Analisi Tattica Ajax – Manchester United 0-2 – Europa League 2016/17

Mourinho non cambia molto dalle ultime gare di Europa League, e dalle più importanti di Premier del Manchester United, schierando la squadra con un 4-3-3, Romero difende la porta, con Valencia e Darmian ad agire sulle fasce, mentre Smalling e Blind vengono scelti centrali difensivi, complice la squalifica di Bailly. Nel trio di centrocampisti Fellaini viene favorito a Carrick, mentre sono inamovibili Herrera e Pogba. In attaccato Mata torna disponibile, e sostituisce Lingaard, con Rashford prima punta e Mkhitaryan ad agire sulla sinistra.

Bosz conferma la formazione tipo dell’annata, che l’ha portato ad un passo dalla vittoria del titolo, e a giocarsi una finale europea con una squadra giovane e molto inesperta. Schone al centro del vertice di centrocampo, nonostante i dubbi del pre-partita, in difesa i giovanissimi De Ligt e Sanchez.

I primi minuti di gara sono un manifesto della partita. I Red Devils difendono bassi, con tre linee molte strette, e ogni volta che recuperano palla, per annullare i tentativi di riconquista della palla con gegenpressing dell’Ajax, lanciano direttamente la palla verso l’attacco senza badare troppo alla precisione, innescando una serie di duelli aerei che, per ovvio strapotere fisico della rosa, vincono quasi tutti.

 

Il Manchester United tiene quasi sempre la palla alta, volutamente, e mette in difficoltà i Lancieri, abituati a giocare sempre con logica a palla a terra.

 

Quando l’Ajax deve costruire da dietro, come preferisce, trova tutte le linee di passaggio ostruite. Il Manchester United imposta delle marcature preventive sui giocatori dell’Ajax, in particolare sui centrocampisti, in modo da rendere macchinosa la manovra bassa dei Lancieri, decidendo deliberatamente di lasciare libero il colombiano, Sanchez. In ampiezza, Mourinho si difende con il grande lavoro di rientro di Mata, sulla destra, e Mkhitaryan sulla sinistra, sempre pronti a raddoppiare sulle due pericolose ali dell’Ajax, che cercando sempre di allargare le maglie della difesa inglese posizionandosi quasi sulla linea laterale.

 

Corridoi centrali totalmente ostruiti, Schone sempre marcato da Fellaini, Pogba su Klaasen, Ander Herrera su Ziyech. Quando la palla va sull’esterno lo schieramento di Mourinho scivola lateralmente chiudendo gli avversari in una vera e propria morsa.

 

Al 17′ arriva la rete di Paul Pogba, nata da un errore quasi di frustrazione dei ragazzi dell’Ajax. Riedewald batte malissimo una rimessa laterale, Mata anticipa di testa (!), attrae a sé addirittura 4 avversari, che lasciano spazio prima Fellaini, libero di ricevere e servire il centrocampista francese, che con la fortunosa deviazione di Sanchez porta in vantaggio i suoi, e direziona decisamente la partita.

Un gol che incornicia in anticipo una gara mostruosa di Pogba, onnipresente in tutte le fasi, determinante nelle transizioni, nelle seconde palle, nei dribbling. Un centrocampista che cresce di partita in partita e dimostra di non soffrire più le pressioni dell’ambiente, e gli inevitabili condizionamenti psicologici che avrebbe potuto subire (il padre è morto poche settimane fa).

 

Quattro uomini che in area di rigore si fanno attrarre da un giocatore solo. Un errore da non fare, soprattutto in una finale.

 

Il primo tempo di fatto continua con i ritmi dettati dallo United, l’Ajax non trova sbocchi per la manovra offensiva, totalizza il 65% di possesso palla, ma non riesce mai a tirare in porta (5 le conclusioni dal 17° al 45°, 3 tiri respinti e 2 fuori dallo specchio). Nei numeri della stella dei lancieri, Dolberg, si può riassumere di fatto la gara dei Lancieri. Appena 16 palloni toccati in tutta la gara, lo stesso numero di Neres o De Jong, entrati a gara in corsa, un numero troppo basso per una prima punta, che inoltre esalta la prestazione di Smalling e Blind, bravissimi a non fargli trovare spazio.

Sta per cominciare il secondo tempo, ma è già chiaro l’atteggiamento con il quale il Manchester United lo affronterà.

 

La ripresa, come prevedibile, segue il copione del primo tempo, e viene ancora di più indirizzata dalla rete del doppio vantaggio del Manchester United. Il gol di Mkhitaryan, arrivato su acrobazia dopo una spizzata su Smalling, da calcio d’angolo, può sembrare casuale, ma nasce da una palla alta lanciata da Romero, resa giocabile dal solito Fellaini (ha vinto 15 duelli aerei in totale, un fattore) e mandata di fretta in calcio d’angolo da Sanchez. 

 

 

Lo 0-2 di fatto spegne le speranze dell’Ajax, nonostante ci siano 40 minuti per recuperare. La squadra, giovane ed inesperta, comincia a sbagliare anche gli appoggi più semplici, avendo perso fiducia, mentre si esalta la prestazione difensiva degli uomini di Mourinho.

Il portoghese con merito porta a casa la terza coppa stagionale, nonostante l’enorme quantità di difficoltà affrontate, ed è il primo a vincere due volte, Coppa UEFA e Champions League, raggiungendo nella classifica degli allenatori più vincenti d’Europa (ovvero quelli che hanno vinto più trofei continentali) Arrigo Sacchi al sesto posto (considerando che ha lasciato Porto ed Inter senza giocare la Supercoppa UEFA, potrebbe anche essere al secondo posto, con Ferguson e Trapattoni). Una gara noiosa, brutta da vedere, poco emozionante, ma vinta con grande tranquillità dal Manchester United, con un assetto tattico perfetto, e l’atteggiamento giusto da parte dei propri calciatori, che adesso potranno giocare la prossima edizione della Champions League.

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