A Milano nasce (Un)fair: la mostra che ridefinisce i confini dell’arte

A Milano nasce (Un)fair: 10.000 metri quadri di mostra ospitati nella galleria Superstudio Maxi. Un’esperienza che ridisegna I confini dell’arte, in cui si mescolano oggetti della cultura di massa a citazioni di opere conosciute al grande pubblico, invitato a smarrirsi tra le 60 gallerie esposte.

Una Madonna piange addolorata la morte di suo figlio. Ma, avvolto nella sacra Sindone, non troviamo il corpo esanime del Cristo, bensì quello di Spider-Man;

Bart Simpson, con la sua immancabile fionda, ci appare stranito, quasi disorientato, ai piedi della Madonna con in braccio Gesù bambino…

Per introdurvi la mostra di arte contemporanea (Un)-fair, scegliamo le opere dell’artista Pier Giuseppe Pesce che richiamano la, ben più nota, “Pietà” di Michelangelo, nonché la “Madonna Aldobrandini” di Raffaello Sanzio.

Il popolare eroe della Marvel e l’irriverente ragazzino di Springfield irrompono sul set di due dei maggiori capolavori dell’arte rinascimentale, creando nell’osservatore un immediato effetto sorpresa, accentuato ancor più dalla facile riconoscibilità delle opere citata.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante spazio al chiuso
La “Pietà” e “La Madonna Aldobrandini” nella rivisitazione “Pop” di Pier Giuseppe Pesce, Dal nostro inviato Gennaro Iannelli © Stadio Sport e Gennaro Iannelli

Nell’opera di Pesce convivono armoniosamente icone”Pop”, vere e proprie figure di culto per i teenagers degli anni ’90 e 2000, e soggetti sacri, così ricorrenti in tanta produzione artistica nostrana.

Una rivisitazione in chiave pop di due capolavori dell’arte italiana e mondiale che attira l’osservatore e si fa facilmente ricordare per l’effetto straniante che riesce a produrre. Essa ci invita inoltre a riflettere su come anche l’espressione artistica più raffinata possa divenire “di massa” una volta che si sia impressa nell’immaginario collettivo.

L’opera, realizzata con sculture in resina dipinte in acrilico, rappresenta solo uno dei tanti oggetti curiosi nascosti nel labirinto di (Un)-fair. 10.000 metri quadri di mostra ospitati nella galleria Superstudio Maxi (Via Moncucco 35, zona Famagosta). Per tre giorni, dall’8 al 10 aprile, Milano ha schiuso le porte dell’arte al grande pubblico, diventando capitale dell’arte contemporanea e punto di ritrovo di alcune delle principali tendenze underground.

L’invito è stato a perdersi nelle 60 gallerie esposte, che hanno accolto artisti provenienti da 15 Paesi diversi, pur con un’attenzione particolare alla scena artistica meneghina (15 espositori erano milanesi). Sulle pareti e nelle sale di (Un)Fair trovano dimora epoche, stili e linguaggi artistici diversi.

Come nella tela di Cris Devil, intitolata “Napoleone a casa”. L’artista ci porta nel salotto di casa Bonaparte, arredato anch’esso con una congerie di stili: dal soffitto a cassettoni pende un elegante Luigi XIV, coperto però da più moderne abat-jour.

Il celebre generale corso viene ritratto nella posa ormai universalmente resa celebre dal dipinto di Jacques David.

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“Napoleone a casa” di Cris Devil. Dal nostro inviato Gennaro Iannelli © Stadio Sport e Gennaro Iannelli

Mentre sta valicando le Alpi, Napoleone sembra intento a raccogliere l’invito alla pace del “Lanciatore di fiori” (Bansky) stagliato sulla parete.

Bansky e David: due artisti e due epoche diverse dialogano nello spazio di un dipinto. Una scimmia (anch’essa opera di Bansky) si fa spettatrice divertita di questo insolito duello, rivolgendo uno sguardo complice al pubblico, che sembra voler coinvolgere nella rappresentazione, offrendo una.

Da una porta aperta sul retro spunta la figura di un chitarrista metal (potrebbe essere Ritchie Blackmore, ma lasciamo il beneficio del dubbio), forse in cerca di ispirazione per una nuova opera.

I quadri di Devil sono solo una delle tante proposte annidate nella 10.000 mq di esposizione. L’inquietudine del conflitto uomo-natura emerge dai dipinti di Aldo Salucci, artista molto sensibile al tema dell’intervento antropico sul circostante.

I suoi quadri, ci è stato spiegato, hanno come base fotografie scattate dallo stesso Salucci, o dai suoi collaboratori, e raffigurano dunque posti reali (spesso stanze con affreschi, che Salucci ritocca attraverso la propria tecnica pittorica).

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Dipinto di Aldo Salucci esposto alla mostra (Un)fair. Dal nostro inviato Gennaro Iannelli © Stadio Sport e Gennaro Iannelli
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Dipinto di Aldo Salucci esposto alla mostra (Un)fair. Dal nostro inviato Gennaro Iannelli © Stadio Sport e Gennaro Iannelli

Nei dipinti di Salucci la natura si riprende il suo posto. Una natura che, per quanto aggraziata, torna a svilupparsi in modo selvaggio, libera dai vincoli imposti dall’uomo. L’artista sembra così volerci avvertire che, se continueremo ad abusare dello spazio che ci è stato donato, questo si ribellerà cancellando, o deturpando esso stesso le tracce della nostra civiltà.

Anche Jacob Patrick Brooks cattura immagini reali, autobiografiche, intrappolandole sulla tela. In uno dei dipinti che mi ha maggiormente colpito, intitolato “Backyard Wrastling”, il pittore ci illustra un momento conviviale, intriso di una vena malinconica.

Tre soggetti seduti al tavolo di un bar: il ragazzo biondo, sulla sinistra, potrebbe essere Brooks in persona, anche se l’artista non ha voluto specificarlo. Accanto a lui una ragazza (forse la fidanzata), colta nell’atto di una carezza che potrebbe essere gesto d’affetto, ma anche consolatorio.

Lasciata alla libera interpretazione di chi osserva il quadro anche l’identità del terzo soggetto, l’unico ritratto frontalmente. Probabilmente un amico della coppia.

Al centro del dipinto, nello spazio maggiormente illuminato, Brooks mette una “can”, la lattina di Coca-Cola. La cultura “Pop”, i cui riferimenti pervadono tutta la mostra, torna a riprendersi così le luci della ribalta.

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“Backyard Wrastling” di Jacob Patrick Brooks. Dal nostro inviato Gennaro Iannelli © Stadio Sport e Gennaro Iannelli

Diretta da Manuela Porcu e Laura Gabellotto, rispettivamente ex direttrice ed ex fair manager di Affordable Art Fair Milano, (Un)fair (“Non fiera”) si è configurato in ultimo come uno spazio aperto (“Unframed”, senza cornici), in cui il sistema di produzione e ricezione delle opere d’arte si sono incontrati, offrendo ai visitatori piena libertà di esplorazione.

Uno spazio che ha dato visibilità a nuovi artisti e tendenze emergenti, cercando di venire incontro al gusto dei più giovani (avvicinandoli contemporaneamente mondo dell’arte).

È a loro che ci si rivolge principalmente, utilizzando simboli familiari ricombinati con un linguaggio espressivo anticonvenzionale. Chi, meglio dei giovani, rappresenta la sfida alle convenzioni e la voglia di sperimentare? (Un)-fair ha mostrato un nuovo modo di fare arte.