Serie A, si ammainino le bandiere! Gli addii di Chiellini, Dybala, Insigne, Perisic e Kessié

Serie A, tante bandiere si ritirano o cambiano colore: Chiellini lascia la Juventus dopo 17 anni; Dybala tentato dalla corte dell’Inter; Insigne cambia vita e continente; Conte e Perisic hanno fatto la pace: lavoreranno insieme al Tottenham; Kessié parte alla conquista di Barcellona.

La Serie A 2021-22 segna un punto di svolta per diverse ragioni: non solo il Milan torna a festeggiare uno Scudetto dopo 11 anni di astinenza, ma tante “bandiere” lasciano i rispettivi club dopo aver contribuito a scrivere pagine importanti della loro storia.

Giorgio Chiellini, Lorenzo Insigne, ma anche i vari Paulo Dybala e Ivan Perisic sono campioni che hanno legato indissolubilmente il proprio nome a una maglia, e che all’inizio della prossima stagione saranno pronti ad intraprendere una nuova avventura. Chi arrivato alla fine naturale di un ciclo. Chi non senza una punta di veleno. Ripercorriamo insieme la storia di questi grandi campioni.

Giorgio Chiellini: Juventus (2005-2022)

Giorgio Chiellini

Questa è la più romantica tra le storie che stiamo per raccontarvi: quella di un ragazzo livornese che, appena ventenne, compie il salto verso il mondo dei grandi. Lì ha assaporato, immantinenti, il sapore della vittoria, per poi capire che ogni successo è frutto di lavoro, fatiche e sofferenze.

La parabola bianconera di Giorgio Chiellini parte da una brusca discesa nell’inferno della Serie B e si sviluppa attraverso una lenta risalita, che lo ha portato a vincere 20 trofei totali con la Juventus, tra cui nove Scudetti, cinque Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane. Manca la ciliegina europea, ma due finali di Champions e una semifinale di Europa League sono comunque traguardi che impreziosiscono il curriculum di una leggenda del calcio italiano.

Negli ultimi due anni, al deterioramento fisico è coinciso lo sgretolamento di un gruppo che ha dominato la scena per dieci anni. Il capitano chiude una storia lunga 561 capitoli senza trofei, in un’annata che rende ancora più urgente il bisogno della Juventus di rinnovarsi.

“Questa maglia non va indossata, va cucita sulla pelle. Chi lo capisce, diventa leggenda”, ha scritto “Re Giorgio” nel consegnare la sua leggendaria numero 3 allo J Museum. Per lui è tempo di cambiare pelle. Offerte sono giunte dalla MLS (Los Angeles e Vancouver). Chiello si prenderà il giusto tempo per decidere.

Lorenzo Insigne: Napoli (2012-2022)

Il viaggio oltreoceano sarà carico di nostalgia per lo scugnizzo napoletano, che ha lasciato il Diego Armando Maradona, nell’ultima recita contro il Genoa, segnando su rigore e con un groppo in gola.

La separazione tra Insigne e Napoli non è stata propriamente un idillio. Complice un rapporto teso, logorato, con il presidente Aurelio De Laurentiis. Si aspettava forse di più, Lorenzo “Il Magnifico” dopo aver dato tanto alla sua Napoli nei dieci anni in cui ne è stato capitano e trascinatore in campo.

Divergenze sul rinnovo contrattuale l’hanno spinto ad accettare la corte di Toronto, franchigia MLS che torna ad attingere al calcio italiano dopo la fortunata collaborazione con Seba Giovinco. Se Insigne lascia Napoli, a restare sono i suoi numeri: 434 presenze e 122 gol, meglio di quanto fatto da sua maestà Diego Maradona.

Resta il rammarico di non aver regalato a Napoli un tricolore, impresa che al “Pibe” riuscì due volte. Ma i tre trofei conquistati in maglia azzurra (due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana) riempiono di sostanza una storia che questo addio non potrà certamente cancellare.

Paulo Dybala: Juventus (2015-2022)

Arrivato a Torino da “picciriddu” se ne va da uomo, anche se tra i tifosi della Juventus c’è chi gli rimprovera di aver fatto capricci come un bimbo viziato. Paulo Dybala ha deciso di non rinnovare il contratto con i bianconeri dopo sette anni, cinque Scudetti vinti, quattro Coppe Italia, tre Supercoppe e una finale di Champions, persa, contro il Real Madrid.

Proprio nel momento in cui aveva definitivamente scalato le gerarchie del club, diventandone vicecapitano (di fatto capitano, visto l’impiego centellinato di Giorgio Chiellini), e il legame con i bianconeri sembrava destinato a durare per sempre, qualcosa si è incrinato.

Anche qui questioni contrattuali, o meglio di centralità reclamata, ma non riconosciuta, in un progetto che ha deciso di fare a meno di lui. Così, Dybala ha preso la propria decisione: manca ancora l’ufficialità ma, a meno di incredibili sorprese, la “Joya” dovrebbe ripartire dall’Inter. E così, la Serie A conserva con gelosia una delle sue gemme più preziose, mentre il derby d’Italia si intesse di nuove trame e confronti. Starà a Dybala dimostrare ai bianconeri di aver commesso un errore nel lasciarlo andar via.

Ivan Perisic: Inter (2015-2019 / 2020-2022)

Perisic torna all'Inter dopo il prestito al Bayern

Il croato arrivò all’Inter in uno dei momenti più difficili della storia nerazzurra. Una squadra che, in questi anni, ha cambiato più volte proprietà e ossatura. Eppure, l’ex Wolfsburg è rimasto al suo posto, fatta eccezione per una parentesi al Bayern Monaco (che gli è valsa la conquista di un triplete), arrivando finalmente a cogliere i frutti di una lunga e logorante attesa durata sei anni.

La scorsa stagione, sotto la guida di Antonio Conte, Perisic è stato tra i protagonisti assoluti dello Scudetto nerazzurro. Uno Scudetto giunto ad interrompere l’egemonia della Juventus, che era durata ben nove anni.

Uno Scudetto cui Perisic ha saputo contribuire con quattro gol e cinque assist. Quest’anno, prima dell’addio (anche nel suo caso si tratta di mancato rinnovo contrattuale), l’esterno ha saputo lasciare il segno con un gol decisivo nella finale di Coppa Italia contro la Juventus. Ora il Tottenham di Antonio Conte, allenatore che lo mandò in prestito al Bayern perché lo giudicava poco funzionale ai suoi schemi. Ravvedutosi, l’allenatore salentino ha trasformato Perisic in un esterno a tutta fascia, devastante ed essenziale per il suo 3-5-2.

Ora lo ritroverà al Tottenham, dove gli riconsegnerà un ruolo da ala sinistra come era nelle origini. Perisic lascia l’Inter dopo avervi disputato 254 partite e vinto tre trofei. Rimpiazzarlo adeguatamente non sarà impresa facile.

Franck Kessié: Milan (2017-2022)

Prima o poi doveva succedere: Franck Kessié lascerà il Milan per accasarsi al Barcellona, a parametro zero, il prossimo primo luglio. L’ivoriano, che in maglia rossonera è diventato uno dei migliori mediani al mondo, lascia la squadra che lo ha fatto diventare grande con il merito di aver conquistato finalmente un trofeo.

Lo Scudetto, il diciannovesimo della storia rossonera, chiude un ciclo iniziato quattro anni fa sotto la proprietà di Paul Singer ed Elliott Management. La chiusura di un cerchio, per poter poi gettare le basi in vista di un nuovo ciclo di successi. Un ciclo cui non prenderà parte Kessié, le cui ambizioni sono diventate troppo grandi per il budget del Milan, orientato alla sostenibilità.

Il Barcellona di Xavi mette sul piatto un ingaggio da oltre sei milioni di euro, nonché l’ambizione di tornare a primeggiare, in Spagna e in Europa. Un altro step in avanti nella carriera di un ragazzo che al Milan ha scritto pagine importanti. Ma, insieme, l’ennesima diaspora che ci induce ad interrogarci sull’appeal del nostro campionato