Serie B: la grande cavalcata della Spal. Dal fallimento alla A in cinque anni

Nonostante la sconfitta maturata a Terni la settimana scorsa, la Spal ha conquistato una clamorosa, e non programmata, promozione in Serie Abeffando le grandi favorite Verona, Carpi e Frosinone e mettendo in riga le consuete aspiranti Cesena, Entella, Novara e altre.

Inoltre, i ferraresi hanno anche ottenuto il titolo di campione del torneo e la coppa “Ali della Vittoria“, mostrando come si possano ottenere grandi risultati con una programmazione adeguata.

E proprio questo punto è quello che andremo ad analizzare per primo, facendo un paio di viaggi nel tempo: la prima tappa è il 1993, anno in cui i neo promossi estensi, dopo un sofferto campionato cadetto, caddero nell’allora Serie C1, nonostante una rosa estremamente valida che avrebbe dovuto puntare alla promozione. Purtroppo la proprietà dell’epoca, la Coopcostruttori guidata dall’imprenditore Giovanni Donigaglia, aveva venduto in blocco i protagonisti della promozione conseguita l’anno prima, privando la rosa di quell’affiatamento necessario. Da allora i biancazzurri rimasero in bilico tra professionismo e dilettantismo, vivacchiando tra C1 e C2, ma senza mai far pensare al ritorno in categorie più consone alle ambizioni di una città come Ferrara, che non poteva certo dimenticare il ventennio quasi ininterrotto di permanenza in Serie A negli anni ’50 e ’60. La gestione era nelle sapienti mani del presidente-allenatore Paolo Mazza, uno dei primi “re delle plusvalenze”, abilissimo nel lanciare giovani talenti acquistati a pochi soldi e a rivenderli a cifre importanti, ma eccellente anche nel rilanciare giocatori dati per finiti. Una gestione oculata che durò venti anni e che diede grandi soddisfazioni.

Dopo Mazza, il ridimensionamento e la fine dei sogni di grandeur: gli anni successivi videro la gloriosa compagine emiliana trasformarsi in un’anonima squadra di Serie C da centro classifica. Poche le gioie e molte le illusioni per i tifosi.

Nel nuovo millennio, i problemi economici e i risultati negativi vedono la Spal peggiorare sempre più in termini di qualità. Nel 2012, dopo travagliate ed anonime stagioni, arrivò il fallimento. Tutto da rifare. Si riparte dai Dilettanti.

Nel 2013 la famiglia Colombarini, proprietaria della Giacomense, rilevò il titolo sportivo della Spal operando una fusione tra i due clubs. La Spal tornò a vivere: una programmazione assennata, fatta di spese ed uscite bilanciate e basata soprattutto sul vivaio, farà sì che i biancazzurri tornino a disputare tornei ambiziosi e di vertice, fino al ritorno in B l’anno scorso. La rosa, forte di un riuscito mix tra vecchia guardia, giovani talenti e giocatori esperti, dopo un inizio di campionato trascorso a calarsi nella sua nuova realtà, inizia durante l’inverno a farsi strada nei quartieri alti, fino a raggiungere la vetta senza più mollarla. L’obiettivo era una tranquilla salvezza, è bene ricordarlo.

Adesso analizziamo la rosa, partendo dal mister: Leonardo Semplici. Ex calciatore di squadre minori della sua regione, il tecnico fiorentino è divenuto allenatore nel 2004, stesso anno in cui portò il Sangimignano in Serie D. Successivamente allenò il Figline, ottenendo tre promozioni in quattro anni e conducendo il club dall’Eccellenza alla Seconda Divisione.

Dopo due stagioni negative  a Pisa e ad Arezzo ed un buon triennio trascorso come tecnico della Primavera della Fiorentina, nel 2014 Semplici lasciò per la prima volta la Toscana e si accasò alla Spal, ottenendo i risultati che abbiamo visto.

Semplici è un allenatore pragmatico e per nulla rigido, abile a cambiare volto alle sue squadre a seconda delle necessità. Il 3-5-2 è il modulo con cui quest’anno la Spal si è imposta su tutti, ma non disdegna né il similare 3-4-1-2, né la difesa a quattro, avendo utilizzato nei primi mesi anche il 4-3-3.

Poliedricità, serietà, adattabilità, talento, sfrontatezza e affiatamento: ecco come è avvenuto il miracolo. Ci sono un tecnico capace ed una rosa affidabile: due portieri talentuosi come il rigenerato Meret e l’ottimo figlio d’arte Marchegiani; una difesa solida e che gioca insieme da anni, composta dal veterano Giani, dall’esperto Cremonesi e da giovani di livello come Vicari e Bonifazi, quest’ultimo impostosi nel finale di torneo.

A centrocampo agisce un gran quintetto composto dallo scattante Mora, fluidificante sinistro caratterizzato dall’instancabile corsa e da un buon feeling con gol e assist, dal suo omologo Lazzari, cursore di destra che non segna, ma fa segnare; in mezzo detta legge Castagnetti, coadiuvato dalle geometrie di Schiattarella. In mezzo si alternano poi Arini, Schiavon e Del Grosso, tutti con egregi risultati. L’attacco è formato, infine, dagli esperti Floccari e Antenucci e dal vivace Zigoni, pian pianino divenuto titolare e spesso schierato dall’inizio in alterativa ad uno dei due compagni più anziani.

Se la rosa non sarà smontata, vedremo una Spal che non farà sconti a nessuno nella prossima Serie A.

Ludovico Maiorana

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Sono Ludovico Maiorana, ho 33 anni, quasi 34, e sono di Barcellona Pozzo di Gotto. Sono laureato in Scienze Storiche e scrivo per Stadiosport.it.
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