Juan Roman Riquelme, storia di “El Mudo”, “l’ultimo Diez”

Buenos Aires, dipartimento di San Fernando, 24 giugno 1978. Il popolo argentino sta vivendo il periodo più buio della propria storia, a dar luce a quelle calde sere d’estate ci pensa la Seleccion, guidata da Mario Kempes, e da una serie di eventi non troppo limpidi, che l’hanno portata fino alla finale del Mondiale casalingo. A 30 chilometri dallo Stadio Monumental, dove si giocherà la finale contro l’Olanda di Cruijff, senza Cruijff, a 24 ore dal fischio d’inizio nasce Juan Roman Riquelme, primo di 11 fratelli, un giocatore che segnerà, nel bene e nel male, il destino del calcio di quella città, anzi, proprio di quella zona, perché se è vero che San Fernando è a pochi chilometri dallo Stadio Monumental, casa del River Plate, la Bombonera, casa del Boca Juniors, è ancora più vicina. Come se il piccolo Roman fosse già predestinato ad essere protagonista di questa eterna dicotomia.

 

riquelme
“Riquelme è del Boca fin dalla culla”. In realtà, in questa foto, è già più che un infante, ed è risaputo che prima di diventare “il Diez” fosse un grande tifoso del Tigre.

 

La prima squadra ad accoglierlo, però, è l’Argentinos Juniors. Nelle giovanili impressiona, e diventa oggetto del desiderio delle due grandi Buenos Aires: alla fine la spunta il Boca, che lo compra per 800.000 mila dollari, strappandolo agli acerrimi rivali del River. Si vede già che quel ragazzino sempre taciturno, fin troppo, tanto da essere chiamato El Mudo, ha qualcosa di speciale, ed ovviamente lui, come tanti della sua età, è cresciuto con il mito di Maradona, della dieci del Boca Juniors e della nazionale argentina. L’estate è più che proficua per il giovane Riquelme, che vince in un sol colpo il  Campionato sudamericano di calcio Under-20 e il Campionato mondiale di calcio Under-20.

Il 25 ottobre 1997 si gioca un Superclasico al Monumental, il Boca sta perdendo 1-0, con la maglia numero 10, in campo, c’è proprio lui, Diego Armando Maradona.  Il tecnico degli Xeneizes richiama il Diez e lo sostituisce con il numero 20, proprio il doppio, il 19enne Juan Roman Riquelme. Quella sarà l’ultima gara in carriera del Pibe de Oro, la prima in cui Riquelme entrerà nella storia: nel giro di pochi minuti il Boca Juniors ribalterà il risultato e vincerà il derby per 2-1. 

 

 

Roman regala sprazzi di grande calcio, numeri spettacolari, soprattutto grandi assist, ma Veira non lo vede per niente. Troppo lento, troppo compassato, per il calcio che lui professa, ma tutto cambia nella stagione 1998-99, quando sulla panchina del Boca Juniors si siede Carlos Bianchi, che consegna la 10 di Maradona al giovane Riquelme, e gli da anche le chiavi della squadra. Il Boca domina, vince il campionato di Apertura, e di Clausura, e Riquelme diventa il nuovo idolo dei tifosi Xeneizes. Ma il meglio deve ancora venire, e dopo la vittoria del campionato di Apertura, il Boca Juniors porta a casa la Coppa Libertadores, in finale contro il Palmeiras.

Gli Xeneizes torna a vincere la coppa più ambita del Sud-America dopo 22 anni, dal 1978, guardacaso proprio quell’anno lì, l’anno in cui è nato “El mudo“. A ridosso di Dicembre però il Boca ha l’opportunità di vincere e riportare in bacheca anche la Coppa Libertadores. In realtà l’avversario è più che proibitivo, è praticamente imbattibile: il Real Madrid dei Galacticos, di Casillas, Hierro, Roberto Carlos, Makelele, Figo, Guti, Raul e Morientes. Ma quella sera, a Tokyo, i veri galattici sono due: Riquelme e Martin Palermo.

Il lancio di Roman per il secondo gol di Palermo, è una meraviglia. C’è veramente poco da descrivere.

 

Tutto il Mondo comincia a parlare di questo ragazzo con la visione di gioco a 360 gradi. È di un’eleganza spiazzante, quasi provocatoria. Ogni volta che prende la palla spalle alla porta, o vicino la linea laterale, sembra quasi aspettare uno o due avversari, per ubriacarli di finte, per angosciarli con le sue gambe, perché sembra che la palla possa essere tua, è la infatti. Ma se fra te e la palla c’è anche solo un piede di Riquelme allora è meglio che perdi la speranza, lui comunque ti salterà, lui comunque sara davanti a te, un passo avanti, con la testa alta, pronto a inventare.

Solo lì ti rendi conto che in realtà sei caduto nella trappola, quello che lui voleva era attrarti, magari trascinare qualche tuo compagno, perché due su di lui vogliono dire due in meno sui suoi compagni e quindi più spazio per ricamare.

Il 2001 sembra quasi migliore del 2000. La carriera di Riquelme è un climax vero, una scala che va e può andare solo verso l’alto. Arriva un nuovo trionfo nel torneo d’Apertura, e in finale di Coppa Liberatores il Boca batte i messicani del Cruz Azul e Riquelme viene nominato miglior giocatore della partita. Questa volta, però, sarà il Bayern Monaco a sconfiggere il Boca in finale di Coppa Intercontinentale. Maledetti tedeschi, ma ci torneremo…

 

Nel 2001 Roman viene eletto miglior giocatore del continente e vince il Calciatore sudamericano dell’anno, succedendo a Romario nell’albo d’oro del prestigioso trofeo.

 

La scalata di Riquelme verso il grande calcio passa necessariamente dall’Europa, e come una specie di tributo vivente di Maradona, anche lui dal Boca passa al Barcellona. L’8 luglio 2002, dopo sette stagioni di successi con il Boca Juniors, passò al Barcellona per 11,5 milioni di euro. Il Barça si presenta con una rosa che sembra potrebbe tranquillamente vincere il Campionato e far divertire il Camp Nou, in più, sulla panca si siede Louis Van Gaal, con José Mourinho come assistente e Pep Guardiola che fuori dal campo sta imparando ad essere Guardiola

 

I sorrisi il giorno della presentazione difficilmente si ripeteranno nei mesi seguenti.

 

In 42 presenze Riquelme fra Campionato, Champions e Coppa del Re colleziona 6 gol, e tante prestazioni deludenti. Il suo stile di gioco forse non è adatto agli schemi totalitari di Van Gaal, si dice che i due abbiano litigato più volte. Di sicuro dentro quello spogliatoio qualcosa non va, Riquelme è quasi odiato dall’olandese, perchè è un acquisto della dirigenza, e non suo, e così Van gaal cerca di metterlo in imbarazzo quando può, in ogni allenamento. 

Alla fine, anche dopo l’esonero di Van Gaal, Riquelme decide che è il caso di scendere di uno scalino, e accetta l’anno in prestito al Villarreal. Dalle metropoli Buenos Aires e Barcellona, alla piccolissima città valenciana. Sembra una scelta folle, insensata, nei primi mesi sembra essere così. Forse c’è troppo silenzio a Villarreal, persino per lui, che nel silenzio, nell’attesa, nella pazienza, ha le migliori virtù. Il sottomarino giallo esplode nell’annata 2004-05, dove arriva addirittura terzo in campionato e si classifica per la Champions League seguente. Riquelme è un protagonista assoluto, e viene riscattato dalla dirigenza amarilla per 7 milioni di euro. 

Il Villarreal è un’utopia. Riquelme lo guida in qualcosa di incredibile, la Champions League 2005-06 non sarà fra le più spettacolari, ma è emozionante. Gli spagnoli passano il girone davanti a Benfica, Lilla e Manchester United, agli ottavi eliminano i Rangers, ai quarti di finale addirittura l’Inter, e arrivano straordinariamente in semifinale contro l’Arsenal di Henry e Wenger, l’Arsenal degli Invincibili. La prima gara ad Highbury termina 1-0 per i londinesi, un risultato che lascia uno spiraglio per la gara di ritorno. A un certo punto della difficilissima partita il Villarreal ha l’opportunità sul dischetto di fare la storia, davanti a se c’è Lehmann. Maledetto tedesco.

Il rigore è fiacco, il bacio alla palla, prima della battuta, si rivelerà il “bacio della morte”.

 

L’utopia Villarreal finirà lì, in quella triste sera. Alla fine sarà proprio il Barcellona a vincere la Champions League, Roman rimarrà altri 6 mesi in Europa ma sarà il fantasma di sé stesso. C’è ancora tempo per stupire, però, e con la maglia dell’Argentina si presenta ai Mondiali 2006, proprio in Germania, e sulla panchina c’è Pekerman. L’esperienza sarà più deludente che mai, e l’Albiceleste uscirà ai quarti… contro i tedeschi.

 

Arriva un momento nella vita in cui capisci che a volte il tuo destino non è per forza quello che prefigurano gli altri. Ti hanno detto che saresti un grande avvocato, che dovresti studiare Medicina perché sei sensibile e saresti un grande medico, ti hanno detto che sei solo un nullafacente, e sei destinato a vivere in stato di semi povertà.

Ti hanno detto che sei forte, fortissimo, che hai fallito al Barcellona, ma potresti riprovarci da qualche altra parte, sempre in Europa. C’è ancora tempo per lasciare il segno nel calcio che conta

Riquelme probabilmente avrà vissuto tutto questo, e avrà detto che per lui il calcio che contava, la vita che contava, non poteva più essere lontana dal Boca, dalla sua Argentina, dal suo numero 10.

L’8 febbraio 2007 torna a casa sua, e viene acclamato come non mai, nonostante diversi problemi nelle trattative fra Boca e Villarreal nessuno può impedire questo grande ritorno. Giusto il tempo di tornare, Roman riparte da dove ha lasciato: la Coppa Libertadores, questa volta l’enganche diventa il trascinatore assoluto, realizza 8 reti nella fase finale del torneo, ed alza per la terza volta la coppa al cielo.

 

riquelme 2007

 

La sua seconda avventura al Boca Juniors sembra un continuo della prima, sembra che quella parentesi europea sia servita solo a mantenere le distanze per qualche anno, far crescere la nostalgia, e far riesplodere tutto, di nuovo. È quasi effimero ricordare cosa e quanto ha vinto Riquelme dal 2007 al 2013 con la maglia del Boca Juniors.

Qualcuno dice poco, in realtà è abbastanza, per una carriera così, ma non è facile misurare l’amore della sua gente, per il Diez, anzi, l’Ultimo Diez. In un recente sondaggio i tifosi Xeneizes hanno votato quale fosse il giocatore più rappresentativo per loro, e alla fine Riquelme ha battuto sia Tevez che Maradona. Un segno che El Mudo alla fine ha conquistato i cuori caldi dei suoi tifosi, con i suoi modi di fare da leader silenzioso.

https://www.youtube.com/watch?v=4N3dJ9P5Hso

 

Il 5 luglio 2012, all’indomani della finale di Coppa Libertadores persa contro il Corinthians, annuncia il suo addio al Boca, affermando di non aver più nulla da dare al club argentino, ma il 9 febbraio 2013 ritorna per un’ultima stagione con la maglia che ha amato di più. Ormai la parte più scontrosa del suo carattere ha avuto la meglio, sul suo lato migliore, è in continua polemica con Maradona e Tevez, con la dirigenza del Boca Juniors, e dopo 20 presenze, e 5 gol. L’ultimo della sua carriera al Boca, però, lo realizza in una gara che non è come tutte le altre: il Superclasico.

 

https://youtu.be/ryLnc_cNR9w

 

Per l’eroe argentino romantico, però, c’è ancora spazio per un’ultima avventura, un ultimo ritorno. Nel luglio del 2014 torna a giocare con l’Argentinos Juniors, la squadra che lo ha lanciato, ma lo fa in Primera B, la Serie B argentina, e manco a dirlo, è decisivo nel riportare gli Argentinos in Primera Division. Al termine della stagione i tifosi vogliono che lui rimanga, per un ultimo anno da grande nel campionato maggiore, ma lui non vuole rischiare di giocare una partita contro il Boca Juniors.

Il 25 gennaio 2015 annuncia il suo addio al calcio giocato, ma la sua avventura al Boca sembra non essersi chiusa qui, potrebbe riaprirsi nel 2019, quando forse si presenterà alle elezioni come presidente.

Una storia d’amore, che potrebbe non finire mai.