Analisi Tattica Inter – Roma 1-3 – Serie A 2016/17

Nella Roma, la defezione dell’ultimo di Emerson Palmieri obbliga Spalletti a inserire Juan Jesus come esterno sinistro (preferito a Mario Rui, ancora troppo acerbo tatticamente), mentre viene confermata la formazione titolare delle ultime uscite giallorosse, con Nainggolan e Salah in appoggio a Dzeko.

Le novità maggiori arrivano però dai padroni di casa: Pioli continua sulla via del 3-4-2-1, scegliendo D’Ambrosio come erede di Miranda (squalificato), Perisic come esterno sinistro, Kondogbia e Gagliardini fra i due di centrocampo, con Joao Mario e Brozovic dietro a Icardi.

L’intenzione di Pioli è chiara, comandare la partita, attraverso il possesso palla a centrocampo, e, in teoria, la superiorità numerica che i 4 centrocampisti avrebbero dovuto avere, rispetto ai 2 costruttori di gioco della Roma. La partita, però, è andata diversamente.

GIOCO DI MARCATURE

roma
De Rossi viene sempre controllato da Joao Mario e Brozovic, di modo che non possa girarsi e impostare da dietro. La mossa funziona, ma solo nel primo tempo.

Come era prevedibile, l’Inter pressa a tutto campo, cercando di non fare arrivare mai la palla a De Rossi, che si abbassa e gioca con i tre centrali, mentre Gagliardini segue Nainggolan quasi a tutto campo. Il capitano della Roma soffre la marcatura e non riesce a gestire il gioco, soprattutto nel primo tempo, ma l’alternativa per i giallorossi è sempre valida, e sempre efficace: i lanci lunghi per Dzeko, per scavalcare le linee di pressione, e creare gioco sviluppando azioni grazie alle sue sponde o le seconde palle che scaturiscono dai duelli aerei ingaggiati dal bosniaco.

Gagliardini e Kondogbia sono sempre ben guardati da Strootman e De Rossi, e a volte anche da Nainggolan quando si accentra. E’ difficile anche per i nerazzurri impostare bene da dietro.

Anche la Roma, tuttavia, ha impostato un sistema di marcature sui nerazzurri, con l’intenzione di isolare Icardi in mezzo alle torri della difesa, e fargli arrivare meno palloni possibili. In fase difensiva Nainggolan va quasi in linea con Strootman e De Rossi, creando una linea a 3 molto efficace, che di fatto non fa concretizzare la superiorità numerica che Pioli voleva imporre in mezzo al campo, e crea molte difficoltà ai nerazzurri. De Rossi è il pendolo dal quale dipende il pressing della Roma, se lui sale, e prende in marcatura un giocatore dell’Inter in posizione avanzata, tutta la squadra lo segue, viceversa, se si schiaccia (cosa che tende a fare più spesso, ma non nella gara di San Siro) la Roma per forza di cose si accorcia.

Il primo tempo è fatto di intensità, di pressing, di gioco duro, e non si riesce a sviluppare un’azione veramente fluida, entrambe le squadre si affidano ai propri attaccanti, con una netta differenza, però, sull’efficacia: Dzeko è molto più coinvolto nella manovra di squadra, con 11 duelli aerei in attacco, rispetto ai 5 duelli ingaggiati da Icardi, il bosniaco inoltre quasi doppia il numero di tocchi di palla dell’argentino: 59 a 32.

Una breve sintesi delle difficoltà delle due squadre di impostare, nel primo tempo.

 

La rete dello 0-1 nasce da una rimessa laterale, e da una successiva triangolazione larga fra Nainggolan e Dzeko. Il bosniaco difende bene la palla, e la smista con il sinistro (il suo piede debole) verso il belga, che, seguito a uomo da Gagliardini, si libera dell’ex-Atalanta e tira sul secondo palo.

 

Il gol è veramente bello, ma è comunque discutibile la scelta di Murillo di non raddoppiare, e aspettare a centro area.

La Roma concretizza un dominio territoriale incontrastato. Nei primi 10 minuti di gara l’Inter ha lasciato il pallino del gioco agli avversari (63% di possesso palla della squadra di Spalletti), non riuscendo ad organizzare neanche un’azione manovrata degna di nota, mentre i giallorossi avevano già tirato 4 volte.

Ma la Roma non si vincola solo al gioco sulla sua prima punta. Sono interessanti anche i movimenti di Salah, che ha agito più interno al campo, come una seconda punta, e non utilizzando la profondità, ma venendo incontro alla squadra. D’Ambrosio, in imbarazzo per quasi tutta la partita in una posizione che non gli appartiene, orientato verso un avversario difficile da marcare per chiunque, ogni volta si è fatto attrarre dai movimenti dell’egiziano, mentre Gagliardini e Kondogbia hanno messo in luce le loro difficoltà a difendere alle spalle. Così i giallorossi sono andati vicini allo 0-2 anche nel primo tempo.

In molti oggi parlano di Nainggolan, ma la partita di Strootman è stata incredibile. L’olandese sembrava essersi sdoppiato, ed era dappertutto, in entrambe le fasi.

 

INTER CON POCHE ALTERNATIVE

Nel secondo tempo Pioli riconferma il piano di gioco, nonostante fossero chiare a tutti le evidenti difficoltà di giocatori come Perisic e D’Ambrosio, nettamente fuori ruolo, e in parte anche di Murillo, che deve ancora adattarsi al sistema difensivo a 3. 

L’Inter utilizza molto le fasce, soprattutto la destra, per cercare di mandare cross verso il centro dell’area per la sua punta, ma i numeri a fine partita saranno impietosi: 39 cross tentati, solo 7 riusciti (il 17% percento). I giallorossi sono sempre in superiorità numerica in area, e con le tre torri difensive in forma è quasi impossibile vincere nel gioco aereo.

Dagli sviluppi di un cross, respinto da Bruno Peres, nasce l’azione del 2-0 di Nainggolan. Gagliardini sbaglia i tempi e cade per terra, Nainggolan scatena la sua forza fisica, arrivato vicino alla trequarti, Salah gli spalanca la porta grazie al taglio verso sinistra che porta via D’Ambrosio. Il belga conclude 60 metri di corsa con un missile scagliato a 99 km/h, e con la netta sensazione di essere, almeno al momento, il calciatore più determinante della Serie A.

Un gol che è un testamento del modo di giocare di Radja Nainggolan: a tutto campo, con una potenza ed una forza fisica quasi disumana. 

 

La partita si mette sui binari preferiti della Roma. In vantaggio di due reti, dominando dal punto di vista tattico, la squadra di Spalletti si permette persino il cambio Salah-Perotti, e si raccoglie attorno alla sua difesa. I giallorossi hanno imparato a soffrire, e il momento arriva quando Pioli butta nella mischia anche Banega, e Gabriel Barbosa.

Se la mossa Banega sembra avere un senso (negativa la prestazione di Brozovic e Joao Mario, che hanno dato troppa poca qualità alla manovra), quella del giovane brasiliano sembra più una mossa della disperazione, cavalcando l’onda della vittoria di Bologna, dove Gabriel fu decisivo.

L’Inter però non cambia registro di gioco, sovraccarica ancora di più la fascia destra e prova a colpire così. La rete di Icardi arriva per via di una piccola amnesia della retroguardia della Roma.

L’astuzia di Icardi nel trovare la posizione, e la bravura sotto porta, rimettono in gioco l’Inter per 4 minuti scarsi.

La Roma non si scompone molto, e riorganizza il gioco. L’entusiasmo dell’Inter scaturito dal gol di Icardi dura giusto 4 minuti, i giallorossi colpiscono con un’azione quasi improvvisa. Manolas lancia direttamente per Dzeko, che all’uscita di Salah, si è defilato sul centro destra, continuando a sfruttare le amnesie di D’Ambrosio. Il terzino italiano perde il duello con il bosniaco, che poi in area viene mandato giù da un disperato Medel. Il rigore è netto, e la realizzazione di Perotti chiude il match di San Siro.

 

RITENTA, SARAI PIÙ FORTUNATO

L’Inter chiude con un po’ di nervosismo la gara. Nervosismo scaturito dalla consapevolezza che le 9 vittorie in 11 partite sono servite a poco in ottica Champions League, e le sconfitte negli scontri diretti (con Napoli, Juve e Roma) probabilmente saranno decisive per la classifica.  

I nerazzurri tuttavia stanno crescendo e devono, a piccoli passi, capire cosa fare da grandi. Ci sono meccanismi da migliorare, e molte colpe della sconfitta gravano sulle spalle dell’allenatore, che ha voluto con troppo coraggio affrontare la squadra più forte del campionato, dopo la Juventus

La Roma ha dato una dimostrazione di forza, e di bravura tecnica e tattica, che in pochi dimenticheranno. I giallorossi sembrano aver, temporaneamente, superato il periodo in cui, alla prima rete subita, andavano in confusione e concedevano troppo agli avversari; anzi, più il livello della lotta si alza, più giocano meglio.

Un altro esame superato dalla squadra di Spalletti, che sabato avrà il matchball da giocare in casa, contro il Napoli, per chiudere il discorso secondo posto, e concentrarsi su obiettivi più importanti.

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Benedetto Greco

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Match analyst Longomatch e Osservatore calcistico ROI Italia.
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