Tennis, Us Open 2018 Maschile: sensazionale Djokovic, conquista anche New York, sconfitto del Potro

Novak Djokovic conquista per la terza volta in carriera lo Us Open, la prima dal 2015 e raggiunge a quota 14 major Pete Sampras.

L’ex numero uno del mondo completa un’estate da sogno nella quale, oltre all’ultimo slam stagionale a New York, si è aggiudicato il Master 1000 di Cincinnati, l’unico mancante nella sua bacheca, e, soprattutto, il torneo di Wimbledon.

(Fonte: Profilo Twitter Ufficiale ATP Tour)

Un back to back difficilmente realizzabile Londra-New York che Nole ha portato a casa come nei tempi migliori, ritrovando quella forma dominante che lo rende ingiocabile per chiunque.

Anche perché, in questa lunga e soddisfacente estate, Nole può dire di aver battuto proprio tutti, Nadal a Wimbledon oltre ad Anderson, tra i più caldi dell’anno, Cilic e Federer a Cincinnati, Nishikori e del Potro a Flushing Meadows, insomma, una spanna sopra tutti.

Un dominio inaspettato se si torna indietro anche solo di tre mesi, quando ad inizio giugno, Djokovic perse maldestramente nei quarti di finale a Parigi contro il nostro, seppur ottimo, Cecchinato.

La versione seconda metà del 2018, però, è nuovamente quella senza alcun difetto, quella difficile da contrastare, quella che sa fare tutto, comandare il gioco da fondocampo,  trovare precisione e potenza con la fluidità di entrambi i fondamentali a rimbalzo, punire con il servizio, non sempre travolgente, ma vario e meticoloso e, soprattutto, difendere in modo spaziale.

(Fonte: Profilo Twitter Ufficiale ATP Tour)

Protagonista con Nole della finale newyorchese era il beniamino del pubblico e di tutto il tennis mondiale, l’argentino Juan Martin del Potro, gigante per il quale non si può non tifare e che, con la sfortuna, ha un conto aperto e talmente lungo che mai potrà tornare in parità.

Dopo anni di acciacchi e di infortuni, di riabilitazione e di tempo necessario per provare a tornare al top, nove stagioni dopo lo strabiliante successo, proprio a New York, contro Federer, delPo è finalmente riuscito a raggiungere di nuovo una finale major dopo due settimane di grande qualità e con un pizzico di fortuna in semifinale quando ha approfittato del ritiro di Nadal.

Il primo set della finale è l’emblema di una partita purtroppo quasi mai in discussione se non nella sua parte centrale, ma con un Djokovic uscito subito in modo brillante dai blocchi e perfetto in ogni aspetto del suo gioco.

Solido come solo lui sa con il rovescio, probabilmente il migliore a due mani sul circuito, preciso e sciolto con il diritto, ugualmente pericoloso e vincente, ottimo con i colpi di inizio gioco servizio e, soprattutto, risposta, fenomenale in difesa, il mix messo in scena da Nole è diventato minuto dopo minuto insostenibile per delPo che è scivolato sotto di un set e di un break.

Ma, sul 6-3 3-1, nel momento di massima difficoltà, delPo ha dimostrato, una volta di più, perché è impossibile non volergli bene e, a suon di “catenate” di diritto, suo marchio di fabbrica, e di tanto inediti quanto efficaci rovesci, uniti alla sua encomiabile grinta da guerriero, ha messo sul campo tutto sé stesso per riuscire a rimontare e a trascinare il parziale ad un tie break che sembrava lontanissimo solo pochi punti prima.

Qui, però, quella macchina perfetta che è Djokovic ha giocato un’altra delle sue carte vincenti e dei suoi superpoteri quando è in versione alieno, la freddezza di giocare bene i punti importanti, quelli decisivi.

Così, con attenzione e lucidità, resettando tutto quanto successo prima, soprattutto le sensazioni negative e, approfittando anche di tre pesanti errori di diritto del suo avversario, Nole ha vinto il set dopo più di un’ora di gioco e messo una seria ipoteca sulla vittoria finale.

L’ultimo ostacolo prima di poter alzare il trofeo tanto agognato, uno dei più misteriosi e complessi della sua carriera, perché sulla sua superficie preferita ma anche quello con più sconfitte subite in finale, è stato alla metà del terzo set quando, dopo aver perso immediatamente il break di vantaggio ottenuto, è riuscito, con una reazione altrettanto veemente, a recuperarlo prontamente per poi difenderlo fino alla fine di fronte ad un delPo ormai esausto e poi in lacrime.

(Fonte: Profilo Twitter Ufficiale ATP Tour)

Da macchina perfetta, senza davvero alcun punto debole, né tecnico, né tattico, né fisico, né, tanto meno emotivo, Nole è tornato ad indossare l’abito del fenomeno, di quel campione straordinario che ha trovato, a suon di successi e di trofei, il suo posto tra due figure ingombranti e totalitarie come Federer e Nadal.

Nella classifica all time di slam conquistati, il serbo, come detto, ha raggiunto Sampras a quota 14 portandosi così al terzo posto proprio dietro a Nadal (17) e a Federer (20), così come nel ranking ATP di questa settimana dove però, lo spagnolo e lo svizzero sono a gradini invertiti nel podio.

Un campione unico e speciale che ha saputo intromettersi con merito assoluto, in una diarchia tanto rigida quanto affascinante che da anni appassiona il pubblico, un campione che ha dovuto vincere dominando e diventando “perfetto” per trovare il suo spazio nelle gerarchie del tennis e nel cuore dei tifosi.

E che bello poter inserire, nella tediosa domanda “meglio Federer o meglio Nadal”, anche l’opzione Djokovic, perché questo è quello che è riuscito a fare il serbo, prendersi la scena quando sembrava totalmente occupata da due figure tanto meravigliose quanto uniche.

(Fonte: Profilo Twitter Ufficiale ATP Tour)

E che bello, ancora, poter dire di aver vissuto l’epoca di questi tre fenomeni che, tra l’altro, hanno monopolizzato gli ultimi otto slam (3 Federer, 3 Nadal, 2 Djokovic, spartendosi 51 degli ultimi 62 da Wimbledon 2003), l’uno utile all’altro, l’uno motivo di sprono e oggetto di ammirazione per l’altro, l’uno rivale e modello per l’altro.

Tre campioni che hanno portato il gioco del tennis in un’altra dimensione, più pop, più moderna e vicina alla gente, con la semplicità e l’umiltà di chi sa di avere talento e non ha bisogno di esporlo con arroganza, di chi sa di poter essere fonte di ispirazione e di emulazione.

Grazie a tutti e tre, non più a uno che a un altro, semplicemente grazie, perché il tennis sì, andrà avanti, ma non sarà lo stesso grazie a voi che lo avete reso così speciale.