Napoli: i motivi dell’esonero di Ancelotti e la scelta Gattuso di De Laurentiis

Con un tweet dal termine della partita di ieri sera contro il Genk, il Napoli ha cominicato l’esonero del tecnico di Reggiolo. Un allontanamento già scritto, che cominciò con un ammutinamento, fino ai titoli di coda di ieri sera, con una storia d’amore mai decollata veramente.

 

Diciassette mesi in un freddo tweet

Alle 23.38 di ieri sera, è terminata ufficialmente l’avventura di Carlo Ancelotti al Napoli. Che fosse una questione di giorni, se non di ore, lo si era capito nell’ultima settimana, quando Aurelio De Laurentiis e Gennaro Gattuso hanno iniziato, lontano da occhi indiscreti, a disegnare il Napoli che verrà.

E’ durato solo 17 mesi il sodalizio del tecnico di Reggiolo sotto il Vesuvio, un anno e mezzo costeggiato di poche luci, ma tante ombre e troppe incomprensioni. Per questo, non è azzardato dire che l’amore non è mai veramente sbocciato.

Il modo con cui è avvenuto il congedo, poi, ha dato l’esatta misura di quanto il feeling fosse irrimediabilmente vicino allo zero.

 

 

Carlo Ancelotti, ormai ex allenatore del Napoli.
Fonte: Wikipedia

 

 

Il percorso di Ancelotti sulla panchina azzurra

Ingaggiato nel corso dell’estate 2018 per dare una dimensione “europea” alla sua creatura rimasta orfana di Maurizio Sarri ma, soprattutto, dare l’assalto allo scudetto dopo anni di tentativi andati a vuoto, Ancelotti era apparso sin da subito la persona giusta nel posto giusto, forte anche della sua consolidata esperienza e dei suoi successi in ambito internazionale sulle panchine, tra le altre, di Real Madrid, Chelsea e Bayern Monaco.

Il bilancio, alla fine, in 17 mesi, parla di 73 partite condotte sulla panchina azzurra, con 38 vittorie, 19 pareggi e 16 sconfitte tra Italia e coppe europee.

Al secondo posto conquistato dello scorso anno, poi, va aggiunta la qualificazione agli ottavi di Champions ottenuta ieri sera sul Genk, prima dei saluti. Nonostante questo, però, pesa molto il non essere mai stata una insidia per la Juventus, che ha concluso la scorsa stagione con ben 11 punti di vantaggio sui partenopei.

Quest’anno, poi, è iniziato con i peggiori presupposti, con la telenovela del ritiro imposto dal patron e rifiutato in blocco dai giocatori. Sul campo, poi, la classifica appare impietosa, con una zona Champions League distante ben 8 punti, e la capolista Inter che ha già scavato un solgo lungo ben 17 lunghezze.

 

 

Liverpool come crocevia

La citta dei Beatles resterà emblema della storia di Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli, con i ricordi più dolci legati ad Anfield Road.

L’anno scorso, infatti, con un girone di Champions proibitivo con squadre come Reds, Paris Saint Germain e Stella Rossa, gli  azzurri uscirono all’ultimo turno, con il match decisivo giocato in Inghilterra e quel miracolo di Alisson su Milik a pochi secondi dalla fine che grida ancora vendetta.

Il destino ha voluto incrociare i destini di Salah e compagni alle sorti del Napoli anche quest’anno, con un pareggio ottenuto in trasferta e l’exploit del San Paolo a settembre, quando tutto portava a credere che sarebbe stato l’anno buono e il feeling con i tifosi toccò forse il punto più alto.

 

 

La scelta di Gattuso

L’idea di cambiare il presidente l’ha maturata lentamente, mano a mano che ha iniziato a vedere la sua creatura disperdere con il tempo la “cazzimma” figlia del periodo Sarri.

Si attendevano ua filosofia, ma soprattutto, dei risultati decisamente migliori di quelli maturati, oltre a una corsa scudetto i certo non da archiviare a metà percorso.

Il successore scelto da De Laurentiis è stato individuato in Gennaro Gattuso, un uomo abituato a lavorare nelle difficoltà e a tirare fuori tutto il meglio dai propri giocatori.

La Champions sfiorata dal suo Milan l’anno scorso, con un punto appena di distanza dal quarto posto e una rosa nettamente più modesta delle prima quattro, ne è emblematica testimonianza.

Ed è proprio questa caratteristica che ha spinto il numero uno azzurro a voler affidare la panchina a un uomo tutto grinta e cuore, che è abituato a tirare fuori l’orgoglio dai suoi giocatori.

Sarà proprio questo il primo passo per gettare le basi della rifondazione, quello su cui dovrà lavorare Rino.

Perchè, al di là di tutto, il Napoli di Ancelotti è naufragato proprio quando i vari Allan, Koulibaly, Mertens e Insigne, hanno iniziato a non credere più nel tecnico italiano più vincente in Europa.

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