Esclusiva Stadiosport – Antonio Criniti: “Nel calcio vanno avanti gli amici degli amici a discapito di noi professionisti sempre meno tutelati”

L’ex attaccante Antonio Criniti nell’intervista rilasciata a Stadiosport.it denuncia uno dei problemi che attanaglia il mondo del calcio e soprattutto una figura professionale come quella dell’allenatore non tutelata a livello federale, permettendo di conseguenza l’inserimento nel professionismo agli amici degli amici portati avanti dagli sponsor e agenti di turno, a discapito di chi ha giocato e vissuto il calcio per una vita intera ad alti livelli. 

In esclusiva ai microfoni di Stadiosport, Antonio Criniti, ex calciatore con trascorsi importanti in squadre di Serie A e B, oggi invece allenatore, ha esposto il problema che non tutela questa categoria.

Nel corso di questa intervista l’ex attaccante ci ha voluto parlare della mancanza di tutela da parte della F.I.G.C  e dell’Associazione Allenatori nei confronti di tanti allenatori professionisti, quasi sempre messi da parte per favorire gli amici degli amici, i quali molto spesso non hanno nulla a che vedere con questo sport a differenza di chi il calcio l’ha vissuto ad alti livelli e ha le competenze per poter allenare.

Oggi purtroppo siamo arrivati al punto, che in molte società professionistiche si preferisce concedere spazio a chi è portato avanti da sponsor e agenti di turno, lasciando a casa quei professionisti veri in grado di poter formare i giovani giocatori nel corso della loro crescita tecnica e professionale.

Sarebbe bene iniziare a parlarne per il bene del calcio e soprattutto per tutelare un figura professionale come quella dell’allenatore che merita una seria considerazione.

Ormai si è creato una forma di clientelismo che sta affossando tutto il calcio italiano e dunque è giunto il momento di dire basta.

Tutti ricorderanno che il primo a mettere in luce pubblicamente questo problema fu l’ex portiere Salvatore Soviero anche lui oggi allenatore, al quale una società gli impose di portare degli sponsor se voleva allenare, davvero uno scandalo che tocca la dignità e la serietà di ogni professionista.

Noi di Stadiosport.it stiamo dalla parte del calcio vero ed è chiaro che ci opponiamo a questo mal costume, dando voce a professionisti come Criniti e tanti altri suoi colleghi, costretti a rimanere ai margini solo perché non sono favoriti o portati avanti da sponsor e agenti, preferendo però di difendere giustamente la propria dignità oltre che professionalità.

Ciao Antonio, anche tu stai esponendo questo serio problema all’interno del calcio, che non tutela voi professionisti inoltre hai postato in questi giorni sul tuo profilo Facebook un articolo pubblicato da TuttoDilettanti, dove riportava le dichiarazioni di un tuo collega, il quale spiegava che per allenare bisogna portare gli sponsor alle società di calcio oppure sei fuori dal giro. Qual’è la tua idea su questa spiacevole situazione che sta sempre più penalizzando il calcio professionistico?

“La tragicità è che andando avanti così non nascono più talenti perché si preferisce affidare i ragazzi a gente che al calcio non ci ha mai giocato e tanto meno ha mai vissuto uno spogliatoio.

Secondo te, se mio figlio ha delle buone qualità tecniche per diventare in futuro un professionista, pensi che potrei consegnarlo a gente del genere che non ha alcuna competenza, è chiaro che me lo rovinano.

Mi è capitato di notare in molte società che chi allena dagli Allievi alla Beretti è tutta gente che non ha mai giocato a calcio, poi tu ti domandi del perché prendono queste persone e vai a scoprire la vera motivazione, vale a dire pagano le società per poter allenare.

Mettono alla guida queste persone nelle formazioni Allievi e Beretti , dove è proprio lì che capisci se il ragazzo può diventare un professionista e per questo avrebbe bisogno di chi ha giocato al calcio in modo da aiutarlo a crescere tecnicamente e tatticamente.

Nel calcio poi si sono inventati l’inserimento della figura del mental coach, utile solo per far lavorare gli amici degli amici, ma te lo faccio io il mental coach, anche se un professionista a certi livelli le motivazioni deve averle a prescindere”.

Avete mai pensato di coalizzarvi tutti voi e farvi sentire dalle istituzioni del calcio per risolvere questo problema ?

“L’abbiamo fatto quando ne parlò Soviero, il quale aveva pubblicamente esposto il problema e tutti noi abbiamo aderito, ma non si è risolto nulla perché è un qualcosa ben nascosto e non verrà mai a galla, a meno che non si interviene in maniera seria a livello istituzionale.

Il problema è che la federazione consente a tutti di poter partecipare ai corsi pur di fare cassa e quindi cosa pretendiamo.

Io non mi sento un fenomeno intendiamoci, però quando ho guidato gli allievi di Monza e Montichiari come mai ho raggiunto ottimi risultati mentre prima arrivavano sempre ultimi? Te lo spiego subito, è perché io lavoravo sui giocatori per farli migliorare senza pensare ai risultati, perché a questi livelli bisogna migliorare prima i singoli e poi pensare al risultato finale.  

C’è il presidente di una squadra maltese che continua a chiamarmi per allenare, ma allo stesso tempo mi ha chiesto di portare 30-40 mila euro di sponsor, quindi cosa pretendiamo, chiaramente non l’ho neanche considerato. Per me viene prima di tutto la dignità, se si ricordano di me bene, in caso contrario vado avanti comunque”.