Tennis, bilancio dopo Indian Wells e Miami Maschile: chi sale e chi scende

Archiviati i primi due Masters 1000 della stagione, le sorprese, anche nel maschile non sono mancate.

E’ vero che i due successi di Federer non dovrebbero sorprendere più di tanto, ma chi si aspettava un ritorno di Andy e Nole è rimasto deluso, e chi pensava che Roger potesse essere stanco, ha commesso un errore.

CHI SALE:

  • Roger Federer: difficile trovare le parole per commentare ancora questo campione, partiva, probabilmente, favorito soprattutto a Indian Wells, visto che in Florida non trionfava dal 2006, e invece sorprende ancora una volta, vince entrambi i tornei e ritorna al numero 4 del mondo, ma allungando nella race stagionale dove è in testa, inarrivabile. In California vince e convince, in Florida fatica ma vince lo stesso. Supera ancora quest’anno l’eterno rivale Nadal, regola Wawrinka e lotta contro un ragazzino (Kyrgios) per più di 3 ore. Ha fatto sapere che sul rosso giocherà solo a Parigi, ma va bene così, l’obiettivo non può che essere l’erba di Wimbledon.

  • Rafael Nadal: cede solo a Federer, nei quarti ad Indian Wells e in finale a Miami. La Florida rimane ancora terra indigesta e contro lo svizzero, a differenza di Melbourne, non c’è stata proprio partita. L’aggressività di Federer sul cemento non è controllabile e il dritto non sembra più essere così devastante come un tempo, le armi che gli avevano permesso di spuntarla più volte in passato, ora non lo sostengono più. Sul rosso però, sarà il favorito. D’altronde è casa sua e, se il fisico reggerà, potrà provare a conquistare la “decima” a Parigi.

  • Nick Kyrgios: finalmente sembra aver messo la testa a posto, o quasi. Domina Djokovic ad Indian Wells prima di essere messo ko da un virus gastrointestinale che gli strappa via il big match con Federer, ma la sorte vuole che a Miami, lo svizzero sia il suo avversario in semifinale. Arriva ad un passo dall’impresa ma si scioglie nel tie break decisivo. Peccato, ma finalmente sembra essersi svegliato e per il tennis è una grande fortuna perché questo ragazzo è un talento.

  • Fabio Fognini: altra testa calda, ma altro grandissimo talento. In California schianta Tsonga al terzo set prima di rovinare tutto in ottavi contro Cuevas, la settimana dopo approfitta, finalmente, di un buon tabellone e raggiunge una storica semifinale. Regala per l’emozione un set a Nadal prima di provare ad far partire la battaglia, ma la fortuna non gira, il vento gli trascina out una smorzata e un doppio fallo lo condanna. Ma comunque, che bello vedere un Fogna così!

 

  • Jack Sock: continuo e vincente, diventa il numero uno d’America grazie ad una sorprendente semifinale ad Indian Wells e un quarto nel torneo successivo. Cede solo a Federer e a Nadal, ma il talento a stelle e strisce sta crescendo e il suo tennis fatto non solo di potenza, ma ricco di variazioni e rotazioni, potrà permettergli di togliersi qualche soddisfazione anche sul rosso.

CHI SCENDE:

  • Andy Murray: il disastro di Indian Wells lo convince ad evitare Miami. Nonostante il successo a Dubai, questo inizio di stagione è preoccupante per lo scozzese: forse la stanchezza per un’annata pazzesca, forse l’incapacità di reggere la pressione del più forte, fatto sta che Andy è sembrato il fantasma di sé stesso. Out per almeno 6 settimane, la terra rossa non è mai stata la sua superficie congeniale ma se torna la grinta che l’ha portato in testa, potrà ancora dire la sua.

  • Novak Djokovic: preoccupante anche l’avvio di stagione del serbo che cede all’esuberanza di Kyrgios e annuncia il forfait per un problema al gomito a Miami. Storicamente dominatore di questi due appuntamenti, quest’anno non raccoglie nemmeno le briciole. Sul campo sembra svuotato fisicamente e mentalmente ed è incredibile se si pensa a soli 10 mesi fa, quando a Parigi, sul tetto del mondo, sembrava imbattibile. Il tennis ha bisogno di lui ma non si capisce se lui ha ancora bisogno del tennis.

  • Grigor Dimitrov: vittoria a Brisbane, semifinale epica a Melbourne persa al quinto con Nadal, vittoria a Sofia e poi rovina tutto con questi due appuntamenti in Nord America. Probabilmente stanco, cede a Sock dopo aver sprecato match point ad Indian Wells ma fa peggio a Miami dove esce all’esordio contro il modesto Pella. Peccato perché era un’occasione per continuare a fare punti e tornare nelle posizioni che gli competono, cioè almeno in top 10. Ma la stagione è lunga e Grigor potrà rifarsi.

 

  • Kei Nishikori: perennemente acciaccato e infortunato, il giapponese arriva non al 100% anche in questi primi Masters 1000. Raggiunge due quarti ma inciampa prima contro Sock poi contro Fognini, senza così riuscire a difendere la finale conquistata l’anno precedente a Miami. Un po’ poco per uno come lui che sul cemento è tra i più forti del mondo.

  • John Isner: finisce tra i peggiori perché stecca anche sui suoi campi, quelli di casa, che nelle precedenti edizioni l’avevano visto più volte protagonista. Racimola 6 giochi con Monfils e spreca 3 match points contro Zverev e come se non bastasse cede la leadership del tennis a stelle e strisce a Sock. Se anche il servizio comincia a stentare, potrebbe essere difficile per lui tornare ai vertici soprattutto ora che inizia la stagione sul rosso.