Pirlo nuovo CT dell’Italia: la Nazionale riparte dal campione del Mondo 2006

Andrea Pirlo è pronto a diventare il nuovo CT dell’Italia: contratto quadriennale da 1,5 milioni, scelta di Maldini dopo il no di Guardiola e progetto verso il Mondiale 2030.

Andrea Pirlo è pronto a diventare il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. Dopo il rifiuto di Pep Guardiola, la nuova struttura federale guidata da Giovanni Malagò, con Paolo Maldini direttore tecnico e Leonardo nel ruolo di consigliere, ha scelto l’ex centrocampista campione del mondo nel 2006 come volto della ricostruzione azzurra.

L’intesa è ormai raggiunta: Pirlo dovrebbe firmare un contratto di quattro anni da circa 1,5 milioni di euro a stagione, con orizzonte naturale fino al Mondiale 2030.

Mancano soltanto gli ultimi passaggi tecnici e burocratici, a partire dallo svincolo dallo United FC, club di Dubai con cui Pirlo è attualmente sotto contratto fino al 2027.

Pirlo nuovo CT: la scelta di Maldini dopo il no di Guardiola

La decisione arriva dopo giorni frenetici. La FIGC aveva provato il grande colpo con Guardiola, incontrato da Maldini e Leonardo per presentargli un progetto tecnico e culturale molto ampio. Il tecnico catalano ha ascoltato, è stato tentato, ma alla fine ha detto no: secondo l’ANSA, nella scelta hanno pesato soprattutto gli impegni presi con la famiglia e la volontà di non tornare subito in panchina.

Il rifiuto di Guardiola ha costretto la Federazione ad accelerare sul piano alternativo. E quel piano portava da tempo a Pirlo. L’ex regista della Juventus non è soltanto un nome simbolico: per Maldini rappresenta un allenatore giovane, italiano, disposto a lavorare dentro un progetto federale più ampio e pronto a legarsi alla Nazionale per un ciclo lungo.

Pirlo è il profilo oggi più vicino alla panchina azzurra e ha ricordato come il tecnico sia ancora legato allo United FC, dettaglio che rende necessario l’ultimo passaggio prima dell’annuncio ufficiale.

Contratto fino al 2030: il progetto non guarda solo all’Europeo

La durata del contratto racconta molto della scelta. Pirlo non verrebbe preso per gestire una fase tampone, ma per aprire un ciclo. Il quadriennale lo porterebbe fino al Mondiale 2030, l’obiettivo vero della nuova Italia dopo l’ennesima delusione mondiale.

La Nazionale ha bisogno di risultati immediati, ma anche di una ricostruzione profonda. Il prossimo appuntamento competitivo sarà la Nations League, mentre l’Europeo 2028 diventerà il primo grande banco di prova del nuovo percorso. Il Fatto Quotidiano sottolinea proprio questo orizzonte: non solo una panchina da riempire, ma un ciclo da costruire attorno a un tecnico scelto per accompagnare il cambio generazionale.

La cifra dell’accordo, circa 1,5 milioni all’anno, è molto più contenuta rispetto alle ipotesi circolate per Guardiola. Secondo Reuters, la FIGC era pronta a una flessibilità economica importante per un profilo come Pep, ma il no del catalano ha riportato la scelta dentro parametri più sostenibili.

Come giocherebbe l’Italia di Pirlo

Il punto più interessante riguarda il campo. Pirlo non è un allenatore da calcio speculativo. La sua idea parte dal possesso, dalla costruzione bassa, dalla qualità tecnica in mezzo al campo e da una squadra capace di occupare bene gli spazi tra le linee.

La nuova Italia potrebbe ripartire da un sistema fluido, probabilmente vicino a un 4-3-3 o a un 3-4-2-1 trasformabile, a seconda degli interpreti. L’obiettivo sarà ridare centralità al pallone, ma senza cadere nel possesso sterile. Pirlo dovrà costruire una Nazionale più coraggiosa, più pulita tecnicamente e soprattutto più riconoscibile.

I nomi attorno ai quali può nascere il nuovo ciclo sono già chiari: Sandro Tonali come leader del centrocampo, Pisilli come mezzala di corsa e inserimento, Liberali come talento creativo da far crescere, Palestra come esterno moderno e tanti giovani da integrare progressivamente. È qui che la scelta di Pirlo può avere un senso: non un CT conservativo, ma un selezionatore chiamato a dare spazio alla nuova generazione.

Tonali al centro, giovani da responsabilizzare

La nuova Nazionale non potrà più vivere soltanto di reputazione. Servono giocatori pronti, ma anche coraggio nelle convocazioni. Tonali può diventare il centro emotivo e tecnico della squadra, il riferimento attorno al quale costruire pressing, recupero palla e prima uscita.

Accanto a lui Pirlo potrebbe lavorare su profili più dinamici, capaci di unire qualità e intensità. Pisilli può dare strappo e inserimento, Liberali fantasia tra le linee, Palestra ampiezza e profondità sulla fascia. La vera sfida sarà trovare equilibrio: l’Italia deve ringiovanire, ma non può trasformarsi in un laboratorio senza risultati.

Pirlo avrà bisogno di una struttura chiara. Una Nazionale non lavora ogni giorno come un club, quindi le idee dovranno essere semplici, riconoscibili e assimilabili in poco tempo. Il suo passato da regista può aiutarlo nella lettura degli equilibri, ma ora dovrà dimostrare di saper trasformare una visione in risultati.

Il precedente alla Juventus e la crescita dopo le difficoltà

La scelta Pirlo divide perché la sua carriera da allenatore non è stata lineare. Alla Juventus ha vinto Coppa Italia e Supercoppa Italiana, ma non è riuscito a consolidarsi. Reuters ricorda proprio quei due trofei nella stagione 2020-21, una parentesi breve ma comunque vincente dal punto di vista dei titoli.

Dopo la Juve sono arrivate esperienze più complicate, ma anche utili per maturare. Il Fatto Quotidiano cita il lavoro con giovani importanti, tra Juventus e Sampdoria, e l’esperienza allo United FC, riportato nella massima serie degli Emirati. Elementi che la nuova dirigenza federale considera coerenti con l’idea di una Nazionale da ringiovanire.

Il grande interrogativo resta l’esperienza. Pirlo non arriva con il curriculum di Conte, Mancini o Guardiola. Ma proprio questo sembra aver convinto Maldini: scegliere un tecnico meno ingombrante, più integrabile nel progetto federale e disposto a lavorare in sintonia con la nuova area tecnica.

Mancini e Conte restano sullo sfondo

La corsa alla panchina dell’Italia aveva coinvolto anche Roberto Mancini e Antonio Conte. Mancini rappresentava il ritorno del CT campione d’Europa 2021, ma il rapporto con la Federazione resta segnato dalla separazione passata. Conte, invece, era il nome più forte per una scossa immediata, sostenuto anche da una parte del mondo della Serie A.

Secondo l’ANSA, dopo il no di Guardiola si sono aperte le porte soprattutto per Pirlo, con Conte indicato come seconda opzione e candidatura caldeggiata dalla Lega di Serie A.

La scelta di Pirlo, quindi, è anche una scelta politica. La Federazione non prende il tecnico più esperto, ma quello considerato più funzionale al nuovo corso di Maldini e Leonardo. Un CT da progetto, non soltanto da emergenza.

Maldini si prende la responsabilità della svolta

Questa sarà anche la prima grande decisione di Paolo Maldini da direttore tecnico della Nazionale. Dopo il tentativo Guardiola, puntare su Pirlo significa metterci la faccia. Maldini sceglie un nome che conosce, che stima e che considera adatto a una rifondazione più ampia del calcio azzurro.

Reuters ha ricostruito come la FIGC avesse sondato anche Carlo Ancelotti prima di Guardiola, ma il tecnico resta legato al Brasile. Pirlo diventa quindi il profilo su cui far convergere la nuova struttura federale, non per mancanza di nomi, ma per coerenza con il progetto scelto.

Il messaggio è chiaro: la Nazionale non vuole più inseguire soltanto il nome di grido. Vuole costruire un’identità.

Cosa può cambiare subito nella Nazionale

Pirlo dovrà affrontare tre urgenze immediate.

La prima è ridare fiducia a un ambiente svuotato dalle ultime delusioni. L’Italia ha bisogno di una guida riconoscibile, capace di riaccendere entusiasmo senza vendere illusioni.

La seconda è costruire una base tattica. Modulo, principi, gerarchie e convocazioni dovranno essere chiari fin dall’inizio, perché il tempo a disposizione sarà poco.

La terza è aprire davvero ai giovani. Non per moda, ma per necessità. Dopo anni di ricambi incompleti, la Nazionale deve trovare nuove colonne tecniche e mentali.

Pirlo dovrà essere selezionatore, allenatore e volto pubblico della rinascita. Non avrà il margine d’errore di un progetto qualsiasi: ogni convocazione sarà letta come un segnale.

Pirlo CT, la scommessa che può dividere l’Italia

La scelta farà discutere. C’è chi vedrà in Pirlo un azzardo, per la poca esperienza e per un percorso da allenatore non ancora consolidato. C’è chi invece leggerà la decisione come un atto di coraggio: affidare la Nazionale a un campione del mondo, simbolo di qualità e intelligenza calcistica, per costruire una nuova identità.

La verità è che Pirlo non potrà vivere di passato. Il Mondiale 2006 gli dà credibilità emotiva, ma non gli garantirà risultati. Dovrà meritarsi la panchina con idee, convocazioni, scelte forti e gestione del gruppo.

La Nazionale riparte da qui: non dal nome più sicuro, ma da quello che Maldini considera più adatto a cambiare strada. Guardiola ha detto no. Pirlo ha detto sì. Ora tocca all’Italia dimostrare che questa scommessa può diventare una nuova partenza.

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