Analisi Tattica Roma – Lazio 1-3 – Serie A 2016/17

Spalletti decide di confermare la difesa a 4, con Rudiger a lavorare da centrale, o da terzino, a seconda delle evenienze. De Rossi torna al centro del gioco, con Nainggolan e Strootman a fare da mezzali, mentre in attacco Salah ed El Shaarawy affiancano Dzeko. Nella Lazio la defezione dell’ultimo minuto di Immobile non convince Inzaghi a inserire subito in partita Felipe Anderson. L’allenatore ex-Primavera schiera in campo una Lazio a trazione difensiva, con difesa a 5, Parolo, Biglia, Savic e Lulic a centrocampo, e Keita unica punta.

I biancocelesti possono giocare anche per due risultati su tre, e il tecnico decide così di replicare l’atteggiamento intrapreso nei due vittoriosi derby di Coppa, la palla passava così a Spalletti che doveva trovare un modo per trafiggere l’assetto degli avversari, un compito che è riuscito a svolgere.

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Lulic in linea con Keita per portare pressione ai portatori di palla della Roma, Milinkovic “chiude” la gabbia fatta ad hoc per De Rossi. Nella stessa immagine si nota anche la posizione di Emerson e Rudiger.

 

I primi dieci minuti sono proficui per la Roma, che impone subito il suo gioco, cerca di occupare tutte le posizioni in verticale per dare più linee di passaggio ai portatori di palla, e cercare di impegnare al massimo la compagine avversaria. Dzeko ha anche un’occasione per portare in vantaggio la squadra, ma al primo contropiede ben orchestrato dagli avversari, è la Lazio ad andare in vantaggio, facendo rivivere ai giallorossi in fantasmi del match d’andata di Coppa Italia, dove con la velocità del tridente, Manolas, Fazio e Rudiger ebbero più di un problema.

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Le somiglianze fra il gol di Keita, il gol del 3-2 di Nabil Fekir in Lione-Roma sono molteplici, ma quella che sembra più evidente è la paura con la quale i giocatori della Roma affrontano (o decidono di non affrontare) l’avversario quando è in una zona pericolosa. Eppure in entrambi i casi i difensori della Roma sono in superiorità numerica (nel gol di Fekir addirittura in 3 vs. 1), ma nessuno accenna a provare un contrasto che possa quantomeno sporcare la traiettoria della palla. Keita ha tutto il tempo per indirizzare la palla dove vuole, e le cose si mettono male per la Roma.

Con un gol di vantaggio si accentuano i problemi della Roma trovare spazi contro le difese che chiudono bene gli spazi. I ragazzi di Inzaghi creano densità al centro del campo, isolando di fatto Dzeko, e preferiscono far giocare la Roma sugli esterni. Salah cerca di dare più ampiezza possibile, e combina molto con Rudiger, che è abile a mettere tanti cross in area, che però vengono tutti prontamente respinti della retroguardia laziale, mentre a sinistra El Shaarawy è tende ad accentarsi ed è l’unico che prova a non far morire di solitudine l’attaccante bosniaco.

“Pass map” della Roma. Impressionante quanto Dzeko sia isolato.

 

Dei 26 cross che la Roma tenterà durante tutta la partita, nessuno risulterà veramente pericoloso: Inzaghi conosce bene i difetti degli avversari, e fa di tutto per accentuarli, mentre i pregi della sua squadra e dei suoi uomini di conseguenza, e li mette nelle condizioni perfette per metterli in primo piano. Così il terzetto di centrocampo Biglia, Savic, Parolo, interpreta perfettamente la gara, con Lulic uomo ovunque, e i due esterni che cercano di non abbassarsi mai troppo, come Spalletti avrebbe voluto.

Il pareggio della Roma arriva per via di un episodio casuale, un rigore sul quale si stanno già sprecando litri d’inchiostro, ma che alla fine non ha condizionato il risultato, e neanche le scelte di Spalletti a fine primo tempo: punitive nei confronti di alcuni uomini, e per certi versi da interpretare anche come delle “ammissioni di colpa”.

 

GLI ORRORI DI PERES

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La Roma dopo l’ingresso di Peres.

 

A fine primo tempo esce El Shaarawy, entra Bruno Peres. Si torna al 3-4-1-2, con Nainggolan incursore alle spalle di Salah e Dzeko. L’egiziano è più libero di muoversi e prova ad associarsi al centravanti, la Roma ancora una volta sembra riprendersi, i meccanismi di gioco sono oliati, ma l’ingresso di Peres ha migliorato solo per il cambio modulo: per il resto l’esterno brasiliano ha sbagliato quasi tutto. A livello offensivo pur dando sempre uno sbocco alla manovra, ogni volta che ha ricevuto palla ha rallentato inutilmente il gioco, o l’ha persa in maniera pericolosa, mentre a livello difensivo le sue amnesie sono state letali per la Roma. Amnesie, ovviamente, concepite anche da tutta la squadra. 

Così, proprio quando la va vicinissima al vantaggio, nell’azione seguente subisce la rete di Basta.

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Inconcepibile che un giocatore entrato 5 minuti prima ritorni in maniera così pigra, troppo spazio per la Lazio in contropiede.

 

La partita, che sembrava poter prendere una svolta positiva per la Roma, ripiomba nell’attendismo della Lazio e nella sterilità dei giallorossi: praticamente lo stesso leitmotiv del primo tempo, ma anche delle due sfide di Coppa Italia. Dal 51′, momento del gol di Basta, al 93′, la Roma sarà superiore alla Lazio solo nei numeri del possesso palla, per il resto i biancocelesti raddoppiano i contrasti dei cugini (12 contro 6) e dei tiri totali (8 contro 4).

L’ingresso di Perotti riporta la Roma ancora al 4-2-3-1, ma l’argentino non riesce a fare la giocata in più che possa servire alla squadra, e anche l’ultimo derby di Totti non verrà di sicuro ricordato per una magia del capocannoniere della stracittadina. 

Il 3-1 della Lazio, ovviamente su contropiede, con l’ennesimo errore di Peres (troppo blando il suo rientro verso la difesa, nel passaggio fra Lulic e Keita davanti la porta non prova neanche ad opporsi), non fa altro che legittimare una vittoria meritata dalla squadra di Inzaghi.

TUTTO IN DISCUSSIONE

La squadra di Spalletti sta probabilmente pagando la mancanza di energie, ma anche le scelte di mercato in inverno: l’unico acquisto di Grenier non ha portato niente alla squadra, mentre Dzeko da solo non può tirare per sempre la carretta, soprattutto in gare come questa, dove il bomber bosniaco è marcato a uomo e quasi sempre raddoppiato (se non triplicato) un attaccante di scorta con le caratteristiche diverse da Totti (che è un rifinitore), o da El Shaarawy (un’ala) avrebbe fatto comodo alla squadra. Anche Strootman è sembrato fuori forma, ma aldilà dei singoli la Roma è sembrata confusa e sulle gambe, e mai quanto ora rischia di buttare via l’ultimo residuo barlume di speranza che rimane per tenere sollevata una stagione che l’ha vista protagonista. Dal primo match del trittico terribile (adesso arrivano Milan e Juve) la squadra è uscita a pezzi, sta all’allenatore toscano estrarre il coniglio dal cilindro prima dell’addio.

La Lazio, invece, riesce finalmente a vincere uno scontro diretto contro una delle prime 3 in classifica, e nel frattempo stacca di 3 punti l’Atalanta, e ben di 8 punti l’Inter, assicurandosi una buona fetta d’Europa. Ancora una volta Simone Inzaghi ha zittito tutti, anche se questo pomeriggio è bastato schierare una squadra ordinata, rigida e compattata tatticamente, distribuita su tre linee, per vincere la gara. Nulla di straordinario, e sta forse in questo il segreto della Lazio 2016-17: è in grado di interpretare le gare bene, e di trasformarsi a seconda dell’avversario che ha di fronte, per questo in vista della finale di Coppa Italia la Juventus non dovrà abbassare la guardia.

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