Allegri: “Ecco il mio futuro. Vi dico tutto!”

Il tecnico livornese torna a parlare di calcio nella trasmissione “Sky Calcio Club” di Fabio Caressa ed esprime la sua voglia di tornare ad allenare al più presto.

Avevamo, nuovamente, bisogno di Massimiliano Allegri per capire una nozione tanto basilare quanto fondamentale, ovvero che il calcio è un gioco semplice che non deve sfociare in un filosofeggiare continuo di un ideale difficilmente perseguibile.

Due anni dopo il suo glorioso addio alla Juventus, il tecnico toscano è tornato a parlare di calcio e di idealismi tattici nella trasmissione domenicale “Sky Calcio Club” condotta da Fabio Caressa e i suoi ospiti e, tra le tante cose, ha ricordato perché lui è stato l’allenatore più vincente dell’epoca contemporanea.

Sia chiaro, Allegri non è mai stato un rivoluzionario del “gioco”, fa parte della vecchia scuola, quella che piuttosto di un’impostazione dal basso preferiva un lancio di 50 metri per alleggerire la pressione, ma è uno che interpreta il calcio nella maniera più semplice e giusta possibile.

Il mestiere dell’allenatore, come ha ben detto Max, non si può spiegare, non c’è un’interpretazione universale della parola ed è un continuo volersi mettere in gioco contro tutto e contro tutti. Per 6 giorni su 7, l’allenatore è quello che motiva, incoraggia e supporta i propri giocatori, ma il giorno della partita diventa un mestiere inspiegabile, quasi crudele.

Proprio Allegri ha saputo, meglio di tutti, cogliere questa crudeltà e trasformarla in motivazione: mentre tutti parlavano di “non gioco”, lui seguiva la sua strada; mentre gli altri vedevano una mancanza di identità, lui vinceva sui campi più ambiti d’Europa.

L’allenatore, durante la partita, ha solo un gruppo di persone che può sostenerlo e aiutarlo: i giocatori. Ed è proprio qui che arriviamo al discorso più ovvio, semplice e veritiero che proprio in questo momento, in cui in Italia si cercano identità tattiche da modelli stranieri o da scelte rivoluzionarie, serve da comandamento per tutti gli allenatori che verranno.

Al centro di tutto, non c’è l’allenatore, ma il giocatore, non bisogna opprimere un’interprete con ideali tattici, ma bisogna sfruttare le doti che madre natura gli ha dato. Oggi, come spiegato dal pluripremiato mister, i giocatori sono diventati strumento dei mister per dimostrare che questi ultimi sono bravi, dimenticandosi una cosa di vitale importanza: “Un’allenatore non è bravo per le idee, ma per i risultati!

Un banalissimo discorso che sembra farci fare un “passo indietro che in realtà sono tre passi avanti” nella ricerca dell’identità calcistica.

Chi salta l’uomo in Serie A? Pochi. Quanti allenatori “adattano” i giocatori non secondo capacità, ma secondo necessità di modulo? Tanti; ed è in queste poche righe che troviamo il problema del calcio italiano.

Tra i tanti episodi raccontati a Sky, il mister parla di come ha “cresciuto” calcisticamente Dybala, di come Dani Alves decise chi marcare in un paio di occasioni, di come si commuove ancora nel vedere gente come Pepe trascinare la propria squadra.

Urge alla Serie A, il ritorno di allenatori semplici e “romantici”, che sappiano che il calcio è un gioco banale, adatto a persone che amano arricchirlo di tante sfumature.

E dunque, Max Allegri serve ancora al calcio mondiale ed ha rivelato, con grande emozione, che è pronto ad accettare la prossima sfida già da giugno. Le proposte sono state molte, nessun nome è stato rivelato durante l’intervista, e ad un suo ritorno alla Juve risponde con un modesto: “non saprei, come tutte le squadre con cui sono stato, è rimasta nel cuore“.

Una cosa è certa, Allegri tornerà per sfidare le nuove filosofie, senza snaturare il suo calcio e con la voglia di dimostrare ancora una volta di essere il migliore.

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