Tutte le verità di Maldini: dal licenziamento ai rapporti col Milan

Paolo Mandini rompa il silenzio dopo il suo addio al Milan: avevano già deciso di mandarmi via.

Paolo Maldini
Paolo Maldini – StadioSport.it

L’addio di Paolo Maldini dalla società rossonera era stato un tema che aveva tenuto banco per tutta la scorsa estate in casa Milan. L’ex capitano rossonero era stato, infatti, uno degli artefici principali insieme a Ricky Massara dello scudetto vinto dai rossoneri due anni fa sotto la guida tecnica di Stefano Pioli. Le motivazioni dalla separazione tra Maldini e il Milan non erano state ancora del tutto chiarite e a farlo a distanza di 6 mesi dalla rottura è stato lo stesso ex dirigente attraverso un’intervista rilasciata alla Repubblica a cura di Enrico Curro. Durante quest’ultima, la bandiera rossonera non ha risparmiato da critiche pesanti il proprietario del Milan, Gerry Cardinale e il presidente Scaloni, entrambi oggetto di pesanti giudizi.

Madini ha iniziato la sua intervista spiegando i motivi del proprio licenziamento e il rapporto con Gerry Cardinale: “Io credo sia normale che quando una subentri una nuova proprietà ci sia la volontà di cambiare qualcosa, ma vanno rispettati persone e ruoli. Ho dovuto trovare un accordo per i miei diritti, ma ho da subito fatto intendere all’Ad Furlani di non voler aprire un contenzioso con il club. Il mio amore per il club resta incondizionato, ma l’informazione che si passa non è veritiera. Il rapporto con il presidente? Con lui in un anno solamente una chiacchierata e qualche messaggio. Diceva che doveva esserci fiducia reciproca e quello che posso dire è che da parte mia sicuramente c’è stata, il resto è sotto gli occhi di tutti. La decisione di mandarci via era stata presa già da qualche tempo e c’èra chi lo sapeva. Avevo solamente due anni di contratto, che per giunta mi era stato fatto il 30 giugno 2022 alle 22. Assolutamente poco rispettoso mandarci via dopo lo scudetto. Il giorno del licenziamento? Cardinale mi chiamò e mi disse che aveva rimosso dall’incarico sia me che Massara, il motivo erano i cattivi rapporti con Furlani. A quel punto io gli chiesi se io lo avessi mai chiamato per lamentarmi di lui, mai fatto. Le motivazioni del licenziamento erano deboli.”

Sul ruolo di dirigente e sul mercato: “Come dirigente credo di essere cresciuto molto, i primi 6 mesi mi sentivo inutile, Leonardo mi tranquillizzava che stavo solamente imparando. Non è facile discutere con un fondo americano o con un CEO sudafricano. Le critiche sul mercato? Io e Massara eravamo in linea su tutti i progetti e gli obiettivi. Ad oggi mi contestano De Ketelaere su 35 acquisti fatti, che aveva 21 anni. Quando si sceglie di voler puntare su giovani, la percentuale di insuccesso è molto alta. Vanno aspettati, aiutati, coccolati e ripresi. Io, Boban e Massara fummo chiamati dopo 3 mesi di lavoro perché Theo, Bennacer e Leao non convincevano, ma bisognava inaugurare un percorso. Ricordo sempre da dove siamo partiti, nel 2018-2019 ereditammo una squadra poco giovane che non giocava la Champions League da 6 anni. In 4 anni abbiamo attuato una rifondazione completa cercando di rispettare sempre il bilancio, a volte anche facendo a meno di rinnovi come Calhanoglu e Kessie. Poi basta una stagione per rovinare tutto quanto.”

Sulla cessione di Tonali: “Quando volevamo prendere Tonali, dovemmo discutere animatamente con CEO e proprietà, non lo voleva nemmeno l’area scouting. Per Sandro spendemmo un quinto del valore di domino pubblico. Come ho reagito sulla vicenda calcioscommesse? Per me è stata come una sconfitta, non mi sono mai reso conto del suo disagio. Non si fa mai abbastanza per i ragazzi.

Maldini ha sottolineato anche l’importanza del lavoro di Pioli: “Pioli va ringraziato per tutto quello che ha fatto soprattutto in termini di valorizzazione dei giovani. Affidargli dei compiti che esulano dalle sue competenze non lo aiuteranno e lo renderanno sempre più solo. La sostituzione con Pirlo? Il mio lavoro prevede sempre confronti frequenti. Con Pirlo lo stavamo facendo per la stagione successiva. Aveva meritato il rinnovo fino al 2025 e se ci fosse stata la volontà unanime di andare avanti con lui, lo avremmo fatto sicuramente. Ibrahimovic in società? Il mio suggerimento è quello di imparare e osservare nelle fasi inziali.”

Sul algoritmo per acquisti e cessioni: “Non serve nessun algoritmo per comprare Pulisic, Loftus-Cheek e Chukwueze, basta usare il denaro che ha una squadra che finalmente fattura 400 milioni di euro. Il mercato di adesso non è paragonabile ai quattro precedenti, avevamo strumenti e armi differenti. Il colpo Messi? Dopo il Barca era libero e per gli introiti che avrebbe portato ne valeva la pena, anche grazie al decreto crescita. Leonardo ci disse che il PSG si era mosso in anticipo e così rimase solamente un’idea.”

Infine l’ex capitano rossonero ha concluso la propria intervista con un messaggio indirizzato alla società milanista: “Oggi leggo di una nuova era, di un Berlusconi 2.0 e di un ripasso della storia del Milan degli ultimi 40 anni, io me lo auguro vivamente. Lo dissi lo stesso giorno prima del mio congedo: oggi comandate voi, ma rispettate la storia del Milan.”

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