Nuovo CT Italia, Conte o Mancini: Malagò rifonda la Nazionale

Il nuovo corso della Nazionale italiana entra nel vivo e il primo grande nodo da sciogliere riguarda la panchina azzurra. Dopo l’ennesima mancata qualificazione ai Mondiali, la FIGC guidata da Giovanni Malagò deve scegliere il commissario tecnico chiamato a ricostruire l’Italia, restituire credibilità al progetto e riportare gli Azzurri sul palcoscenico più importante del calcio internazionale.

Il tema è caldissimo: chi sarà il nuovo CT dell’Italia? I nomi più forti restano quelli di Antonio Conte e Roberto Mancini, due profili molto diversi ma accomunati da un passato importante sulla panchina azzurra. Sullo sfondo resta la possibilità di una soluzione alternativa, ma la sensazione è che Malagò voglia affidarsi a un allenatore di peso, capace di dare subito autorevolezza a una Nazionale ferita.

Al momento non c’è ancora un annuncio ufficiale. La scelta definitiva dovrà passare anche dalla nuova struttura tecnica federale, con il possibile inserimento di una figura forte come direttore tecnico. Il nome più suggestivo resta quello di Paolo Maldini, indicato da più parti come profilo ideale per diventare il punto di riferimento sportivo del nuovo Club Italia.

Conte nuovo CT Italia: perché è il nome più caldo

Nelle ultime ore il nome di Antonio Conte ha preso forza. L’ex commissario tecnico della Nazionale, già alla guida degli Azzurri tra il 2014 e il 2016, viene considerato da molti il profilo più adatto per una ripartenza vera. La sua candidatura piace perché rappresenta intensità, disciplina, lavoro quotidiano e capacità di costruire squadre competitive anche in momenti di difficoltà.

L’idea che sta prendendo forma è quella di un progetto lungo, con un contratto di quattro anni e orizzonte fissato al Mondiale 2030. Non si tratterebbe quindi di una scelta tampone, ma di un investimento tecnico e politico per ridare all’Italia una prospettiva chiara dopo tre mancate qualificazioni consecutive alla Coppa del Mondo.

Conte conosce bene l’ambiente azzurro. All’Europeo 2016 riuscì a trasformare una Nazionale non ricchissima di talento in una squadra compatta, feroce, organizzata e difficile da battere. L’eliminazione ai rigori contro la Germania arrivò dopo una partita giocata in piena emergenza, ma quell’Italia lasciò comunque un’immagine forte: meno qualità individuale, tanta identità collettiva.

Oggi la situazione è diversa, ma il bisogno è simile. La Nazionale deve ritrovare mentalità, appartenenza e risultati. Conte sarebbe l’uomo della scossa, quello capace di rimettere ordine in tempi brevi e di chiedere ai giocatori una disponibilità totale. Per questo diversi club di Serie A vedrebbero di buon occhio il suo ritorno: perché il tecnico salentino viene considerato una garanzia di professionalità e dedizione.

Mancini resta in corsa: il ritorno che dividerebbe l’Italia

L’altro nome forte è quello di Roberto Mancini. Il tecnico che ha guidato l’Italia al trionfo europeo del 2021 resta una candidatura pesante, anche per il legame con una delle pagine più belle della storia recente azzurra. Mancini conosce la Nazionale, conosce il gruppo, conosce le pressioni di Coverciano e potrebbe rappresentare una scelta di continuità emotiva con il passato vincente.

Il problema, però, è proprio il peso del passato successivo all’Europeo. Dopo il titolo continentale, l’Italia fallì la qualificazione al Mondiale 2022, una ferita mai davvero rimarginata. Il ritorno di Mancini sarebbe quindi una scelta forte, ma anche divisiva. Da una parte l’uomo capace di riportare entusiasmo e gioco, dall’altra il tecnico associato anche a una delle delusioni più grandi del calcio italiano recente.

Mancini avrebbe meno difficoltà ad accettare un progetto federale e potrebbe essere disposto a rimettersi in gioco per chiudere il cerchio con la Nazionale. Ma la sua candidatura, almeno in questa fase, sembra meno trasversale rispetto a quella di Conte, soprattutto se la nuova FIGC dovesse decidere di puntare su una rottura netta con gli ultimi anni.

Maldini direttore tecnico: la scelta che può cambiare tutto

La partita del nuovo CT potrebbe essere legata anche alla nomina del nuovo direttore tecnico della Nazionale. Malagò vuole ridisegnare l’area sportiva della FIGC e il nome di Paolo Maldini resta quello più evocativo. L’ex capitano del Milan e della Nazionale porterebbe credibilità, competenza, immagine internazionale e un forte senso di appartenenza al calcio italiano.

Se Maldini dovesse accettare, avrebbe un ruolo centrale nella scelta del commissario tecnico e nella costruzione del nuovo progetto sportivo. Non sarebbe soltanto una figura simbolica, ma un dirigente chiamato a coordinare il Club Italia, lavorare sui rapporti con i club, seguire la crescita dei giovani e dare una linea tecnica riconoscibile a tutto il movimento.

In questo scenario, la candidatura di Conte potrebbe rafforzarsi ulteriormente. Il rapporto tra Maldini e Conte è considerato positivo e l’idea di presentarsi con una coppia di grande impatto mediatico e sportivo avrebbe un peso enorme: Maldini direttore tecnico e Conte commissario tecnico sarebbe un messaggio chiaro di discontinuità, ambizione e ricostruzione.

Malagò cerca una nuova epoca per il calcio italiano

Il nuovo presidente federale ha parlato di una nuova epoca per il calcio italiano e sa bene che la scelta del CT sarà il primo segnale concreto della sua gestione. Dopo anni di errori, tensioni e risultati deludenti, l’Italia non può permettersi un’altra decisione debole o poco convincente.

Il prossimo commissario tecnico non dovrà soltanto vincere partite. Dovrà ricostruire un’identità, restituire fiducia ai tifosi, valorizzare i giovani e riportare la Nazionale dentro una dimensione internazionale credibile. L’obiettivo minimo è tornare ai Mondiali 2030, ma il progetto dovrà guardare anche oltre, verso Euro 2032, torneo che l’Italia ospiterà insieme alla Turchia.

La sfida è enorme, perché il problema della Nazionale non si risolve soltanto cambiando allenatore. Servono riforme, maggiore spazio ai giovani italiani, un coordinamento più forte tra club e Federazione, una strategia tecnica condivisa. Ma il CT resta il volto pubblico della ripartenza, l’uomo che dovrà trasformare le intenzioni in risultati.

Chi sarà il nuovo CT dell’Italia?

Ad oggi, la corsa sembra ristretta soprattutto a Conte e Mancini. Il primo appare in crescita, spinto dall’idea di un contratto quadriennale e dalla necessità di una figura forte per ricostruire dalle macerie. Il secondo resta un candidato naturale per storia, esperienza e conoscenza dell’ambiente, ma porta con sé anche il peso delle delusioni post Europeo.

La soluzione alternativa non va esclusa, ma sarebbe una sorpresa. Malagò sembra orientato verso un nome di grande impatto, capace di unire il mondo del calcio e dare subito credibilità al nuovo corso federale.

In questo momento, la sensazione è che Antonio Conte sia il profilo più caldo per diventare il nuovo CT dell’Italia, soprattutto se il progetto dovesse davvero prendere la forma di un percorso lungo fino al Mondiale 2030. Mancini resta in corsa, Baldini appare più una soluzione di transizione, mentre Maldini può diventare la chiave politica e tecnica dell’intera operazione.

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