Charles Leclerc e Matthjis De Ligt: la “new wave” dello Sport a marchio italiano

Il 2019 è stato un anno intenso a livello sportivo. Un anno che ha visto un vorticoso ricambio generazionale a tutti i livelli, con molte stelle che sono emerse definitivamente in questi mesi.

Atleti che hanno dimostrato, oltre alle innate ed indiscutibili qualità tecniche, una spiccata personalità che ha permesso loro di emergere immediatamente, senza mostrare timori reverenziali nei confronti dei grandi della loro rispettiva disciplina.

E’ il marchio di fabbrica dei predestinati, quello di misurarsi con i loro predecessori senza far trasparire la minima difficoltà o pressione. E’ successo, tra gli ultimi, a Marc Marquez al suo arrivo in MotoGP: titolo mondiale al primo anno in classe regina per il campione spagnolo, declassati subito Lorenzo e l’immarcescibile Valentino Rossi.

Tornando al presente, tra i tanti talenti emersi da gennaio in poi, ce ne sono due che hanno mostrato più di altri di avere quella scintilla necessaria per marchiare a fuoco il loro nome della storia: si tratta di Charles Leclerc, pilota di Formula 1 classe 1997 alla prima stagione sul sedile di una Ferrari, e Matthjis de Ligt, difensore centrale classe 1999 cresciuto e fattosi notare nell’Ajax, che quest’estate si è trasferito alla Juventus in uno dei cambi di maglia più importanti dell’estate.

Così vicini, così lontani

Charles Leclerc e Matthjis De Ligt, monegasco il primo e olandese il secondo, sembrano all’apparenza non avere nessun punto di contatto nelle loro carriere professionistiche, ma stanno creando una propria legacy in maniera speciale a modo loro ma piuttosto simile.

Come detto precedentemente, entrambi hanno mostrato attributi fuori dal comune in pochissimo tempo. Il ferrarista, al secondo anno nella categoria motoristica più prestigiosa del mondo, dopo un inizio non facile, si è tolto diverse soddisfazioni: cinque pole position fino ad ora, ma soprattutto due vittorie di seguito a settembre su due circuiti storici (Spa e Monza, dove la Ferrari è tornata sul gradino più alto del podio dopo nove anni dall’ultima volta), generando molti dubbi sulla leadership nel suo team, che ad inizio stagione era nei pedali di Sebastian Vettel (anche lui enfant prodige a suo tempo), ma che oggi, in vista dell’annata 2020, è in serio ballottaggio: “Credo di aver lavorato abbastanza bene, sono cresciuto e credo di aver migliorato molto il mio rendimento. Mi sono ambientato bene, credo di essere stato veloce in diverse gare dimostrando le mie qualità, e ora lascio a Mattia e al management la decisione…”, queste le dichiarazioni rilasciate dall’ex Sauber a fine ottobre, che si dimostra quindi combattivo e senza paura di giocarsi le proprie carte al massimo.

La stessa intenzione di imporre la propria leadership di De Ligt, che a 19 anni e 261 giorni è diventato il più giovane capitano della storia a giocare una semifinale di Champions, sfiorando con i Lancieri una finale storica che ad Amsterdam manca da 23 anni. Alla guida di un team giovane e spavaldo, il centrale attualmente in forza alla Juve ha messo in mostra un arsenale di peculiarità tecniche piuttosto completo per un difensore centrale: dominanza fisica nell’anticipo, precisione e pulizia nel coprire la profondità e capacità di impostare il gioco dalle retrovie, dando geometrie e ordine alla squadra.

Luci e ombre

Leclerc e de Ligt sono diventati gli alfieri di due dei più prestigiosi vessilli dello sport (e non solo) italiano nel mondo: Ferrari e Juventus rappresentano eccellenza, tradizione e garanzia di successo. Questo è ciò che queste due aziende, figlie per altro dello stesso grande gruppo imprenditoriale (Exor, che fa capo alla famiglia Agnelli), chiedono ai loro dipendenti di lusso: gestire la pressione senza farsi travolgere da essa, mantenere in alto ciò che sta al top da sempre. La fiducia in questi due giovani fenomeni si può esprimere in due numeri: 7 milioni e mezzo più bonus lo stipendio del difensore olandese; per quanto riguarda Charlie, lo stipendio attuale si aggira intorno ai 3 milioni di euro, ma è in programma un lauto rinnovo che potrebbe portarlo a guadagnare 9 milioni più premi all’anno.

Le aspettative nei confronti di questi ragazzi non gli sottraggono il sacrosanto diritto di sbagliare: il pilota nato a Monaco ha racimolato due ritiri, uno nel GP di casa (dove stava compiendo una rimonta entusiasmante), l’altro in Germania, e ha gettato al vento (anche per colpe del muretto e sfortuna, va detto) possibilità di podio (come a Suzuka); l’insicurezza di De Ligt nei primi mesi juventini, con disattenzioni difensivi e tocchi di mano incontrollati, hanno portato diverse difficoltà alla Juventus: il grave infortunio di Chiellini ha accelerato il processo di ambientamento del gigante di Leiderdorp, che è stato lanciato nella mischia fin da subito con mansioni importanti.

L’irruenza e la voglia di imporsi di questi ragazzi è la principale causa dei loro sbagli, ma è e sarà il propulsore della loro voglia di diventare eterni: il pubblico li adora, apprezza la loro sfrontatezza ed è disponibile ad accettare gli errori ed i momenti meno lucidi, al contrario di quanto fatto in passato con altre promesse. La palla, o il pedale, a loro: ci sorprendano spostando il limite un po’ più in là, arricchendo non solo il palmarés, ma anche memorie ed emozioni di un pubblico più che mai desideroso di identificarsi in grandi campioni.

Immagine di copertina a cura di Giulio Zampini

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Carlo M.

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Responsabile editoriale, appassionato di Sport (Calcio - F1 - MotoGp)
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