Lo sport come rifugio e salvezza: “Ecco come il karate mi ha salvato!”

Oggi parleremo di una delle tantissime storie commoventi che lo sport ha da regalarci quotidianamente, ma per farlo dovremo ascoltare le parole di un personaggio la cui fama non è paragonabile a quella dei molti sportivi famosi che vediamo ogni giorno in tv, ma la cui testimonianza fa veramente riflettere su quella che è la vera essenza dello sport, abbinata a valori umani che solo un grande uomo sa far emergere in situazioni disperate. A Pozzallo, abbiamo incontrato Luigi Scatà, maestro di karate

Invito i genitori a far praticare lo sport ai propri bambini perché è un rifugio, una salvezza e uno stile di vita che possono salvarti!“. 

Il turbolento passato di Scatà
Il giovane di Pachino si avvicina al karate grazie ad un caro amico di infanzia (che chiameremo R.C.) che lo invita a provare questo sport, seppur poco praticato in zona. 
Tra Luigi ed il karate è subito amore. A soli tredici anni è già campione italiano nella propria categoria.

L’adolescenza, però, è alle porte e i sedici anni sono veramente un’età difficile da gestire. Infatti, viene influenzato da cattive compagnie, che lo avvicinano a poco raccomandabili abitudini e lo inducono anche a lasciare il karate.

Il maestro, comportandosi come un padre, capisce subito che Luigi sta imboccando una strada pericolosa e decide di impegnarsi al massimo per salvarlo e lo fa usando una delle cose che il ragazzo ama(va) di più: il karate.

Questo sport, per lui, ha qualcosa di magico, il cui richiamo risulta impossibile da ignorare. Scatà, allora, ritorna sulla scena e conquista con facilità titoli regionali e nazionali, dimostrando ancora una volta di essere estremamente portato per questo sport. Il peggio sembra passato, ma le trappole che la vita ci pone davanti sono infinite: a diciannove anni, infatti, un grave lutto lo allontana nuovamente dalle arti marziali.

La rivincita del campione
Lontano dal karate da anni ormai, Scatà continua a sentire la sua anima logorarsi per quel futuro che sarebbe potuto essere ma che non è stato.
Un campione, però, non è solito mollare così. Un campione non può lasciare andare i propri sogni come se fossero un fiume in piena, non può rimanere a guardare il proprio futuro che annega tra le correnti spietate della vita.

“Gigi” decide di non arrendersi e con uno sguardo fiducioso al futuro, nel 2009, rientra a gareggiare a livello nazionale, confrontandosi con atleti di un certo spessore.
Il risultato è strabiliante: nonostante il lungo periodo di inattività, è ancora molto competitivo e ogni minimo dubbio è spazzato via.
Adesso si torna a picchiare duro, e Scatà lo fa con stile, autorevolezza e perseveranza, aggiudicandosi il titolo assoluto a squadre e numerose medaglie a livello internazionale.

Napoli suggerisce il futuro
Nel 2010 si trasferisce a Scampia (Napoli) sognando di entrare in un gruppo sportivo.
Ma balza subito ai suoi occhi la difficile aria che si respira da quelle parti. Questa è la scintilla che fa scattare nel suo cuore la voglia di dare speranza a quei bambini scossi dalla dura realtà, porgendogli un’ancora di salvataggio.

Decide di insegnare il karate in una palestra locale e immediatamente diventa non solo un maestro ma anche un secondo padre per gli “scugnizzi“, che lo ascoltano e lo rispettano per la sua autorevolezza. 
Anche a Napoli Scatà partecipa a diverse competizioni e, tanto per cambiare, vince ancora ma purtroppo seguire i propri sogni può essere veramente costoso e pesa molto il fatto di non aver trovato una lega che abbia creduto in lui, nonostante i diversi titoli vinti in carriera. 


Il bivio
Plurimedagliato e senza federazione, Scatà si trova ad un bivio: pensare ancora al proprio futuro e cercare una lega, oppure concentrarsi su quello di piccoli innocenti vogliosi e sognatori?

Scatà, da uomo il cui spessore morale è altissimo, non ha esitazioni. Pozzallo, in Sicilia, potrebbe essere una piazza favorevole seppur difficile, ma il campione non ha paura e la città risponde facendosi avanti con i primi iscritti.
I bambini partecipano a stage formativi e manifestazioni, mentre molti genitori sono sempre più attratti e coinvolti, accompagnando il gruppo in ogni suo passo. 
Ad oggi la palestra supera la dozzina di iscritti, non un grande numero, ma si spera sia destinata ad espandersi presto a macchia d’olio.

Voglio far proliferare il gruppo, voglio sognare di far emergere un nuovo campione e magari di presentarlo alle Olimpiadi. Da maestro sento la necessità di dare un calcio al passato e rinascere come uomo. Il karate è un riparo, una difesa e da un certo punto di vista anche un’espiazione che può salvarti la vita. Non dimenticate mai da dove siete venuti e quanto tempo avete speso per arrivare dove siete“.

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Gabriele Arcifera

Informazioni sull'autore
Vivo a Roma e sono laureto in Scienze politiche e relazioni internazionali alla Sapienza. Amo il calcio e la mia passione mi spinge a mettermi quotidianamente alla prova con un solo sogno nel cassetto: diventare un grande giornalista sportivo.
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