Serie A: Bologna, Atalanta e il curioso caso Mounier

Il ritorno in Francia dell’esterno offensivo del Bologna è durato solo due giorni dopo essere stato ufficializzato e presentato dal Saint-Etienne, ha dovuto far rientro in Italia a causa di alcune frasi dichiarate pro Lione, suscitando di conseguenza l’ira dei tifosi biancoverdi. Per lui la nuova destinazione è ancora in Serie A, dove giocherà in prestito con la squadra bergamasca.

La vicenda  di Anthony Mounier  ha animato questo finale del mercato invernale, l’esterno offensivo del Bologna era stato ceduto in prestito con diritto di riscatto ai francesi del Saint-Etienne, dove è stato ufficializzato e presentato alla stampa, ma la protesta dei tifosi biancoverdi  per il suo arrivo ha costretto il giocatore a far ritorno alla società felsinea.

Il motivo per cui i tifosi del Saint-Etienne si sono opposti all’arrivo di Mounier, è causato dal fatto che il giocatore nel 2015  aveva rilasciato in un’intervista dichiarazioni infelici sulla sua nuova squadra, definendosi tifosissimo del Lione, società dove è cresciuto a livello giovanile e che lo ha lanciato tra i professionisti.

Queste dichiarazioni da parte del giocatore francese hanno di conseguenza suscitato l’ira dei supporter “Les Verts”,  i quali alla fine hanno avuto la meglio, costringendo la loro società a mandare via Mounier. Vista la situazione creata, il francese ha dovuto far rientro al Bologna, club proprietario del suo cartellino che a sua volta l’ha girato in prestito  all’Atalanta fino al termine della stagione.

Questo caso accaduto al trentenne giocatore transalpino, ricorda quello dell’estate 2008, quando sembrava fatta per il passaggio di Dejan Stankovic dall’Inter alla Juventusma i tifosi juventini si opposero fortemente al suo acquisto, proprio perché il centrocampista serbo era uno di quegli avversari principali che caratterizzava la rivalità tra i nerazzurri e i bianconeri.

Nel calciomercato ancora oggi accadono queste situazioni incredibili, dovute anche ad alcune dichiarazioni fuori luogo che i giocatori potrebbero evitare di manifestare pubblicamente, in modo da non provocare brutte reazioni da parte dei tifosi e colpa anche delle società, le quali spesso si piegano al volere delle tifoserie senza adottare alcuna autorità.