Liverpool, la stregoneria del mago Klopp: ritorno in finale di Champions League dopo undici anni e record del trio d’attacco

Il Liverpool torna in finale di Champions League dopo undici anni e lo fa da underdog della competizione: in quanti a inizio stagione (ma anche a gennaio, dopo la cessione di Coutinho) avrebbero scommesso sui Reds nuovamente ai vertici del calcio europeo?

In realtà c’è un uomo che ci ha sempre creduto: Jurgen Klopp. Dopo aver incantato la Germania e l’Europa con il suo Borussia Dortmund, Kloppo ha sposato la causa del Liverpool nel 2015: obiettivo dichiarato quello di riportare i Reds ai vertici del calcio inglese ed europeo e ricostruire una rosa che negli anni ha perso pezzi importanti, su tutti il capitano storico Steven Gerrard.

The Normal One, come ama definirsi lo stesso Klopp, nella sua prima stagione ad Anfield ha subito raggiunto una finale di Europa League, poi persa con il Siviglia, ma con quella rosa era obiettivamente difficile chiedere di più.

Nei due anni successivi Klopp ha continuato a plasmare la sua creatura, dandole un’identità molto precisa: un calcio offensivo, spettacolare, intenso, di altissima qualità, un calcio heavy metal, per citare lo stesso Klopp. Una filosofia di gioco che non conosce mezze misure: o la si ama o la si odia. Del resto nel doppio confronto con la Roma sono emersi tutti i pregi e difetti di questo Liverpool: un attacco spettacolare capace di rifilare sette gol (e sarebbero potuti essere molti di più) ai giallorossi, ma anche una difesa di una fragilità imbarazzante (nonostante l’ottimo Virgil van Dijk) e che nell’arco dei 180 minuti ha incassato ben sei reti.

Per il salto di qualità sono stati ovviamente fondamentali gli acquisti di Mané nell’estate 2016 e di Salah nell’estate 2017 che con Firmino (prelevato dall’Hoffenheim nell’estate 2015) sono andati a costituire uno dei tridenti offensivi più letali e spettacolari d’Europa, capace di non far rimpiangere Coutinho, comunque protagonista anche lui fino a gennaio scorso, prima della cessione al Barcellona.

Con cifre relativamente basse (Firmino pagato 41 milioni, Mané 41,2 e Salah 42 più 8 di bonus), i Reds hanno costruito la propria incredibile fortuna offensiva: merito di Klopp e di una dirigenza attenta nel portare avanti con serietà un progetto di medio-lungo termine che se stenta a decollare in Premier League (oggi il Liverpool è terzo, ma staccatissimo dal Manchester City di Guardiola già laureatosi Campione d’Inghilterra), in Europa funziona alla grande.

L’impressione è che il Liverpool, nonostante i numeri record dei suoi attaccanti (29 gol in tre in questa Champions League, 10 a testa per Firmino e Salah, 9 per Mané), parta abbastanza sfavorito nei confronti del Real Madrid che punta con decisione alla sua terza Champions League di fila: molto più navigata e solida la squadra di Zidane, nonostante una stagione contrassegnata da troppi alti e bassi e che in Liga è stata un mezzo fallimento.

Guai però a dare per spacciato il mago Klopp, tornato a giocarsi una finale di Champions a cinque anni di distanza da quel Bayern Monaco-Borussia Dortmund che lo vide sconfitto ma che confermò le sue enormi qualità da allenatore. The Normal One è pronto a prendersi la sua rivincita e riportare il Liverpool sul tetto d’Europa.