Sir Alex Ferguson Day: manager del secolo con il Manchester United, ma simbolo della Scozia

Oggi è il compleanno di Sir Alex Ferguson: riviviamo insieme la sua carriera

Difficilmente gli scozzesi piacciono agli inglesi. E’ un fatto di storia, di retaggio del passato. Sono state tantissime le guerre per conquistare l’indipendenza e la libertà, ma la Scozia ha sempre conservato quello spirito nostalgico di appartenenza e diversità dal resto del Regno Unito. Basti guardare Braveheart, perché la storia di Sir William Wallace è l’esempio più brillante dell’essere scozzese. 

Eppure, c’è chi è stato capace di rappresentare la Scozia, diventandone il simbolo e l’emblema più prestigioso, scrivendo la fortuna del Manchester United e, in generale, di tutta l’Inghilterra. Perché, talvolta, quel Regno rimane sempre più Unito, come conferma anche la questione Poppy. Quindi, anche uno scozzese può piacere agli inglesi, nonostante le parole dell’eroe per antonomasia, che risvegliò la coscienza nazionale. 

Certo, chi combatte può morire… chi fugge resta vivo, almeno per un po’… Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere un’occasione, solo un’altra occasione, di tornare qui sul campo a urlare ai nostri nemici, che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai… la libertà!
Sir William Wallace, Braveheart 

Mettendo da parte la dietrologia, il punto è che Alex Ferguson è diventato Sir solo per merito, riuscendo laddove anni di guerre hanno fallito, riunendo Scozia e Inghilterra nello sport del calcio e rappresentando al meglio lo spirito di appartenenza ad un qualcosa di molto più grande dei semplici confini, esaltando il sentirsi britannico. Al di là di tutto, al di là delle differenze, al di là della storia. 

Proveniente da una famiglia operaia, il piccolo Alex nacque nel sobborgo di Govan, a Glasgow, con quel sogno nel cassetto di diventare calciatore professionista. Non gli piaceva la scuola, ma riuscì a diplomarsi durante gli anni al Saint Johnstone, prima di firmare per il Dumferline. Nel frattempo, continuò a lavorare in fabbrica, perché, all’epoca, il calcio non era proprio come oggi e bisognava guadagnarsi da vivere in qualche modo. 

Prima del Ferguson allenatore c’è stato un Ferguson calciatore ad altissimi livelli in Scozia. Dopo il suo esordio con il Queen’s Park e le esperienze sopracitate, la consacrazione come uno dei migliori attaccanti della storia del calcio scozzese fu con la maglia del club più prestigioso in assoluto, il Rangers Glasgow, per poi chiudere la carriera con il Falkirk e l’Ayr United

E’ stato un attaccante estremamente prolifico colui che diventerà Sir Alex Ferguson: 171 gol in 317 partite totali e due Scottish Premier League, all’epoca chiamata Scottish First Division, tra il 1957 e il 1974, anno del suo ritiro. 

Si chiude una porta, ma si apre un portone, si dice. Perché la vera storia di Ferguson inizia proprio nel momento della fine. Nel luglio 1974 diventò allenatore dell’East Stringshire, ma non era ancora pronto per dare vita alla leggenda del suo mito. Si dimise dopo 22 partite. Poco male, perché subito arrivò la chiamata del Saint Mirren e i primi successi con la storica promozione del 1977 in prima serie. 

Nel 1978 finalmente Ferguson ha la possibilità di dimostrare il suo valore con una squadra storica e prestigiosa del calcio scozzese, l’Aberdeen. Inizia così a scrivere pagine impensabili del calcio, perché il suo ciclo, che si concluderà nel 1986 con le dimissioni, è il più vincente del club. Infatti, vinse 3 campionati, 4 Coppe di Scozia, una Coppa di Lega scozzese, ma soprattutto la Coppa delle Coppe del 1982 e la Supercoppa Uefa nel 1983. 

Così arrivò la chiamata della Scottish Football Association, conosciuta anche più semplicemente come SFA, che gli affidò la panchina della Scozia proprio nel suo ultimo anno come tecnico dell’Aberdeen. Non sarà una storia felice quella con la nazionale scozzese, visto che tra il settembre 1985 e il giugno 1986 Ferguson vincerà solo 3 partite su 10, compresa il deludente e fallimentare Mondiale in Messico, vinto dall’Argentina di Diego Armando Maradona, venendo eliminata addirittura al primo turno. 

Conclusa la sua storia in patria, Ferguson si trasferisce in quella tanto odiata Inghilterra, che poi diventerà la sua nuova e, forse, unica casa. A puntare su di lui e sul suo miracolo Aberdeen fu addirittura il Manchester United, che veniva da anni di transizione dopo il ritiro di George Best, di cui avremo modo di parlare nei prossimi mesi, e l’era dei Busby Babes, perché allenati dal leggendario Matt Busby, con la retrocessione del 1974 e gli addii di Dennis Law e Bobby Charlton, oltre ovviamente al nordirlandese, sostituiti negli anni successivi da Joe Jordan, Gordon McQueen, Gary Bailey e Ray Wilkins, senza però ottenere risultati soddisfacenti.

Ci metterà tre anni e mezzo per vincere il suo primo trofeo con i Red Devils, ma mai altra decisione di aspettare Ferguson è stata così decisiva e positiva nella storia del Manchester United. Siederà su quella panchina per ben 27 anni, non un record, visto che Guy Roux ha allenato l’Auxerre dal 1961 al 2005. 

Il resto è storia, è leggenda, perché da quel 1986 al 2013, anno del suo ritiro, Ferguson vincerà tutto e più volte con il Manchester United, riuscendo nella capacità di rivoluzionare la squadra adattando le sue idee di gioco all’evoluzione del calcio, passando dalla Class of ’92 di David Beckham, Ryan Giggs, Paul Scholes, Gary Neville, Nicky Butt, alla generazione dei nuovi fenomeni del calcio mondiale, quali Wayne Rooney e Cristiano Ronaldo, senza dimenticare ovviamente leggende del calibro di Eric Cantona e Peter Schmeichel

La sua bacheca consta di 13 campionati inglesi tra First Division e Premier League, 5 FA Cup, 4 Coppe di Lega inglese, 10 Community Shield, oltre ai trofei internazionale, quali la Coppa delle Coppe del 1991, la Supercoppa Uefa del 1991 e, ancora, l’incredibile Coppa dei Campioni del 1999 nel famoso anno del Treble, con tanto di rimonta nei minuti di recupero contro il Bayern Monaco, la Champions League del 2008 nel derby inglese contro il Chelsea, grazie ai calci di rigore, la Coppa Intercontinentale del 1999 e il Mondiale per Club del 2008. 

Anni indimenticabili quelli di Ferguson al Manchester United, 27 anni in cui collezionò 1500 panchine con 895 vittorie, 338 pareggi e appena 267 sconfitte totali. Ma, soprattutto, tantissimi premi individuali, quali 10 volte Allenatore dell’anno in Inghilterra, 3 volte Allenatore dell’anno League Managers AssociationAllenatore del decennio 1990 della League Managers Association, 2 volte Allenatore dell’anno IFFHS, 3 volte Onze d’or al miglior allenatore europeo dell’annoMiglior Allenatore del Mondo del XXI secolo IFFHS nel 2012 e, ovviamente, il Premio alla carriera Presidential Award del 2011. 

Ma, soprattutto, Ferguson fu capace di battere tutti gli avversari che si sono susseguiti nel corso di questi 27 anni. Avversari del calibro di Arsene Wenger, Josè Mourinho e Marcello Lippi. Avversari, ma mai nemici, perché una leggenda non può essere odiata, solo sfidata con rispetto reverenziale. E, magari, diventa anche un nuovo idolo dal quale prendere spunto per la propria carriera e ispirarsi per costruire la propria storia, come fatto da Carlo Ancelotti

D’altronde, Ferguson ha cambiato il concetto stesso e l’essenza stessa dell’essere allenatore. Non più un semplice tecnico, una guida tecnica. Ma un manager, colui che deve guidare la squadra da tutti i punti di vista, anche sulla gestione delle risorse economiche, scegliendo i giocatori da acquistare, quelli da cedere. Oltre agli aspetti tecnici, ovviamente, una vera e propria guida spirituale, psicologica e morale di una squadra. Il tutto, con signorilità ed eleganza. 

Anche per questi motivi, che esulano dal calcio, che sono arrivati i premi da parte della Regina Elisabetta II. Impossibile dimenticare, infatti, l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1983, nel 1995 quella da Commendatore e nel 1999 quella di Knight Bachelor, fino all’ottobre 2013, quando gli è stata dedicata una strada adiacente all’Old Trafford.  

La pensione è per i giovani, non per i vecchi. I giovani possono trovare nuovi interessi. Quando sei vecchio e sei stato nel giro per il tempo che ci sono stato io, se dovessi scendere, dove pensa me ne potrei andare? Sotto terra. Mi creda. La pensione è per i giovani. Se invecchi, non ci andare in pensione.
Alex Ferguson

Difficilmente lo dimenticheranno dalle parti dell’Old Trafford, quel Teatro dei Sogni dove è stato capace di trasformare i sogni del Manchester United, dei tifosi dei Red Devils, dell’Inghilterra, della Scozia e del Regno Unito, in realtà. Sir Alex Ferguson è il Sir William Wallace della storia del calcio, il più grande manager di tutti i tempi. Una leggenda nella mitologia del calcio, che riecheggerà per l’eternità.  

Si batterono come poeti guerrieri. Si batterono come Scozzesi. E si guadagnarono la libertà.
Sir William Wallace, Braveheart 

Benito Letizia

Informazioni sull'autore
Direttore di Stadiosport. Giornalista Pubblicista, Laureato in Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. "Il calcio è vita".
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