Messi, Ronaldo, Neymar, Modric giocheranno l’ultimo Mondiale 2026

Il Mondiale 2026 sarà l’ultima passerella per molte leggende del calcio internazionale tra cui Messi, Ronaldo, Neymar e Modric.

Il Mondiale 2026 è ormai sempre più vicino e si prepara a scrivere una pagina storica del calcio internazionale. La competizione si giocherà tra Stati Uniti, Messico e Canada e sarà la prima edizione con il nuovo formato a 48 nazionali, una formula che allargherà il palcoscenico mondiale a più squadre, più storie e più protagonisti.

Il torneo non sarà soltanto una grande occasione per scoprire nuovi talenti e nazionali emergenti, con realtà pronte a vivere per la prima volta o quasi l’emozione della Coppa del Mondo. Sarà anche, inevitabilmente, un possibile momento d’addio per diversi campioni che hanno segnato gli ultimi anni del calcio internazionale.

L’età, il ritmo sempre più alto del calcio moderno e il peso fisico di una competizione così intensa rendono il Mondiale 2026 una probabile ultima grande avventura con la maglia della nazionale per molti giocatori iconici. Alcuni sono vere e proprie leggende già consacrate, altri sono nomi meno celebrati ma comunque centrali nella storia calcistica dei rispettivi Paesi.

Proprio per questo, l’edizione nordamericana avrà anche una forte componente emotiva. Oltre alla corsa verso il titolo, ci sarà la sensazione di assistere all’ultima apparizione mondiale di alcuni protagonisti che hanno accompagnato un’intera generazione di tifosi. Vederli ancora una volta sul palcoscenico più importante renderà ogni partita ancora più speciale, trasformando il torneo non solo in una sfida sportiva, ma anche in un passaggio simbolico tra passato, presente e futuro del calcio.

Lionel Messi (Argentina)

Il trionfo al Mondiale 2022 in Qatar ha consacrato definitivamente Lionel Messi come uno dei più grandi calciatori di sempre, se non il più grande in assoluto. La vittoria contro la Francia in una finale spettacolare e ricca di emozioni ha rappresentato il coronamento perfetto di un percorso iniziato nel lontano 2006, quando Messi disputò la sua prima Coppa del Mondo con la maglia dell’Argentina.

Dopo quel successo, molti pensavano che il capitano dell’Albiceleste avrebbe chiuso la sua avventura mondiale nel modo più romantico possibile, alzando finalmente il trofeo che aveva inseguito per tutta la carriera. Eppure, la sua permanenza nel gruppo della nazionale anche a 38 anni rende sempre più concreta l’idea che il Mondiale 2026 possa diventare il vero ultimo capitolo della sua storia con l’Argentina.

Guidare i campioni in carica nella competizione organizzata tra Stati Uniti, Messico e Canada avrebbe un significato ancora più speciale per Messi, oggi protagonista con l’Inter Miami. Giocare il suo possibile ultimo Mondiale proprio in Nord America, nella stessa area in cui vive la fase conclusiva della sua carriera, darebbe alla sua uscita di scena un valore simbolico enorme.

Per Messi, il Mondiale 2026 non sarebbe soltanto un’altra occasione per difendere il titolo conquistato in Qatar, ma anche una passerella finale davanti a una generazione di tifosi che lo ha visto trasformarsi da talento prodigioso a leggenda assoluta del calcio. Ogni sua partita potrebbe avere il sapore dell’addio, rendendo il cammino dell’Argentina ancora più carico di emozione.

Cristiano Ronaldo record 101 gol nazionale
Cristiano Ronaldo con la nazionale portoghese ai mondiali di Russia del 2018.
Fonte: Wikipedia Ronaldo

Cristiano Ronaldo (Portogallo)

Diventare il primo uomo capace di segnare in cinque Mondiali diversi resta una delle prove più forti della straordinaria longevità di Cristiano Ronaldo. Pochi giocatori nella storia sono riusciti a mantenersi competitivi così a lungo ad altissimi livelli, e il suo percorso con il Portogallo racconta perfettamente una carriera costruita su talento, ambizione, cura fisica e una fame di vittorie quasi unica.

Il Mondiale 2022 non è stato semplice per lui. L’eliminazione ai quarti di finale ha lasciato grande amarezza e ha prolungato l’attesa per il suo primo gol in una fase a eliminazione diretta della Coppa del Mondo. Nonostante questo, Ronaldo ha continuato a far parte del progetto della nazionale, dimostrando ancora una volta di non voler accettare facilmente il passare del tempo.

Se dovesse raggiungere il Mondiale 2026, l’attaccante dell’Al-Nassr arriverebbe alla competizione a 41 anni, entrando in un territorio quasi leggendario. Sarebbe per lui la sesta partecipazione a una Coppa del Mondo, un traguardo dal valore storico che confermerebbe ulteriormente la sua grandezza e la sua capacità di restare protagonista anche in una fase avanzata della carriera.

Per Cristiano Ronaldo, il torneo in Stati Uniti, Messico e Canada avrebbe un significato enorme. Nel suo palmarès ci sono Champions League, campionati, Palloni d’Oro, Europei e Nations League, ma manca ancora il trofeo più desiderato: la Coppa del Mondo.

Vincere il Mondiale con il Portogallo rappresenterebbe il finale più potente possibile per una carriera internazionale già irripetibile, trasformando l’ultimo grande sogno in una chiusura da leggenda assoluta.

Luca Modric (Croazia)

Portare una nazionale con meno di quattro milioni di abitanti prima fino alla finale del Mondiale 2018 e poi al terzo posto nel Mondiale 2022 è un’impresa che va oltre la normale logica calcistica. La Croazia è riuscita a competere stabilmente con le grandi potenze del calcio mondiale, e gran parte di questo miracolo sportivo porta la firma di Luka Modric.

Il centrocampista croato è stato il cuore tecnico, emotivo e tattico della generazione d’oro della sua nazionale. Dal suo debutto sulla scena mondiale in Germania nel 2006, Modric ha accompagnato la crescita della Croazia fino a trasformarla in una squadra rispettata, temuta e capace di arrivare fino in fondo nelle competizioni più importanti.

La sua classe non si è mai basata solo sulla qualità del tocco, ma anche sulla capacità di leggere le partite, gestire i ritmi, guidare i compagni e restare lucido nei momenti più difficili. Il Pallone d’Oro del Mondiale 2018 è stato il riconoscimento più evidente del suo peso nella storia recente della Croazia, ma il suo valore va ben oltre i premi individuali.

Arrivare al Mondiale 2026 a 40 anni renderebbe la sua presenza ancora più speciale. Per Luka Modric, la competizione in Stati Uniti, Messico e Canada rappresenterebbe con ogni probabilità l’ultimo atto con la maglia della nazionale in una Coppa del Mondo. Sarebbe l’ultima occasione per vedere sul palcoscenico mondiale uno dei centrocampisti più eleganti, intelligenti e influenti della sua generazione, simbolo di una Croazia capace di trasformare il talento e l’identità collettiva in risultati storici.

Neymar (Brasile)

Per Neymar, la presenza al Mondiale 2026 non può ancora essere considerata certa, ma il suo inserimento nella lista provvisoria dei convocabili da parte di Carlo Ancelotti tiene viva la possibilità di rivederlo ancora una volta sul palcoscenico più importante del calcio mondiale.

Per il Brasile sarebbe una storia dal peso enorme, perché Neymar non è mai stato un giocatore qualsiasi: fin da giovanissimo ha portato sulle spalle le aspettative di un Paese che vive il calcio come una parte profonda della propria identità.

Essere indicato per anni come l’erede naturale dei grandi campioni brasiliani ha avuto un costo altissimo, sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale. Neymar è diventato il miglior marcatore della storia della nazionale brasiliana, ma il suo percorso con la Seleção è stato spesso segnato da infortuni, pressioni enormi e momenti dolorosi nelle fasi decisive dei grandi tornei.

Proprio quando il Brasile aveva più bisogno della sua fantasia, della sua capacità di inventare la giocata e del suo talento nell’uno contro uno, il suo corpo non sempre gli ha permesso di incidere come avrebbe voluto.

Il legame con il Mondiale resta quindi complesso. Dopo il torneo del 2022, Neymar aveva lasciato intendere che quella potesse essere la sua ultima Coppa del Mondo, ma il fascino di un’ultima grande occasione potrebbe cambiare tutto. Nel 2026 avrebbe 34 anni, un’età ancora compatibile con un ruolo importante, soprattutto se arrivasse alla competizione in buone condizioni fisiche e con una gestione più mirata del suo minutaggio.

Per lui, il richiamo della sesta stella del Brasile avrebbe un significato speciale. Non si tratterebbe soltanto di provare a vincere il trofeo più importante, ma anche di cercare una forma di riscatto dopo le delusioni accumulate nelle precedenti edizioni. Il talento di Neymar è sempre stato da campione del mondo, ma nella sua carriera manca ancora quella medaglia capace di trasformare definitivamente una storia piena di bellezza, fragilità e rimpianti in un finale all’altezza della sua classe.

Kevin De Bruyne (Belgio)

Per Kevin De Bruyne, il mancato accesso alla finale del Mondiale 2018 con la generazione d’oro del Belgio resta una delle grandi occasioni sfumate della sua carriera internazionale.

Quella nazionale aveva talento, esperienza e qualità in ogni reparto, ma non riuscì a completare il percorso fino all’ultimo atto, lasciando inevitabilmente un senso di incompiuto in un gruppo considerato tra i più forti mai avuti dal calcio belga.

De Bruyne è stato per anni uno dei centrocampisti più dominanti del calcio europeo, capace di dettare i tempi, rifinire l’azione e cambiare una partita con un solo passaggio. Nel periodo migliore della sua carriera ha imposto il proprio livello soprattutto in Premier League, diventando un riferimento assoluto per visione di gioco, precisione tecnica e capacità di incidere negli ultimi metri.

Durante il Mondiale 2026, il centrocampista del Napoli compirà 35 anni, un’età che rende molto probabile l’idea di una sua ultima apparizione in Coppa del Mondo. Pur restando un giocatore di enorme intelligenza calcistica, il peso degli anni e l’intensità del calcio moderno potrebbero trasformare il torneo in Stati Uniti, Messico e Canada nel capitolo conclusivo della sua esperienza mondiale.

Per il Belgio, la sua presenza avrebbe un valore doppio. Da un lato, De Bruyne rappresenterebbe ancora il regista emotivo e tecnico della squadra, l’uomo capace di dare ordine e qualità nei momenti decisivi. Dall’altro, il torneo potrebbe diventare il passaggio simbolico del testimone verso una nuova generazione di talenti belgi.

L’obiettivo della squadra guidata da Rudi Garcia sarebbe quello di spingersi il più avanti possibile, provando a regalare a De Bruyne un finale internazionale all’altezza della sua grandezza.

Dani Carvajal (Spagna)

Per Dani Carvajal, il Mondiale 2026 potrebbe rappresentare l’ultima grande occasione per lasciare un segno anche con la maglia della Spagna. Il difensore del Real Madrid, che arriverà al torneo a 34 anni, resta un profilo di enorme esperienza, anche se le sue condizioni fisiche saranno un fattore da valutare con attenzione, soprattutto a causa dei problemi legati agli infortuni.
A livello di club, Carvajal ha costruito una carriera straordinaria, vincendo più volte la Champions League e diventando uno dei terzini più affidabili della sua generazione. Con il Real Madrid ha vissuto notti europee memorabili, dimostrando personalità, solidità difensiva e una grande capacità di reggere la pressione nelle partite decisive. Tuttavia, il suo percorso internazionale non è ancora stato accompagnato da una grande cavalcata mondiale con la Spagna.
Proprio per questo, un’eventuale convocazione al Mondiale 2026 avrebbe un significato particolare. Carvajal potrebbe offrire alla nazionale spagnola esperienza, leadership e conoscenza dei grandi appuntamenti, qualità preziose in una competizione lunga e complessa. Anche se non dovesse essere sempre impiegato da titolare, la sua presenza nello spogliatoio potrebbe aiutare un gruppo che punta a tornare protagonista sul palcoscenico globale.
Considerando l’età e la fragilità fisica accumulata negli ultimi anni, la prossima Coppa del Mondo potrebbe essere il suo ultimo ballo con la maglia della Spagna. Per Carvajal sarebbe l’occasione di completare idealmente una carriera già ricchissima, aggiungendo un capitolo mondiale a un percorso segnato da successi, sacrifici e continuità ai massimi livelli.

James Rodriguez (Colombia)

A differenza di molti campioni che hanno costruito la propria leggenda attraverso più edizioni della Coppa del Mondo, James Rodriguez ha legato il suo nome soprattutto a un torneo diventato indimenticabile: il Mondiale 2014 in Brasile. A soli 24 anni, il fantasista della Colombia si trasformò in uno dei protagonisti assoluti della competizione, trascinando la sua nazionale fino ai quarti di finale e conquistando l’attenzione del calcio mondiale.
In quella edizione, James giocò con una leggerezza e una qualità tecnica rare. Segnò sei gol, vinse la Scarpa d’Oro come miglior marcatore del torneo e divenne il simbolo di una Colombia brillante, coraggiosa e capace di emozionare. Ogni sua giocata sembrava avere qualcosa di speciale, ma il momento rimasto nella memoria collettiva è senza dubbio la splendida rete contro l’Uruguay agli ottavi di finale.
Quel gol, realizzato con un controllo orientato e un sinistro al volo da fuori area, è ancora oggi considerato una delle reti più belle nella storia dei Mondiali. Non fu soltanto un gesto tecnico straordinario, ma anche l’immagine perfetta del talento di James: eleganza, istinto, coordinazione e personalità nei momenti più importanti.
Per questo, anche se la sua carriera internazionale non ha avuto la continuità mondiale di altri grandi nomi, James Rodriguez resta uno dei volti più iconici della storia recente della competizione. Il Mondiale 2014 ha definito la sua carriera e ha occupato un posto centrale anche nel racconto calcistico della Colombia, regalando al Paese una delle avventure più emozionanti della sua storia sportiva.

Edin Dzeko (Bosnia)

Dopo aver eliminato a sorpresa l’Italia nei playoff di marzo, la Bosnia-Erzegovina si prepara a tornare sul palcoscenico mondiale per la prima volta dal 2014. Per i tifosi bosniaci, il simbolo di questa nuova avventura non può che essere Edin Dzeko, il più grande attaccante nella storia della nazionale e uno dei giocatori più rappresentativi mai prodotti dal calcio del Paese.

A 40 anni, Dzeko continua a sfidare il tempo con una fame competitiva fuori dal comune. La sua carriera lo ha portato a segnare nei principali campionati europei, lasciando il segno con club importanti e costruendo una reputazione da centravanti completo, intelligente e decisivo.

Nonostante l’età, resta il riferimento tecnico ed emotivo della Bosnia, un leader capace di guidare il gruppo non solo con i gol, ma anche con esperienza, personalità e senso di appartenenza.

La sua convocazione nella lista dei 26 giocatori per il Mondiale 2026, annunciata l’11 maggio, conferma il peso ancora enorme che Dzeko ha all’interno della nazionale. La Bosnia ha conquistato il pass per il torneo dopo il successo ai rigori contro l’Italia nei playoff, tornando così alla Coppa del Mondo più di dieci anni dopo l’esordio del 2014.

Per Edin Dzeko, guidare la Bosnia da capitano nel torneo in Stati Uniti, Messico e Canada avrebbe il sapore di un addio leggendario. Sarebbe la chiusura ideale di una carriera internazionale che ha definito un’intera epoca del calcio bosniaco, trasformando un grande attaccante in un simbolo nazionale.

Ogni sua presenza al Mondiale 2026 porterà con sé il peso della storia, della gratitudine e dell’orgoglio di un Paese che si riconosce ancora nel suo capitano.

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