Bologna-Milan, le dichiarazioni pre partita di Gennaro Gattuso:”Sono arrabbiato, dobbiamo cambiare mentalità”

Vi riportiamo le dichiarazioni del tecnico rossonero alla vigilia della trasferta di Bologna, dove la sua squadra è chiamata a interrompere la striscia negativa di risultati.

Il sostegno da parte della società-“Sentivo tutti i giorni Mirabelli e Fassone ed era il minimo che anche loro rimanessero qui a spiegare bene le nostre prospettive. Io mi gioco il posto, ma anche i dirigenti e i giocatori, tutti ci giochiamo qualcosa, era giusto che i dirigenti venissero qui a spiegarlo”.

Il momento difficile-“Ho detto che avevo visto una squadra senz’anima e si è visto. Qualcuno mi ha preso per scemo, ma io non lo sono e quando dico che questa squadra deve sempre continuare a stare compatta e corta non dico cose sbagliate. E’ vero che abbiamo 57 partite sulle gambe e siamo stanchi, ma quando inizi a sentire che qualcosa non funziona devi cambiare qualcosa e fare le cose con organizzazione e umiltà. Questa squadra ha fatto cose importanti come contro Roma e Lazio quando ha giocato in maniera umile, solo in quel momento escono le qualità. Se invece pensi che hai vinto 7 Champions solo perché sei in finale di Coppa Italia… La cosa che mi fa arrabbiare, però, è che questi segnali negativi in allenamento non ci sono, ma solo in partita. Poi manca sempre qualcosa, si è visto con Arsenal e Juventus, ma quando parlate di rivoluzioni sorrido, questa è una squadra, un grande gruppo con età media di 23/24 anni. Quello da cui dobbiamo partire è la testa, è questa che manca”.

Sulla testa dei giocatori- “Noi non dobbiamo adattarci a nessuno, ma dobbiamo giocare con le nostre caratteristiche, ma dobbiamo farlo sul serio però. Non possiamo fare un pressing ultra-aggressivo e poi lasciare gli avversari in porta con 5 passaggi. Queste cose ci sono o le vedo solo io? Dobbiamo giocare di reparto, in maniera organizzata. È vero che non vinciamo da un mese e più, ma contro chi abbiamo giocato? Se non concedi un tiro a Higuain e poi appena cali di testa vai in difficoltà contro i giocatori normali, il problema è la testa. Poi la storia del Milan racconta che ad aprile non si vince più da anni, ma a me non interessa che sia sempre stato così. Ci dobbiamo assumere le nostre responsabilità, metterci la faccia e vediamo”.

Sul diesse Mirabelli- “Ha comprato 11/12 giocatori ed è vero che qualcuno ha reso meno delle aspettative, ma il suo lavoro non è da buttare, anzi, è il contrario. Chi doveva parlare lo ha già fatto e fortunatamente lo ha fatto. Qui il problema non è la questione Mirabelli, ma il fatto che ogni giorno esce qualcosa di diverso, per questo io non voglio leggere nulla, perché attorno alla squadra lavorano 100 persone e io voglio mettere le mie energie in loro. La priorità è riportare questo club dove merita, con difficoltà, ci sono giorni in cui non so dove mettere le mani, ma in un modo o nell’altro tutti mi stanno aiutando. Il mio compito è solo vincere le partite e ci stavamo riuscendo. Prima eravamo tutti Brad Pitt, ora siamo dei mostri, ma non voglio alibi, perché è facile dire ‘tanto non funziona nulla’, ma non funzionano così le cose. Noi in questo momento non dobbiamo farci riempire la testa con Mirabelli, il rifinanziamento e altre cose, a parlare è il campo e anzi, più vanno bene le cose in campo e meno spazio possiamo dare a chi si diverte a farci male”.

Fallito l’obiettivo Champions- “E’ fisiologico avere un calo, il problema è che in questo momento non abbiamo tempo per pensare, fare gli esperimenti o far riposare chi è stanco. Noi ci stiamo giocando ancora tanto e per questo non posso ancora staccare la spina. Se vi faccio vedere gli allenamenti di un mese fa e di oggi sono completamente diversi, oggi i giocatori riescono a mantenere picchi di fatica molto maggiori, ma non basta. Non basta allenarsi bene, bisogna capire il momento dei compagni, bisogna avere l’occhio della tigre in campo, bisogna capire che bisogna fare una corsa preventiva se c’è un pericolo e non pensare che lo può fare un compagno. Questa è una squadra che lavora, però. Prima della Juventus non perdevamo da 3 mesi, adesso invece sono 40 giorni che non si vince, qualcosa può essere scattato al contrario. Tante partite che abbiamo pareggiato, se eravamo più cinici o fortunati le portavamo a casa. Abbiamo fatto tante grandi prestazioni in cui è mancato qualcosa ed è qui che dobbiamo crescere e mi ci metto anche io”.

Le pressioni- ” Quando alleni il Milan ci sarà sempre, non parlo di quello. Dobbiamo essere bravi a essere compatti, a dire qualche parola in meno ai giornalisti e vale per giocatori, allenatore e dirigenti. Le chiacchiere a questo punto ci portano solamente in un posto: all’inferno. Poi a fine stagione faremo i conti: la società giudicherà la media punti e deciderà cosa fare e non vale solo per me, anche per il direttore, il direttore della comunicazione, i giocatori, vale per tutti. Ognuno ha una responsabilità nel suo campo”.

L’approccio alla gara- “Col Benevento abbiamo difeso 20 metri più alto rispetto al solito, abbiamo fatto 42 cross, ma non abbiamo preso una palla di testa, non abbiamo mai attaccato il primo palo. E’ vero che le nostre migliori partite sono arrivate recuperando palla e ripartendo. Da due mesi a questa parte abbiamo cambiato, partiamo dal basso e lavoriamo con le catene, il problema è che poi arriviamo in area e facciamo il solletico agli avversari. Dobbiamo essere più velenosi: le conclusioni non sono perfette, i tagli delle mezz’ali sono diminuiti, i movimenti delle punte non sono incisivi”.

Il morale del mister- “Sono incazzoso, non vinco da 40 giorni, non posso venire qui a raccontare barzellette, venire qui a sorridere sarebbe una mancanza di rispetto. Qualcuno ha scritto che i ragazzi sono arrabbiati perchè non ho dato i due giorni liberi? E’ il minimo, sbagliate voi a scriverlo. Sono deluso e arrabbiato, ma mancano ancora 4 partite e una finale e ci stiamo giocando ancora qualcosa di importante”.

L’assenza di Biglia-“Ha un infortunio serio, non dobbiamo farci portare fuori binario dal suo entusiasmo, bisogna frenarlo perchè lui ha grande senso di appartenenza e voglia, voleva già fare la bici per dirvi, ma ancora è presto. Ha grande entusiasmo, ma dobbiamo fare le cose fatte bene”.

Sul Bologna- “Sarà una partita simile a quella fatta col Torino. Sono una squadra meno tignosa, ma con grande qualità davanti. Verdi ancora non si capisce che piede usa meglio, Palacio e Di Francesco sono tecnici e veloci, in più potranno giocare senza pensieri: la cosa che mi preoccupa di più è la loro spensieratezza. Senza stress il pallone pesa di meno e le gambe vanno più forti”.

I punti persi con le piccole-“E poi mi chiedete perché sono incazzoso? Lo sono per queste cose, perché non è un caso che sono anni che le cose vanno così, quindi mi devo fare delle domande, perché si parte da qui: dalla mentalità. Se i campioni avversari non li fai nemmeno entrare in area vuol dire che non sei così scarso, allora il problema è un altro, è la mentalità. Per questo mi arrabbio se sento dire cose del tipo: ‘i giocatori sono arrabbiati perché gli ho levato i due giorni di riposo’; era il minimo dopo questa figura”.