Esclusiva Stadiosport- Fabio Macellari : “Vivo nella Val Trebbia, un posto bellissimo. Progetti futuri? A dicembre uscirà la mia autobiografia. Mister Ventura è un perfezionista”

In esclusiva per Stadiosport, Fabio Macellari, ex terzino di Lecce, Cagliari e Inter, ricordato per le sue grandi falcate sulla fascia sinistra, bravo nella doppia fase e con una media cross davvero eccezionale. Oggi Fabio ha 43 anni e ha scelto di vivere in un casolare di famiglia situato sulla Val Trebbia, posto a cui è molto affezionato da quando era bambino e dove fa dei lavori non molto diffusi ai giorni nostri, come ad esempio tagliare la legna per poi venderla, ma soprattutto si gode la natura con tutte le sue immense bellezze. Tra i suoi progetti, c’è l’imminente uscita della sua autobiografia, che racconterà un Fabio Macellari a 360 gradi, con tante storie divertenti e curiose riguardanti  l’uomo e il calciatore. Nel corso dell’intervista, Fabio ci ha parlato dei suoi ricordi di quando giocava, specie degli anni vissuti a Cagliari e Lecce, ma anche sul calcio d’oggi, ribadendo la poca qualità tecnica evidenziata attualmente soprattutto tra i terzini. Macellari porta sempre nel cuore il Cagliari, squadra che lo ha lanciato nella massima serie, venendo allenato da Giampiero Ventura, il quale se lo portò da Lecce, essendo uno dei suoi pupilli. Tornando al calcio d’oggi, l’ex terzino ha voluto dire la sua riguardo la crescita dei giovani nei vivai, ribadendo che ogni ragazzo deve essere allenato nel suo rispettivo ruolo soltanto da chi ha giocato a certi livelli. 

Ciao Fabio,sei stato un forte terzino nel corso della tua importante carriera, ormai da qualche anno hai appeso gli scarpini al chiodo. Oggi cosa fai e quali sono i tuoi progetti futuri ?

“Oggi vivo in un casolare di famiglia sulla Val Trebbia, posto a cui sono molto legato da quando ero un bambino, mi ero promesso che ci sarei tornato in futuro e così è stato. Qui è molto bello, faccio dei lavori che oggi non si fanno più come tagliare la legna, far conoscere i nostri prodotti tipici, ad esempio il miele e tante altre cose del luogo. Tra i progetti su cui sto lavorando, c’è quello riguardante la mia autobiografia, che dovrebbe uscire per dicembre in tutte le librerie. Consiglio di leggerlo, perché è divertentissimo se volete farvi due risate, ci sono tanti aneddoti simpatici riferiti al Fabio Macellari uomo e calciatore, interamente raccontato e scritto da me, rivisitato chiaramente dalla Graus Editore, stessa casa editrice che ha pubblicato il libro su Pisacane”.

                

Terzini come te oggi non se ne vedono molti, specie in Serie A. Tu correvi per tutta la fascia sinistra, eri bravo nella doppia fase e soprattutto avevi una media di cross riusciti davvero eccezionale. Come ti spieghi questa involuzione?

“Il fattore principale è quello legato ai soldi, in Italia oggi ce ne sono pochi e di conseguenza i campioni vanno a giocare all’estero,quindi il livello è calato. A prescindere da questo aspetto, terzini che ti fanno bene la doppia fase e sanno andare sul fondo a crossare non se ne vedono più. Basta vedere in questi anni, dove la Serie A ormai è dominata solo dalla Juve e nelle coppe europee non concludiamo nulla”.

Non credi proprio perché ci sono pochi soldi a disposizione, il calcio italiano dovrebbe puntare sui giovani ?

“Con me su questo argomento sfondi una porta aperta, io prenderei tutti i terzini Primavera e li allenerei, spiegandogli tutti i segreti del ruolo. Dico terzino perché è sempre stato il mio ruolo, come ad esempio gli attaccanti andrebbero allenati da chi in attacco ci ha giocato e lo stesso discorso vale per gli tutti gli altri ruoli. In estate ho fatto un camping con i ragazzini e si sono divertiti molto, perché solo chi ha giocato una vita a certi livelli può trasmetterti quello nozioni specifiche in quel determinato ruolo. Io sono dell’idea che ad allenare un giovane debba essere chi ha militato a certi livelli per anni, invece troviamo “leccaculo” che hanno giocato poco e niente da professionisti e sono lì solo perché accettano tutto pur di restarci. Ti racconto un fatto che mi è successo quando ero alla Lucchese, dove avevo Pea come allenatore, in pratica mi ero permesso di correggere pacatamente un compagno durante l’allenamento, dandogli dei consigli avendo più esperienza, ma il tecnico non la prese bene e io gli risposi che avrebbe dovuto portare rispetto per chi ha giocato per anni ad alti livelli, praticamente poi presi e me ne andai dalla squadra”.

Parlando della Serie A, sembra che in questa stagione la lotta scudetto sia piuttosto equilibrata, chi vedi favorito per la vittoria finale ?

“Sono contento che il campionato sia equilibrato, ma in parte è dovuto anche al fatto che la Juventus pur rimanendo forte si sia privata di elementi importanti come Bonucci e Dani Alves, specie quest’ultimo, il quale a mio avviso la scorsa stagione è stato incredibile, anche se poi da come dicono pare abbia litigato con Allegri, in ogni caso andava tenuto. Io a Cagliari anche litigavo con Ulivieri, ci sta avere delle incomprensioni col proprio tecnico, non per questo uno deve essere ceduto per forza, oggi col mister siamo molto amici e quando ci vediamo è una festa. Tornando alla lotta scudetto, secondo me alla fine prevedo questo podio, vale a dire, Inter, Napoli e Juventus”.

Nel corso della tua carriera da professionista, sicuramente l’allenatore più importante tra quelli hai avuto è senz’altro Giampiero Ventura, con il quale hai vinto tre campionati tra Cagliari e Lecce. Ti aspettavi che da commissario tecnico della Nazionale italiana, incontrasse delle difficoltà ?

“Ad essere sincero si, perché il mister ha bisogno di avere un rapporto quotidiano con la squadra, cosa che da ct non gli è purtroppo possibile e quindi fa fatica ad entrare nella testa di ogni giocatore. Io mi auguro che riesca ad andare ai mondiali, così avrà modo di far vedere tutto il suo valore, perché ti posso dire che è il migliore che ho avuto, un vero perfezionista. Io negli anni trascorsi con lui mi sono trasformato, riesce a migliorarti parecchio”.

Secondo te l’Italia riuscirà a superare ai play off  la Svezia e andare ai Mondiali ?

“Secondo me ce la farà, ma non sarà semplice, comunque rimango fiducioso”.

Tu oltre ad essere stato un ex giocatore del Cagliari ne sei anche tifoso, come valuti il ribaltone in panchina da Rastelli a Lopez ?

“Diego è l’uomo giusto per il Cagliari, conosce l’ambiente molto bene e per i colori rossoblu darebbe la vita. Lui era  anche uno della mia banda e pensa che ci passiamo solo un giorno, perché io sono nato il 23 agosto del 1974, Diego invece il 22 dello stesso anno, infatti  festeggiavamo insieme il compleanno in ritiro”.

Tu hai vinto diversi campionati in Serie B, oggi invece se vediamo la classifica attuale ci sono dieci punti di differenza tra la prima e l’ultima classificata. Pensi che questa situazione sia dovuta al troppo equilibrio oppure ad un livello tecnico mediocre?

“E’ chiaro che il livello sia calato, la Serie B di oggi si può paragonare alla C2 di dieci anni fa. Quando giocavo a Lecce, venivano allo stadio quaranta mila spettatori ogni domenica, basta andare a vedere un Lecce-Torino dell’otto giugno del 1997, in quell’occasione vincemmo 1-0 con una mia rete, c’era l’apoteosi, per giunta il portiere del Torino era Casazza, con il quale eravamo compagni alla Pro Sesto. Quell’anno vincemmo il campionato, eravamo davvero forti, poi un gruppo stupendo, c’erano giocatori come Palmieri e Francioso, i quali se giocassero ancora oggi farebbero 50 goal. Poi andavi in campi caldi come Salerno e Reggio Calabria, dove trovavi venti, trenta mila persone, specie con la Reggina, quante sfide in A e B. Oggi prendiamo come esempio il Benevento, arrivata dalla B e ancora a zero punti dopo 12 giornate, quindi c’è qualcosa che non va, ed è sinonimo di una serie cadetta che negli ultimi anni tecnicamente è calata parecchio”.

Tu nel corso della tua carriera, hai avuto anche la possibilità di approdare in una grande squadra come l’Inter, che in quella stagione era allenata da Marcello Lippi, il quale poi dopo la disfatta di Reggio Calabria diede subito le dimissioni. Cosa non funzionò in quella squadra? 

“Ricordo bene quella domenica al “Granillo”, ad un certo punto Lippi mi fece entrare in campo negli ultimi venti minuti e disperato mi disse  “Mace vai dentro e fai quello che puoi”.  Quella squadra era stata costruita per vincere, ma all’epoca in società c’erano troppe teste e quindi si creava solo confusione, poi solo quando arrivò Mourinho, che mise tante cose a posto e si è vinto. In quell’Inter diventai molto amico con Laurent Blanc, ma per il resto non eravamo una squadra unita, c’erano solo dei gruppetti, quindi era davvero difficile, per altro non si rideva e scherzava mai”.