttori. Il team ha corso anche il serio rischio di non poter prender parte al weekend, non fosse stato per l’intervento di Jean Todt e di Chase Carey, che ha convinto gli altri team a dare il via libera. Dopo tanto tribolare, il weekend per le Pantere Rosa è stato sorprendente. Veloci come da tradizione a Spa sin dalle prime libere, Ocon e Perez stupiscono tutti sul bagnato i Qualifica, conquistando una clamorosa seconda fila. In gara, se si esclude una partenza al fulmicotone, con il francesino che per poco non girava in testa a Les Combes, le due VJM11 poco hanno potuto per opporsi a Verstappen prima e a Bottas poi. Poco male. Il 5° e 6° posto finale, con Checo davanti ad Esteban, costituisce il modo migliore per cominciare questa nuova era.

Bella soddisfazione per la ‘nuova’ Racing Point Force India, che piazza Sergio Perez ed Esteban Ocon in 5° e 6° posizione a Spa (foto da: twitter.com/ForceIndiaF1)

Sorride anche la Haas che, per la prima volta nella sua storia, arriva a punti con entrambi i piloti in due appuntamenti di seguito. Gara solida e concreta quella di Romain Grosjean e Kevin Magnussen, che concludono rispettivamente in 7° ed 8° posizione. Da sottolineare l’ottima partenza del danese, finito poi alle spalle del compagno di box anche a causa di un pit problematico. Portano punti a casa anche Pierre Gasly, che festeggia la nomina in Red Bull con un positivo 9° posto, e Marcus Ericsson, che salva la giornata della Sauber conquistando d’esperienza un punto iridato. Detto dei piloti coinvolti nella carambola iniziale, la Renault ha globalmente deluso, con Carlos Sainz 11° e mai in lizza per qualcosa che contasse davvero. Weekend meno nero del solito in casa Williams, con Sergey Sirotkin e Lance Stroll che restano comunque a bocca asciutta (12° e 13°). In sofferenza Brendon Hartley (14°). Pietosa, infine, la situazione della McLaren: a livello di prestazioni ormai quasi a livello ella Williams, Stoffel Vandoorne ha vissuto un weekend di casa da incubo, tra mille problemi e per giunta 15° ed ultimo.

Il brutto incidente che ha coinvolto Nico Hulkenberg, Fernando Alonso e Charles Leclerc, oltre a Daniel Ricciardo e Kimi Raikkonen (foto da: twitter.com)

 

Non c’è pausa per il Circus e, dopo l’Università, si sposta nel Tempio della Velocità. Il prossimo weekend toccherà al Gran Premio d’Italia, presso l’Autodromo di Monza.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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